Parola di esperto

 Incipit

Era una tiepida notte di primavera. Nel condominio di periferia in cui viveva da dieci giorni, Aristide Damiani sedeva davanti al televisore, seguendo distrattamente un programma noioso su di un emittente locale e pensando alla sua nuova sistemazione. L’appartamento era comodo e spazioso ma Aristide non ci si sentiva ancora a proprio agio. Forse, dopo tanti anni passati a tirare la cinghia ed a dormire in alberghetti come cronista sportivo, adesso che era diventato il caporedattore della sede modenese del “Corriere della Val Padana” con un buono stipendio, doveva ancora abituarsi al modo di vivere dei benestanti. Oppure era per un motivo più banale: le masserizie del vecchio proprietario, l’antiquario Dosolini.

Aristide aveva comprato l’appartamento tramite un’agenzia e non aveva mai visto l’antiquario, neppure in fotografia. Gli altri condomini ne parlavano come di un vecchietto simpatico. Aveva un negozio a Bologna ed usava la sua abitazione come deposito per i pezzi più preziosi. Era molto riservato e non faceva entrare nelle sue stanze nemmeno la donna delle pulizie, ma era sempre gentilissimo con i vicini. Solo il suo hobby dell’erboristeria aveva suscitato qualche lamentela. Sembrava che passasse la maggior parte del suo tempo libero a distillare amari e decotti e qualcuno, ogni tanto, trovava da ridire sugli odori dolciastri che invadevano il pianerottolo. Due mesi prima, Dosolini aveva venduto il negozio e l’abitazione, annunciando di voler passare i suoi ultimi anni di vita all’estero. Naturalmente, aveva sgomberato i locali ma non del tutto. Quando Aristide aveva preso possesso della sua nuova casa, il portiere gli aveva consegnato un messaggio del vecchio proprietario: “Sono costretto a lasciare provvisoriamente in quello che adesso è il suo appartamento degli oggetti preziosi. Si tratta di due tele, una collezione di ceramiche faentine, un tavolo e uno scatolone di libri. Entro quindici giorni, finirò il trasloco; le sarò grato se nel frattempo lei sorveglierà il materiale. Le auguro di poter trascorrere nella mia vecchia casa anni felici quanto quelli che vi ho trascorso io. Arrigo Dosolini”.

Trama

Flying WizardAristide Damiani (l’improvvisato corrispondente di guerra a Barbadilla, adesso direttore di un giornale di provincia) segue su una tivù privata, per motivi professionali, il programma del mago di Nonantola (al secolo Emilio Bianchi), in quel momento agli onori della cronaca come evasore fiscale. Il giornalista riceve la visita del precedente proprietario del suo appartamento, il signor Dosolini, un anziano antiquario specializzato in materiale esoterico. Dosolini segue la trasmissione assieme al giornalista, ironizzando pesantemente sulle trovate ciarlatanesche del Bianchi ed anzi lascia a Damiani un “parere di esperto” in cui dichiara che il presunto mago non è altri che un truffatore. Al momento del congedo, Damiani chiede a Dosolini se, oltre ai truffatori, esistano anche dei maghi autentici; Dosolini risponde di sì, e poi si allontana a cavallo di una scopa.

Commento

Un raccontino umoristico e leggero, con un’idea di partenza abbastanza semplice: mettere di fronte uno dei cialtroneschi paragnosti che, fino a poco fa, infestavano le tivù locali, con un mago autentico. L’aver voluto riutilizzare il personaggio di Aristide Damiani mi ha costretto ad ambientare a Modena sia questo racconto che gli altri del ciclo di Wenderbinder che ne sono germogliati. I due protagonisti di questo racconto, nonché altri personaggi qui citati (il disonesto avvocato Verardi, il pittore Crilloni) sono poi ricomparsi in racconti successivi.

Bassin

Il maestro Bassin, noto per le sue apparizioni televisive e per aver fatto magicamente scomparire un miliardo di vecchie lire dalla dichiarazione dei redditi.

