A favore del doppio turno

Lettera pubblicata sul forum Italians in data 23 novembre, in risposta a quella di un altro lettore, che si era detto contrario al doppio turno. Ho cercato così di ribattere alle sue argomentazioni.

mauriac

Francois Mauriac: I presidenti del Consiglio della Quarta Repubblica passavano la settimana a tenere in piedi il governo e il week-end a governare.

Caro Severgnini, cari Italians a chi, come il signor Galli (“Legge elettorale, meglio il proporzionale” – http://bit.ly/19Ofzw8 ), dice che il doppio turno non cambierebbe nulla, si potrebbe chiedere di dare un’occhiata al di là delle Alpi. La Quarta Repubblica francese aveva gli stessi vizi di quella italiana: frazionamento dei partiti, coalizioni rissose, ministeri fragili e impotenti, strapotere delle lobby. Il doppio turno è riuscito a far uscire il paese dalla palude e oggi nessuno vorrebbe restaurare il proporzionale (ci provò Mitterand, ma tornò subito sui suoi passi.) Se Sarkozy od Hollande hanno dato cattiva prova è stato per colpa loro, e non perchè dovessero fare delle concessioni a Le Pn o ai trotzkisti (gli equivalenti francesi di Bossi e Bertinotti) o perchè, come diceva Mauriac, dovessero passare la settimana a tenere in piedi il governo e il week-end a governare. Non è vero, infatti, che il proporzionale dia ad ogni partito il giusto: favorisce i partiti medio-piccoli, come il PSI di Craxi o la Lega di oggi, dando loro un potere di ricatto e di interdizione sproporzionato alla percentuale dei voti presi.

Dite che i partiti piccoli sopravviverebbero ugualmente grazie ai patti di desistenza? E perchè i partiti grandi dovrebbero concedere loro seggi in cambio di voti, quando al doppio turno quasi sicuramente otterrebbero quegli stessi voti gratis?

Il doppio turno favorirebbe la sinistra? In Francia la destra, con questo sistema, ha vinto due elezioni su tre.

Aumenterebbero i costi delle elezioni? Facciamo quello che a suo tempo aveva proposto Ugo La Malfa: accorpiamo in un’unica giornata dell’anno (non due), possibilmente dopo la fine delle lezioni scolastiche, votazioni politiche, amministrative, europee e referendum, e vedrete che i risparmi compenseranno ampiamente le maggiori spese.

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La breve carriera artistica di Peter Bradley

Incipit

Interno giorno – Gli uffici dell’agenzia indiana

Il personale dell’agenzia, rannicchiato sotto le scrivanie, ascolta terrorizzato gli spari e le urla della banda di Joe il Messicano. C’è un attimo di silenzio e poi si ode la detonazione di un Winchester: i banditi hanno fatto saltare la serratura dell’agenzia con una fucilata.

Piano americano di Joe, fra i battenti spalancati, con un fucile in mano ed alle spalle i suoi uomini.

Gli impiegati dell’agenzia si alzano con le mani alzate.

JOE State comodi. Mettiamo subito le carte in tavola. Io non ce l’ho con voi e, se non fate storie, stasera potrete essere a letto con le vostre mogli, a farvi consolare della vostra brutta avventura. Ma se qualcuno vuol fare l’eroe e tira fuori lo sputafuoco, finite tutti quanti al cimitero. Avete capito, pezzi di m…?

TOM (anziano, dall’aspetto dignitoso) Abbiamo capito.

JOE Benissimo. Dove tenete nascosta la grana?

KESINGER (il direttore dell’agenzia indiana; borioso e vestito elegantemente) Tom, non dirgli una parola. (Rivolto a Joe) Pensi bene a quello che sta facendo. Questa volta lei non sta derubando una banca od un ricco proprietario, sta derubando il governo. E non credo che gioverebbe alla sua reputazione di Robin Hood impadronirsi del denaro che aiuta i pellirosse ad inserirsi nella civiltà.

Risata sardonica di Joe. Il bandito si rivolge a Falco Azzurro.

JOE  Falco, tu vivevi qui, non è vero?

FALCO AZZURRO Così essere.

JOE Ripeti al signore quello che mi hai detto quando ti ho domandato perché hai voluto lasciare la riserva ed unirti alla mia banda.

FALCO AZZURRO Dieci inverni fa, mio padre credere alle promesse dei visi pallidi e smettere di combattere…

Il regista interruppe la lettura del copione per riempirsi i polmoni di tabacco. Di regola, per la bisogna ricorreva alle sigarette, ma da quando era impegnato nella lavorazione di quel film era passato ai sigari, che gli sembravano più consoni all’atmosfera del vecchio West. Non per la prima volta, mentre manovrava l’accendino provò la tentazione di appiccare il fuoco alla stupida sceneggiatura che doveva filmare.

