Marte

marteIncipit

A differenza di noi romanzieri, i sogni non hanno obblighi di coerenza narrativa e di verosimiglianza. Posso ad esempio assicurare i miei lettori che, nella sua vita da sveglio, Carlo sarebbe stato troppo orgoglioso per dare a Verena ciò che, due anni prima, le aveva rifiutato a suon di schiaffoni. E, se questo fosse un romanzo, sia pure di fantascienza, Carlo non riuscirebbe mai a lasciare il secondo pianeta e morirebbe avvelenato dal biossido di carbonio dell’atmosfera venusiana. Ma, trattandosi di un sogno, possiamo accettare che il nostro eroe trovi una sonda in grado di riportarlo a casa e, pur essendo completamente a digiuno di astronautica, riesca a pilotarla, basandosi su un manuale d’istruzioni, oltretutto in cirillico. (Nella realtà, Carlo aveva studiato un po’ di russo all’università, ma certo non lo conosceva tanto bene da decifrare immediatamente un testo scientifico; a parte il fatto che non si vede perché i russi avrebbero dovuto mettere un manuale d’istruzioni su una sonda priva di equipaggio). Però, anche in un sogno, sarebbe stato troppo pretendere che il novello cosmonauta riuscisse a compiere il suo primo volo interplanetario senza intoppi.

E infatti, quando Carlo, dopo un viaggio di durata indeterminata, vide apparire un pianeta nell’oblò della sonda, si rese conto, dopo una frazione di secondo di euforia, di aver sbagliato la rotta. Sul corpo celeste davanti a suoi occhi non c’era segno di nubi o di oceani, ma uno strato di colore rosso, più o meno denso, che ne copriva tutta la superficie; e intorno a lui, invece di una luna pallida e tonda, ruotavano due satelliti, ancora più rossi di lui e di forma irregolare. Non era la Terra, ma Marte.

Carlo capì cos’era successo: aveva oltrepassato l’orbita terrestre senza accorgersene, mentre il suo pianeta natale si trovava dall’altra parte del Sole. Carlo si mise allora a sfogliare freneticamente il manuale in cirillico, ma prima che riuscisse a trovare il capitolo intitolato COME INVERTIRE LA ROTTA, la sonda finì nel campo gravitazionale del pianeta rosso e cominciò a precipitare. Poiché su Marte non ci sono né nubi né atmosfera, Carlo, mentre precipitava dal cielo, poté perlomeno godersi lo spettacolo dagli oblò senza impedimenti: i vaghi disegni scuri sulla superficie del pianeta si fecero più definiti, e si rivelarono per essere le vette di catene montuose, alte il doppio delle più elevate cime dell’Himalaya. La sonda riuscì ad evitare di schiantarsi sopra una montagna e Carlo si illuse che non avrebbe avuto troppi problemi ad ammartare su una pianura, ma poi si ricordò che su Marte, pianeta piccolo ma incline all’esagerazione, c’erano sia le maggiori altezze che i canyon e le grotte più profonde del sistema solare. Infatti, proprio in quel momento, Carlo si accorse che la sonda stava puntando dritta su una voragine che si era aperta improvvisamente sotto i suoi occhi. Carlo cominciò a manovrare i comandi alla cieca, e dopo pochi secondi sentì l’astronave sbattere violentemente contro il suolo marziano.

figura_marte_ares_03000228cRiassunto

Carlo prima scopre un’enorme falce e martello tracciata sulla superfice del pianeta rosso; poi, in una caverna, incontra un gruppo di alieni, fra cui un vecchio saggio che gli racconta come, da mesi, Marte sia dilaniata da una guerra civile, fomentata da due viaggiatori provenienti dalla terra e divisi da un odio implacabile. I due nemici hanno messo la loro base, uno sul satellite Phobos e l’altro sul satellite Daimos, da dove lanciano deliranti messaggi televisivi, incitando i marziani a combattersi fra di loro. Carlo riconosce nei due seminatori di zizzania due ex colleghi: i cugini Martini. Fabio e Damiano Martini erano due dipendenti della XYZ (Fabio impiegato, Damiano sorvegliante) di idee politiche opposte (Fabio comunista rivoluzionario, Damiano nostalgico del fascismo) ma ugualmente fanatici e ottusi; i due erano stati licenziati dopo essersi scontrati fisicamente durante una manifestazione no-global, a causa di una battuta di Fabio sulla calvizie di Damiano. Desolato nel vedere come i due cugini siano riusciti ad esportare il loro fanatismo persino fuori della Terra, Carlo chiede aiuto al vecchio saggio per tornare a casa; il marziano lo conduce su una sonda americana, simile a quella di 2001 odissea nello spazio e guidata da un computer parlante. L’astronave, tuttavia, invece di riportare Carlo sulla Terra, lo porta ancor più lontano, verso Giove.

Commento

Marte era il dio della guerra, e quindi questa tappa del viaggio interplanetario di Carlo è dedicata al tema della guerra, non nel senso limitato di scontro militare fra due stati, ma in quello di conflitto, division, odio civile, come la faida tra fascisti e comunisti, iniziata quasi un secolo fa e che continua ancora oggi ad affliggere l’Italia. La morale dell’episodio sta in questo scambio di battute.

– Mille volte – commentò il marziano – ho sentito raccontare questa storia, e non riesco a crederci. È possibile che quei due, solo per una battuta sulla calvizie, abbiano scatenato una guerra che coinvolge tutto un pianeta?

– Molte guerre, da noi, sono scoppiate per motivi anche più stupidi. Ma la battuta sulla calvizie o le manganellate sono state solo una scusa. C’è una razza di persone che gode ad odiare e ad avere dei nemici, come altri godono ad amare ed essere amati, e loro due ne fanno parte.

– E gli uomini di quella razza sono numerosi?

– Sono pochi, ma hanno uno strano fascino, che consente loro di farsi seguire dagli altri.

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Il modello di Fabio

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Il modello di Damiano

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