Il party a sorpresa

Incipit

I truffatori sono simpatici.

Un truffatore antipatico non riuscirebbe a truffare nessuno.

Jean Paul Belmondo

Volete sapere dove abito? Non è un problema trovare la strada; seguite le indicazioni per San Rocco e, una volta arrivati in paese, cercate una villa con un parco enorme e una piscina. La casa dopo è la mia.

Mi sono trasferito a San Rocco un paio d’anni fa, preferendo fare due ore di macchina il giorno come pendolare piuttosto che vivere in un casermone di periferia, e allora la villa esisteva già ma era quasi un guscio vuoto. Era stata costruita, mezzo secolo fa, sembra per puri motivi di prestigio, da un piccolo imprenditore, che però non vi soggiornava mai; dopo la sua morte, gli eredi avevano avuto dei problemi economici e l’avevano chiusa e svuotata dell’arredamento. Le difese della villa (un fossato asciutto ed una siepe) erano espugnate dall’esercito dei ragazzini, quasi ogni domenica, e non c’è giovane abitante di San Rocco che non abbia fatto una gara di corsa sull’erba del parco abbandonato o non si sia nascosto dietro i suoi alberi per tendere un agguato ai cowboy. L’esercito si è astenuto dal saccheggio, ma solo perché i proprietari della villa non vi avevano lasciato nulla di trasportabile.

Poi la villa è stata venduta al dottor Casella e per i ragazzini è finita la pacchia. Il nuovo proprietario, per prima cosa, ha fatto recintare il parco con una rete alta tre metri e ci ha messo di guardia uno slavo che, fra il fisico da gorilla, la parlata barbara e la Beretta nella fondina al fianco, è diventato il babau dei giovani sanrocchesi, e questo è stato solo l’inizio. Poi il dottore ha trovato il parco della villa troppo piccolo per i suoi gusti, ha comprato i due poderi confinanti e io mi sono trovato ad essere suo vicino di casa. Infine, sono cominciati i grandi lavori: intorno alla proprietà, è stato eretto un muro alto come quello di un carcere, che mi cade sotto gli occhi ogni volta che guardo dalle mie finestre, e al suo riparo si è radunato un esercito d’operai, per trasformare la graziosa villetta in una piccola Versailles. Di conseguenza, io, che ero andato a San Rocco per sfuggire il caos della metropoli, per due mesi ho dovuto avere nei timpani il suono melodioso dei martelli pneumatici.

Io non conosco di persona il mio vicino di casa, e forse nessuno, fra gli abitanti di San Rocco, può dire di averlo visto in faccia. Gli sfaccendati del paese, che per qualche settimana abbandonarono le partite a carte nel circolo per mettersi a curiosare intorno alla villa, ogni tanto vedevano un’auto di grossa cilindrata varcare i cancelli e il gorilla slavo salutare ossequiosamente il suo padrone, venuto a sorvegliare i lavori, per ripartire prima di notte. Tuttavia, anche adesso che la ristrutturazione è finita e i martelli pneumatici tacciono, il dottor Casella continua ad essere un personaggio misterioso e a non dormire quasi mai nella residenza in cui ha investito tanto lavoro e denaro. Sua moglie, invece, viene da noi abbastanza spesso; qualche volta, addirittura, varca i cancelli della villa per fare un giro in paese e mescolarsi a noi poveri mortali. Stando a coloro che l’hanno incontrata, è una bella donna, gentile di modi e con un leggero accento straniero.

Trama

L’anonimo narratore all’inizio appare infastidito dal misterioso vicino, anche quando sua moglie diventa amica della signora Casella. Quando, però, il dottor Casella mostra attenzioni nei suoi confronti, gli fa avere i biglietti per la partita ed infine lo invita ad una festa aziendale (senza mai apparire di persona), anche il narratore cade sotto il fascino della ricchezza. La festa si svolge in un’atmosfera strana: la piscina della villa è senz’acqua, l’anfitrione e molti invitati mancano, due misteriosi individui si aggirano nel parco. Finalmente si chiarisce il mistero: Casella era da tempo in bancarotta, e la festa doveva servire a coprirne la fuga all’estero. Al narratore non rimane che lanciare invettive contro quel Casella di cui ormai si considerava amico.

Commento

Giorgio Mendella

Il tema di questo racconto, come di Una famiglia di vincenti, è l’atteggiamento ambivalente, fra l’invidia stizzosa e l’ammirazione, che la classe media ha nei confronti dei ricchi. Qui la tecnica è leggermente più moderna : la narrazione in prima persona è fatta al presente, come in un monologo interiore, senza razionalizzare l’incoerenza del narratore (che prova verso Casella prima antipatia, poi simpatia, ed infine rancore). Il modello della villa di san Rocco sono le numerose ville padronali (spesso autentici gioielli, anche se trascurate dalle guide turistiche) sparse per la Bassa romagnola. Casella ricorda (non solo foneticamente) Giorgio Mendella, la cui bancarotta fece un certo scalpore agli inizi degli anni Novanta (fu, se non erro, il primo capitalista della storia a fuggire in Europa orientale).

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