Il carnevale dei ladri

thumb_9_Banda_BassottiBarzelletta in versi

(Ritornello)

Anche a noi, gente per male, /Una volta all’anno almeno

Concedete un dì sereno. / È dei ladri il carnevale!

 

Lo scassinatore

Mai trovai una serratura / Resistente alla mia mano,

Né una porta tanto dura / Da non schiudersi pian piano.

Nella casa fuori mano, / Nel negozio ben avviato,

Entro ed esco indisturbato / Con un sacco da un quintale

 (Ritornello)

Anche a noi, gente per male / ecc.

 

Il borseggiatore

È sui pubblici automezzi / Il mio luogo di lavoro,

Le mie dita ho per attrezzi, / Le borsette per tesoro.

C’è chi scava argento ed oro / In miniera, come i tarli.

Dalle tasche altrui scavarli / A me par più razionale.

  (Ritornello)

Anche a noi, gente per male, / ecc.

 

Il ladro d’auto

Voi non datevi la pena / L’antifurto di installare,

Perché tace la sirena / Quando un ladro ci sa fare.

Vi dovete rassegnare: / Contro i furti nei parcheggi

Non contate sulle leggi / Ma pagate il massimale.

 (Ritornello)

Anche a noi, gente per male, / ecc.

 

Il topo d’albergo

Dove vanno i villeggianti, / A Riccione od a Cortina,

Negli alberghi più eleganti, / Faccio qualche capatina.

Io lavoro la mattina. / Torno a casa dopo un mese

E poi leggo le mie imprese / Riportate sul giornale.

 (Ritornello)

Anche a noi, gente per male, / ecc.

 

Il finanziere

Per onor di professione, / Se un collega mio infingardo

Ruba al massimo un milione / Non lo degno di uno sguardo.

Io per meno di un miliardo / Fuor non tiro il grimaldello,

E in vent’anni (è questo il bello) / Mai ho veduto un tribunale.

 (Ritornello)

Anche a noi, gente per male, / ecc.

 

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Alba sulla città

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Il palcoscenico celeste è vuoto.

Finito lo spettacolo notturno

Le stelle son tornate in camerino.

Soltanto Venere (in arte Lucifero)

Si trattiene, da brava primadonna

Che sempre spera nell’ultimo applauso.

 

Non è più notte e non è ancora giorno.

Tace il gufo, riposa l’usignolo

E il mondo fa un minuto di silenzio,

Ma il gallo è pronto a rompere la quiete.

 

Arriva alle mie orecchie la romanza

Rozza e stonata, con cui la metropoli

Fa il suo saluto al giorno che verrà.

Si alzano le serrande dei caffè,

La voce dei motori laggiù in strada

È un canto ininterrotto, il mio vicino,

Oltre quel muro, fa bollire il tè

Ed il radiogiornale delle sette

Annunzia piogge e crisi di governo.

Ma tutto questo non conta; per adesso,

Contemplo la tua testa sul cuscino

Del mio letto, le palpebre serrate,

La bocca che sorride a qualche sogno.

In questo istante, ancora mi appartieni.

 

Poi verranno altri rumori, ben più odiosi,

Che il canto dell’allodola a Giulietta:

La sveglia trillerà, scorrerà l’acqua

Mentre farai la toilette mattutina,

Udrò i tuoi passi e la porta che sbatte

Dietro di te. Inizierà l’attesa

Della prossima notte come questa.

 L’alba è, in senso letterario, un componemento poetico medievale, che unisce alla descrizione del sorgere del sole il lamento di due amanti, costretti a separarsi dopo una notte d’amore. Ho provato ad aggiornarlo, trasferendolo in un ambiente conteporaneo e metropolitano e lasciando volutamente lasciato nel vago se chi parla sia un uomo od una donna. Qualcuno forse noterà le somiglianze fra questa poesia in versi liberi e l’incipit del capitolo su Urano in 2009 odissea nello spazio aziendale.

L’assistente di Babbo Natale

Incipit

Dal quaderno dei pensierini di Filippo

Nel mondo, ci sono le persone buone e le persone cattive.

Mio papà e mia mamma sono molto buoni.

