Vacanze tranquille al residence Pineta

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Il residence Pineta esiste davvero, a Milano Marittima, anche se non è così isolato come quello del romanzo.

Vacanze tranquille al residence Pineta è stato il mio secondo tentativo nella narrazione lunga ed uno dei pochi casi in cui le mie storie abbiano un’ambientazione riconoscibile (la pineta di Cervia) ed esplicitamente romagnola. Ho, in un certo senso, provato ad applicare al romanzo la tecnica delle vecchie barzellette: quelle che cominciavano con “Ci sono un francese, un tedesco, un inglese ed un italiano…” Ho messo assieme un gruppo eterogeneo di personaggi che passano assieme le vacanze in un residence nella pineta di Cervia; un luogo tranquillo e relativamente isolato, anche se in realtà dista solo un paio di chilometri dal caos estivo della Riviera Romagnola . Il filo conduttore del romanzo è una vicenda di spionaggio industriale, al cui centro c’è una delle ospiti del residence; gli altri villeggianti o sono alle prese coi loro problemi personali o fanno da coro. Ecco l’elenco dei personaggi.

 Il personale del residence

  •  Filippo Bovarelli, il direttore; buon uomo, anche se a volte le responsabilità del suo posto gli fanno perdere le staffe.
  •  La signorina Garzanti, sua segretaria.
  •  Ratko, Ante e Iosif: tre camerieri croati, il primo anziano, alcolizzato ed inaffidabile, gli altri due giovani e volenterosi.

Gli ospiti del residence

  • Giuseppe Celestini, giornalista della Gazzetta Padana (diretto da Aristide Damiani, il giornalista che appare in Barbadilla e nel Ciclo di Wenderbinder).
  • Paolo Zanoni, (l’ingegnere che, in Barbadilla, veniva arrestato durante il colpo di stato), assieme alla moglie e alla figlia Marisa di sedici anni; il personaggio, che nell’altro romanzo era una caricatura grottesca del turista sessuale, qui si fa quasi drammatico, poiché le sue cattive abitudini gli sono costate il rispetto della figlia.
  • Giovanni Gradoli, impiegato con l’hobby di scrivere romanzi gialli, accompagnato dalla moglie e dal figlio Leonardo, di 13 anni; il ragazzo, che condivide con il padre la passione per la narrativa poliziesca, è l’unico che riesca a fare delle deduzioni corrette sugli strani fatti che accadono nel residence.
  • Michele e Antonio Rodani, figli di un principe del foro milanese, sono due caratteri all’opposto: il primo è un ragazzo serio, che già segue le orme del padre, apparentemente interessato solo al lavoro; il secondo è un playboy irresponsabile e un giocatore compulsivo.
  • Giulia Boschetti matura zitella, curiosa e pettegola.
  • Samantha MacLean, giovane e affascinante scozzese, venuta in Romagna per studiare i luoghi di Dante.
  • Irma (in realtà Luisa) Rossi, segretaria d’azienda, la donna del mistero.
  • Filippo Rossi (in realtà, Filippo Ranieri), ufficialmente cugino di Irma: l’uomo del mistero.
  • Il signor Orefici, un pensionato esasperatamente qualunquista: detesta imparzialmente destra, sinistra e centro, l’Italia e i paesi stranieri; è un personaggio non tanto raro, come può testimoniare chiunque abbia ascoltato un po’ di conversazioni dal barbiere.
  • Il dottor Tellini, ex insegnante in un istituto per la formazione dei dirigenti d’azienda, intelligente, tollerante, dotato di senso dell’umorismo, è un po’ il rovescio del signor Orefici.

 

I due intrusi??????????????????????

  • Giovanni Colombo, personaggio misterioso che si aggira attorno al residence, è in realtà un investigatore privato (modellato sul personaggio interpretato da Gene Hackmann nel film La conversazione).
  • Otto Henninger (alias il dottor Krauss), uno straniero, non è chiaro se svizzero o tedesco, misteriosamente legato alla signorina Rossi.

 

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L’occasione peduta del maestro Minghini

Incipit

Si dice che nella Foresta Nera ci sia una casa con un tetto a spioventi e due grondaie; dopo un acquazzone, l’acqua che scende dalla grondaia di sinistra va a finire nel Reno, e quella che scende dall’altra nel Danubio. Per una goccia d’acqua che scende su quel tetto, cadere un millimetro a destra o a sinistra, può voler dire andare a finire a migliaia di chilometri di distanza, nel gelido Mare del Nord o fra i tepori del Mar Nero.

Così, durante quei temporali che si chiamano guerre e rivoluzioni, per quelle goccioline che sono gli esseri umani, circostanze insignificanti e casuali possono voler dire andare a finire dalla parte giusta o da quella sbagliata, andare verso la gloria o verso il disonore, sfociare nel mare tempestoso della storia o adagiarsi tranquillamente in una pozzanghera a lato della strada.

