La ragazza dalla sciarpa rossa

Incipit

– Commissario McRavel, qual è stato il caso più memorabile della sua vita? –

Quante volte mi è stata rivolta una domanda del genere e quante volte io ho dovuto mentire, perché la risposta sarebbe stata troppo inverosimile! Ma fra le mura di questo club, dove il concetto di “verosimile” ha un significato ben più esteso che per la maggior parte della gente, posso permettermi d’essere sincero. Io potrò dimenticare tutti i casi della mia carriera, inclusi quelli la cui soluzione mi ha procurato encomi e promozioni; ma il caso della ragazza dalla sciarpa rossa, nel quale ufficialmente non sono stato neppure testimone, resterà impresso nella mia memoria fino all’ultimo.

Nell’inverno del 19.., dopo aver rotto con Ann, mi sentivo solo e depresso e il peggio era che mi trovavo in quella condizione di mia volontà.

Avevo conosciuto Ann l’inverno precedente, durante una gita nel Border Country per le feste di fine anno. Avevamo preso alloggio nella stessa locanda, e, chiacchierando al tavolo della prima colazione, scoprimmo di essere tutti e due edimburghesi e di abitare in quartieri confinanti. Nel pomeriggio, eravamo già diventati amici e, la sera prima della partenza, io bussai alla porta della sua camera e lei mi lasciò entrare.

Per quasi un anno, la nostra storia andò avanti a gonfie vele. Lei abitava con la famiglia di sua sorella e potevamo incontrarci, a casa mia, solo quando i nostri orari di lavoro lo consentivano: in media, due fine settimana su tre. Solo durante le ferie estive, potemmo permetterci un’intera settimana assieme in una locanda di campagna, come quella del nostro incontro. A volte mi lamentavo con lei delle circostanze che ci obbligavano a stare anche quindici giorni senza vederci, ma erano solo parole. In realtà, il nodo che ci legava andava benissimo così, né troppo largo né tanto stretto da diventare una catena, sia per me sia per Ann. Almeno, allora così credevo. Mi fidavo delle teorie dei miei colleghi, secondo le quali una donna è tanto sensibile al fascino della nostra divisa, quanto è riluttante a mettere su famiglia con un mal pagato tutor dell’ordine.

Riassunto

red-ribbonMc Ravel, il narratore (al tempo del racconto ancora un semplice agente della polizia di Edimburgo) accetta un incarico fastidioso (andare in un villaggio di contadini, Bragborough, per raccogliere alcune deposizioni su un caso di scarsa importanza) per distrarsi dai suoi problemi personali. Ha infatti rimpianti e sensi di colpa per aver lasciato la sua fidanzata, Ann, quando la ragazza aveva cominciato a fare discorsi matrimoniali. A Bragborough Mc Ravel è costretto, da un temporale, a passare la notte in una piccola locanda, il cui proprietario, Brodie, gli racconta la triste storia di Jennie Deans, una ragazza del paese, sparita senza lasciare tracce qualche anno prima. Dopo una notte inquieta, in cui gli è sembrato di udire le voci della ragazza scomparsa e del suo amante, Mc Ravel dà un passaggio ad una bizzarra autostoppista, che gli racconta la sua versione della storia di Jennie. La ragazza si era innamorata di Peter Braggart, un piccolo criminale e spacciatore di Edimburgo, e, nell’illusione di convertirlo ad un’esistenza onesta, gli aveva fatto credere di essere incinta; Peter, allora, l’aveva portata in un boschetto e si era sbarazzato di lei con un colpo alla nuca. A questo punto, la narratrice si toglie la sciarpa e mostra una ferita dietro al collo; solo allora McRavel capisce di aver ascoltato la storia dell’omicidio dal fantasma della vittima, e sviene. I resti di Jennie vengono ritrovati nel punto indicato, e sepolti nel cimitero del villaggio; McRavel imparerà dalla sua straordinaria esperienza a rispettare le donne.

Commento

Si sarà capito che i miei racconti fantastici sono fiabe d’ambiente moderno e non storie dell’orrore; per una volta, tuttavia, ho voluto provare a scrivere una ghost-story tradizionale per la struttura e per l’ambientazione scozzese. (Per descrivere Bragborough, mi sono un po’ rifatto a South Queensferry, un paesino che ho visitato durate il mio soggiorno ad Edimburgo e che, nonostante sia a poche miglia dalla metropoli, ha l’atmosfera di un borgo sperduto, stretto fra la campagna ed il mare). Ho cercato di dare al racconto un po’ di spessore psicologico: il narratore vede riflessa, nella storia di Peter e Jennie, la storia sua e di Ann (anche lui ha abbandonato la sua ragazza, pur sospettando che fosse incinta) e l’incontro col fantasma sarà per lui un’occasione per maturare.