Mia sorella è buona, anche se qualche volta mi rompe le scatole.

Babbo Natale è buono, perché fa i regali ai bambini che sono stati bravi.

Il bambino che abita davanti a me, e che si chiama Gilberto, invece, è cattivo, perché mi prende sempre in giro e mi fa i dispetti.

I più cattivi di tutti, però, sono i ladri, che vanno in giro per le case con la maschera e picchiano la gente che non vuole lasciarli rubare.

Mia mamma ha molta paura dei ladri e per questo si arrabbia con me se non chiudo la porta quando esco di casa.

Quella notte di sabato, nel suo letto, Filippo era molto eccitato: per la prima volta in vita sua, avrebbe dovuto dormire in casa senza la presenza d’adulti. I suoi genitori, per festeggiare l’anniversario di matrimonio, si erano concessi una serata danzante. Papà e mamma erano già usciti assieme la sera decine di volte, ma sempre affidando i pargoli ad un nonno o ad una baby-sitter; quella volta, invece, avevano deciso che Betty, la sorella maggiore di Filippo, era ormai cresciuta abbastanza da badare a se stessa ed al fratellino almeno per lo spazio di una sera.

Filippo avrebbe dovuto dormire, dicevamo, ed in realtà lui era ben deciso a restare sveglio. Come tutti i bambini, invidiava agli adulti una cosa più di tutte: il diritto di restare alzati la sera quanto volevano, senza che nessuno li obbligasse a lasciare a metà il gioco od il film in televisione, dicendo: “Sei già stato alzato anche troppo; adesso lavati i denti e vai a letto, altrimenti domattina, a scuola, ti addormenti sul banco.” Filippo si sentiva dentro ancora abbastanza energia da restare in piedi fino al giorno dopo e non era convinto della regola secondo cui i bambini hanno bisogno di una razione di sonno più grande di quella riservata agli adulti, però obbediva senza proteste, perché è questo quello che devono fare i bambini.

Riassunto

Filippo, una volta che la sorella si è addormentata, si alza, va in giro per casa  e scopre un ladro in salotto, senza capire chi sia in realtà. Il ladro racconta di essere l’assistente di Babbo Natale, incaricato di portare i regali ai genitori buoni; poi cerca di sfruttare l’ingenuità del bambino per farsi dire dove sono i soldi. Finisce tuttavia per andare via senza portar via nulla, intenerito da Filippo che gli ricorda il figlio da cui è separato, e anzi lascia, come regalo per i suoi genitori, un portacenere rubato nell’appartamento accanto. (Le somiglianze con il film francese Un amico molto speciale sono puramente casuali, visto che ho scritto la storia diversi mesi prima che avessi anche solo notizia del film).

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L’osteria del lupo di mare

Incipit

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Cesenatico nell’Ottocento

Gianni aveva dodici anni, quando suo padre pensò che era venuto il tempo di portarlo via da Bologna e fargli vedere il mare.

Prima di compatire il povero ragazzo, che in vita sua non aveva potuto permettersi neppure una gitarella in spiaggia, bisogna precisare che Gianni viveva a Bologna al tempo delle carrozze a cavalli, quando il viaggio all’Adriatico richiedeva almeno due giorni di polvere e scossoni e sulla Riviera Romagnola non c’erano alberghi e pensioni a centinaia, ma solo borghi di pescatori e qualche locanda poco frequentata.

Non esistevano neppure le fotografie ed i giornali illustrati, grazie ai quali i ragazzi della generazione successiva avrebbero potuto farsi un’idea sul seno di Nettuno senza averlo visto di persona. L’unica immagine che Gianni aveva del mare era una stampa appesa ai muri di casa, che rappresentava una strana città, simile al porto di Navile, ma su scala ben più grande, dove le navi a vela circolavano in mezzo alle chiese ed ai palazzi. Suo padre aveva spiegato a Gianni che lui una volta era stato in quella città, chiamata Venezia, più bella di Bologna, e forse di qualunque altra città nel mondo. Il padre, che aveva sentimenti patriottici, aveva aggiunto: – Pensa con rispetto a quella città; di tutte le repubbliche italiane, è stata l’ultima a piegare il capo sotto lo straniero. Tutti i paesi del mediterraneo temevano i pirati turchi, ma i pirati turchi temevano Venezia.

