Chi è il Grande Vecchio?

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 (Il documento che segue, firmato “Avvocato Berto Marlini”, è conservato negli archivi della casa editrice Silvani e sarà reso pubblico solo dieci anni dopo la morte di Guglielmo Berretta, alias William Cap).

 La porta intarsiata, con i listelli decorati in oro, si aprì dall’interno ed apparve la figura, alta e smilza, del custode, che dichiarò solennemente: “ La seduta della Loggia del Mattino inizierà fra cinque minuti; chi ha titolo per parteciparvi, entri, gli altri lascino questo edificio”.

Chi non conosce l’incipit de I romanzi della loggia notturna, di William Cap? Per migliaia di lettori di tutta Italia, e per almeno altrettanti che li hanno letti in Diapositiva2traduzione, quella porta intarsiata si è aperta non su una semplice stanza, ma su un intero universo, fatto di intrighi, misteri, ricatti, violenze e pochi uomini di buona volontà impegnati in una lotta impari contro le forze della corruzione. Quell’anonimo custode, aprendo la porta, mise in modo, dieci anni fa, un meccanismo che, passando attraverso migliaia di pagine e sette volumi, ha raggiunto la sua meta solo pochi mesi fa, quando è apparso in libreria il romanzo conclusivo del ciclo, intitolato L’ultimo enigma.

Espongo brevemente il contenuto della saga per i pochi lettori che non ne abbiano mai sentito parlare. Al centro della vicenda c’è una sorta di loggia massonica deviata (a metà strada fra la P2 e la Spectre), presieduta da un misterioso capo, di cui si conosce soltanto il nome in Diapositiva3codice (Vecchio della Montagna), che si propone il dominio della politica e dell’economia prima europee e poi mondiali, sfruttando tutti i mezzi: dal ricatto all’essoterismo, dalla ricerca di tesori nascosti ad una setta orientale che agisce sopra politici ed uomini d’affari plagiandone i figli. Contro di essa combattono alcuni uomini coraggiosi (investigatori privati, commissari di polizia, politici onesti) che però riescono a mettere insieme le forze e le informazioni solo a metà del sesto romanzo

Non tenterò l’impresa disperata di riassumere l’intricatissima trama dei sette romanzi; dirò soltanto che William Cap ha quasi realizzato il progetto dello scrittore cinese Tsui Pen, di scrivere un romanzo con più di cinquecento personaggi e con una trama così labirintica Diapositiva4che ogni lettore vi si sarebbe perso. Due domande, in particolare, hanno appassionato i lettori. La prima era: “Chi è il Grande Vecchio?” A ogni romanzo, il lettore era indotto a credere che il capo della Loggia Notturna fosse uno dei tanti personaggi tenebrosi e malvagi, ma poi, nelle ultime pagine del libro, risultava regolarmente che il sospettato o era una semplice pedina o si era infiltrato nella Loggia per combatterla o era completamente estraneo agli intrighi della società segreta.

Riassunto

Berto, il narratore ha letto il primo romanzo della serie da ragazzo e se ne è subito entusiasmato; ha continuato a seguirla mentre cresceva, si laureava, si sposava e Diapositiva5trovava lavoro in uno studio legale. Adesso, come milioni di lettori, aspetta ansiosamente l’uscita dell’ultimo volume dove dovrebbe essere rivelata l’identità del Grande Vecchio, ma il libro si fa aspettare da quattro anni, perchè l’autore non riesce a trovare una soluzione soddisfacente all’enigma su cui si basa tutta la serie e preferisce lasciare la propria opera incompiuta piuttosto che rovinarla con un finale non all’altezza. Lo studio di Berto viene incaricato dalla casa editrice di sistemare la questione, ed il giovane avvocato può così conoscere il suo autore preferito (un ex giornalista reso ormai quasi folle dallo sforzo creativo). E’ proprio Berto a far uscire William Cap dall’impasse, e a consentirgli di completare la serie, suggerendogli che il misterioso Vecchio della Montagna può essere una sola persona : quel custode che, all’inizio del primo romanzo, apre la porta della loggia. 

Diapositiva6Commento

Sebbene il racconto sia realistico (forse, l’unica cosa inverosimile è che uno scrittore italiano riesca a scrivere un’epopea in sette volumi, in grado di essere apprezzata dal pubblico e dalla critica) la sua morale è la stessa di certe storie fantastiche di Pirandello, di Borges o di Woody Allen : il mondo della letteratura e della fantasia può diventare più vero della realtà, al punto che non solo i lettori ma gli stessi autori si possono perdere nei loro romanzi.

