Treno regionale Piacenza-Ancona

Lunedì.

Sono sul treno regionale Piacenza-Ancona, che mi riporta a casa dal lavoro tutti i giorni; devo passare dall’ospedale per un trattamento dermatologico e avrei bisogno di arrivare a Forlì in orario. A Faenza, vedo che il treno non si decide a partire, anche se la linea è libera e non ci sono passeggeri in attesa di scendere o di salire. Cos’è successo? Semplicemente, un marocchino senza biglietto e che ha avuto anche l’impudenza di mettersi a fumare è stato beccato dal controllore e, invece di pagare la multa o scendere con le buone, si è messo fare una piazzata. Scene del genere sono comuni sui treni dei pendolari, ma stavolta il clandestino è particolarmente violento, tanto che i passeggeri dello scompartimento preferiscono allontanarsi, per paura di trovarsi in mezzo ad una rissa. Per farlo scendere occorre l’intervento di due agenti di polizia ferroviaria, che lo spingono materialmente fuori dalla carrozza. A ogni passo, il piantagrane lancia urla ed invettive contro gli italiani; richiesto di dare le proprie generalità, risponde “Non ho nome, nè padre, nè madre”; fortunatamente, riusciamo a liberarci dal seccatore senza arrivare alla violenza fisica e ripartiamo, con dieci minuti di ritardo.

Voglio fare una precisazione, prima di essere accusato di razzismo: so benissimo che ci sono anche molti italiani che fanno i furbi e  i portoghesi; e sono certo che la maggior parte degli extracomunitari sale sul treno con un regolare biglietto. Però devo anche dire che scene come queste, con una persona sola che insulta il personale delle ferrovie e tiene bloccato un intero treno per difendere il suo diritto a viaggiare gratis,non le ho mai viste fare  dagli italiani; dagli extracomunitari, invece, più di una volta, anche se non così violente.

Mercoledì

Sono a Bologna e devo rientrare a casa dal lavoro, sempre col regionale Piacenza-Ancona. Il treno è già affollatissimo in circostanze normali; oggi, che è la vigilia del ponte dei Santi, i passeggeri sono forse il doppio del normale, e le conseguenze si vedono. Il treno, che è già arrivato a Bologna con un po’ di ritardo, resta fermo sulla banchina per venti minuti, proprio perchè non si riesce a far salire tutta la gente e, quando finalmente riesce a partire, sembra un convoglio di deportati: a occhio e croce, i passeggeri in ogni vagone sono il doppio dei posti a sedere. Tiriamo comunque un sospiro di sollievo, ma, se speriamo il convoglio possa recuperare un po’ di ritardo facendo una corsa, ci sbagliamo. Il treno, fra rallentamenti e soste fuori programma, impiega venti minuti per fare i dieci chilometri fra Bologna e Ozzano, e quasi ad ogni stazione accumula altro ritardo per far passare gli altri treni. Quando arrivo a Forlimpopoli, il treno ha tre quarti d’ora di ritardo e parecchia gente è ancora in piedi.

Leggo sui giornali l’indignazione dei passeggeri del Freccia Rossa, costretti ad una sosta fuori programma perchè i calciatori della Roma dovevano scendere a Parma per la partita, ma loro, nei quaranta minuti di ritardo che hanno accumulato, hanno perlomeno potuto godere di tutti i confort; noi pendolari, sul treno Piacenza Ancona, facevamo fatica anche a respirare. E tutto questo perchè Trenitalia si ostina a utilizzare il cosiddetto treno dei puffi (chiamato così perchè i suoi sedili sono piccoli e azzurri) dove non c’è spazio per i bagagli e che, soprattutto, ha un numero di carrozze del tutto insufficiente rispetto al numero dei passeggeri, soprattutto alla vigilia di un ponte. A meno che, visto che era il giorno di Halloween, Trenitalia non avesse volutamente deciso di offrire ai suoi utenti un viaggio da film dell’orrore…

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