Tra poeti e beccai

Tra poeti e beccai è un romanzo storico ambientato nella Bologna del 1321, ai tempi della lotta fra Guelfi e Ghibellini, frutto in gran parte dei miei studi universitari di storia medievale. Credo che sia il migliore dei miei romanzi; se non altro, mi ha procurato la soddisfazione di arrivare terzo al premio letterario Città di Forlì del 2012. È la storia dell’Ordine dei frati gaudenti, una società segreta goliardica, i cui membri passano il tempo fra burle e intrighi amorosi, in attesa del momento in cui, con la laurea, dovranno entrare nel mondo degli adulti responsabili (se vogliamo, è la trama tipica di un film di Pupi Avati, anticipata però di sei secoli) ; ma un giorno anche loro verranno travolti dalle lotte di fazione. Ho cercato di non fare ricorso a quelli che, negli ultimi decenni, sono diventati gli ingredienti d’obbligo del romanzo medievale (quello di Ken Follet e degli imitatori di Umberto Eco): sesso, violenza e inquisitori fanatici. Soprattutto, ho cercato di fare agire e parlare i miei personaggi come uomini del loro tempo, di cui condividono i pregiudizi, e non come persone del ventesimo secolo magicamente trasportati nel Trecento.1507

Mi sembra giusto far precedere il riassunto del romanzo da un elenco dei personaggi principali.

I frati gaudenti

Bernardo da Budrio il capo dell’ordine, e il più maturo e responsabile dei “frati”.

Mercuriale da Forlì romagnolo, e quindi acceso ghibellino, nemico del governo guelfo di Bologna.

Pier Damiano di Faenza acceso guelfo, amico-rivale del ghibellino Mercuriale; è, in un certo senso, un democristiano ante litteram.

Gaspare Minguzzi da Medicina il più positivo e pratico dei frati; ironicamente, si trova ad avere come compagno di stanza al collegio un giovane aspirante poeta, di nome Francesco Petrarca.

Marco da Lugo appare all’inizio, per poi laurearsi e quindi lasciare l’ordine.

Ulderico da Parma studente di medicina che prende il posto di Marco; integra i suoi guadagni con l’attività di sedicente alchimista ed astrologo; la sua astuzia e la sua parlantina ne fanno un elemento insostituibile nelle burle dell’ordine.

Guido Guastavillani da Bologna di nobile famiglia ghibellina, è il più gentile e cavalleresco dei frati; è innamorato di Cecilia Bentivoglio, figlia del più fanatico guelfo della città.

Rolandino da Porretta il più brutto dei frati gaudenti, e quello più incline a fare burle, andando a volte oltre i limiti.

Personaggi storici

Romeo Pepoli signore guelfo di Bologna, nonché l’uomo più ricco d’Italia grazie alle sue attività usuraie; la storia lo descrive un crudele tiranno; nel romanzo appare piuttosto come un politico cinico e disincantato.

Giovanni Bentivoglio beccaio e fanatico seguace di Taddeo Pepoli; non è un personaggio storico in senso stretto, ma in effetti i Bentivoglio erano, a quei tempi, una famiglia di beccai guelfi; mi è sembrato divertente mostrare il capostipite di quella che sarebbe stata una famiglia di nobili e mecenati come un macellaio rozzo ed ignorante e che, nonostante i suoi modi truculenti, finisce regolarmente per farsi menare per il naso dal prossimo.

Cino da Pistoia in gioventù poeta ed amico di Dante Alighieri, al momento in cui si svolge l’azione del romanzo è professore di diritto allo Studio di Bologna (storico).

Francesco Petrarca il grande poeta, nel 1321, è ancora uno studentello di diritto a Bologna (storico), ma già appassionato di cultura umanistica e già saputello e vanesio.

Francesco Pipino frate domenicano,archivista del convento di san Domenico, autore di una storia del mondo e di una traduzione latina del Milione di Marco Polo; su di lui ho fatto la mia tesi di laurea ed è stato quindi inevitabile dedicargli almeno un capitolo.