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Sua Maestà la Freccia Bianca

Lettera inviata all’associazione Pendolari di Piacenza

Gentile Associazione Pendolari,

    io vivo a Forlimpopoli e per lavoro devo prendere tutti i giorni il treno per Bologna. Già un anno fa vi inviai un messaggio (che voi, gentilmente, pubblicaste sul vostro sito) per denunciare i continui ritardi e disagi provocati ai treni regionali della mattina dalla Freccia Bianca Bari-Bologna delle 7,30. Noi pendolari romagnoli avevamo la vaga speranza che, con i nuovi orari, Trenitalia eliminasse quel treno dall’utilità discutibile, visto che era sempre vuoto; invece hanno aggiunto una Freccia Rossa Ancona-Milano, che passa per la mia stazione alle 7,15, il che ha voluto dire ritardi e disagi raddoppiati. E’ difficlie capire perchè Trenitalia, invece di mettere una Freccia fino ad Ancona o Bologna e un’altra fino a Milano, abbia voluto mettere due Freccie a distanza di un quarto d’ora, su una tratta a due binari che faticava già a reggerne una.
I problemi peggiori, tuttavia, non li ho coi treni della mattina, che in genere riescono a recuperare il ritardo abbastanza bene; li ho al ritorno, quando devo prendere il treno Piacenza-Ancona, che anche lui deve dare il passo a due Freccie Bianche, una da Bologna e una da Bari. L’altro giorno, il mio treno è partito con un ritardo di dieci minuti, che avrebbe potuto recuperare agevolmente, se non avesse dovuto fare altre soste fuori programma per far passare i due treni di categoria superiore, per cui sono arrivato a casa con quasi mezz’ora di ritardo. Oggi, però, è successo ben di peggio. Il Piacenza-Ancona è partito da Bologna in perfetto orario, ed è andato avanti regolarmente fino a Castel San Pietro; lì si è spostato sul terzo binario, per far passare la Freccia bianca. Senonchè, proprio in quel momento, Sua Maestà la Freccia ha avuto non so quale problema e si è fermata in vista della stazione. Ti immagineresti che a Bologna, nell’ufficio che regola la circolazione dei treni, si siano detti: “Visto che quel treno è bloccato, e non si sa quando partirà, almeno facciamo circolare l’altro; diamogli il via e poi, quando la Freccia si sarà sbloccata e lo avrà raggiunto, le faremo dare la precedenza.” Invece no: a norma di regolamento, una volta che la Freccia ha avuto il semaforo verde, fino a quando lei non è passata, la linea deve restare sgombra. C’è quasi da essere contenti che, dopo mezz’ora, la Freccia si sia mossa (a passo di lumaca), abbia liberato il binario e ci abbia lasciati ripartire, anche se con un ritardo che non siamo più riusciti a recuperare; ma se si fosse rotta la motrice, o ci fosse stato un investimento, noi del locale, probabilmente a quest’ora saremmo ancora nella cittadina termale. 
Qui non si tratta di un disagio dovuto all’imponderabile o all’incuria; si tratta della conseguenza di una politica che va avanti dalla privatizzazione di Trenitalia, che distingue fra figli (i passeggeri dei treni ad alta velocità) e figliastri (i pendolari) che, in caso di inconvenienti, non hanno neanche diritto ad essere informati. Questa non è solo l’opinione dei passeggeri: anche i capotreni, quando riesci a parlare del problema, ti danno ragione e ti confessano di detestare le Frecce e di non capire perchè l’azienda abbia voluto infilarne tante su una linea che dovrebbe essere riservata al trasporto locale.

Post scriptum

Ho fatto avere copia di questo articolo al mio amico Thomas Casadei, consigliere del PD presso la regione Emilia Romagna e molto attivo sui temi del trasporto locale. Ecco la sua risposta:

Caro Angelo,
 
grazie per il messaggio e le segnalazioni (che ho letto con attenzione). E grazie anche per l’apprezzamento rispetto all’impegno che cerco di mettere sulle questioni della mobilità e dei pendolari.
 
Come saprai, io stesso sono pendolare e cerco di usare i mezzi pubblici tutte le volte che è possibile.
Purtroppo la politica di Trenitalia è evidente e nota e decisamente indirizzata ai treni AV anzichè ai viaggiatori “pendolari”.
 
Da quando sono consigliere regionale mi sto impegnando molto anche dal punto di vista istituzionale e, anche insieme ad altri colleghi, ho presentato molte interrogazioni e risoluzioni sul tema, oltre che a pubblicare diversi comunicati per denunciare la scarsa qualità e i disservizi costanti.
 
Purtroppo la concessione scaduta è stata prorogata per 3 anni in attesa del bando europeo che è in corso di definizione: personalmente ho chiesto che venissero indicati ed eseguiti controlli più stringenti sul contratto di servizio. e su questo continuerò a vigilare.
 