 

Nel 1943, quando Minghini partì per il servizio militare, era già maestro, anche se da poche settimane; aveva dato l’esame di abilitazione ai primi di giugno e tre giorni dopo gli era arrivata la cartolina precetto. Aveva pensato di iscriversi all’Università per ottenere il rinvio, ma la famiglia non era in grado di pagargli il proseguimento degli studi.

Il giorno in cui Amedeo prese il treno per andare alla visita medica all’Ospedale Militare di Bologna, suo padre fece in modo da restare a quattrocchi con lui e gli disse: – Spero che tua madre non ci stia a sentire, altrimenti dice che cerco di mettere tutti e due nei guai, ma devo farti un discorso serio. Tu che cos’hai intenzione di fare, una volta che avrai vestito la divisa?

Riassunto

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Militari italiani internati in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale

Quando, nel 1943, il giovane Amedeo Minghini parte per il servizio militare, suo padre, vecchio socialista e antifascista, gli chiede di non farsi ammazzare per i begli occhi del Duce. Amedeo viene assegnato ad una tranquilla caserma sul Lago Maggiore, nei pressi del confine svizzero e, nel periodo fra il 25 luglio e l’8 settembre, vede l’avversione al fascismo e alla guerra diffondersi anche fra i suoi commilitoni; l’unica eccezione è il giovane Benito, che resta caparbiamente fedele al suo omonimo. Quando viene annunziato l’armistizio, Amedeo si trova in casa di una famiglia di contrabbandieri, che lo aiutano a raggiungere la Svizzera, dove il giovane fuggitivo passa il resto della guerra in un campo di internamento. Solo molto più tardi saprà che il suo reggimento, dopo aver tentato di passare anch’esso il confine, si era dato alla macchia ed aveva preso parte alla guerra partigiana, incluso il giovane fascista Benito morto, paradossalmente, per mano dei Tedeschi. Amedeo tornerà, dopo la guerra, al suo paese e riprenderà la vita da civile; ma negli anni successivi finirà col rimpiangere l’occasione perduta di dimostrare il proprio valore e la propria fede antifascista.

Commento

article38_4In Un immortale a Brugola uno dei personaggi, il Presidente dell’Accademia, diceva di aver visto il 25 aprile da un campo di internamento svizzero; questo racconto è nato da quell’accenno e da una considerazione che feci alla morte di Amintore Fanfani anche lui, come migliaia di altri militari italiani, rifugiato in Svizzera dopo l’armistizio dell’8 settembre. È ironico pensare che se Fanfani, per qualche motivo, non fosse riuscito a passare la frontiera, avrebbe quasi sicuramente preso parte alla lotta partigiana, e sarebbe così riuscito a cancellare il proprio passato fascista, che invece lo perseguitò per tutta la sua carriera politica.

Onorevoli consiglieri, cosa fare per i pendolari?

Lettera aperta agli onorevoli Andrea Bertani, Lia Montalti, Valentina Ravaioli e Paolo Zoffoli, rappresentanti del collegio elettorale di Forlì nel consiglio regionale dell’Emilia-Romagna.

Onorevoli consiglieri, vi scrivo, nella mia qualità di lavoratore pendolare tra Forlimpopoli e Bologna, per parlarvi di un grave problema che riguarda tutti i cittadini delle province di Forlì e Rimini, per qualunque lista abbiano votato alle ultime elezioni, e di cui voi stessi sicuramente vi rendete conto quando vi recate a Bologna per le sedute : lo stato scandaloso dei trasporti ferroviari locali.

Ci sono almeno quattro motivi di disagio che richiederebbero un intervento della Regione presso Trenitalia, per obbligarla a rispettare il contratto di servizio.

1) La mancanza di collegamenti diretti fra Bologna e il forlivese.

Da più di dieci anni, ormai, al pomeriggio non ci sono più treni che vadano da Bologna a Rimini (e viceversa) fermandosi in tutte le stazioni e i pendolari romagnoli (come me) per rientrare a casa dal lavoro sono costretti a ricorrere ai treni Piacenza-Ancona (che, oltre ad essere scomodi, sovraffollati e spesso in ritardo, hanno anche la cattiva abitudine di cominciare a saltare le fermate a partire da Forlì) oppure a prendere il locale per Ravenna e cambiare a Castel Bolognese (il che è già una scomodità e una perdita di tempo in sé stessa; si aggiunga che il “localino” da Castel Bolognese a Rimini spesso viene soppresso o parte senza aspettare la coincidenza).

2) I ritardi dovuti al sovraffollamento della linea.