La carrozza della dama in nero

Icipit

Dal diario di un apprendista libertino

Nel 1788, pochi mesi dopo che a Praga era andato in scena il Don Giovanni, la ben nota vicenda ebbe una replica fuori programma a Londra, con il marchese di Burdon, il più sfrenato libertino dei suoi tempi, nella parte del protagonista. Ci fu però una differenza, rispetto al capolavoro di Mozart: mancava la Statua del Commendatore. Fu una delle vittime del seduttore ad uscire dalla tomba, ed a provvedere da sé alla vendetta.

 Il mio amico Olderburr  ha appena ricordato la figura inquietante di lord Stanhope e la sua tragica fine, ai tempi di Giorgio 2. Il marchese di Burdon tenne, nella sua generazione, il posto che era stato di lord Stanhope e che avrebbe poi occupato lord Byron, ma dei tre fu indubbiamente il meno luciferino: non pasticciava con la magia nera, non aveva ambizioni politiche, non scriveva versi inneggianti a Caino e Satana. Si limitava a cercare il suo piacere a qualunque costo, a tenere intorno a sé una corte di giovani scapestrati, in genere appena arrivati alla maggiore età ma già intenzionati a seguire le orme del loro maestro, e soprattutto a fare collezione di donne. Questa non era solo un’espressione figurata: nella galleria del suo palazzo, al posto delle opere d’arte, aveva fatto mettere delle vetrinette con dei ciuffi dei capelli, ognuno proveniente dalla testa di un’amante diversa, e la collezione era già cresciuta al punto di riempire mezza parete. Ogni cimelio era accompagnato da un’iscrizione in caratteri cifrati, ma spesso, dopo i suoi banchetti, quando era particolarmente allegro e riscaldato dal vino, il marchese assumeva la posa di un vecchio generale che mostra i propri trofei e raccontava ai suoi accoliti a quali donne appartenessero quel ricciolo biondo o quella treccia rossa e in quali circostanza li avesse conquistati.

Riassunto

a_rake_s_progress

Nel famoso quadro di Hogarth, Tom Rakewell congeda la fidanzatina per iniziare la sua carriera di libertino.

Paul Blake, uno studioso del costume settecentesco, riporta  la storia del Robert Leith, marchese di Burdon, così com’è raccontata nel diario e nelle lettere di Richard Barr, amico e compagno di libertinaggio del marchese. Richard, un giovane signorotto di campagna, non ancora del tutto corrotto, confida a Robert di essere perseguitato da Cynthia, la sua vecchia fidanzata del villaggio, che si diverte a mandargli a monte tutte le sue imprese di seduzione; il marchese rivela a sua volta all’amico di essersi trovato lui pure in una situazione simile. Anni prima, fu sul punto di sposare un’ingenua ragazza da lui sedotta e messa incinta, Iphigenia Cooper, ma preferì poi congedarla con una lettera glaciale. Iphigenia morì poi di parto, ma al marchese è sembrato di riconoscerla in una donna in abiti vedovili incontrata ad un ballo. Al ballo successivo, il marchese accetta l’invito della dama in nero a salire sulla carrozza di lei; poche ore dopo, il libertino, morente e delirante viene deposto davanti alla porta di un medico. Barr rifiuta di credere a quella che sembrerebbe l’unica spiegazione possibile, che la misteriosa donna fosse il fantasma vendicativo di Iphigenia; tuttavia, la morte dell’amico lo segna profondamente, inducendolo ad abbandonare il libertinaggio e a sposare Cynthia, che in fondo non ha mai smesso d’amare. Anni dopo, Barr scoprirà casualmente chi fosse in realtà la dama in nero: Electra Cooper, la sorellastra di Iphigenia, che aveva attirato in casa sua Robert, non per vendicarsi ma per chiedergli di riconoscere la figlia nata dalla sua vecchia relazione. Di fronte all’immagine della bambina, il cuore del marchese, malato ed indebolito dagli stravizi, aveva ceduto.

Commento

In questo racconto, (dove, a differenza che negli altri del Ghost Club, il mistero trova alla fine una spiegazione razionale, anche se, lo ammetto, un po’ sforzata e melodrammatica) ho voluto parodiare le trame dei romanzi sentimentali in costume che si vendono nelle edicole ed in cui è d’obbligo la presenza di un “lui” libertino e di una “lei” virtuosa ed ingenua. Lo stesso tema (la vendetta di una ragazza sul suo seduttore) è svolto in contemporaneamente come un romanzo gotico e come una commedia a lieto fine; credo però che mi sia venuto meglio l’intreccio secondario, con Richard e Cynthia, un libertino che è in realtà un ingenuo ed una vergine virtuosa sì, ma anche scaltra. L’ambientazione settecentesca mi ha consentito di utilizzare la tecnica del romanzo epistolare, un genere che il vantaggio di poter mostrare la stessa storia da diversi punti di vista e lo svantaggio di essere diventato anacronistico dopo l’invenzione del telefono.