Di certo la gara europea potrebbe davvero segnare un salto di qualità: io confido molto in questo.
 
Se ti interessa posso iscriverti al servizio di newsletter che informa sulla mia attività politica e istituzionale e che ha un gruppo/sezione dedicato espressamente ai pendolari.
 
Un caro saluto e a presto,
Thomas
 

Angelo Cappelli

Poesie di John Moneyless

Se qualcuno fosse interessato alle poesie di John Moneyless, con cui la protagonista di Cinquanta sfumature di tirchio cerca di combattere la sua passione per Sean McCallan, eccone il testo integrale.

 

Ammonimento ad una fanciulla

Quando sei entrata dentro un labirinto

volgi i tuoi tacchi e mettiti al sicuro 

finchè hai l’ingresso dietro le tue spalle.

Non dire mai: – Farò due passi avanti 

con gli occhi aperti e le orecchie ben tese 

per bere un sorso d’acqua alla fontana 

per corgliere una rosa dal cespuglio 

e, dopo, tornerò subito indietro.

Bevi quell’acqua e cogli pure il fiore 

ma non t’illudere: non si torna indietro

dal grande labirinto dell’amore

senza averlo percorso sino in fondo.

 

Ho visto nel mercato degli schiavi

una donna invocare le catene

vender sé stessa al prezzo di un sorriso

sputare sulla propria libertà.

Tu mi domandi: – Cosa devo fare

se non voglio finire come lei? –

Solo una cosa: non t’innamorare.

 

Se hai voglia di un marito o di un amante

sceglilo come un vitello al mercato:

tastalo bene e cercane i difetti,

soprattutto a chi pare non averne,

e se Cupido vuol darti il suo parere

ascolta ciò che dice e fai il contrario.

 

Lamento della dama scozzese

 

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Capito il messaggio, Brigitta?

La dama canta: – Ho visto un cavaliere 

che ha un solo vizio e tutte le virtù.

È bello, intelligente  valoroso

ma quel difetto sordido e meschino

come una voglia sul viso di un angelo

riduce a nulla tutte le sue doti.

Tutti gli altri peccati capitali

avesse in corpo, ma non l’avarizia.

Solo chi vale qualcosa è superbo

e l’uomo iroso almeno non è un vile

ma chi è taccagno non merita il mio amore.

Sopra la gola e l’amore del vino

potrei chiudere un occhio sorridendo

e la lussuria sarebbe una virtù

purché la esercitasse con me sola.

Ma come posso amare un uomo tirchio?

 

Congedo

Ho detto alle falene che la fiamma

dona luce e calore da lontano

e da vicino ti riduce in cenere

ma loro insistono a bruciarsi le ali.

Ho detto alla mia mula di tenersi

ben lontana dal ciglio della strada

se percorre un sentiero di montagna

ma lei continua a sfidare gli abissi.

Ed ho avvertito sia uomini che donne:

Non lasciatevi imporre la cavezza.

Non graffiate la mano con le spine

per una rosa pronta ad appassire.

Girate bene al largo dall’amore!

Uomini e donne sanno che ho ragione

ma inseguono la rosa e la cavezza.

Cinquanta sfumature di tirchio

Incipit

Patricia Ottaviani, nonostante la “c” infilata nel suo nome di battesimo, era un’italiana purosangue, ma, in quanto figlia di una professoressa d’inglese, aveva respirato la lingua e la cultura di oltremanica fin da bambina. Figlia d’arte, era stata la prima della classe in inglese per otto anni di seguito, dalla prima media alla maturità linguistica. Si era poi laureata in lingue col massimo dei voti, sostenendo una tesi sulla poesia elisabettiana. Poi, come tutti i laureati di talento, si era trovata davanti ad un bivio: tentare la carriera accademica, con la prospettiva di restare senza uno stipendio regolare per chissà quanti anni, o cercare subito uno stipendio sicuro, come insegnante di scuola media? Sua madre l’aveva incoraggiata a tentare la strada più ambiziosa.

– Figlia mia, – le aveva detto – quando mi sono laureata, io e papà ci eravamo appena sposati, ci stavamo facendo la casa e tua sorella era in arrivo; in quelle circostanze, non potevo rinunciare al posto fisso e per questo ho dato il concorso e sono andata ad insegnare la grammatica ai ragazzini. Ma tu non hai problemi di denaro; non hai marito e figli a cui pensare e puoi permetterti di seguire la tua strada. Se io e tuo padre abbiamo fatto tanti sacrifici, è stato proprio perché non li dovessi fare tu. Quanto a me, i soldi che mi ha lasciato tuo padre mi bastano e, in caso di bisogno, posso sempre ricorrere a tua sorella. Ricordati di quello che dice il poeta:

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I due volti del porfessor McCallan

Il povero è lo schiavo del denaro,

chi è ricco ne è padrone. Ma nessuno,

neppure un mendicante, è miserabile

quanto un ricco che è schiavo dei suoi soldi.