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Due bottiglie di lambrusco (Antefatto nel 1945)

Incipit

Dalle Memorie di guerra del barone von Leertasche, inedite in Italia.

800px-Schieramento_di_soldati_tedeschi_in_Italia_nel_1944Il comando della 4. Divisione di Fanteria, presso il quale ero stato assegnato, si trovava in una villa che, quando fu costruita, era in aperta campagna ma già allora era stata raggiunta dalla periferia di Modena. Le vicende che ho narrato nei capitoli precedenti mi avevano fatto sbollire ogni esaltazione patriottica; avevo capito che la Germania era perduta e che l’unica cosa ragionevole cui potessi aspirare era di non essere travolto insieme a lei. Per questo, svolgevo il lavoro d’ufficio che mi era stato assegnato con scrupolo ma senza entusiasmo, sperando che ai miei superiori non venisse in mente di rimandarmi sulla linea del fuoco prima della fine della guerra. Nella prime settimane, approfittai della vicinanza di una magnifica città d’arte per fare il turista; poi il capitano Kurbis mi consigliò di non lasciare la villa se non per motivi di servizio o necessità impellenti, e in ogni caso sempre accompagnato, perché c’erano già stati in città degli attentati contro ufficiali tedeschi imprudenti.

Fu per questo che cominciai ad interessarmi alla villa ed al suo proprietario. Il conte Pepolini era un personaggio eccentrico ma di gradevole compagnia, che sopportava filosoficamente l’incomodo che gli procuravamo noi soldati e qualche volta offriva un bicchiere di Lambrusco a chi di noi gli andava a genio. Frequentandolo, scopri che, nonostante la nostra differenza di età (lui era ormai vicino al tramonto della vita, ed io ancora all’alba), avevamo parecchie cose in comune. Eravamo tutti e due aristocratici, anche se della ricchezza dei nostri antenati ben poco allora si trovava nelle nostre tasche; lui era stato deluso dal fascismo, dopo esserne stato un fervente sostenitore, ed io provavo gli stessi sentimenti nei confronti dell’uomo coi baffetti; infine, tutti e due avevamo ereditato dai nostri antenati l’interesse per l’esoterismo e la magia. C’era però una differenza fra noi due: per me astrologia, alchimia, saperi occulti e le mille scienze fantastiche in cui il mio antenato, il barone Leopold, aveva speso tanta parte della sua vita e del suo denaro, erano cose da studiare per puro divertimento intellettuale, così come si può studiare con passione la mitologia germanica senza credere che esista per davvero il dio Odino. Il conte Pepolini, invece, era incline a credere che, in quelle materie, ci fosse qualcosa di vero, magari solo una goccia dispersa in un mare di ciarlatanerie. Basti pensare questo: nonostante che le sue condizioni finanziarie non fossero state floride neppure in tempo di pace, e nonostante che, oltre a tutti i disagi della guerra, si trovasse l’esercito di occupazione in casa e fosse padrone solo di un’ala della sua bella villa, pure si preoccupava ancora di abbellire e affrescare una delle poche stanze di cui avesse ancora disponibilità, perché era quella dove si sarebbero dovute svolgere le sedute spiritiche.

Riassunto

Un altro curioso personaggio frequenta villa Pepolini: il pittore Paolo Crilloni, anch’egli appassionato di occulto ed esoterismo. Una sera d’inverno, mentre il tedesco, il conte e il pittore stanno passando la serata bevendo lambrusco e parlando della loro comune passione per il fantastico, Leertaschen racconta la storia di un suo antenato, il barone Leopold, che aveva al suo servizio Thomas Wenderbinder, una tenebrosa figura di mago e satanista. Quando le truppe francesi avevano saccheggiato il pezzo più prezioso della pinacoteca dei Leertaschen, La salita al calvario, in seguito ad un incantesimo del mago, il comandante francese si era ritrovato prigioniero all’interno del dipinto, e ne era uscito solo quando i suoi soldati avevano restituito il 260px-Tovenaarsleerling_S_Barthmaltolto. Più tardi, Wenderbinder era sparito dalla circolazione, lasciando però nella biblioteca del barone un suo rarissimo testo di magia bianca e nera. Quello stesso testo è ora nelle mani del giovane Leertaschen, che, sotto l’effetto dell’alcol, esegue uno degli incantesimi del libro (quello per punire i ladri di opere d’arte) su un quadro di Crilloni. Leertaschen aggiunge che, in seguito alle vicende della guerra, perse il prezioso volume, rimasto probabilmente nella biblioteca del conte Pepolini.

