Rivincite

Incipit

Al colloquio per un posto di correttore di bozze, il geometra accolse civilmente il ragazzo e gli strinse la mano. Poi, invece di fargli le domande prevedibili (studi, esperienze lavorative, condizioni della vista) lo sottopose a un esame a tutto campo, senza risparmiare i lati più personali della sua esistenza. Due cose in particolare lo colpirono sfavorevolmente.

– Senti qui sul tuo curricolo vedo che ti sei laureato in lettere e filosofia. Ora, credi davvero che la filosofia abbia mai cambiato la vita a nessuno? Quando andavo a scuola io, avevamo un proverbio: La filosofia è quella cosa che, ci sia o non ci sia, à la stessa cosa.

Che la laurea fosse stata ottenuta col 110 e lode era un dettaglio insignificante.

Il ragazzo avrebbe potuto spiegare che in realtà lui era laureato in storia. Invece, farfugliò una giustificazione dell’importanza della filosofia nelle scelte etiche di ciascuno. Il solito senso d’inferiorità dell’intellettuale di fronte all’uomo pratico.

– E vedo che non hai fatto il militare.

– Sì, sono stato riformato per la scoliosi.

A questo il ragazzo era del tutto impreparato. Aveva sempre sentito parlare della naja come di un anno perso, una disgrazia da evitare a tutti i costi, anche ricorrendo alle vie traverse- Da quel punto di vista, lui non aveva nulla da rimproverarsi. Era stato un esonero regolare, senza raccomandazioni di onorevoli o certificati medici compiacenti.

Conosceva il detto “chi non è buono per il re, non è buono per la regina”, ma era roba dei tempi di Lamarmora e Cialdini, già decrepita per la generazione del babbo. Era difficile credere che, alla fine del ventesimo secolo, esistesse ancora qualche fallocrate che considerava i riformati come persone inferiori. (Questo però il ragazzo lo pensò solo dopo).

– Cos’avrebbe fatto lei al mio posto?

– Io non ho mai avuto la scoliosi e comunque non avresti dovuto usarla per scansare il servizio militare. Io ho imparato molte cose in quell’anno.

Riassunto

Dopo due ore di colloquio, tutte tenute sullo stesso tono, il ragazzo non ottiene il posto. Lui e il padre, che l’ha accompagnato al colloquio, quando scoprono che l’imprenditore, in apparenza fallocrate e maschilista, è in realtà un notorio omosessuale, si vendicheranno facendo delle battute maligne sul suo conto.

Commento

Questo pezzo è un tentativo, non so quanto riuscito, di emulare la tecnica minimalista di Raymond Carver. Di tutti i miei racconti, è quello più autobiografico; anzi, a rigore, non è neppure un racconto, ma la trascrizione pressoché fedele di un colloquio di lavoro che ebbi da giovane. Il personaggio che ho chiamato “il geometra” (e che morì qualche anno più tardi) era proprio come l’ho descritto: un imprenditore omosessuale ma che, esteriormente, era l’esatto opposto del gay cinematografico, sensibile e amante della cultura. Il titolo può essere inteso in due modi: come la rivincita dell’uomo che si è fatto da sé su quelli che hanno studiato; o come la rivincita del ragazzo e del padre per l’umiliante colloquio di lavoro.

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Il professor Cerruti e la critica femminista (conclusione)

Incipit

Era primavera, la stagione degli amori e delle follie, e l’anno scolastico, dopo la pausa delle vacanze di Pasqua, si avviava verso il termine, In 4. A, il programma d’italiano, sorvolato rapidamente il barocco e il cavalier Marino (l’unico autore che mette d’accordo studenti e manuali, perché non piace né agli uni né agli altri), era ormai approdato alla triade settecentesca: Goldoni, Parini e Alfieri. Fu allora che apparve, sulla pagina facebook di Jessica, il seguente post:

Hello, friend, como vas?

Oggi vinsegno come fare x avere buoni voti senza studiare.

