Al bar Gagarin

Incipit

Yury Gagarin

Ai tempi della guerra fredda, Berlino e Gorizia non erano le uniche città divise dalla cortina di ferro. Anche un tranquillo paesino della bassa romagnola, come Brugola, era attraversato da un confine invisibile ma non meno reale: quello che divideva coloro che, il 18 aprile, avevano votato per il Fronte da tutti gli altri. Le due fazioni non erano arrivate al punto di erigere un muro e di evitare ogni contatto reciproco, ma si erano divise equamente i locali pubblici. Da una parte c’erano il bar Mazzini e quello della parrocchia, dall’altra il circolo ARCI e il caffè di Paolone (quest’ultimo non era ufficialmente legato a nessun partito, ma serviva da ritrovo per i socialisti ed il proprietario teneva dietro il banco una foto in cui stringeva la mano a Pietro Nenni). Il compagno che abitava in periferia, se aveva voglia di bere un caffè, preferiva sciropparsi un chilometro a piedi per andare al suo circolo, piuttosto che venire meno ai propri principi, ordinando un espresso al bar Mazzini, che pure sorgeva di fronte a casa sua; e l’anticomunista senza ombrello, sorpreso da un temporale davanti alle vetrine del bar ARCI, piuttosto che cercare rifugio nel covo dei nemici di classe, preferiva fare sotto l’acqua i cento metri che lo separavano dal locale cattolico. C’erano poi, fortunatamente, un paio di zone neutre, esercizi di proprietà privata, frequentati indipendentemente dagli schieramenti politici e dove, per un galateo non scritto, si discuteva solo di sport.

Questo rigido apartheid delle tazzine non c’era sempre stato ed anzi, negli anni immediatamente successivi alla Liberazione, era abbastanza comune vedere un repubblicano sorseggiare un espresso sotto il ritratto di Lenin o un socialista ordinare un caffè con panna al bar parrocchiale. Poi erano venuti Praga, il 18 aprile, il blocco di Berlino e, cosa più importante, le sberle a Minghini. Il maestro Minghini era il segretario della neonata sezione socialdemocratica; una sera di dicembre si era però avventurato nel circolo ARCI, contando che la sua fama d’intellettuale locale gli avrebbe consentito di esporre tranquillamente le sue idee. Se si fosse limitato alle idee, magari gli sarebbero stati concessi la libertà di parola ed i privilegi dell’ospitalità; purtroppo, dalle idee era passato alle persone, ed in particolare se l’era presa con una certa persona, talmente amata dai comunisti di Brugola che si era pensato di dedicargli il bar del circolo. Minghini fu schiaffeggiato e cacciato dal locale in malo modo; da allora in poi, per tutto il resto della sua lunga vita, ogni volta che, in un congresso di partito o facendo quattro chiacchiere con un amico, il discorso cadeva sul comunismo, il maestro, novello Catone, avrebbe ripetuto immancabilmente: “Quanto alla democrazia del PCI, non posso dimenticare che nel 1952 fui preso a sberle nel circolo ARCI per aver parlato male di Stalin.”

Riassunto

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Neil Armstrong

Il racconto racconta la storia della conquista dello spazio, com’è vista da due umili cittadini di Brugola: il professor Zambelli, repubblicano, filooccidentale, visceralmente anticomunista, da una parte; e dall’altra Comunardo, il barista del circolo ARCI, altrettanto visceralmente filosovietico. Quando l’Unione Sovietica lancia il primo satellite artificiale, e poi il primo uomo nello spazio, Comunardo ne è così entusiasta da ribattezzare il suo locale “Bar Gagarin” e fa pesare al professore l’insuccesso degli americani.  Zambelli ha la sua rivincita nel 1969, con lo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna; Comunardo, allora, scommette un caffè che, entro dieci anni, anche i russi saranno sbarcati sul satellite. Nel 1979, Zambelli viene nel bar a consumare il caffè, quando ormai la corsa allo spazio, che tanto entusiasmo aveva suscitato, è diventata indifferente a tutti.

Commento

È, se vogliamo, una variazione sui temi di Guareschi, con due personaggi che si beccano per tutta la vita ma, che in fondo, sono amici. Ho dato la parte dell’anticomunista ad un repubblicano, anziché ad un democristiano, perché mi sembrava più verosimile come ammiratore incondizionato degli Stati Uniti, e perché in Romagna è stato il PRI, più ancora della DC, ad opporsi al PCI negli anni della guerra fredda. Il paese di Brugola e i personaggi diel professor Zambelli e del maestro Minghini sono stati ripresi da un altro racconto, di pubblicherò presto un’anticipazione. L’episodio dell’anticomunista preso a sberle perché ha osato parlar male di Stalin nel circolo del PCI è autentico ed è avvenuto nel mio paese Forlimpopoli (unica differenza, riguardò un professore repubblicano, anziché un maestro socialdemocratico).

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