Riassunto

scf_1Peter Bradley è un uomo d’affari newyorkese in vacanza nello stesso sperduto paesino dove si sta girando un western di serie B. Il regista, per fargli uno scherzo, gli dà una particina nel film, quella del direttore di un’agenzia indiana, senza però avvertirlo che, secondo il copione, il suo personaggio dovrà essere malmenato e scotennato da un fuorilegge indiano. Quando il film esce, i dipendenti di Bradley avranno così la soddisfazione di vedere su grande schermo lo spettacolo del loro capo terrorizzato e umiliato.

Commento

Raccontino umoristico senza pretese, che mi ha dato l’occasione per sperimentare il genere della sceneggiatura.

Le due figlie della vedova Scozzoli

Incipit

Il defunto signor Scozzoli aveva lasciato alla famiglia due eredità preziose, grazie alle quali la vedova aveva potuto lasciare il suo appartamento in affitto, in un malinconico palazzone di periferia, e trasferirsi in centro, con le sue figlie. La prima eredità era stata l’assicurazione sulla vita. Era una bella somma, ma non sufficiente a realizzare il trasloco desiderato da anni, senza la seconda eredità: un cognato cancelliere di tribunale, servizievole e attaccato alle due nipotine. Da lui la vedova aveva appreso che un bell’appartamento, proveniente da un sequestro, sarebbe stato messo in vendita, a prezzi assai più bassi di quelli di mercato, ad un’asta giudiziaria.

La signora Luisa, mettendo assieme il denaro dell’assicurazione e un prestito della banca, era riuscita ad aggiudicarsi l’appartamento; aveva venduto l’auto del marito e col ricavato aveva saldato i conti con l’istituto di credito. La nuova sistemazione, al secondo piano di un immobile modernissimo, aveva subito entusiasmato le tre donne: cinque stanze più servizi, spazio e luce in abbondanza, l’ufficio della signora e le scuole delle signorine a pochi chilometri, i vicini cortesi.

Il cognato servizievole aveva fatto una sola raccomandazione: – Non fate domande su Paolo Colletti, il vecchio proprietario. Sapete com’è la gente dei quartieri alti: ci tengono alla reputazione del palazzo e non gli fa piacere ricordarsi di aver diviso il tetto con una persona che si è messa nei guai. Poi, anche se volessero rispondervi, non credo che saprebbero dirvi niente: quel tale aveva comprato l’appartamento per usarlo come ufficio, e non ci andava quasi mai. – Alla signora Luisa era sembrato di capire che chi l’aveva preceduta nel suo appartamento fosse morto fallito e che il fisco gli avesse sequestrato i beni come pagamento di tasse arretrate; ma, in ogni caso, anche senza i consigli del cognato, la cosa non l’avrebbe interessata più di tanto, perché una vedova con due figlie ormai grandi ha problemi più importanti delle traversie del defunto signor Colletti.

Riassunto

Le due figlie della signora Luisa non appaiono intenzionate al matrimonio, la minore (Geraldina) perchè i ragazzi non le interessano, la maggiore (Ginvera) perchè le interessano troppo. Quando un giovane architetto, Antonio Colombo, viene dalla vedova per restituire il portafoglio perso da Ginevra, ed è poi visto più volte aggirarsi sotto le finestre dell’appartamento, la signora Scozzoli crede di aver trovato il fidanzato per la figlia maggiore e combina addirittura un appuntamento fra i due; contemporaneamente, riceve la visita di un altro estraneo, il sedicente antiquario Paolo Tambini. Di ritorno dall’aereoporto, dove è andata a prendere Geraldina di ritorno dall’Inghilterra, la signora imageScozzoli trova casa sua devastata dai ladri, che non hanno però portato via nulla. Geraldina capisce come sono andate le cose: “Colombo” e “Tambini” erano due ladri venuti nell’appartamento per fare dei sopralluoghi e, poichè non hanno portato via niente, dovevano essere interessati a qualcosa lasciato dal precedente inquilino. In effetti, le cose stanno così: i due ladri erano stati ingaggiati, uno da un politico e l’altro da un boss della malavita per recuperare dei documenti che il losco faccendiere Paolo Colletti aveva nascosto in quello che era stato il suo ufficio; “Colombo” aveva effettuato il colpo per primo, senza però trovare niente e rovinando la piazza al suo collega. La signora Scozzoli, già traumatizzata dallo scassinamento di casa sua, rifiuta di fare ulteriori indagini; quanto ai documenti, durante la ristrutturazione dell’appartamento sono stati trovati dai muratori che, ignorandone il valore, li hanno distrutti.

Commento

Tentativo di racconto giallo-rosa, scritto per tirarmi su durante un periodo di depressione; forse per questo ho un po’ calcato i toni, soprattutto a spese della povera signora Scozzoli, terrorizzata dai ladri (come tutte le madri di famiglia, inclusa la mia) ma che, senza saperlo, apre le porte di casa sua a due di loro.