Cercate di farvi amici i prof., ma non fingete d’essere sekkioni 4okki xchè xquello bisogna esserci nati e la 1. volta che interrogano e voi fate il mafioso omertoso il prof. vi sgama. +ttosto fate mostra di buonavolontà. Fingete di prendere appunti, anche se invece disegnate le margheritine. Tenete a mente quelle 2 o 3 frasetteke il profe ripete sempre e infilatele anke voi in tutti i temi e tutte le interrogazioni. Al tema, scegliete sempre la traccia di letteratura e poi copiate via smartphone, ma non da Wikipedia, o almeno non paro paro, perkè i prof. si sono attrezzati e ci vanno anke loro a copiare le loro lezioni.

Se qlcuno fa lo stupido in classe, voi intervenite a spiegargli quanto sono belle e interessanti le lezioni del prof., e allora diventerete la sua cocca. Anzi, se avete una cara amica, disposta a fare figuraza, mettetevi d’accordo con lei e suggeritegli le battute. Lei si prenderà un cikketto, farà la pentita e poi voi 2 vi rifarete a 4okki alle spalle del prof.

Se poi voi siete una bella pupa, non vi occorrono sistemi particolari. Basta che facciate okkiolino, portate la mini-gonna anche dinverno e la maglietta scollata nei giorni dinterrogazione e siete a posto. Io ò applicato sti sistemi al mio prof. di italiano, e sono riuscita ad avere la media del 7 studiando il min. indispensabile. Quel poveraccio è kotto di me ed è sinceramente convinto ke me nimporti qualcosa delle maghe e delle donne guerriere .Invece, x me, bisognerebbe lasciare Ariosto e Tasso a prendere polve nelle biblioteke e leggere in classe Il trono di spade e le canzoni rap del mio amico Blasco.

Riassunto

Il post di Jessica ottiene grande successo su Facebook, e procura altrettanti grattacapi al professor Cerruti, che, oltre al fallimento dei suoi tentativi di insegnare il valore della cultura alla giovane edonista,  a causa delle frasi ambigue nell’ultimo paragrafo, rischia di essere accusato di molestie sessuali. Jessica è sospesa per tre giorni e trasferita in un’altra classe; solo alla fine dell’anno scolastico, su pressione della professoressa Garini, fa a Cerruti delle scuse vere e proprie. L’insegnante sfoga il suo malumore capovolgendo l’impostazione femminista del suo saggio sulle donne della letteratura italiana: così, la Mirandolina di Goldoni è descritta non come una donna emancipata ante litteram, ma come una cinica seduttrice.  

Alla fine, Jessica, ottenuto il diploma, torna alla sua frivola esistenza, mentre il professore, che ha imparato ad apprezzare le donne dalle virtù poco appariscenti, sposa la Garini e termina il suo saggio con l’esaltazione di Lucia Mondella

Commento

Il racconto, dove alla narrazione si alternano brani del saggio del professore, con l’improvviso passaggio dal femminismo alla misoginia, è la versione ridotta di un progetto che avevo vagamente accarezzato ma che richiedeva capacità letterarie ben superiori alle mie: un romanzo ambientato in una scuola che seguisse lo svolgimento del programma d’italiano, imitando via via lo stile di Dante, Boccaccio, Manzoni. Nello scriverlo, ho mescolato a qualche ricordo della mia esperienza come insegnante (ma ci tengo a precisare che, per mia fortuna, non ho mai incontrato un’alunna come Jessica Veronelli), la parodia della critica femminista, che oggi va per la maggiore, o perlomeno dei suoi eccessi. La morale è che “gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le brune”: che i personaggi femminili che appaiono seducenti nei libri o sullo schermo, lo sono molto meno nella vita reale, perlomeno come mogli, al contrario di quelle che sono tradizionalmente considerate donne insipide, come la Fanny Price della Austen o la Lucia di Manzoni.