Dante Alighieri non compare mai direttamente, ma è costantemente citato nei dialoghi ; la notizia della sua morte chiude il romanzo.

Plutone

 plutone_aIncipit

Ormai è giorno fatto ed i dipendenti della XYZ che vivono fuori città sono già saliti sugli autobus dei pendolari, diretti al lavoro; la sede centrale dell’azienda è già aperta da un pezzo e le donne delle pulizie hanno già timbrato il cartellino d’ingresso. Carlo, che vive in centro, può ancora contare su un altro po’ di sonno, ma si tratta giusto di qualche minuto; poi, anche lui sarà strappato dal mondo dei sogni e dovrà affrontare il giorno.

Nonostante ciò, il suo subcosciente sembra deciso a fargli completare il giro dei pianeti del sistema solare, e ha voluto prolungare il suo sogno con una sosta su Plutone. A rigore, non era necessario, perché, come ha stabilito ufficialmente nel 2006 il congresso astronomico di Praga, Plutone non è un pianeta, ma solo il più grande della miriade di asteroidi che ruotano ai confini estremi del sistema solare. Non sappiamo se i plutoniani abbiano protestato per il declassamento, o siano stati contenti di non abitare più il nano dei pianeti ma il gigante degli asteroidi.

 Una volta che E. T. ebbe raggiunto la superficie di Plutone, posò delicatamente al suolo Carlo e poi rannicchiò il suo corpaccione sotto le enormi ali. Per quanto l’aspetto fisico dell’alieno non assomigliasse a nessuna specie animale esistente sotto il nostro cielo, il suo atteggiamento era inequivocabilmente quello di chi ha deciso di fare un riposino e Carlo, visto che di tornare immediatamente a casa non se ne parlava, decise di sfruttare la sosta per dare un’occhiata intorno.

Per prima cosa guardò il cielo sopra di lui, una larga parte del quale era occupata dalla massa oscura del satellite Caronte, tenebroso come il suo nome e più grande alla vista di quanto la Luna non sia mai apparsa agli occhi umani. Carlo sapeva, grazie al documentario, che, per una straordinaria coincidenza fra le velocità di rotazione dei due corpi celesti, dalla superficie di Plutone Caronte appariva sempre immobile nello stesso punto del cielo, di giorno e di notte; e che l’unico modo di sottrarsi alla sua immagine incombente, per i plutoniani, era cambiare emisfero.

Poi Carlo abbassò gli occhi sulla superficie del pianeta e scoprì, ad un centinaio di metri dal punto in cui l’extraterrestre era applutonato, una piccola costruzione. Il nostro eroe, per quanto ormai abituato ad incrociare qualcuno che lo aveva preceduto in ogni pianeta che visitasse, fu abbastanza incuriosito dalla scoperta da decidere di dare un’occhiata. Avrebbe potuto raggiungere la costruzione in un balzo, grazie alla bassa gravità, ma preferì muoversi a piedi e con circospezione, perché il terreno era umido di metano liquido (fenomeno raro ma non impossibile, che accade quando il pianeta-asteroide è particolarmente vicino al sole, e le coltri perenni di metano ghiacciato che lo ricoprono si sciolgono per il relativo rialzo di temperatura).

tumblr_kwr7ldZfmV1qaqaayo1_500Riassunto

Su Plutone Carlo trova un’agenzia di pompe funebri, gestita da Platone, il fratello del cavalier Giovanni. Mentre il beccamorti gli mostra il plastico delle esequie del cavaliere, che lui, previdentemente, ha preparato in anticipo, Carlo sente uno stano suono: è la sveglia, che pone fine al sonno ed al sogno e lo restituisce all’esistenza normale.

Commento

Ho seguito la tradizione secondo cui Plutone è l’ultimo dei pianeti, anche se il corpo celeste è stato declassato ad asteroide nel 2006, dal congresso astronomico di Praga, al quale ho partecipato. (Scherzo; in realtà, mi sono limitato a passare davanti al centro convegni mentre ero in vacanza nella città boema). Non mi piaceva chiudere la mia fantasia spaziale su una nota così lugubre, ma dovevo rispettare la mitologia, che fa di Plutone il dio dei morti e il fratello di Giove (per questo, l’ho anche fatto alludere ad un suo matrimonio con sua nipote).

