“I 50 libri che hanno cambiato il mondo” di Andrew Taylor

Messaggio pubblicato su Italians in data 16 ottobre 2017.

Cari Italians, a proposito di Brexit, segnalo che un paio di anni fa, presso Garzanti è uscito I cinquanta libri che hanno cambiato il mondo di Andrew Taylor, un giornalista della BBC. Mentre i saggi che compongono il volume in se stessi sono informati e piacevolmente divulgativi, la scelta dei libri è talmente anglocentrica da ricordare la famosa battuta “nebbia sulla Manica, il continente è isolato”. Su cinquanta libri scelti, venticinque sono in inglese, però poi la lingua di Shakespeare si assicura la maggioranza assoluta, perché Le Mille e una Notte sono messe sotto la data della versione di Burton (doppio scippo, ai danni degli arabi e del primo traduttore, il francese Galland). Riguardo ai testi scientifici o filosofici, le scelte di Taylor sono nel complesso equilibrate; quello che fa scandalosamente pendere la bilancia è la letteratura, dove poeti e romanzieri inglesi e americani hanno ben quindici titoli, il doppio di quelli del resto del mondo messi assieme. La Francia, che coi suoi grandi scrittori ha dominato il secondo millennio, deve accontentarsi di due piazzamenti; la Germania arriva a quattro, grazie ai pensatori; la Russia è a quota due titoli (uno dei quali sono gli imbarazzanti Protocolli dei savi di Sion). Noi italiani non ne usciamo troppo male, con tre piazzamenti (Machiavelli, Galileo e Primo Levi) ma c’è un’assenza che grida vendetta. Si può onestamente, in una graduatoria di questo genere, ignorare la Divina commedia? (Beninteso, se il maestro Dante è stato dimenticato, il discepolo Chaucer è stato compreso nella lista). È vero non si può giudicare la cultura di un popolo da un singolo libro, però è difficile, dalle scelte di Mr. Taylor, sottrarsi all’impressione che l’inglese medio si senta più vicino a uno scrittore dell’Arizona o dell’Uganda, piuttosto che a uno continentale, da cui lo separa una barriera più larga della Manica: la lingua. C’è da stupirsi, quindi, se questo atteggiamento si estende anche alla politica?

Per conoscere la lista completa, premere sull’immagine

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Un matrimonio

Incipit

Considerava la vita un’immensa arena, dove gli uomini, rispettando onestamente le regole, gareggiano nel raggiungere la perfezione. Quando si accorse che non era così, non gli venne in mente di aver torto.

Così racconta una vecchia fiaba: C’erano una volta due cacciatori che si perdettero nel bosco, finché, cammina cammina, non arrivarono ad un castello in riva ad un lago, dove si teneva una festa per il matrimonio del figlio del re. Quella volta, però, i due viandanti sperduti non erano cacciatori ed anzi, in qualità di vecchi boy scout, erano convinti difensori della natura; a rigore, non erano neppure viandanti, visto che erano a bordo di un’utilitaria.

Arturo e Valerio avevano passato la giornata girando per le colline che si specchiavano sul lago, alla ricerca di prati e boschi da usare come accampamento scout nella futura stagione.

Valerio era una guida, e Arturo no, però, dei due, era forse lui quello che, nell’anima, aveva conservato il fazzoletto azzurro intorno al collo. Se accettava di fare da navigatore all’amico nelle sue gite di ricognizione, non era solo per passare una domenica all’aria aperta. Era anche per una nostalgia sentimentale verso i bivacchi sotto le stelle, le notti all’addiaccio e l’idealismo preadolescenziale.

Come tutti coloro che sono vissuti abbastanza da indossare i pantaloni lunghi, Arturo si era reso conto, ad un certo momento, che il mondo non seguiva le regole di Baden Powell e che l’umana società assomigliava ad un’immensa equazione, ammirevole per la sua eleganza e complessità, ma che produceva un risultato chiaramente sbagliato. I più decidono di prendere il risultato per quello che è, e sono i conformisti; qualcuno decide di cancellare l’intera formula con un colpo di cimosa, e sono i rivoluzionari; e poi ci sono quelli come Arturo, non abbastanza cinici per la prima soluzione e troppo di buoni sentimenti per la seconda, che scelgono la posizione più scomoda: esaminare tutta l’equazione da cima a fondo, scoprire i piccoli errori nei punti cruciali, e correggerli, in modo da lasciare il mondo, secondo l’imperativo di B. P., migliore di come lo si è trovato.

