Nettuno

Incipit

609px-NeptuneTeoricamente, nei sogni si dovrebbero provare solo sensazioni visive ed uditive, e gusto, tatto ed olfatto dovrebbero essere a riposo. Ma in quella fase del sogno, la sensazione più forte di Carlo era un’intollerabile puzza di metano ed ammoniaca, i gas che costituiscono la maggior parte della massa gassosa di Nettuno. L’odore era talmente pestilenziale che Carlo avrebbe infilato il naso in un tubo di scappamento per dargli un po’ di ristoro. Il nostro viaggiatore non si era trovato in una situazione così incomoda neppure durante la tempesta magnetica: era sdraiato su una nuvola calda e puzzolente, che gli straziava le narici, infradiciava gli abiti e scottava la schiena; era costretto a sbracciare disperatamente, senza avere la prospettiva di raggiungere un’isola od una nave soccorritrice, soltanto per restare a galla e non precipitare per milioni di chilometri, fino al nucleo solido del pianeta. E almeno quell’oceano di nubi fosse stato un mare tranquillo, come lo erano gli altri tre pianeti giganti; invece, era agitato da vortici e correnti, che obbligavano Carlo a fare uno sforzo supplementare per non essere rovesciato. L’unica consolazione era levare gli occhi verso l’alto e contemplare, fra una bracciata e l’altra, un cielo azzurro scuro, simile più ad una lastra di vetro colorato nel finestrone di un aeroporto che ai miti cieli azzurri che ci sono abituali, ma in cui facevano bella mostra di sé le otto lune di Nettuno, quattro sottili anelli e un firmamento di stelle, parte uguali e parte diverse da quelle che brillano nelle nostre notti.

Più di una volta lo spettacolo meraviglioso del cielo dette a Carlo la forza di non lasciarsi andare e continuare la sua nuotata, senza meta come la corsa di Ermes; altre volte respinse la tentazione della rinuncia, per non finire in mezzo a quelle nubi che già alla superficie erano così mefitiche da disgustare anche un naso come il suo, abituato all’inquinamento della metropoli. Quando però la stanchezza stava per averla vinta sulla forza di volontà, Carlo sentì una voce alle sue spalle urlare: – Comandante, c’è un uomo in mare.

Prima che Carlo avesse il tempo di chiedersi chi altri mai potesse navigare su Nettuno, che da vent’anni ormai era trascurato anche dalle sonde della NASA, gli arrivò alle orecchie prima un lieve suono, come se qualcosa fosse caduto sopra l’oceano di nubi, e poi una voce imperiosa: – Signore, le abbiamo gettato un salvagente legato ad una corda. Lei ci si aggrappi stretto e noi la tireremo a bordo.

Riassunto

Giambologna%20-%20Fontana%20di%20Nettuno%20(particolare,%20Bologna,%20Piazza%20Maggiore,%201563-1566)Carlo sale a bordo dello yacht del capitano Nereo Tridenti, fratello del cavalier Giovanni e azionista della XYZ; i due hanno una conversazione, dove il capitano confessa candidamente a Carlo le sue attività illegali (contrabbando e traffico di rifiuti tossici), svolte in parte per avidità e in parte per amore dell’avventura. Quando Carlo chiede aiuto per tornare a casa, il capitano lo affida al “signor E. T.”, un alieno proveniente da Alpha Centauri e che fa parte di una spedizione scientifica stabilitasi sul satellite Tritone. L’extraterrestre, volando, trasporta Carlo fino al pianeta Plutone.

Commento

Se ho fatto del capitano Nereo il fratello del cavalier Giovanni, nonché un trafficante di rifiuti tossici, non è stato perché volessi fare una satira del capitalismo. Semplicemente, ho collegato la mitologia (dove Nettuno è il dio del mare, ed il fratello di Giove) con un dato scientifico (Nettuno è, effettivamente, un pianeta-oceano, in perpetua tempesta, e composto essenzialmente da gas mefitici).

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