Il reporter

Incipit

A non molti chilometri verso occidente, una fiumana di camion ed automobili sfrecciava, tanto velocemente quanto glielo consentiva il traffico, sopra l’asfalto della Statale Adriatica ; ad ancor meno chilometri verso oriente, gli alberghi, i negozi e i locali di divertimento di una strana metropoli, che raddoppiava la popolazione a primavera e la dimezzava in autunno, fronteggiavano il mare. Ma nella pineta il tempo sembrava essersi fermato a diversi secoli prima, ai tempi di Odoacre e Teodorico, quando l’unico essere umano che aveva voluto portare via un po’ di spazio agli uccelli ed ai mammiferi era stato l’umile eremita Ghisolfo. Più di mille anni dopo, quando solo una cappelletta cadente ricordava il passaggio del santo nella pineta, un aristocratico aveva voluto far costruire la sua villa in mezzo alla pineta, che aveva intenzione di bonificare e disboscare. Fortunatamente per l’ecologia, la costruzione del palazzo aveva succhiato tanti soldi dalle tasche dell’aristocratico, che non n’erano più rimasti per le sue iniziative imprenditoriali. La villa era rimasta abbandonata per secoli, finché non era stata distrutta in un incendio estivo; per qualche anno, in mezzo alla pineta era rimasto un grande spiazzo vuoto che un sentiero di ghiaia collegava al litorale. Prima che la pineta riuscisse a inghiottire anche quella radura, un’agenzia immobiliare vi aveva fatto costruire un residence, perfettamente integrato nell’ambiente naturale ma dotato di quasi tutte le comodità; e, per raggiungere quelle che mancavano, bastava prendere a nolo una bicicletta e raggiungere Milano Marittima. In questo modo, gli ospiti del residence potevano passare da una vacanza ecologica e rilassante al divertimentificio con una pedalata di un quarto d’ora. È un peccato che coloro che inaugurarono il Residence Pineta, in quell’estate, si siano, forse, divertiti ma abbiano goduto ben poca tranquillità.

pineta1Commento

Il primo capitolo, puramente introduttivo, consiste in un colloquio fra il giornalista Giuseppe Celestini e il direttore del residence Filippo Bovarelli; il lettore viene introdotto nell’atmosfera del residence (un posto tranquillo, in mezzo alla pineta, senza campo per i telefonini, ma non isolato al punto che i suoi ospiti non possano raggiungere facilmente la Riviera e i suoi divertimenti)e fa conoscenza con i primi due personaggi. Devo però dire che Celestini (inviato in Romagna dal suo giornale a fare dei servizi sulle vacanze e che ha scelto come base il residence Pineta), che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere, se non il protagonista, il testimone privilegiato delle varie vicende, ha finito per diventare il personaggio più sacrificato e credo che, se volessi darmi la pena di riscrivere il romanzo, lo eliminerei.

 

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