Commento

Questo racconto serve da antefatto e collegamento ad alcuni racconti fantastici ed esoterici che avevo ambientato nella Modena di oggi. Ho seguito la tecnica narrativa della narrativa fantastica ottocentesca, dove la storia vera e propria è incastonata in lunghi ed elaborati preamboli, con antefatti che si svolgono anche secoli prima.

Il sole si spegne (Epilogo)

Incipit

Lo sconvolgimento che, a Bologna, aveva portato i potenti in esilio e i meno potenti sugli scranni più alti del Comune, sembrò estendersi dalla terra al cielo.

Tre giorni dopo che le famiglie bandite ebbero lasciato la città, la luce del sole si oscurò, senza che ci fosse una nuvola in cielo, e poi, un po’ alla volta, scomparve del tutto per alcune ore. I nostalgici del vecchio regime sostennero che Dio avesse mostrato la propria ira verso la città che aveva cacciato i suoi legittimi governanti, ma poi si seppe che lo stesso fenomeno si era verificato in tutta Italia, senza distinzione fra città guelfe e ghibelline. Si diffuse allora l’opinione che il buio a mezzogiorno fosse l’annuncio di una sciagura che si sarebbe presto abbattuta sulla penisola.

 Tre giorni dopo l’eclisse, nella solita osteria fuori porta, si svolse la prima riunione dei frati gaudenti dopo la cacciata dei Pepoli. Forse mai, nella storia dell’ordine, ci fu una sessione talmente silenziosa: almeno un terzo dei frati non aveva voglia di parlare delle proprie esperienze recenti. Rolandino non voleva far sapere in giro che il più grande burlone della compagnia era stato burlato anche lui dalla sorte; Pier Damiano (ormai guarito dal colpo di spada al piede, anche se doveva ancora appoggiarsi al bastone) si vergognava della sua magra figura come combattente; Mercuriale aveva scrupolo a ripetere la predica che aveva fatto dal balcone di casa Pepoli di fronte a un amico guelfo ferito; Guido, con il pudore dei sentimentali sui propri affari di cuore, annunciò il suo fidanzamento con Cecilia, e non volle aggiungere particolari. Andò a finire che, con tutto quello che era accaduto in città, quella sera si parlò soprattutto dell’eclisse e, naturalmente, Ulderico, in qualità d’astrologo, fu subissato di domande.

– Da chi volete la risposta: dal ciarlatano o dallo studioso della natura? – domandò il parmigiano.

– Fai parlare tutti e due – sentenziò Bernardo.DanteBook-300x265

 Riassunto

Ulderico spiega come le eclissi di sole siano un fenomeno naturale e prevedibile, senza un significato particolare; pure, di lì a poco, un grande lutto colpisce davvero l’Italia, con la morte di Dante. Il giovane Petrarca cerca di consolare il maestro Cino da Pistoia, affranto per la perdita dell’amico, dicendogli che, anche se Dante è morto, la poesia non può morire. (È la morale di tutto il romanzo: gli odi e le guerre, per quanto violenti, passano, ma la poesia rimane).

 Commento

La notizia dell’eclisse di sole avvenuta poco prima della morte di Dante, quasi a preannunciare la scomparsa del grande poeta, è stata tratta dalla cronaca di Villani (consultata tramite la LIZ.) Non sono in grado di raccontare le successive vicende della Confraternita dei Frati Gaudenti, ma posso assicurare il lettore che essa sopravvisse almeno fino al 1948 (come dimostra la fotografia riportata in calce).Bologna_-_1948_-_Veglione_-_Frati_Gaudenti