Come disse Caino

Incipit

CamerieriBovarelli aveva avuto una giornata piena. Era arrivato il nuovo cameriere, che doveva fare le veci dello sciagurato Ratko, un senegalese di nome Marcel. Bovarelli lo aveva scelto per due motivi: aveva già buone referenze dagli altri alberghi in cui aveva lavorato ed, essendo musulmano osservante, c’era da sperare che si sarebbe tenuto lontano dagli alcolici. Il direttore aveva passato tutto il pomeriggio a sbrigare le formalità amministrative per l’assunzione di Marcel, a spiegargli il lavoro ed a presentarlo ai suoi nuovi colleghi. Poi si era chiuso nel suo ufficio con la signora Garzanti a riesaminare i conti, ed a leggere i foglietti che i clienti avevano messo nella cassetta dei “Suggerimenti per il miglioramento del servizio”. Metà dei fogli erano firmati dal signor Orefici, che si lamentava di tutto ed in particolare del fatto che, con tanti giovani italiani bisognosi di lavoro, la direzione avesse assunto come camerieri un criminale di guerra e tre ragazzoni di buona volontà che però non capivano neanche una parola d’italiano, che si facevano chiamare tre volte prima rispondere, eccetera. Filippo era ormai abituato a quel tipo di cliente, che si lagna di tutto per il gusto di farlo e che, se dovesse passare le vacanze nel più perfetto hotel dell’universo, protesterebbe perché la perfezione gli toglie il gusto di brontolare. Sapeva che, quanto più protestano e brontolano, tanto meno hanno intenzione di fare i bagagli, o di scrivere una lettera alla direzione centrale della catena di alberghi. Ciò non toglie che trattare con loro, partendo dal principio che il cliente ha sempre ragione, e mantenendo il sorriso sulle labbra, alla lunga risulti snervante anche per un direttore scafato, e Filippo pensava con preoccupazione a come il vecchio razzista avrebbe reagito quando avrebbe saputo che l’erede del posto di Ratko sarebbe stato un negro. Le altre lettere, sostanzialmente, si lamentavano solo di due cose: di Ratko e della noia. Probabilmente l’idea di base del residence, conciliare la pace dell’isolamento e i divertimenti a portata di mano, non era stata di così facile realizzazione come sembrava. Tuttavia, Filippo nel complesso era soddisfatto: gli unici a lasciare il residence in anticipo erano stati i Zanoni e, dopo il licenziamento di Ratko, non c’erano più stati problemi di sicurezza o nel servizio.

Riassuntocaino-abele

Bovarelli scopre che Colombo è riuscito a trattenersi nel residence ben oltre l’orario di chiusura, andandosene solo a notte fonda; il direttore, esasperato dalle intrusioni del misterioso individuo nella vita del residence, sfoga il proprio nervosismo con una scenata a un innocente cameriere croato. Michele, dopo aver redatto un documento per conto di Colombo, telefona al padre, per dirgli che non ha più intenzione di fare da custode al proprio fratello (da qui la scherzosa allusione a Caino nel titolo). Naturalmente, le vicende della sera precedente scatenano le chiacchiere e le supposizioni degli altri villeggianti. Intanto, nella sua camera d’albergo, Colombo, dopo aver chiesto alla polizia di fare una perquisizione nella bisca di Daut Hoggia, si prepara a giocare la partita finale con Henninger.

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