 Riassunto

Arturo e Valerio sono due amici: il primo è cancelliere di tribunale, il secondo avvocato e, nel tempo libero, guida scout. Sono diversi anche di carattere: il primo è un rigido moralista, il secondo un tipo accomodante e un dongiovanni (vedi Il rap dello scout).Di ritorno da un’escursione in montagna, i due fanno sosta in una villa sul lago di Como, dove si sta svolgendo una festa di nozze.

 

Accolti grazie alla gentilezza di una ragazza, Amelia, la sorella della sposa, i due scoprono di essersi imbucati, senza saperlo, alla festa per l’unione fra Edmondo, il figliastro del banchiere Merloni, e Fanny, la sorella di Amelia. La cerimonia, sfarzosa e kitsch come lo sono i matrimoni nei giorni nostri, è allietata dalla musica dei Raminghi, che eseguono una canzone contro il consumismo, piuttosto incongrua, data l’occasione.

 

Valerio riesce a farsi dare il biglietto da visita di Amelia, ma lo cede ad Arturo, quando capisce che l’amico è stato colpito dalla ragazza, che nella serata ha dato prova di garbo e finezza quanto i due sposi di volgarità. Al ritorno, in macchina, i due discutono della festa cui hanno assistito e della personalità di Merloni, discusso finanziere, che la procura dove lavora Arturo ha già messo sotto osservazione.

I furbi ed i boy-scout

I furbi e i boy scout è stato un tentativo di emulare il romanzone ottocentesco, con personaggi che salgono di volta in volta in primo piano, buoni o cattivi ma tutti collegati fra di loro, oltre che dai legami famigliari, da una vicenda centrale (qui, il fallimento di una banca). Ho fatto molta fatica a scriverlo, anche perché non avevo nessuna esperienza riguardo all’alta finanza, e per rimpolparlo ho fatto sistematicamente ricorso a spunti tratti dai racconti precedenti; pure, non sono troppo scontento del risultato finale. I boy-scout del titolo non sono solo i seguaci di Baden Powell (anche se pure loro hanno una parte nel racconto) ma, più in generale, gli onesti e gli ingenui.

Essendo un romanzo ricco di personaggi, è doveroso farne un elenco preliminare.

I due boys scout

  • Arturo Rossi, cancelliere di tribunale
  • Valerio, amico di Arturo, avvocato e guida scout.

La famiglia Dorriti

  • Amelia Dorrti, accompagnatrice turistica
  • Padre di Amelia, pregiudicato, condannato per speculazioni edilizie
  • Fanny, sorella di Amelia e moglie di Edmondo Merloni

La famiglia Merloni

  • Ettore Merloni, presidente del Credito Cisalpino
  • Elisa, moglie di Merloni
  • Edmondo, playboy, figliastro di Merloni e marito di Fanny
  • Aurora, figlia di Edmondo e Fanny

Il Credito Cisalpino

  • Brunori
  • Niccolò Tavella
  • Giulio Monti, consigliere d’amministrazione
  • Eva Manzoni, interprete, amante di Giulio Monti
  • Leonardo Pezzola, funzionario.
  • Giovanna, sua moglie, insegnante e guida scout.
  • Antonio Zoli, avvocato della banca
  • Stefano Colombo, responsabile della sicurezza
  • Vittorio Bianchi, personaggio immaginario, nato da un furto d’identità.

La famiglia Monti

  • Elvira Monti, madre di Giulio
  • Renato Monti, cugino di Giulio
  • Margherita, sua moglie
  • Mario e Silvana, figli di Renato

Personaggi vari

  • I raminghi, complesso beat.
  • Fabio Martini, medico condotto
  • Irina Dimenti, psicologa
  • Marzetti, campione di nuoto
  • Fazzuoli, funzionario del tribunale
  • Onorevole Vinaccia, ex deputato
  • Marino Bernazza, giornalista scandalistico
  • Don Mario, sacerdote.

Il romanzo ha due epigrafi; una è tratta dalla Famiglia Antrobus di Thornton Wilder, l’altra una poesiola scritta da me e attribuita a un complesso immaginario.

