Villa Brusantini

Incipit

Per gli sfaccendati che nel 1928, anno V dell’era fascista, passavano la domenica mattina nella Piazza Maggiore di Bellugo commentando la cronaca locale, la vendita di villa Brusantini fu una benedizione. Finalmente c’era qualcosa di nuovo su cui parlare.

Bellugo non era sempre stata una città in cui non succedeva niente. Fino a qualche anno prima, non passava mese senza che sulla sua gazzetta locale non appa­risse un titolo a nove colonne, per annunciare uno sciopero, un delitto politico o uno scontro di piazza. Ma da quando c’era il Duce, questi fatti non succedevano più o in ogni caso non era consigliabile discuterne pubblicamente. L’ultima volta che nelle chiacchiere della gente la po­litica aveva tenuto banco era stato nell’ottobre del 1926. Allora, due giorni dopo l’attentato a Mussolini, una squadraccia aveva devastato l’abitazione dell’onorevole Briganti e aveva sottoposto l’ex deputato socialista all’umiliazione dell’olio di ricino, incurante dei suoi capelli bianchi. Molti, compreso qualche fascista, avevano deplorato la violenza contro un povero vecchio; qualcuno lo aveva fatto a voce troppo alta e se n’era pentito. Dopo di che, la politica sparì dalle conversazioni in Piazza Maggiore, cedendo il posto alle storie di corna e alla piccola cronaca nera.

lupo

Luigi Parmeggiani, il vero Pariselli

Poi, cominciò il romanzo a puntate. Un giorno, si seppe che i conti Brusantini avevano venduto la loro villa, chiusa da anni, ad un certo Pariselli, un misterioso e ricchissimo parigino di origini italiane, che aveva intenzione di farla restaurare e usarla come abitazione. Poi, cominciarono i lavori e gli operai che vi prendevano parte rivelarono che il nuovo proprietario non era per nulla francese: non solo parlava un italiano perfetto e senza accento ma capiva il dialetto e conosceva bene la topografia del territorio bellughese. Deduzione: era uno dei tanti emigranti partiti per l’estero con le pezze ai pantaloni e che tornavano vecchi per trascorrere i loro ultimi anni dov’erano nati. Ma se le cose stavano così, com’è che nessuno a Bellugo ricordava di avere a Parigi un parente talmente ricco da potersi permettere una villa? E come mai sembrava che Pariselli non volesse farsi vedere da nessuno in città? Ogni lunedì, scendeva alla stazione, si faceva portare alla villa e lì stava fino al venerdì: passava il giorno a seguire i lavori e trascorreva la notte in una locanda.

Riassunto

Il misterioso Pariselli, sposato e con tre figlie, si rivela essere un ricchissimo collezionista e mercante d’arte, dai gusti squisiti, che oltre a restaurare la villa cadente la trasforma in un museo privato.  Le origini della sua ricchezza ed i suoi rapporti con Bellugo rimangono però un mistero, salvo che per una persona: il marchese Brusantini, l’ex proprietario della villa, e che è poi diventato il capo dei fascisti locali. Il marchese, incontrato per caso Pariselli in città, lo obbliga, fingendo una conversazione svagata, a confessare la verità sul proprio passato. Il tranquillo borghese, il raffinato amatore d’arte era, trent’anni prima, un anarchico estremista, tanto da essere costretto a lasciare l’Italia per aver attentato alla vita del socialista Briganti, lo stesso che i fascisti hanno perseguitato e costretto all’esilio.

La cornice ed il quadro 1.

Continua

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