Il professor Cerruti e la critica femminista

Incipit

Pochi luoghi assomigliano alle sale d’aspetto delle stazioni o degli aereoporti quanto le aule docenti degli istituti superiori di provincia. Vi si incrociano persone di entrambi i sessi, di ogni priovenienza, di ogni temperamento, di ogni idea polticia, con solo una cosa in comune, l’essere docenti. Il professore terrone salito al Nord per fare punti in graduatoria saluta la lettrice inglese scesa al Sud per insegnare la lingua e fare un po’ di turismo gratis; il professore di filosofia, fra gli ultimi marxisti d’Italia, sbandiera orgogliosamente Il manifesto, mentre il professore laico di religione legge un periodico ciellino. E, come nelle sale di aspetto, ci sono gli estroversi, pronti ad attaccare discorso con uno sconosciuto che non rivedranno mai più in vita loro, e i timidi, che se ne stanno tranquilli in un angolo a leggere.

 

La professoressa Irene Garini era seduta, appunto, nell’angolo più tranquillo dell’aula docenti dell’ITC Tal dei Tali di Roccacannuccia, con in mano Mansfield Park in lingua originale. L’anno scolastico era appena cominciato, non c’erano ancora compiti da correggere o moduli burocratici da compilare, e lei poteva ancora permettersi di riempire le ore vuote con la lettura per diletto.

Durante le vacanze, Irene aveva accarezzato l’idea di far leggere alla classe quinta durante l’anno un romanzo di Jane Austen o qualche altro classico dell’Ottocento, ma già il suo primo contatto con gli studenti le aveva ricordato quanto quel proposito sarebbe stato utopistico; già avevano problemi con la grammatica italiana, figuriamoci con quella inglese. Già solo colmare le lacune che la classe si portava dietro dagli anni precedenti, sarebbe stato un lavoro impegnativo; farli arrivare tutti all’esame di maturità in grado di scrivere una breve e corretta lettera commerciale indirizzata a Londra, avrebbe significato vincere la maratona.

E poi, siamo sincere, quanti ragazzi in piena tempesta ormonale sono oggi in grado di apprezzare la storia di un amore pudico, inconfessato, eppure alla fine vittorioso? Nella preistoria, quando Irene era dall’altra parte della cattedra, le professoresse romantiche potevano almeno contare sul pubblico delle studentesse, ma adesso anche loro avevano adottato i valori della tribù maschile. Il professor Castelli, l’anziano insegnante d’italiano ,andato in pensione proprio quell’anno, le aveva detto: Non oserei più leggere in classe i racconti erotici di Boccaccio. Le nostre care fanciulle li troverebbero troppo poco osé.

Riassunto

La professoressa Garini, insegnante d’inglese, fa conoscenza con il suo nuovo collega d’italiano, il professor Cerruti, che, a causa di una cabala accademica, ha rinunciato a un posto di assistente universitario per insegnare alle superiori. Cerruti è impegnato nella stesura di una controstoria della letteratura italiana in chiave femminista (i cui brani vengono citati in alternanza al racconto vero e proprio), in cui capovolge le interpretazioni tradizionali date ai personaggi femminili; così, le donne del Boccaccio sono viste come personaggi più attuali di Beatrice,

Armida non è più una seduttrice ma la sostenitrice del “fate l’amore e non la guerra”, e così via. Poco dopo l’inizio dell’anno scolastico, la vita dell’istituto è sconvolta dall’arrivo come alunna di Jessica Veronelli, una ragazza che ha ottenuto una certa popolarità per aver partecipato a un reality show e che, non essendo riuscita a sfondare nel mondo dello spettacolo, sta tentando di terminare gli studi. Jessica diventa presto l’idolo di alunne e alunni, nonché il tormento dei professori, per il suo comportamento sprezzante e altezzoso verso la scuola e la cultura. L’unico insegnante che sembra vedere in lei delle qualità nascoste è proprio il raffinato intellettuale Gino Cerruti, tanto da far sospettare una sua infatuazione per l’allieva; ma anche per lui arriverà il momento della disillusione…

Berlusconi, il proporzionale e la regola del catenaccio

Lettera pubblicata sul forum Italians il 9 giugno 2017.