Coerentemente con questi insegnamenti, quando a Patricia si era presentata la possibilità di fare la lettrice di italiano in un ateneo britannico, aveva accettato al volo. Lo stipendio le avrebbe consentito di sopravvivere, e poco altro, ma che cosa voleva dire questo insignificante dettaglio, rispetto alla possibilità di mangiare e respirare lingua e letteratura inglese per un anno?

Forse avrebbe accettato con appena un briciolo di entusiasmo in meno, se avesse previsto che, per il gioco dei posti disponibili, sarebbe stata sbattuta non ad Oxford, a Cambridge  o in qualche ateneo di provincia a sud del Border, dove facesse caldo perlomeno d’estate, ma all’università di Edimburgo, dove la temperatura media è di un grado sopra lo zero, le vocali hanno una pronuncia intercambiabile ed il cibo è considerato immangiabile perfino dagli inglesi. In compenso, Edimburgo ha una posizione naturale invidiabile, vi si svolge il più importante festival teatrale del globo ed è la patria di Stevenson e di Scott, e quindi vi si può trascorrere un anno piacevole, nonostante il freddo e i denari contati.

Inoltre, all’università di Edimburgo c’è anche la possibilità di avere come vicino di ufficio un uomo affascinante come il professor Sean Mac Callan.

Trama

Patricia, al primo incontro con Sean (il massimo esperto mondiale di Walter Scott), riesce subito ad ottenere un appuntamento. I due iniziano una relazione , ma, dopo tre mesi, quando l’estasi della prima infatuazione comincia a scemare, Patricia si rende conto che Sean la porta sempre a mangiare nelle  tavole calde, va solo al cinema d’essai e non alle prime visioni, è capace di fare una scenata per un errore di due sterline nel resto…, ha insomma al massimo grado la tirchieria tipica degli scozzesi. Patricia, nonostante il disagio di vedere un difetto così meschino nell’uomo che ama, non sa decidersi a troncare la relazione, fino a quando Sean non si rifiuta di andare a vivere con lei, perché mettere su casa costerebbe troppo. Offesa dall’indelicatezza di Sean, Patricia torna in patria e cerca di dimenticare il suo amante, ma dopo un anno è lui a raggiungerla in Italia. I due vivono alcuni giorni di felicità, e Sean sembra ben accetto anche alla madre di Patricia, ma poi la ragazza scopre che l’incorreggibile scozzese, invece di fare il viaggio a sue spese, ha  cercato di addebitarne il conto all’università, “imbucandosi” nelle delegazione che doveva prendere parte a un congresso di studi. Stavolta la rottura sembra definitiva, ma dopo un anno Patricia apprende che, in gran parte per iniziativa di Sean, l’Università di Edimburgo vuole offrirle una cattedra di letteratura italiana. La ragazza, vedendo in ciò una manovra  di Sean per riconquistarla, gli telefona per dirgliene quattro, ma finisce per cedere nuovamente al fascino del suo ex (anche perché l’uomo, ormai pentito della sua grettezza , si impegna a mettere su casa con lei e addirittura a pagarle il viaggio in prima classe ad Edimburgo).

Commento

Lo spunto per il racconto mi è venuto da un episodio della vita di Evelyn Waugh, che cercò di fare una vacanza gratis in Spagna, imbucandosi senza averne diritto ad un convegno di teologia. Pensavo di fare una satira su certi costumi universitari, e invece mi è venuta una storia romantica, anche se in chiave ironica. Il dilemma di Patricia è, in fondo, lo stesso di Jane Eyre o della protagonista di Cinquanta sfumature: cosa deve fare una donna innamorata di un uomo affascinante ma che ha un lato oscuro? La risposta (che, naturalmente, in una situazione invertita, vale anche per gli uomini) è : accettare il lato oscuro, perché nessuno è perfetto, e sperare che l’amore possa aiutare il partner a correggersi. Ho ambientato la storia in Scozia, vista la proverbiale taccagneria caledonica, e pur sapendo che (almeno a giudicare da quello che ho visto durante il mio soggiorno di una settimana  a Edimburgo) si tratta di un pregiudizio altrettanto infondato di quello che vede gli italiani suonatori di mandolino e grandi amatori. Mi sono inoltre concesso la libertà di inserire nel racconto alcune poesie  di commento alla vicenda attribuendole a John Moneyless, un immaginario poeta antiromantico di cui Patricia studia le opere.