Mercurio

mercuryIncipit

Carlo ebbe la sensazione che una forza poderosa lo avesse tolto dal letto e portato a spasso per il cielo, ma tenendolo con tanta delicatezza da non turbare nemmeno il suo sonno. Ad un certo punto, la forza misteriosa lo pose a terra per poi sparire. Carlo aprì gli occhi e capì che non era più nel suo mondo. Intorno a lui c’erano, in apparenza, solo rocce e crateri e per un momento Carlo credette di essere finito sulla Luna, ma poi alzò gli occhi al cielo e vide che non era lo stesso cielo che faceva da sfondo alle immagini di Armstrong e Aldrin. Il sole che stava tramontando all’orizzonte era dieci volte più grande del normale; e le stelle che avevano ormai riempito due terzi della volta celeste non si limitavano a brillare e a dare luce, ma si muovevano, con un moto percepibile anche se lento. Lo spettacolo era talmente insolito che Carlo rimase affascinato a contemplarlo per diversi minuti, poi si ricordò che, se voleva lasciare quel deserto, gli conveniva approfittare di quel raro momento in cui non c’era né il buio completo né un sole accecante. Guardò l’orizzonte e vide, con sua grande sorpresa, che, in tutto quel tempo, il sole, che sulla Terra sarebbe ormai già tramontato completamente, era rimasto pressoché immobile.

Nei sogni la forza di gravità esiste e non esiste, per questo Carlo non provò particolare sorpresa nel vedere che lui, senza avere mai praticato l’atletica leggera in vita sua, ogni volta che muoveva i piedi in avanti, riusciva a spiccare un balzo sufficiente a battere i record mondiali di salto. Piuttosto, lo preoccupava il fatto che, per quanto riuscisse a percorrere enormi distanze senza fatica, intorno a sé continuava a vedere le stesse rocce e gli stessi crateri, senza il minimo indizio della presenza di un altro essere umano; e intanto, anche se pian pianino, il sole stava tramontando e Carlo rischiava di doversi fermare per una notte che sarebbe potuta essere lunga come quelle del polo Nord. Poi l’indizio apparve: una colonna marmorea sopra la quale erano stati scolpiti, lungo tutta la sua altezza, due serpenti attorcigliati. Vedendo il simbolo del caduceo, Carlo comprese finalmente dove si trovava: su Mercurio, il pianeta più caldo e più freddo, più veloce e più folle del sistema solare, dove i giorni sono lunghissimi e gli anni fulminei. Il nostro eroe si ripromise, nel caso che Dario lo avesse invitato di nuovo alla proiezione di un documentario scientifico, di seguirlo con attenzione, senza farsi vincere dalla noia: avere delle nozioni di astronomia poteva essere sempre utile.

Trama

Giambologna%20-%20MercurioCarlo raggiunge un’autostrada, percorsa da ogni tipo di veicoli ad altissima velocità, e spera inutilmente di farsi dare un passaggio con l’autostop. Finalmente, sulla strada passa un pedone. Si tratta di una vecchia conoscenza di Carlo: Ermes, un dirigente della sua ditta di import-export, la XYZ, proverbiale nell’azienda per il suo frenetico attivismo, che non gli è però servito ai fini della carriera. Adesso, su Mercurio, passa la vita facendo jogging sull’autostrada che corre in tondo intorno al pianeta. Dopo che Ermes si è allontanato, Carlo, correndo, riesce ad uscire dall’orbita di Mercurio e, andando a piedi per i cieli, arriva fino a Venere.

Commento

Nella mitologia greca, Ermes (o Mercurio) era il dio della velocità, nonché il protettore dei mercanti e dei ladri; dal punto di vista astronomico, Mercurio è il pianeta più veloce nella sua orbita intorno al sole, il che porta a situazioni paradossali (come il fatto che i giorni siano più corti degli anni). Per questo, la prima stazione del viaggio interplanetario è dedicata ai temi della velocità e degli affari. Ermes è l’incarnazione di entrambi: un manager rampante il cui attivismo è diventato fine a sé stesso, come la sua corsa in autostrada che lo riporta al punto di partenza. (Fra l’altro, come il suo dio omonimo, Ermes è anche un po’ ladro: più avanti, nel romanzo, si scoprirà che ha l’abitudine di prendersi come ricordo gli asciugamani degli alberghi).

 

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