Nettuno

Incipit

609px-NeptuneTeoricamente, nei sogni si dovrebbero provare solo sensazioni visive ed uditive, e gusto, tatto ed olfatto dovrebbero essere a riposo. Ma in quella fase del sogno, la sensazione più forte di Carlo era un’intollerabile puzza di metano ed ammoniaca, i gas che costituiscono la maggior parte della massa gassosa di Nettuno. L’odore era talmente pestilenziale che Carlo avrebbe infilato il naso in un tubo di scappamento per dargli un po’ di ristoro. Il nostro viaggiatore non si era trovato in una situazione così incomoda neppure durante la tempesta magnetica: era sdraiato su una nuvola calda e puzzolente, che gli straziava le narici, infradiciava gli abiti e scottava la schiena; era costretto a sbracciare disperatamente, senza avere la prospettiva di raggiungere un’isola od una nave soccorritrice, soltanto per restare a galla e non precipitare per milioni di chilometri, fino al nucleo solido del pianeta. E almeno quell’oceano di nubi fosse stato un mare tranquillo, come lo erano gli altri tre pianeti giganti; invece, era agitato da vortici e correnti, che obbligavano Carlo a fare uno sforzo supplementare per non essere rovesciato. L’unica consolazione era levare gli occhi verso l’alto e contemplare, fra una bracciata e l’altra, un cielo azzurro scuro, simile più ad una lastra di vetro colorato nel finestrone di un aeroporto che ai miti cieli azzurri che ci sono abituali, ma in cui facevano bella mostra di sé le otto lune di Nettuno, quattro sottili anelli e un firmamento di stelle, parte uguali e parte diverse da quelle che brillano nelle nostre notti.

Più di una volta lo spettacolo meraviglioso del cielo dette a Carlo la forza di non lasciarsi andare e continuare la sua nuotata, senza meta come la corsa di Ermes; altre volte respinse la tentazione della rinuncia, per non finire in mezzo a quelle nubi che già alla superficie erano così mefitiche da disgustare anche un naso come il suo, abituato all’inquinamento della metropoli. Quando però la stanchezza stava per averla vinta sulla forza di volontà, Carlo sentì una voce alle sue spalle urlare: – Comandante, c’è un uomo in mare.

Prima che Carlo avesse il tempo di chiedersi chi altri mai potesse navigare su Nettuno, che da vent’anni ormai era trascurato anche dalle sonde della NASA, gli arrivò alle orecchie prima un lieve suono, come se qualcosa fosse caduto sopra l’oceano di nubi, e poi una voce imperiosa: – Signore, le abbiamo gettato un salvagente legato ad una corda. Lei ci si aggrappi stretto e noi la tireremo a bordo.

Riassunto

Giambologna%20-%20Fontana%20di%20Nettuno%20(particolare,%20Bologna,%20Piazza%20Maggiore,%201563-1566)Carlo sale a bordo dello yacht del capitano Nereo Tridenti, fratello del cavalier Giovanni e azionista della XYZ; i due hanno una conversazione, dove il capitano confessa candidamente a Carlo le sue attività illegali (contrabbando e traffico di rifiuti tossici), svolte in parte per avidità e in parte per amore dell’avventura. Quando Carlo chiede aiuto per tornare a casa, il capitano lo affida al “signor E. T.”, un alieno proveniente da Alpha Centauri e che fa parte di una spedizione scientifica stabilitasi sul satellite Tritone. L’extraterrestre, volando, trasporta Carlo fino al pianeta Plutone.

Commento

Se ho fatto del capitano Nereo il fratello del cavalier Giovanni, nonché un trafficante di rifiuti tossici, non è stato perché volessi fare una satira del capitalismo. Semplicemente, ho collegato la mitologia (dove Nettuno è il dio del mare, ed il fratello di Giove) con un dato scientifico (Nettuno è, effettivamente, un pianeta-oceano, in perpetua tempesta, e composto essenzialmente da gas mefitici).