Onorevoli consiglieri, cosa fare per i pendolari?

Lettera aperta agli onorevoli Andrea Bertani, Lia Montalti, Valentina Ravaioli e Paolo Zoffoli, rappresentanti del collegio elettorale di Forlì nel consiglio regionale dell’Emilia-Romagna.

Onorevoli consiglieri, vi scrivo, nella mia qualità di lavoratore pendolare tra Forlimpopoli e Bologna, per parlarvi di un grave problema che riguarda tutti i cittadini delle province di Forlì e Rimini, per qualunque lista abbiano votato alle ultime elezioni, e di cui voi stessi sicuramente vi rendete conto quando vi recate a Bologna per le sedute : lo stato scandaloso dei trasporti ferroviari locali.

Ci sono almeno quattro motivi di disagio che richiederebbero un intervento della Regione presso Trenitalia, per obbligarla a rispettare il contratto di servizio.

1) La mancanza di collegamenti diretti fra Bologna e il forlivese.

Da più di dieci anni, ormai, al pomeriggio non ci sono più treni che vadano da Bologna a Rimini (e viceversa) fermandosi in tutte le stazioni e i pendolari romagnoli (come me) per rientrare a casa dal lavoro sono costretti a ricorrere ai treni Piacenza-Ancona (che, oltre ad essere scomodi, sovraffollati e spesso in ritardo, hanno anche la cattiva abitudine di cominciare a saltare le fermate a partire da Forlì) oppure a prendere il locale per Ravenna e cambiare a Castel Bolognese (il che è già una scomodità e una perdita di tempo in sé stessa; si aggiunga che il “localino” da Castel Bolognese a Rimini spesso viene soppresso o parte senza aspettare la coincidenza).

2) I ritardi dovuti al sovraffollamento della linea.

Nonostante che la linea Bologna-Rimini abbia soltanto due binari, essa deve sopportare il peso, oltre che dei treni regionali, di Freccia Bianca, Freccia Rossa e (fino a questo mese) Italo; il che significa che i treni dei pendolari devono continuamente cedere il passo ai treni ad alta velocità. Visto che non è chiaramente possibile costruire immediatamente un terzo binario, si dovrebbe perlomeno chiedere a Trenitalia o di fermare le Frecce Bianche a Rimini, o di far partire quelle Rosse da Bologna.

3) L’irrazionale divisione della linea Bologna-Rimini:

 fino a Castel-Bolognese è gestita da Bologna, da lì in poi è gestita da Bari. (Non è un caso che per i pendolari Castel Bolognese e Faenza siano le stazioni maledette, dove si accumulano la maggior parte dei ritardi e degli inconvenienti.)

4) Il comportamento di Trenitalia nei confronti dei pendolari durante le emergenze,

quali l’attentato NO-TAV del 23 dicembre, il deragliamento alla stazione di Forlì di qualche mese fa o il nevone del 2012.

++ Ferrovie:incendio doloso vicino Bologna, treni fermi ++In questi casi, si può dire che i disagi sono stati dovuti per il cinquanta per cento alla fatalità (o, nel caso dell’attentato, all’idiozia di quattro rivoluzionari da strapazzo) e per l’altro cinquanta per cento a Trenitalia che ha continuato a far passare le Frecce davanti a Treni locali, non ha fatto fare fermate straordinarie, non ha organizzato pullman sostitutivi; non si è neppure preoccupata di utilizzare gli altoparlanti delle stazioni per informarci della situazione, costringendoci a mendicare informazioni da dei capotreno che ne sapevano quanto noi.

Vi auguro buon anno e buon lavoro, con la speranza che il nuovo consiglio e la nuova giunta regionali sappiano difendere i diritti dei pendolari più efficacemente di quelle precedenti.

 

Dottor Angelo Cappelli

Dipendente dell’Università di Bologna.

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Sempre a proposito della gestione delle emergenze, accludo il testo di un mio post, pubblicato sul forum Italians in data 3 febbraio 2012, in occasione della tempesta di neve che paralizzò la circolazione dei treni in Romagna.Nevone

Caro Beppe (Severgnini), non ho passato il 1. febbraio chiuso in un convoglio senza riscaldamento [si allude al caso treno bloccato alla stazione di Villa Selva e rimasto per ore senza assistenza], ma ho comunque dovuto affrontare un’odissea. Dovevo rientrare a Forlimpopoli da Bologna ed avevo trovato fortunosamente un locale che però, una volta giunto a Faenza, si è fermato ed è ripartito dopo più di un’ora, senza che la sua partenza fosse annunciata né dai tabelloni né dall’altoparlante (addirittura il capotreno aveva invitato i passeggeri a scendere dal treno per andare al bar) per cui io e una decina di altri forlivesi siamo rimasti a terra. Siamo allora saliti su un intercity, poichè il capotreno ci aveva assicurato che il treno avrebbe fatto una sosta straordinaria a Forlì per “un trasbordo”. Appena partiti, lo stesso capotreno ci informa che la sosta a Forlì era stata cancellata, e che la prima fermata sarebbe stata Rimini. Nella stazione malatestiana,abbiamo per fortuna trovato un capostazione sensibile, che si è dato da fare per ottenere da Roma una sosta straordinaria a Forlì, e ha pagato il taxi per Cesena a me e ad un altro passeggero. Purtroppo, viste le condizioni della strada, il taxista si è rifiutato di portarmi da Cesena a Forlimpopoli, ed è già stato molto se ho potuto passare la notte in albergo anzichè nella sala d’aspetto della stazione. Il giorno dopo, leggo i giornali e scopro che, rispetto ad altri, il mio è stato quasi un viaggio di piacere. Ciò che mi scandalizza non sono emergenze e disagi, ma che, davanti a un’emergenza (sulla mia linea, in 5 giorni, ci sono stati uno sciopero, un suicidio e la neve), le Ferrovie si comportino come Dei Omerici, e non diano, non solo ai passeggeri ma neppure al loro personale, le informazioni che consentirebbero di limitare i disagi. Se a Faenza l’altoparlante, anzichè ripetere i soliti assurdi messaggi preregistrati, avesse detto “La linea per Rimini è bloccata a tempo indeterminato da un guasto alla linea elettrica”, avrei preso subito un taxi e me la sarei cavata con un po’ di spesa e due ore di ritardo.

Purtroppo, questo messaggio di protesta, nonostante i commenti di approvazione ricevuti da altri pendolari, rimase senza effetto e, anche una volta passata l’emergenza, i treni sulla tratta Bologna-Rimini continuarono a subire cancellazioni e ritardi di ore per almeno un mese, prima che la situazione tornasse alla normalità.

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