Un bambino chiamato Adolphe

A chi vuol vedere un film per le feste, ma non ami i cinepanettoni, e non se la senta di affrontare le tre ore di durata dell’Hobbit, consiglierei di procurarsi il DVD di Cena tra amici, un film francese uscito qualche mese fa e passato inosservato. Io stesso me l’ero fatto sfuggire e l’ho recuperato grazie alla rassegna di film a carattere gastronomico che viene tenuta ogni anno a Forlimpopoli in onore di Pellegrino Artusi. (Non sto scherzando; addirittura, dopo la proiezione, viene fatta una degustazione dei piatti presentati nel film)

 E’ la storia di una riunione conviviale per decidere il nome di un nascituro, che degenera in un litigio di tutti contro tutti, dopo che il padre ha annunciato di voler chiamare il figlio Adolphe (dal romanzo  di Benjamin Constant. e nonostante l’omonimia con un ben diverso Adolf). E’ più teatro che cinema, ma comunque si tratta di ottimo teatro boulevardier, con attori bravi, anche se sconosciuti in Italia, e dialoghi esilaranti anche attraverso il filtro del doppiaggio. Soprattutto, è un film che infrange le regole del politicamente corretto senza essere volgare.

Quando mai, nelle più recenti produzioni americane o italiane ci è capitato di vedere:

1) un uomo d’affari, politicamente di destra, che, anziché essere un semianalfabeta, è in grado di citare Benjamin Constant e di tenere testa nelle discussioni politiche al cognato gauchista?

2)un personaggio sensibile, amante della cultura, rispettoso delle donne, appassionato di Visconti e, nonostante questo, eterosessuale?

3)una donna che fuma in gravidanza, senza essere portata ad esempio ma senza neppure essere criminalizzata? (E’ curioso come nel cinema d’oggi, mentre il tabacco è diventato un tabù, tollerato soltanto nelle ricostruzioni d’epoca, lo spinello sia considerato una simpatica trasgressione, praticata anche da ultracinquantenni, e lo spaccio di marijuana un mezzo come un altro per sbarcare il lunario).

Infine, è un esempio di come si possa fare satira sui difetti umani senza cadere nel qualunquismo alla Vanzina. I personaggi mostrano il peggio di sé, ma (a differenza di un film analogo, come Carnage di Polanski) non diventano dei mostri e lo spettatore è lieto di vederli, alla fine, tutti riconciliati di fronte alla nascita del bambino (che poi si rivelerà una bambina).

 Dopo aver pubblicato questo articolo sul forum Italians del Corriere della sera ho ricevuto diversi messaggi, che riporto in calce.

Grazie mille del suggerimento. Ce l’ho in canna perche l’ho acquistato proprio durante le vacanze ma non ho ancora avuto tempo di vederlo…ora sono incuriosito piu che mai…l’avevo acquistato insieme ad altro analogo film francese,  PICCOLE BUGIE FRA AMICI di Guillaume Canet con vari attori bravissimi (i notissimi Dujardin, Cotillard e Cluzet ma con altri bravi comprimari). Una sorta di “grande freddo” in salsa francese, lungo, non troppo movimentato ma comunque molto avvincente. Glielo consiglio. Poi se avra’ modo di vederlo me ne dia un parere….sono appassionato di cinema.
Buona giornata.

La bellissima Judith El Zein, una delle interpreti del film

La bellissima Judith El Zein, una delle interpreti del film

Stefano Sala

Ottimo scritto. Bravo!

Augusto Orselli

Buon giorno.

 Il film è uscito a luglio 2012, ho avuto il piacere di vederlo in un cineforum, lo scorso novembre, tra l’altro in sostituzione del programmato e tanto decantato “Cesare deve morire” per il quale la produzione non aveva dato il permesso di proiezione.

Il giorno successivo ho acquistato il dvd e me lo sono già visto più volte, anche con l’audio originale e i sottotitoli, in quanto i colloqui sono molto veloci e molte battute sfuggono.

Condivido pienamente il suo giudizio ed è la prova della genialità di molti film francesi, compreso “Giù al nord” di cui in Italia sono stati capaci di fare solo imitazioni decisamente scadenti.

Cordiali saluti.

Giuseppe Lunghi

Caro Cappelli,
 
concordo sulla bellezza del film da te citato (ti do del tu come si usa fra Italians). Ho dovuto riflettere un momento per riconoscerlo nella tua lettera. Infatti io l’ho visto in originale a Bruxelles, dove vivo da 24 anni. Il titolo é “le prénom” (il nome) molto più pertinente alla trama del film. E’ uno di quei film che mi ha fatto ricredere sul cinema francese, attualmente molto in salute direi. Bravissimo Patrick Bruel (ottimo cantautore, fra l’altro). Nella tua lettera tu citi il doppiaggio, a quanto pare ben fatto. Meglio così. Personalmente sono diventato contro i doppiaggi, i film vanno visti tutti in originale, come si usa in Belgio. Il doppiaggio toglie sempre qualcosa, talvolta storpia completamente la pellicola. La visione in originale aiuterebbe molto i giovani a impratichirsi con le lingue straniere. Riconosco tuttavia che in Italia questo percorso incontrerebbe molte difficoltà, peccato.
 Nicola Falcioni

Gentilissimo sig. Angelo,
desidero ringraziarla per aver segnalato il film Cena tra amici. L’ho visto oggi con mio marito e, a entrambi, è piaciuto moltissimo. Raramente ho visto un film, nello stesso tempo, esilarante e serio; di una comicità travolgente che però non sconfina nella volgarità. Ironico e garbato anche nelle scene che sfiorano il dramma. Grazie!
Nadia Spadaro