Cari Italians, riprendendo le affermazioni del lettore Dino Librandi, (“Il proporzionale? Figlio del No al referendum“) vorrei ricordare che noi italiani abbiamo già avuto l’occasione di farla finita definitivamente col proporzionale, e l’abbiamo sprecata.

Nel 1999, Mario Segni promosse un referendum per abolire la quota proporzionale prevista dal Mattarellum e trasformare così la cosiddetta legge Minotauro in un maggioritario a tutti gli effetti. Il referendum non raggiunse il quorum per un soffio e, allora come lo scorso dicembre, a far pendere la bilancia fu l’atteggiamento di Berlusconi, che definì sprezzantemente la consultazione uno spreco di denaro. Lo stesso Berlusconi ci doveva poi ripristinare il proporzionale, prima col Porcellum e poi con la pasticciata legge elettorale che ci si accinge a varare. A questo punto, sorge spontanea una domanda: perché un politico di destra, decisionista e che ha dichiarato di rimpiangere quello che avrebbe potuto fare se avesse ottenuto il 51% dei voti, sostiene così energicamente un sistema che, per sua natura, crea dei governi deboli e fragili? È vero che, trattandosi di Mr. B., si rischia sempre di scambiare un umore di pancia per una raffinata manovra politica, ma provo ugualmente ad azzardare due risposte.

1) Col maggioritario, è più facile governare un paese ma più difficile governare un partito, e Berlusconi preferisce ottenere il 30% con un esercito di elettori e deputati fedelissimi piuttosto il 60% con un partito in cui convivono anime diverse e bisogna fare i conti con una possibile opposizione interna.

2) Colui che, stupidamente, la sinistra italiana ha dipinto per vent’anni come un potenziale dittatore, in realtà segue anche lui, come quasi tutti coloro che fanno politica in Italia, la regola del catenaccio. Non conta il governare ma il non lasciar governare gli altri ed è meglio rinunciare alle leggi che vorresti fare quando sei tu al governo piuttosto che subire una legge sgradita (come una antitrust) quando al governo ci sono i tuoi avversari.

Ho ricevuto questa lettera di risposta

Sig. Cappelli,

A mio parere tutto questo discutere di legge elettorale, come che fosse la
panacea dei mali italiani, mi sembra esagerato per questi motivi: 1)
cambiare la legge elettorale senza modificare l’impianto
costituzionale è un non sense. E le Costituzioni non si cambiano come ha
provato a fare Renzi, discuto il metodo e non i contenuti, ma in maniera
condivisa altrimenti si è punto e a capo; 2) mi sembra che in questa
legislatura circa 400 parlamentari abbiano cambiato casacca. Forse un
vincolo di mandato non sarebbe una violazione delle libertà costituzionali
o sbaglio?
La Germania che ha un sistema elettorale proporzionale con sbarramento al
4% è il paese più stabile in Europa con governi di tutti i colori anche
perché per farne cadere uno bisogna dimostrare di averne un altro che
abbia la fiducia del parlamento.
P.s. Mentre le scrivo escono i risultati finali delle elezioni inglesi, con
sistema uninominale maggioritario, e ahimè sarà difficile fare un governo.
La differenza è che in Inghilterra nessuno si sogna di dire che è colpa
della legge elettorale.

