La notte di Capodanno

Incipit

Gli studenti stranieri a Bologna (come Clovis) si riunivano in nazioni, i cui emblemi si possono ammirare ancora oggi al palazzo dell’Archignnasio.

Dobbiamo fare una precisazione al lettore. Gli abbiamo detto che la nostra storia si svolge nel 1321 e adesso stiamo per vedere i nostri personaggi in azione nella notte di Capodanno, pronti a dire addio ad un 1320 che dovrebbe essere già morto e sepolto da tre mesi. Però abbiamo avvertito il lettore, già dalla prima riga, che molte cose sono cambiate in sette secoli; bene, è cambiato anche il tempo.

Oggi il tempo è una cosa meccanica, misurata dagli orologi al quarzo: i giorni cominciano a mezzanotte e gli anni il primo gennaio. Nel medioevo, il tempo era misurato dal sole e dalle stelle: il giorno cominciava dall’alba e l’anno dall’equinozio di primavera. Per cui, come gli antichi romani ignoravano di vivere avanti Cristo, i loro discendenti non immaginavano che il gennaio 1320 sarebbe diventato, in futuro, un gennaio 1321. Gli uomini del medioevo non erano poi così stupidi: è più facile associare le speranze del nuovo anno all’alba del primo giorno di primavera, piuttosto che con l’ora più buia di una gelida notte d’inverno.

Fu appunto verso la fine del 1320, pochi giorni dopo la Pasqua, che Rolandino da Porretta (uno dei dodici frati gaudenti, che non abbiamo ancora avuto occasione di presentare al lettore) incontrò in una taverna Uldarico. Il giovane parmigiano era stato accolto nella confraternita da poche settimane, ma si era già inserito così bene, da non far più sentire a nessuno la mancanza di Marco. Era alto, magro, dal naso aquilino, e con un’espressione seria che gli serviva a meraviglia quando giocava a fare lo stregone; ma, durante le riunioni dei Frati, rilassava i suoi lineamenti, apriva la bocca al sorriso e sembrava perfino diventare più in carne. Quando poi si metteva a raccontare il modo in cui era riuscito a fare pratica nell’arte del salasso su qualche borsa, animando la narrazione coi gesti ed imitando la voce dei suoi “clienti”, lo si sarebbe detto un giullare con anni di esperienza nell’arte di tenere allegra la gente.

Riassunto

“Quando qualcuno tira in ballo i templari, è quasi sempre un matto” (U. Eco)

Rolandino incontra in una taverna Uldarico, mentre sta esercitando l e sue arti di ciarlatano con uno studente francese, di nome Clovis, a corto di denaro. Durante il colloquio, Clovis si lancia in alcuni confronti ingenerosi fra la Francia, in pieno fulgore, e l’Italia in decadenza. I due frati gaudenti, offesi nel loro orgoglio nazionale, decidono di vendicarsi con una burla. Uldarico si presenta da Clovis, fingendosi un adepto della sapienza occulta dei templari, e proponendogli di risolvere i suoi problemi finanziari, facendolo viaggiare, a cavallo di un demonio, fino a Parigi, dove potrà chiedere direttamente i denari al padre. Clovis, dopo qualche esitazione, accetta. La notte di capodanno del 1321,(vale a dire, il 21 marzo) nell’attuale piazza Malpighi, viene effettuato l’incantesimo e Clovis, dopo aver consegnato una borsa di denaro a Uldarico, viene fatto salire in groppa al demonio Roldaporre (vale a dire, a Rolandino da Porretta truccato da demonio). “L’infernale cavalcatura”, tuttavia, si imbizzarrisce e butta lo sfortunato studente francese nel fossato, pieno di acqua fangosa, che circonda le mura della città. I frati gaudenti, burloni ma gentiluomini, non vogliono abusare dello scherzo e restituiscono a Clovis la borsa di denaro.

sabatino

Manoscritto di Sabatino degli Arienti

Commento

Questo è il capitolo meno originale del libro; l’ordito della beffa a Clovis, infatti, è tratto dalla ventiquattresima Novella porretana di Sabatino degli Arienti, che ho potuto consultare, nonostante sia un testo di scarsa diffusione, perché era fra i titoli della Letteratura italiana Zanichelli su CD. Alla storia originale ho aggiunto l’elemento di sfida nazionalista e le allusioni ai templari.

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