Lo stagno dei lupi

Incipit

A Roma, alla fine del quarto secolo, dove le uniche lupe che si vedessero in giro erano quelle di bronzo che allattavano Romolo e Remo, si poteva anche pensare con preoccupazione ai barbari che premevano alle frontiere dell’impero, ma per i piccoli municipi sparsi sulle montagne dell’Appennino il nemico era lo stesso di mille anni prima: la bestia dalla coda pelosa e dai canini acuminati. Tutti i barbari dell’universo avrebbero potuto rovesciarsi sull’Italia, e sui monti ai confini di Umbria e Flaminia non sarebbe cambiato nulla, perché gli invasori a due zampe corrono dritti lungo le pianure e non si arrampicano sulle cime. Ma il passaggio di un branco di lupi voleva dire ben altro: le greggi decimate, il lavoro sui campi (che già rendono poco in tempi normali) trascurato perché i contadini, quando sono all’aperto, non vedono l’ora di rientrare al riparo, e, negli anni più funesti, qualche ragazzo imprudente che scompare e di cui, dopo settimane, si ritrova il cadavere sbranato. Però i lupi hanno questo di buono, rispetto agli invasori a due zampe: non stanno mai fermi. I Galli avevano messo radici nel territorio degli Umbri, i Romani in quello dei Galli e adesso i Goti stavano mettendo radici in quello dei Romani, ma i lupi, dopo aver predato un municipio, sono spinti dall’inquietudine che è al fondo della loro natura a cercare un nuovo territorio di caccia. Certo, ci sono sempre delle eccezioni, ed erano proprio due di quelle eccezioni che stavano terrorizzando Sarsina.

Nell’autunno dell’anno 1150 dalla fondazione di Roma, un branco di lupi era stato avvistato sui monti che circondano la patria di Plauto; erano predatori di passaggio, non interessati a uscire dai boschi, e se ne erano andati via senza fare danni. Prima che cadesse la neve sui monti, il branco era partito per altre mete, e Sarsina si era preparata ad affrontare un altro inverno di freddo, neve ed isolamento, ma senza bestie selvatiche che si aggirano sotto le mura della città.

Ma presto, nelle notti di luna piena, si era ricominciato a sentire gli ululati e una coppia di lupi era stava vista, prima nei pressi dei boschi e poi sempre più vicino ai luoghi abitati dall’uomo. Il branco aveva lasciato dietro di sé una femmina, gravida e sul punto di partorire, ed il suo compagno; i due animali si erano fatti una tana sicura e lì la lupa aveva messo al mondo i figli. Fino a quando i lupacchiotti avevano avuto bisogno delle cure materne costanti, il maschio si era limitato a procurarsi le sue prede fra gli animali del bosco; poi, per nutrire la sua prole, aveva allargato il raggio delle sue battute di caccia ed a farsi accompagnare dalla femmina. Forse avevano sentito che stava per arrivare un inverno più freddo del normale, e volevano fare una buona provvista.

Riassunto

Dopo che uno dei due lupi ha aggredito un ragazzino, la città di Sarsina cade nel panico. Illupo vecchio Flavio Olbulacco propone di organizzare una battuta da parte dei cittadini sarsinati, ma prevale il parere di affidarsi ad un luparo professionista. Viene assunto il vandalo Ghiselrico, un ex soldato germanico, che pratica il suo mestiere  più per il gusto della caccia che per il denaro. Ghiselrico si avventura nei boschi alla ricerca delle sue prede e, dopo una feroce battaglia in mezzo alla neve, sgozza i due lupi ed i tre lupacchiotti. I sarsinati esultano, meno Olbulacco : per lui, che i romani abbiano avuto bisogno di rivolgersi ad un barbaro per combattere la minaccia è quasi un presagio della caduta dell’impero.

Commento

Un altro racconto sulla caduta dell’impero romano, come Arrivano i barbari, ma stavolta in chiave seria anziché comica; oppure, se vogliamo, un racconto di Jack London, sul richiamo della foresta, (l’uomo Ghiselrico, in realtà, assomiglia più ai lupi che non ai cittadini di Sarsina), trasferito dal Grande Nord all’Appennino Romagnolo. Il personaggio di Ghiselrico è nato dalle pagine di Franco Cardini sui berseker, i guerrieri germanici che combattevano in uno stato di trance, quasi si fossero trasformati in animali, e da cui è nata la leggenda del licantropo.

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