La saluto cordialmente
Daniele Vecchi

Faccio alcune contro-obiezioni:

  1. Sono trent’anni che in Italia si cerca di riformare la costituzione in maniera condivisa, e non si combina nulla. Temo proprio che i metodi di Renzi (come a suo tempo quelli di De Gaulle), pur discutibili in astratto, siano gli unici con cui si possa sperare di ottenere qualcosa.
  2. Il vincolo di mandato va contro il principio base della democrazia parlamentare: che i rappresentanti del popolo sono i deputati, come persone e non i partiti. E poi, non credo che cambiare casacca sia la cosa peggiore in assoluto che si possa rimproverare ad un politico. Ferruccio Parri cambiò partito cinque volte, e nessuno ha mai messo in dubbio la sua integrità; Razzi e Scilipoti, anche rimanendo fedeli al partito in cui sono stati eletti, sarebbero stati ugualmente dei cialtroni.

L’ultimo dei McShafton

Contravvenendo all’ammonimento di Victor Hugo, secondo cui, “se il vostro romanzo nasce zoppo, è inutile aggiungervi una gamba di legno”, ho inserito un capitolo supplementare ne La ragazza che vedeva oltre , per rimpolpare il personaggio di Peter McShafton, che mi sembrava mancare di spessore. Nell’azione del romanzo, questo capitolo andrebbe letto fra La veggente riluttante e Il reverendo e lo zingaro.

Incipit

Peter non aveva sempre considerato Holeycomb Manor come un peso: c’era anzi stato un periodo in cui era stato discretamente orgoglioso all’idea di esserne il futuro proprietario. Era stato negli anni beati dell’infanzia, quando era ancora in grado di impressionare i compagni di scuola, dicendo di essere “Peter McShafton, figlio di Aldous McShafton, nipote del visconte Lionel McShafton, ultimo discendente del clan Mcshafton”.

A quei tempi, la dimora avita non era del tutto abbandonata, anche se la maggior parte delle sue stanze era già chiusa. Per gran parte dell’anno, vi abitava con la moglie il Visconte titolare Sir Lionel, che, dopo essere tornato dalla seconda guerra mondiale con due medaglie al petto, aveva passato il resto della sua vita impegnato in una battaglia ben più difficile e sfortunata: quella per spremere una rendita decente dai pochi residui di quelle che un tempo erano state le vaste proprietà terriere del clan. Inoltre, in un appartamento nelle ex stanze della servitù, vi era alloggiata una vecchietta bisbetica, che era stata, un tempo, la bellissima seconda moglie dello scandaloso visconte bisnonno. Dopo aver dato un notevole contributo agli sperperi del marito, continuava a pesare sulle finanze del clan, rifiutandosi di lasciare il palazzo per una casa di riposo e obbligando il figliastro a pagare un’infermiera che si prendesse cura di lei tutto l’anno.

Al nonno piaceva raccontare storie di famiglia e al nipote piaceva ascoltarle. L’eroe della seconda guerra mondiale faceva lunghissimi preamboli genealogici, intrecciati di matrimoni, figli cadetti e illegittimi, che Peter rinunciava a capire in partenza, ma quando il vecchio arrivava al dunque, il bambino era rapito nel sentirsi raccontare la storia del visconte Hildebrand, che, schiaffato nelle segrete del castello di Edimburgo sotto Cromwell, vi scoprì il proprio talento di poeta, o di Alec, il cadetto che, a quanto dicevano voci mai confermate, ai tempi della guerra americana aveva disertato le giubbe rosse per unirsi agli irochesi.

Riassunto

Il piccolo Peter, già nell’infanzia, si rende però conto di quanto la sua famiglia sia impoverita e che nemmeno i contadini di  Holeycomb, ormai liberi proprietari, provano più l’antico rispetto per gli antichi signori feudali. Cresciuto, Peter studia a Cambridge, poi va a vivere a Londra e sempre più si allontana dai vecchi valori del clan scozzese per quelli dell’Inghilterra moderna. Richiamato in patria dalla malattia e poi dalla morte del padre, Peter si rende conto che la dimora avita, fra spese di manutenzione e tasse di successione, è una palla al piede per le finanze della famiglia; per questo, senza rimpianti, decide di venderla agli americani, per poi iniziare una nuova attività in proprio.

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