Naturalmente, Gianni non era proprio come quel bifolco dell’Odissea, che scambiò il remo di Ulisse per un ventilabro. Sapeva che il mare esisteva, per aver studiato a scuola qualche nozione di geografia, e le avventure dell’astuto Itacense e del pio Troiano, ma in vita sua aveva visto intorno a sé soltanto la terraferma, fino il giorno in cui il padre gli annunciò che quell’anno la famiglia non avrebbe villeggiato, come il solito, nel podere sulla collina, ma presso un vecchio amico del padre, parroco a Cesenatico.

Riassunto

Gianni, che in vita sua è sempre stato a Bologna, è estasiato dalla scoperta del mare; purtroppo, finisce per diventare lo zimbello dei pescatori che si riuniscono all’Osteria del Lupo di Mare e si divertono a raccontargli inverosimili avventure, a cui il ragazzo crede ciecamente. Il padre rimprovera Gianni per la sua ingenuità, e gli spiega che i pescatori di Cesenatico sono in realtà dei marinai d’acqua dolce e dei fanfaroni; allora, Paolone, il proprietario dell’osteria, consola il ragazzo raccontandogli un’avventura autentica.

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Ritratto di Angelo Emo

Paolone, quand’era ancora ragazzo, aveva accompagnato il padre in un viaggio di affari per mare a Venezia; purtroppo, la loro tartana era stata catturata e affondata da una nave di pirati tunisini, e i due cesenaticensi erano stati presi prigionieri. Per fortuna, poche ore dopo, la nave pirata era stata a sua volta catturata da un vascello veneziano, comandato da Angelo Emo, destinato poi a passare alla storia come l’ultimo grande ammiraglio nella storia della marina veneta. La madre, quando aveva appreso della disavventura, aveva fatto giurare a Paolone che non sarebbe mai più salito su una nave in vita sua e lui aveva mantenuto l’impegno, ma conservando sempre nella sua osteria il fez e la spada del comandante barbaresco, regali dell’ammiraglio Emo. La storia dell’oste, probabilmente, è anch’essa una fandonia, solo congegnata meglio di quelle dei pescatori, però è sufficiente perché il giovane Gianni ritrovi il gusto dei sogni e dell’avventura.

Vai, vai piccola Katy

Incipit

piccolakatyFino a pochi mesi prima, la vita famigliare dell’ingegner Albertosi era stata delle più serene. I suoi colleghi, spesso alle prese con matrimoni allo sfascio, con le strane sigarette nelle tasche dei rampolli maschi o con le pillole anticoncezionali nel cassetto della prole muliebre, spesso gli dicevano, con un sospiro: – Beato te, che hai una brava moglie e dei figli responsabili.

Antonio, il figlio maggiore, aveva ormai superato l’adolescenza, e viveva fuori casa; faceva il secondo anno di ingegneria e passava da un esame col 30 ad uno col 28, con la decisione di un treno avviato verso la stazione intermedia della laurea e verso quella finale del posto nella stessa azienda in cui lavorava il padre. Non era però un secchione: gli piaceva divertirsi, passare le notti del fine settimana in discoteca fino all’alba e soprattutto fare la corte alle ragazze. Più di una volta, qualche amico o il padre di una compagna di scuola di Antonio aveva chiesto a Paolo, con l’aria di scherzare ma in realtà preoccupatissimo: – So che tuo figlio esce con mia figlia; gli puoi fare un discorsetto, per dirgli di comportarsi in modo responsabile? – e sempre Paolo aveva risposto, sorridendo: – Glielo faccio volentieri, ma comunque lui non mi darà retta lo stesso. Ormai i tempi sono cambiati e i ragazzi fanno quello che vogliono, senza dare retta a noi poveri genitori. – È sempre facile sorridere sull’evoluzione dei costumi, finché riguarda le figlie degli altri.

