Il rap dello scout

Incipit

La menzogna è essenziale all’umanità
Marcel Proust

Non è vero che gli specchi non mentano; se li si guarda con la giusta disposizione d’animo, sono capaci anche loro di ingannarti ed adulare, e Stefano, quando dava un’ultima occhiata alla sua immagine riflessa, prima di partire per un campeggio, fino allora aveva visto un uomo maturo, “non grasso ma solo un po’ robusto” come avrebbe detto Obelix, tenuto in forma dalla vita all’aperto e reso autorevole dalla sua divisa di guida scout. Un’immagine sicuramente preferibile a quella dell’impiegato in giacca e cravatta, che appariva di solito su quella superficie lucida.

Quel giorno, tuttavia, lo specchio aveva optato per un’impietosa sincerità e Stefano vide sé stesso come appariva agli altri, quelli che non facevano parte dell’universo scoutistico: un bambino troppo cresciuto o un adulto che si divertiva a recitare la parte del bambino. Particolarmente sgradevole era la vista delle gambe, al di sotto dei pantaloncini corti: su cosce e polpacci si era accumulata tanta ciccia da farli sembrare dei prosciutti. Stefano si sentì deluso; quando, anni prima, aveva scelto di passare le ferie facendo da balia ai ragazzini, era stato spinto soprattutto dalla speranza di dimagrire facendo attività fisica.

Stefano sentì, in camera da letto, il rumore che faceva sua moglie quando si muoveva nel sonno, e questo gli fece ricordare un’altra delusione, più grave. Per anni Letizia aveva fatto delle ironie sulla doppia carriera del marito, che impediva a loro due di passare le vacanze nei posti frequentati dalle coppie normali. Sei mesi prima, aveva acconsentito ad accompagnare il marito alla festa di fine d’anno, forse per distrazione o perché non aveva capito che l’albergo di montagna dove avrebbero passato la notte le famiglie dei capi scout era in realtà poco più di una baita sperduta. Stefano ne era stato felice e adesso avrebbe voluto che sua moglie non avesse mai accettato quella proposta.

affiche

La locandina di Moonrise Kingdom

Riassunto

Stefano e Valerio, due guide scout dal carattere opposto (il primo è un padre di famiglia che crede profondamente nell’ideale dell’associazione, il secondo un dongiovanni che considera la sua attività coi ragazzini un semplice hobby) devono guidare i loro reparti in una escursione nel Delta del Po. La spedizione si svolge in un’atmosfera tesa: uno degli scout, Sandrino, è depresso perché suo padre ha appena lasciato la famiglia e Stefano ha un comportamento aggressivo verso i suoi ragazzi e verso Valerio. Quando Valerio cerca di avere una spiegazione con lui, Stefano lo rimprovera di avergli baciato la moglie sei mesi prima. Quello che per Valerio era stato un puro gesto di galanteria, per Stefano era stata una tragedia, che aveva fatto emergere i problemi del suo matrimonio. I due finiscono per fare a botte sulla spiaggia e vengono sorpresi da Sandrino; per non perdere la faccia, saranno costretti a usare la loro parola di scout per mentire sfacciatamente.

Commento

L’idea di scrivere un racconto ambientato fra i boy-scout mi è venuta dal film Moonrise Kingdom; trattandosi di una materia di cui non ho mai avuto esperienza, è probabile che nella storia abbia infilato chissà quante inesattezze. Il racconto si basa tutto sul rovesciamento dei ruoli: i due adulti si comportano in maniera più infantile di quelli a cui dovrebbero fare da guida, e Stefano, quello fra i due che più crede nell’ideale scoutistico, è quello che lo trasgredisce più gravemente, mentre il ragazzo Sandrino osserva perplesso le assurdità del mondo degli adulti. Il rap dello scout del titolo è una canzone immaginaria che, nel racconto, i ragazzi dei due reparti cantano insieme dopo essersi accampati

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