Thornton Wilder

Ti accorgerai, tesoro,

che chi conta  davvero al mondo è una specie di società segreta,

 fatta di persone come me e come te,

che tutto questo lo hanno capito.

Il mondo è stato fatto per noi.

Se togli quelle due cose che sono il potere e il piacere, che cos’è la vita?

Noia e stupidità.

Thornton Wilder, La famiglia Antrobus

 

Me ne frego di un mucchio di verdoni.

Io non voglio una macchina veloce,

Non mi serve una moglie col visone,

Del motoscafo posso farne a meno.

Voglio due cose e poi sono contento:

La mia ragazza ed un mondo migliore.

E se non posso averli tutti e due,

Datemi la ragazza e sono a posto.

Le cose che contano (parole e musica dei Raminghi)

Rivincite

Incipit

Al colloquio per un posto di correttore di bozze, il geometra accolse civilmente il ragazzo e gli strinse la mano. Poi, invece di fargli le domande prevedibili (studi, esperienze lavorative, condizioni della vista) lo sottopose a un esame a tutto campo, senza risparmiare i lati più personali della sua esistenza. Due cose in particolare lo colpirono sfavorevolmente.

– Senti qui sul tuo curricolo vedo che ti sei laureato in lettere e filosofia. Ora, credi davvero che la filosofia abbia mai cambiato la vita a nessuno? Quando andavo a scuola io, avevamo un proverbio: La filosofia è quella cosa che, ci sia o non ci sia, à la stessa cosa.

Che la laurea fosse stata ottenuta col 110 e lode era un dettaglio insignificante.

Il ragazzo avrebbe potuto spiegare che in realtà lui era laureato in storia. Invece, farfugliò una giustificazione dell’importanza della filosofia nelle scelte etiche di ciascuno. Il solito senso d’inferiorità dell’intellettuale di fronte all’uomo pratico.

– E vedo che non hai fatto il militare.

– Sì, sono stato riformato per la scoliosi.

A questo il ragazzo era del tutto impreparato. Aveva sempre sentito parlare della naja come di un anno perso, una disgrazia da evitare a tutti i costi, anche ricorrendo alle vie traverse- Da quel punto di vista, lui non aveva nulla da rimproverarsi. Era stato un esonero regolare, senza raccomandazioni di onorevoli o certificati medici compiacenti.

Conosceva il detto “chi non è buono per il re, non è buono per la regina”, ma era roba dei tempi di Lamarmora e Cialdini, già decrepita per la generazione del babbo. Era difficile credere che, alla fine del ventesimo secolo, esistesse ancora qualche fallocrate che considerava i riformati come persone inferiori. (Questo però il ragazzo lo pensò solo dopo).

– Cos’avrebbe fatto lei al mio posto?

– Io non ho mai avuto la scoliosi e comunque non avresti dovuto usarla per scansare il servizio militare. Io ho imparato molte cose in quell’anno.

Riassunto

Dopo due ore di colloquio, tutte tenute sullo stesso tono, il ragazzo non ottiene il posto. Lui e il padre, che l’ha accompagnato al colloquio, quando scoprono che l’imprenditore, in apparenza fallocrate e maschilista, è in realtà un notorio omosessuale, si vendicheranno facendo delle battute maligne sul suo conto.

Commento

Questo pezzo è un tentativo, non so quanto riuscito, di emulare la tecnica minimalista di Raymond Carver. Di tutti i miei racconti, è quello più autobiografico; anzi, a rigore, non è neppure un racconto, ma la trascrizione pressoché fedele di un colloquio di lavoro che ebbi da giovane. Il personaggio che ho chiamato “il geometra” (e che morì qualche anno più tardi) era proprio come l’ho descritto: un imprenditore omosessuale ma che, esteriormente, era l’esatto opposto del gay cinematografico, sensibile e amante della cultura. Il titolo può essere inteso in due modi: come la rivincita dell’uomo che si è fatto da sé su quelli che hanno studiato; o come la rivincita del ragazzo e del padre per l’umiliante colloquio di lavoro.