Nonostante che la linea Bologna-Rimini abbia soltanto due binari, essa deve sopportare il peso, oltre che dei treni regionali, di Freccia Bianca, Freccia Rossa e (fino a questo mese) Italo; il che significa che i treni dei pendolari devono continuamente cedere il passo ai treni ad alta velocità. Visto che non è chiaramente possibile costruire immediatamente un terzo binario, si dovrebbe perlomeno chiedere a Trenitalia o di fermare le Frecce Bianche a Rimini, o di far partire quelle Rosse da Bologna.

3) L’irrazionale divisione della linea Bologna-Rimini:

 fino a Castel-Bolognese è gestita da Bologna, da lì in poi è gestita da Bari. (Non è un caso che per i pendolari Castel Bolognese e Faenza siano le stazioni maledette, dove si accumulano la maggior parte dei ritardi e degli inconvenienti.)

4) Il comportamento di Trenitalia nei confronti dei pendolari durante le emergenze,

quali l’attentato NO-TAV del 23 dicembre, il deragliamento alla stazione di Forlì di qualche mese fa o il nevone del 2012.

++ Ferrovie:incendio doloso vicino Bologna, treni fermi ++In questi casi, si può dire che i disagi sono stati dovuti per il cinquanta per cento alla fatalità (o, nel caso dell’attentato, all’idiozia di quattro rivoluzionari da strapazzo) e per l’altro cinquanta per cento a Trenitalia che ha continuato a far passare le Frecce davanti a Treni locali, non ha fatto fare fermate straordinarie, non ha organizzato pullman sostitutivi; non si è neppure preoccupata di utilizzare gli altoparlanti delle stazioni per informarci della situazione, costringendoci a mendicare informazioni da dei capotreno che ne sapevano quanto noi.

Vi auguro buon anno e buon lavoro, con la speranza che il nuovo consiglio e la nuova giunta regionali sappiano difendere i diritti dei pendolari più efficacemente di quelle precedenti.

 

Dottor Angelo Cappelli

Dipendente dell’Università di Bologna.

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Sempre a proposito della gestione delle emergenze, accludo il testo di un mio post, pubblicato sul forum Italians in data 3 febbraio 2012, in occasione della tempesta di neve che paralizzò la circolazione dei treni in Romagna.Nevone

Caro Beppe (Severgnini), non ho passato il 1. febbraio chiuso in un convoglio senza riscaldamento [si allude al caso treno bloccato alla stazione di Villa Selva e rimasto per ore senza assistenza], ma ho comunque dovuto affrontare un’odissea. Dovevo rientrare a Forlimpopoli da Bologna ed avevo trovato fortunosamente un locale che però, una volta giunto a Faenza, si è fermato ed è ripartito dopo più di un’ora, senza che la sua partenza fosse annunciata né dai tabelloni né dall’altoparlante (addirittura il capotreno aveva invitato i passeggeri a scendere dal treno per andare al bar) per cui io e una decina di altri forlivesi siamo rimasti a terra. Siamo allora saliti su un intercity, poichè il capotreno ci aveva assicurato che il treno avrebbe fatto una sosta straordinaria a Forlì per “un trasbordo”. Appena partiti, lo stesso capotreno ci informa che la sosta a Forlì era stata cancellata, e che la prima fermata sarebbe stata Rimini. Nella stazione malatestiana,abbiamo per fortuna trovato un capostazione sensibile, che si è dato da fare per ottenere da Roma una sosta straordinaria a Forlì, e ha pagato il taxi per Cesena a me e ad un altro passeggero. Purtroppo, viste le condizioni della strada, il taxista si è rifiutato di portarmi da Cesena a Forlimpopoli, ed è già stato molto se ho potuto passare la notte in albergo anzichè nella sala d’aspetto della stazione. Il giorno dopo, leggo i giornali e scopro che, rispetto ad altri, il mio è stato quasi un viaggio di piacere. Ciò che mi scandalizza non sono emergenze e disagi, ma che, davanti a un’emergenza (sulla mia linea, in 5 giorni, ci sono stati uno sciopero, un suicidio e la neve), le Ferrovie si comportino come Dei Omerici, e non diano, non solo ai passeggeri ma neppure al loro personale, le informazioni che consentirebbero di limitare i disagi. Se a Faenza l’altoparlante, anzichè ripetere i soliti assurdi messaggi preregistrati, avesse detto “La linea per Rimini è bloccata a tempo indeterminato da un guasto alla linea elettrica”, avrei preso subito un taxi e me la sarei cavata con un po’ di spesa e due ore di ritardo.

Purtroppo, questo messaggio di protesta, nonostante i commenti di approvazione ricevuti da altri pendolari, rimase senza effetto e, anche una volta passata l’emergenza, i treni sulla tratta Bologna-Rimini continuarono a subire cancellazioni e ritardi di ore per almeno un mese, prima che la situazione tornasse alla normalità.