Morire per Pebep?

Incipit

– Comandante, c’è un altro pianeta in vista. – disse Pebeb, il navigatore dell’astronave Akubis, con gli occhi fissi sullo schermo dell’astro-radar.

– Vedi dei satelliti?- chiese il comandante Bolomco. In qualità d’alto ufficiale della flotta commerciale del pianeta Litadeital, si sentiva obbligato a mantenere un atteggiamento di elegante distacco di fronte ad ogni nuova scoperta, ma in realtà aveva il cuore (o meglio, l’organo che per i Litadeitaliani svolge le funzioni del cuore) in gola. Quando, durante una tempesta elettromagnetica, un guasto nel computer che calcolava la rotta aveva sbattuto l’astronave in quel sistema planetario mai esplorato da nessuno, aveva deciso, contro la volontà dell’equipaggio, di approfittare dell’incidente per visitare quello sconosciuto angolo di cosmo. Finora, avevano scoperto, oltre ad un’infinità di satelliti ed asteroidi, sette pianeti, intorno ad ognuno dei quali avevano messo in orbita il segnalatore che li rendeva, in base alle norme del Codice Galattico, proprietà litadeitaliana. Peccato che tutti i corpi celesti scoperti, per quanto fossero diversi fra di loro, avessero una caratteristica in comune: erano troppo freddi per essere colonizzati.

– Sembra che ce ne sia uno, molto vicino al pianeta.

– E il pianeta, è abitabile?

– Questo, saprò dirglielo fra poco. – rispose Pebeb. Dopo una decina di minuti, alzò lo sguardo dal monitor e proclamò: – Il pianeta ha condizioni climatiche ideali per la vita: atmosfera respirabile, temperature né troppo fredde né troppo calde, abbondanza di acqua.

“È la volta buona,” pensò Bolomco “non potranno accusarmi di aver sprecato tre mesi ad esplorare un sistema inabitabile.” Ma, impassibile come sempre, continuò a chiedere, senza il minimo tremito nella voce: – Ci sono tracce di vita intelligente?

– Direi di no, per ora. – rispose Pebeb. – La superficie del pianeta è coperta per la maggior parte da acque e da foreste e non ci sono tracce di stazioni orbitanti o di costruzioni alte almeno dieci chilometri. Quel pianeta è abitato solo da piante ed animali; o, se ci sono degli abitanti intelligenti, sono ancora nella preistoria. –

 Riassunto

safe_imageI Litadeitaliani (una razza di lucertoloni alieni) danno al pianeta sconosciuto il nome di Pebep, in onore del suo scopritore e si accingono ad esplorarlo (si tratta, in realtà, della Terra, ma questo viene chiarito solo gradualmente). L’astronave sbarca in un immenso deserto (il Sahara); mentre il comandante vede nella nuova scoperta solo un’occasione di conquista ed arricchimento, il giovane ufficiale Zonpin trova in una grotta un abitante del pianeta che si rivela una forma di vita intelligente, dotato di scrittura e addirittura in grado di disegnare una, per quanto rudimentale, mappa del cielo. Prima che i Litadeitaliani possano proseguire l’esplorazione, giunge loro un messaggio, da parte di una razza aliena rivale, i Diamannoriani. Essi sostengono di aver diritto al pianeta Nito (la terra), essendo sbarcati sul satellite Viosil (la Luna) prima dell’arrivo dei Litadeitaliani. Nonostante che Zonpin e Pebeb cerchino di far capire al comandante l’assurdità di fare una guerra per il possesso di un piccolo pianeta, si arriva allo scontro fra le due razze aliene, che si conclude senza vinti né vincitori. Bolomco muore combattendo ed entrambe le astronavi escono dallo scontro malconce, per cui i due equipaggi sono costretti ad abbandonare i loro progetti di conquista e ad unire le forze per ritornare al loro sistema solare. Mille anni dopo, mentre sulla Terra un ufologo tiene una conferenza in cui racconta il leggendario incontro ravvicinato, avvenuto nel deserto del Sahara intorno all’anno Mille, fra l’eremita Leonzio e gli extraterrestri, su Litadeital un professore racconta ai suoi allievi il leggendario viaggio dell’astronave Akubis sul misterioso pianeta Pebep.

Commento

Lo sbarco degli extraterrestri sul nostro pianeta è già stato raccontato migliaia di volte, ma mai, salvo errore, adottando il loro punto di vista. Quando scrissi il racconto, stavo leggendo alcune relazioni sulla scoperta dell’America e mi sono divertito ad attribuire ai miei alieni i sentimenti contradditori (da una parte sete di conoscenza e di avventura, simpatia per gli indigeni; dall’altra, avidità, ambizione, disprezzo per i “selvaggi”) che animavano gli esploratori del Nuovo Mondo. Il titolo è una parafrasi del famoso “Morire per Danzica”; i nomi dei personaggi e dei pianeti sono tutti anagrammi (provate, ad esempio, a vedere chi si nasconde dietro il nome del comandante Bolomco…)


Provate a vedere cosa viene angrammando il nome del comandante "Bolomco"...

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. wwayne
    Mag 01, 2014 @ 14:20:23

    Il mese scorso ho recensito un romanzo incentrato proprio su uno sbarco alieno: http://wwayne.wordpress.com/2014/04/07/giulio-cesare-cyberpunk/. Che ne pensi?

    Rispondi

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