Il professor Cerruti e la critica femminista (conclusione)

Incipit

Era primavera, la stagione degli amori e delle follie, e l’anno scolastico, dopo la pausa delle vacanze di Pasqua, si avviava verso il termine, In 4. A, il programma d’italiano, sorvolato rapidamente il barocco e il cavalier Marino (l’unico autore che mette d’accordo studenti e manuali, perché non piace né agli uni né agli altri), era ormai approdato alla triade settecentesca: Goldoni, Parini e Alfieri. Fu allora che apparve, sulla pagina facebook di Jessica, il seguente post:

Hello, friend, como vas?

Oggi vinsegno come fare x avere buoni voti senza studiare.

Cercate di farvi amici i prof., ma non fingete d’essere sekkioni 4okki xchè xquello bisogna esserci nati e la 1. volta che interrogano e voi fate il mafioso omertoso il prof. vi sgama. +ttosto fate mostra di buonavolontà. Fingete di prendere appunti, anche se invece disegnate le margheritine. Tenete a mente quelle 2 o 3 frasetteke il profe ripete sempre e infilatele anke voi in tutti i temi e tutte le interrogazioni. Al tema, scegliete sempre la traccia di letteratura e poi copiate via smartphone, ma non da Wikipedia, o almeno non paro paro, perkè i prof. si sono attrezzati e ci vanno anke loro a copiare le loro lezioni.

Se qlcuno fa lo stupido in classe, voi intervenite a spiegargli quanto sono belle e interessanti le lezioni del prof., e allora diventerete la sua cocca. Anzi, se avete una cara amica, disposta a fare figuraza, mettetevi d’accordo con lei e suggeritegli le battute. Lei si prenderà un cikketto, farà la pentita e poi voi 2 vi rifarete a 4okki alle spalle del prof.

Se poi voi siete una bella pupa, non vi occorrono sistemi particolari. Basta che facciate okkiolino, portate la mini-gonna anche dinverno e la maglietta scollata nei giorni dinterrogazione e siete a posto. Io ò applicato sti sistemi al mio prof. di italiano, e sono riuscita ad avere la media del 7 studiando il min. indispensabile. Quel poveraccio è kotto di me ed è sinceramente convinto ke me nimporti qualcosa delle maghe e delle donne guerriere .Invece, x me, bisognerebbe lasciare Ariosto e Tasso a prendere polve nelle biblioteke e leggere in classe Il trono di spade e le canzoni rap del mio amico Blasco.

Riassunto

Il post di Jessica ottiene grande successo su Facebook, e procura altrettanti grattacapi al professor Cerruti, che, oltre al fallimento dei suoi tentativi di insegnare il valore della cultura alla giovane edonista,  a causa delle frasi ambigue nell’ultimo paragrafo, rischia di essere accusato di molestie sessuali. Jessica è sospesa per tre giorni e trasferita in un’altra classe; solo alla fine dell’anno scolastico, su pressione della professoressa Garini, fa a Cerruti delle scuse vere e proprie. L’insegnante sfoga il suo malumore capovolgendo l’impostazione femminista del suo saggio sulle donne della letteratura italiana: così, la Mirandolina di Goldoni è descritta non come una donna emancipata ante litteram, ma come una cinica seduttrice.  

Alla fine, Jessica, ottenuto il diploma, torna alla sua frivola esistenza, mentre il professore, che ha imparato ad apprezzare le donne dalle virtù poco appariscenti, sposa la Garini e termina il suo saggio con l’esaltazione di Lucia Mondella

Commento

Il racconto, dove alla narrazione si alternano brani del saggio del professore, con l’improvviso passaggio dal femminismo alla misoginia, è la versione ridotta di un progetto che avevo vagamente accarezzato ma che richiedeva capacità letterarie ben superiori alle mie: un romanzo ambientato in una scuola che seguisse lo svolgimento del programma d’italiano, imitando via via lo stile di Dante, Boccaccio, Manzoni. Nello scriverlo, ho mescolato a qualche ricordo della mia esperienza come insegnante (ma ci tengo a precisare che, per mia fortuna, non ho mai incontrato un’alunna come Jessica Veronelli), la parodia della critica femminista, che oggi va per la maggiore, o perlomeno dei suoi eccessi. La morale è che “gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le brune”: che i personaggi femminili che appaiono seducenti nei libri o sullo schermo, lo sono molto meno nella vita reale, perlomeno come mogli, al contrario di quelle che sono tradizionalmente considerate donne insipide, come la Fanny Price della Austen o la Lucia di Manzoni.

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