Il pianeta dei romanzi

Incipit

 Quella scoperta mi lasciò atterrito. Che cos’era dunque l’immaginazione? Era lei che faceva esistere quello che credeva di inventare o non inventava nulla perché tutto già esisteva?

Alberto Ongaro La taverna del doge Loredan

Il professor Cesare Beccalossi insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea in un ateneo di provincia. È un bravo insegnante, stimato da alunni e colleghi, ma non è quello che si dice un luminare di fama internazionale ed anche negli ambienti accademici italiani molti ignorano il suo nome. Eppure, rispetto a tutti gli altri suoi colleghi, ha avuto un privilegio. Di solito, un professore entra nel mondo della letteratura con la mente e, talvolta, con la fantasia; Beccalossi è l’unico che ci sia entrato con tutto se stesso.

 Un altro Cesare affermò che avrebbe preferito essere il primo in un paesino di montagna piuttosto che il secondo a Roma. Anche Beccalossi, agli inizi della sua carriera, aveva fatto un ragionamento analogo. Dal momento che Dante, Leopardi, Manzoni, ecc., sono già stati studiati in tutte le salse e continuano ad esserlo dai professori di maggior calibro, se ci si vuole fare un nome come critico letterario è meglio scegliersi un campo poco battuto ed in cui non si abbiano rivali. Per questo, Beccalossi aveva dedicato tutte le sue ricerche alla riscoperta d’autori minori e, in quel momento, era impegnato in dotti e profondi studi sul romanzo poliziesco all’italiana.

Una sera d’inverno, Beccalossi stava andando in treno da Mantova a Parma, dove avrebbe dovuto tenere un intervento su Il giallo fantapolitico dagli anni di piombo ad oggi al convegno su Politica e società nel romanzo italiano postneorealista. Il testo era pronto da un mese, ma rischiava di essere già superato. Quindici giorni prima era uscito ImmagineIl ponte della Pilotta, un giallo ambientato nella capitale dei Farnese, che aveva ottenuto un notevole successo di pubblico per le sue allusioni ad un clamoroso scandalo finanziario. L’autore si era firmato “Gufo Sapiente” e, per qualche giorno, era corsa voce che lo pseudonimo ornitologico nascondesse una persona bene informata sui fatti che avevano scosso la città. Tre giorni prima, un giovane giornalista economico della “Gazzetta di Parma” aveva rivelato di essere l’autore del libro. Tanto meglio per la pubblicità, ma tanto peggio per Beccalossi, che non poteva riscrivere da capo a piedi la relazione ma doveva in ogni caso infilarci almeno qualche allusione al romanzo di cui tutta l’Italia parlava.

 Riassunto

 Il professore universitario Cesare Beccalossi, studioso di letteratura poliziesca, si addormenta mentre è sul treno per Parma, impegnato nella lettura di un romanzo giallo, intitolato Il ponte della Pilotta; al risveglio, scopre di essere entrato in una dimensione parallela, dove i romanzi sono reali e la nostra realtà è quella dei romanzi. Così, in questa Parma parallela, Fabrizio del Dongo e il capitano Bellodi, sono realmente esistiti e a loro sono dedicate delle piazze; viceversa, Callisto Tanzi o Tamara Baroni esistono soltanto come personaggi da romanzo. Il professore incontra così due figure del libro che stava leggendo, l’ingenuo Alfredo e la dark lady Fulvia; pranza con l’investigatore, il commissario Gaudenzi, e gli rivela la soluzione del mistero; infine, scopre di essere lui stesso un personaggio. Appare infatti, anche se solo per un paio di pagine, in un romanzo erotico, L’ospite non invitato, che ha come protagonista un suo amico e collega, il Immagine2professor Bonghi… Beccalossi si addormenta fra le pagine del libro e, quando si risveglia, è ritornato nella sua realtà consueta. Un semplice incubo? Forse no, visto che la storia raccontata in L’ospite non invitato (una relazione fra Bonghi e una sua allieva) si rivela realmente accaduta; e che di lì a poco esce una nuova edizione de Il ponte della Pilotta, con un’importante variante nella trama: a differenza che nella prima stesura, il commissario Gaudenzi, grazie alle indicazioni fornitegli da un misterioso vecchietto, riesce a risolvere il caso e a salvare Fulvia da una morte tragica.

Commento

Un altro racconto alla Borges o alla Pirandello, scritto in precedenza e poi inserito nel ciclo del Ghost Club (è, infatti, l’unico delle serie non in prima persona). L’idea del personaggio che entra nel libro o nel film non è nuova (basti pensare a La rosa purpurea del Cairo), però l’idea di raddoppiarne l’effetto, immaginando che, dove il romanzo è realtà, la nostra realtà sia un romanzo, credo che non sia venuta a nessuno. Avere ambientato la storia a Parma è stato un omaggio ad una città che amo moltissimo, legata all’unico dei miei anni di insegnante che ricordi con soddisfazione.

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