Il vaso di terracotta

Incipit

 – Mi chiamo Jonathan Everton, e dirigo un’edizione locale del Bows Bell. Se un posto come il mio viene dato ad un giornalista giovane, significa che sta facendo carriera e si prepara a salire verso incarichi più importanti; se viene dato ad un anziano, è il premio di consolazione dopo una carriera lunga, onesta e senza lampi di genio. Visto che ormai da tempo ho i capelli bianchi, inutile precisare quale sia il mio caso. Eppure, quand’ero giovane e lavoravo per il gruppo Scrap da appena due anni, sono stato sul punto di spiccare il salto verso la serie A, di essere accolto nell’Olimpo dei giornalisti che mettono la firma in cima all’articolo anziché in fondo. È vero che il mio breve successo professionale non è stato merito mio, ma di Orton il folletto.

 Nel nostro ambiente, il Bows Bell e l’Evening Star sono soprannominati “dr. Jeckyll e mr. Hyde”. Il Bows Bell è un quotidiano dalla grafica raffinata, su cui appaiono gli articoli di scrittori famosi e docenti universitari. Se ogni traccia del Times sparisse dalla faccia della terra, il Bows Bell diventerebbe il giornale più prestigioso delle isole britanniche. L’Evening Star, nonostante il suo nome poetico, è un giornalaccio, che mette in prima pagina, a rotazione, donne nude, delitti truculenti e fenomeni inspiegabili (in genere, apparizioni di UFO o di fantasmi). Un lettore del Bows Bell si vergognerebbe anche solo a leggere i titoli dell’Evening Star in edicola, eppure i due giornali appartengono allo stesso gruppo editoriale, hanno la sede nello stesso palazzo, con molti uffici in comune, e quasi tutti i giornalisti del quotidiano prestigioso si sono fatti le ossa nel tabloid, compreso il sottoscritto. Poiché siamo in Inghilterra, il secondo paese delle caste dopo l’India, ogni giornalista del Bows, compreso il curatore dei necrologi, sente di appartenere ad una categoria superiore ai suoi colleghi dell’Evening, compreso il direttore responsabile. Io stesso, se penso che sono riuscito a passare da un giornale all’altro, sento di non aver vissuto invano. L’unica consolazione di chi lavora all’Evening è sapere che il gruppo Scrap (e quindi, anche lo stipendio dei colleghi snob) economicamente si regge sugli introiti del fogliaccio.

 Riassunto

Jonathan Everton è un giovane giornalista che lavora per un tabloid scandalistico (l’Evening Star), occupandosi di paranormale senza crederci. Grazie al suo lavoro, egli viene a sapere della misteriosa apparizione di un folletto irlandese, di nome Orton, in un cottage alla periferia di Londra; non se ne lascia impressionare ed anzi decide di affittare  il villino, rimasto vuoto dopo la morte del precedente inquilino, il reverendo Dyson. La prima notte che trascorre nella sua nuova casa, a Everton appare Orton, che gli racconta la sua storia. Il reverendo Dyson (un ex ecclesiastico anglicano, appassionato di esoterismo e magia) pronunciando un incantesimo su un vaso di terracotta pieno di terra leprechaunirlandese, aveva reso Orton suo schiavo; e quando il reverendo era stato sfrattato dal cottage, si era servito del folletto per scacciare i nuovi inquilini, i coniugi Hobson. Adesso che il suo vecchio padrone è morto, Orton spera che Everton vorrà annullare l’incantesimo, infrangendo il vaso di terracotta; invece, l’ambizioso giornalista decide di utilizzare a proprio vantaggio gli straordinari poteri del folletto (in grado di muoversi alla velocità del pensiero, e di penetrare non visto nei luoghi più segreti). Grazie alle informazioni ricevute da Orton, Everton riesce ad inanellare uno scoop dietro l’altro e a fare una fulminante carriera, venendo assunto da un giornale di prestigio (il Bows Bell). A questo, punto, secondo i patti, Orton avrebbe diritto alla libertà, ma Everton non se la sente di rinunciare al suo informatore soprannaturale. Quando però il giornalista trasloca in una nuova casa, il vaso magico di terracotta viene distrutto da un operaio, accidentalmente (o forse per opera di Orton). Senza più il folletto a fornirgli le dritte, Everton non riesce più ad ottenere scoop, e dovrà rassegnarsi ad una carriera giornalistica senza infamia e senza lode.

Commento

Anche all’origine di questo racconto c’è una leggenda  medievale, riportata sul Penguin Book of Ghost Stories: quella del duca Raimondo di Correse, che era informato degli avvenimenti d’Europa grazie a uno spirito di nome Orton. Ho trasferito nel mondo del giornalismo spazzatura una trama tipica delle fiabe: l’uomo che, grazie ad un essere od un animale magico (come il rombo dei fratelli Grimm) ottiene potere e ricchezza, e poi li perde per non aver saputo moderare i suoi desideri. Poiché mi piace autocitarmi, per  il suo incantesimo  il reverendo Dyson fa ricorso al manuale di Wenderbinder (un libro magico che ricorre in un’altra mia serie di racconti fantastici).