Il fascino dei capelli biondi

 Cornice

Tre mesi dopo l’ingresso di Carlo nel mondo del lavoro, al pub Dublino si tenne una cerimonia più allegra, per festeggiare l’arrivo di un nuovo membro alla redazione de Il normanno. Da allora in poi, il posto di Olaf lo scaldo sarebbe stato occupato da Sigurlina Milandottir (al secolo, Samantha Milanesi, terzo anno del corso di Lingue e letterature straniere, specializzazione in filologia germanica), caldamente raccomandata da Gregorio.

Sven aveva fatto qualche obiezione nei confronti della nuova recluta dicendo: – Le saghe fanno i nomi di regine, guerriere, navigatrici e sacerdotesse, ma non ricordano neppure una donna scalda. – In realtà, anche al danese faceva piacere che la rivistina avesse un nuovo collaboratore, dal momento che ormai non si poteva più contare su Carlo, ormai del tutto assorbito da un nuovo lavoro che si era rivelato molto più impegnativo del previsto.

Quella sera, l’ingresso di Samantha nel circolo degli appassionati di cultura vichinga sarebbe stato sanzionato da una cerimonia goliardica, e la ragazza avrebbe dovuto ricevere in capo l’elmo cornuto che, fino a tre mesi prima, aveva coperto la cervice di Carlo.  L’officiante del rito era un Gregorio insolitamente compassato che, tenendo fra le mani il cimiero di cartapesta, chiedeva alla ragazza: – Samantha Milanesi, vuoi tu entrare nel nostro circolo, col nome di Sigurlina Milandottir?

– Sì, lo voglio – rispose una Samantha altrettanto compunta, inginocchiata sopra un cuscino; per l’occasione, l’aspirante scalda si era fatta prestare dalla madre un elegante abito nero da donna in carriera che, sotto le luci soffuse del pub, poteva sembrare anche una tunica medievale.

– Sigurlina, – riprese Gregorio – tu conosci le responsabilità che stai per assumerti? Sei pronta a rinunciare ad una serata in discoteca per correggere le bozze del nostro giornale, ad un CD di Robbie Williams per contribuire alle spese? – Fra gli spettatori della cerimonia scoppiò una risata, ma Gregorio continuò a restare impassibile e serioso, quasi non fosse stato lui a scatenare tanta ilarità.

– Sono pronta, – rispose Samantha.

Samantha legge una sua poesia, Mari del Nord, (parodia di Mari del Sud di Pavese), storia di un normanno che per tutta la vita sogna di visitare Vinland, senza nemmeno sapere se quella terra esista realmente; dopo cinque secoli, saranno i suoi discendenti a realizzare il suo sogno ed a stabilirsi in America. È poi il turno di Gregorio, che legge un suo racconto.

Incipit

Correva l’anno 900 e rotti.

La data esatta s’ignora e non conta

Perché ogni anno del secolo di ferro

Era composto da uguale materia:

Quattro stagioni, una Pasqua, un Natale,

Guerre feudali e razzie di pirati.

 Anche il luogo esatto in cui si svolge la nostra storia è imprecisato: potrebbe essere una qualunque delle regioni, dalla Provenza alla Toscana, che avevano la sfortuna di affacciarsi sul Mediterraneo occidentale, e di essere così esposte alle razzie dei pirati barbareschi. A quei tempi, nessuno stato europeo aveva una flotta degna di questo nome, e i pirati venuti dall’Africa potevano navigare e predare sui nostri mari con la stessa tranquillità con cui oggi noi ci imbarchiamo sul traghetto per Olbia. Il capitano Mustafà partiva da Algeri, attraversava il mare fino ad arrivare sulle coste cristiane e là riempiva la sua nave con tutto quello che riusciva ad arraffare, soprattutto prigionieri. La maggior parte di questi, una volta attraversato il mare, non rivedeva più la propria patria, e solo ad alcuni i famigliari o la Chiesa riuscivano a pagare il biglietto di ritorno sotto forma di un consistente riscatto.

Di introduzione storica, ne abbiamo già fatta abbastanza. Adesso, entriamo nel vivo dell’azione.

