Continua il calvario dei pendolari

Lettera pubblicata sul forum Italians del 30 settembre, gestito da Beppe Severgnini.

Caro Beppe, contrariamente a quanto hai scritto in risposta al signor Romagnoli, i treni locali non sono rimasti gli stessi: sono peggiorati. Se paragono la mia esperienza di studente pendolare da Forlimpopoli a Bologna, venticinque anni fa, con quella attuale di lavoratore (sempre pendolare) sulla stessa linea, noto queste differenze.

1) I locali di oggi sono tecnicamente più veloci, ma ad ogni viaggio sono costretti a continui soste e rallentamenti, per problemi di circolazione alla linea (oltretutto, gestita da Bari). Il treno che prendo ogni mattina per andare al lavoro è stato rapido e puntuale fino a quando non gli han messo davanti un Frecciabianca e un Frecciarossa; adesso, è già molto se arriva a Bologna con solo dieci minuti di ritardo.treno_india

2) Nelle vecchie carrozze a scompartimento non era un problema trovare un comodo posto per sé e per le valigie; oggi si viaggia su treni moderni e aerodinamici, ma con sedili piccoli e scomodi, senza spazio per i bagagli e in condizioni di sovraffollamento tali da ricordare l’India di Kipling.

3) Ieri, alla stazione del mio paese c’erano un bigliettaio ed un capostazione; oggi ci sono soltanto un tabellone poco attendibile e una biglietteria automatica che è guasta per la maggior parte del tempo.

4) Ieri, i treni locali ricevevano un minimo di manutenzione; oggi, non si fa neppure più caso ai bagni e alle porte fuori servizio (sempre che le porte non si guastino al momento di partire, bloccando il treno per mezz’ora).

 5) Oggi c’è l’aria condizionata sui treni, ed è un progresso: però, metà delle volte o è troppo alta o non funziona oppure i suoi effetti sono annullati dal sovraffollamento di cui sopra.

6) Ieri, era possibile leggere in treno, senza essere continuamente disturbati dalla gente che si scambia salamelecchi al telefonino.

Tutti questi inconvenienti, a parte l’ultimo, non derivano da incapacità ma da una politica deliberata e dichiarata esplicitamente da Trenitalia: riservare tutte le risorse ai treni ad alta velocità e abbandonare a se stesso il trasporto locale.

Il giorno dopo, è uscita, sempre su Italians, una lettera di risposta, a firma del signor Paolo Marsigli, che riporto perché offre uno sguardo complementare sul problema.

Caro Beppe, anch’io faccio il pendolare, sulla stessa linea del sig. Cappelli per una tratta (Castel S. Pietro – Bologna) con i regionali e poi (Bologna – Milano) con i Frecciarossa. Come me tanti, tantissimi altri forzati del Frecciarossa. Quello che dice Cappelli è sacrosanto, ma solo finchè si parla dei regionali. Si’, infatti con i Frecciarossa l’andazzo è ben diverso. Anch’io in genere arrivo a Bologna con 10 minuti di ritardo, il problema è che troppo spesso arrivo a Milano con 20 o 30 minuti di ritardo. Sul regionale, l’ammetto, resto in piedi per scelta, sul Frecciarossa in genere resto in piedi per necessità: una volta esisteva una carrozza, la 12, per chi era sprovvisto di prenotazione, ora che l’alta velocità ha consentito a chi vive a Bologna di lavorare a Milano tale carrozza è stata eliminata, infatti se devi andare al lavoro sei obbligato a prendere il treno a prescindere dal posto a sedere, quindi sfruttando le necessità della gente l’abbonato AV è il pollo da spennare. Concordo, poi, sulle stazioni: non c’è più anima viva che possa aiutare i viaggiatori. Si, anche alla bella stazione AV di Bologna si trovano solo soggetti che raccontano balle o che fanno propaganda politica (anche questi raccontando balle). La manutenzione… è vero, sui regionali fa schifo, chiunque abbia mai preso il famigerato 2131 sa di cosa si parla. Peccato che sui Frecciarossa sia uguale… L’aria condizionata, poi, è un problema, solo che se non va in un treno in cui ci sono dei finestrini che si aprono è un problema risolvibile, se i finestrini non si aprono sono casini. Insomma, è vero che i treni sono una vergogna, ma NON è affatto vero che tutte le risorse siano state dedicate ai treni ad alta velocità, da utilizzatore di entrambi i servizi direi che è vero il contrario: l’AV è la mucca da mungere per mandare avanti la baracca, infatti i profitti sull’AV sono ciò che consente a Trenitalia di far circolare gli altri treni nonostante siano in perdita strutturale.

Concludo con alcune proposte per migliorare il servizio sulla linea Bologna-Rimini:

1)   Fino a quando non verrà attivato un terzo binario, abolire o ridurre al minimo indispensabile le frecce, di qualunque colore.

2) Far gestire il traffico da Bologna e non dalla lontana Bari.

timthumb 3) Sostituire gli invivibili “treni dei puffi” (così chiamati perché hanno i sedili piccoli e azzurri) con convogli lunghi e dalle carrozze più capienti.

 4) Imporre ai funzionari delle ferrovie responsabili per il traffico locale una multa in solido di un euro per ogni minuto di ritardo da un treno regionale, e di duecento euro per ogni treno regionale soppresso; utilizzare il denaro così ricavato per le spese di manutenzione.

5) Per i collegamenti fra Bologna e il forlivese, al posto dei treni per Ravenna con cambio a Castel Bolognese, sistema che ha già dato ampia prova di non funzionare, utilizzare treni locali che seguano il percorso Bologna-Folrì-Rimini, saltando le fermate sino ad Imola e facendo tutte quelle successive.

6) Dare ai treni in ritardo la precedenza su quelli in orario e ai treni passeggeri la precedenza in ogni caso sui merci.

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