Caterina, secondo l’anagrafe e i genitori, o Katy, secondo le sue amiche del cuore e il suo diario, sebbene fosse in piena adolescenza, non sembrava dover creare preoccupazioni al riguardo. Era vero che passava interi pomeriggi a truccarsi per sembrare più grande, indossava senza complessi jeans a vita bassa e magliette che lasciavano scoperto l’ombelico, citava nel discorso gli organi sessuali con la disinvoltura di uno scaricatore di porto ed aveva per amiche le ragazze più disinibite della scuola. Però, a parte questo, era una brava ragazza, senza troppa voglia di bruciare le tappe, anche perché, per fortuna dei suoi genitori, non aveva ancora incontrato ragazzi del tipo di suo fratello. Da qualche tempo, usciva regolarmente con Martino, il figlio di un amico di famiglia, il tipo di ragazzo che tutti vorrebbero come genero: tranquillo, studioso, rispettoso delle persone appartenenti ad una generazione precedente, e, da quel che sembrava, non così interessato al sesso da voler fare subito esperimenti pratici. Aveva un solo difetto, almeno per la famiglia Albertosi, milanista dai tempi di Schiaffino: era un interista sfegatato e un paio di volte, discutendo di Calciopoli, lui, timido com’era, aveva alzato la voce con l’ingegnere, per poi subito ricomporsi e scusarsi.

Poi Katy aveva conosciuto Saverio.

Riassunto

Una sera, Katy e la sua amica Emma vengono portate da Samantha (la sorella maggiore di Emma, che teoricamente avrebbe dovuto sorvegliare le due ragazzine minorenni) al Karakiri, un locale trasgressivo, così chiamato per i suoi micidiali cocktail torcibudella; lì, Katy conosce21542480-ritratto-di-un-tipo-ribelle-ragazzo-in-giacca-di-pelle-classica-con-la-sigaretta-in-bocca-contro-sfo Saverio, un giovane meccanico che si guadagna la sua simpatia prima dando una dura lezione ad un bulletto che l’aveva importunata e poi riportandola a casa al posto di Samantha, troppo sbronza per guidare. I due ragazzi si mettono assieme, il che suscita le preoccupazioni dei signori Albertosi, visto che Saverio frequenta ambienti poco raccomandabili ed è anche stato al riformatorio; e visto, soprattutto, che Katy, non contenta di trascurare la scuola, spende tutti i suoi soldi, anche vendendo i suoi vestiti, per fare regali al suo amore. Il signor Albertosi e Saverio si incontrano in un bar malfamato e lì il ragazzo confessa candidamente di non amare Katy, di essersi messo assieme a lei solo per mungerla e di avere rispettato la sua verginità, non per cavalleria ma perché lo considerava il modo migliore per tenerla legata a sé; finalmente, poiché la sua unica vera passione sono i motori, acconsente a sparire dalla circolazione in cambio di un giro in autostrada sulla Porsche del signor Albertosi. Katy reagisce alla separazione dal suo amore prima con la rivolta, poi con la disperazione, e infine, con la volubilità tipica degli adolescenti, torna alla sua esistenza da ragazza borghese; finalmente, con grande soddisfazione dei genitori, si rimette col suo primo fidanzato, Martino. Quello che i signori Albertosi non sanno è che il buon Martino ha anche una seconda esistenza come stadihooligan interista; e che il ragazzo ha riconquistato Katy facendo a botte con un altro giovane, che l’aveva provocato prima corteggiando la fanciulla e poi proponendogli di brindare alla salute del Milan…

Commento

Ho classificato questa storia fra i racconti romantici, anche se in effetti è una parodia antiromantica, e anche abbastanza cattiva, dei romanzetti sentimentali young adult con ragazzette sentimentali e ragazzi machi (il filone alla Tre metri sopra il cielo, per intenderci)¸ La differenza è che qui il punto di vista è quello dei genitori, poco entusiasti (come lo sarebbe qualunque genitore nella realtà) di avere una figlia innamorata di un ragazzo di strada. Tanto più che qui si tratta di un teppista vero e non, come di solito succede nei film, di un ragazzo borghese che attraversa una fase di ribellione. Poiché mi piace autocitarmi, ho fatto della piccola Katy (nome tratto da una canzone dei Pooh sulle ingenue ribellioni delle ragazzine) la sorella di Antonio Albertosi, il corteggiatore respinto di Marisa Zanoni.

 

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