Immaginatevi un’osteria di mille anni fa; non un locale con pretese di lusso, come quello in cui ci troviamo adesso, ma una bettola di villaggio, che offre ai viaggiatori un pasto ed un letto pieno di pulci, senza extra. L’arredamento della sala da pranzo era ridotto all’essenziale: tavoli e panche. Nonostante il servizio fosse molto inferiore agli standard della guida Michelin, quando nei dintorni del villaggio c’era una fiera, o passava una comitiva di pellegrini, nell’osteria c’era ugualmente il “tutto esaurito”; ma, in quel momento, nel salone da pranzo sedevano soltanto tre clienti, due da una parte ed uno dall’altra.

I due che mangiavano assieme erano un monaco ed una donna. Il religioso era sulla trentina; per i nostri standard, sarebbe poco più di un ragazzo ma nel decimo secolo si poteva considerarlo un uomo maturo e parecchi vescovi erano ancora più giovani di lui. In ogni caso, l’espressione solenne ed austera del suo volto, da uomo che molto ha studiato e meditato sui libri del convento e sul gran libro del mondo, faceva le veci delle rughe e dei capelli bianchi nel dargli un’aria di naturale autorità.

Riassunto

Un cavaliere, una fanciulla, un frate, ma la storia è un po' diversa da quella di Giulietta e Romeo

Un cavaliere, una fanciulla, un frate, ma la storia è un po’ diversa da quella di Giulietta e Romeo

In un’osteria, si incontrano un guerriero, il famoso Cavaliere dei tre leoni, un monaco appena tornato dalle terre degli infedeli, fra Ughettone di Poggibonsi, e una giovane nobildonna, Sibilla di Conversano, che è stata rapita da bambina dai Saraceni e che il religioso ha appena riscattato. Il cavaliere acconsente a fare da scorta agli altri due nel loro viaggio verso Conversano, dove Sibilla dovrà prendere possesso del suo titolo. Lungo il percorso, il cavaliere deve liberare un villaggio da  un brigante e non si mostra all’altezza della sua fama, anche se alla fine riesce ad avere la meglio con l’aiuto dei contadini; ma anche il frate spesso si comporta in modo sospetto. A Conversano, Sibilla viene sottoposta ad esame dalla contessa Costanza, che vuole essere certa dell’identità della presunta nipote; la fanciulla sembra superare brillantemente la prova, ma poi viene tradita da un piccolo particolare: i suoi capelli sono biondi e non neri come quelli di Sibilla. La ragazza confessa la verità: lei si chiama  in realtà Margherita ed era stata compagnia di prigionia della vera Sibilla presso i Saraceni, prima di essere riscattata dal vero fra Ughettone. Quando questi era morto, il suo scrivano, Baldovino, ne aveva assunto l’identità ed aveva convinto Margherita ad impersonare Sibilla per assumerne il titolo nobiliare. La contessa perdona Margherita, purché essa la aiuti a ritrovare la nipote perduta, ed anche Baldovino se la cava con un po’ di frustate. Il giorno dopo, arriva a Conversano un misterioso guerriero che vuole battersi col Cavaliere dei Tre Leoni. Si scopre così che anche questi era un impostore, un fante di nome Stefano a cui il cavaliere, ferito gravemente, aveva affidato il suo scudo e che aveva assunto l’identità dell’eroe, più perché trascinato dalle circostanze che per un inganno deliberato. Adesso il vero Cavaliere, pur non essendo del tutto ristabilito, vorrebbe vendicarsi di chi ha usurpato il suo nome, ma anche Stefano riesce a cavarsela, grazie alla sua unica abilità di combattente: quella nella fuga. Il pubblico del circolo mostrerà di preferire la ballata romantica di Samantha allo scettico racconto di Gregorio.

Commento

Ultimo racconto della serie del club vichingo, è anche, fra i miei racconti medievali, quello più allegro e parodistico, e per questo l’ho fatto raccontare da Gregorio, che nel racconto precedente  faceva da contraltare alle malinconie di Carlo ed al romanticismo di Sven. Anche qui c’è una struttura a scatole cinesi. Nel racconto cornice sono inseriti sia la poesia che il racconto vero e proprio, e quest’ultimo, a sua volta, ne contiene altri tre : quello (menzognero) fatto da fra Ughettone per chiedere la protezione del cavaliere, quello in cui Margherita narra come sono andate realmente le cose e quello dove il Cavaliere dei tre leoni spiega come Stefano abbia rubato la sua identità.

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