La vendetta di Ivan il terribile

Incipit

the-super-snooperLei vuol sapere perché ho sempre l’aria di guardarmi le spalle? È stata la mia esistenza infame che mi ha ridotto così, e in particolare quello che mi è successo, due mesi fa. Se vuole, io glielo dico, ma a due condizioni. La prima è che non mi chieda i nomi; la seconda è che, se dovesse usare questa storia per uno dei suoi romanzi, la trucchi per ben bene in modo che nessuno possa riconoscere la fonte. Sì, lei ci ride sopra, ma se Chi-so-io scopre che ho fatto questa chiacchierata con lei, addio Intruder.

Perché allora la faccio? Se chiedi ad un essere umano “Perché lo hai fatto?”, novanta volte su cento la risposta è la stessa: “Perché avevo bisogno dei soldi”. Devo lasciare San Francisco e trovarmi una sistemazione qualunque, purché lontano da qui, e per farlo mi serve la grana.

Quando, da ragazzino, andavo al catechismo, mi era stato insegnato che, se avessi commesso qualche grave peccato, ne avrei portato la pena già in questo mondo. Ebbene, è vero, ma è vero solo per me. Vedo intorno a me boss mafiosi che arricchiscono con la droga e l’omicidio, e riescono a morire tranquilli nel loro letto, finanzieri disonesti, che dopo aver mandato in rovina le vecchiette che gli hanno affidato la loro pensione, passano la loro vecchiaia ad abbronzarsi al sole dei Caraibi; presidenti che mentono e spergiurano, e continuano ad essere onorati come grandi statisti; però, tutte le volte che io ho fatto qualcosa contro le regole, l’ho pagata con gli interessi.

Quand’ero nella polizia, ad esempio, prendevo le mance: dirà che facevo male, ma lo facevano tutti, ed io non ero neppure tra quelli più avidi. Però, chi è che vanno a beccare, se non il sottoscritto? Mi hanno buttato fuori a calci, con l’aria di farmi un favore, perché non mi avevano mandato in galera ed avevano preferito lavare i panni sporchi in famiglia. Allora, sono andato alla Hawkeye e lì sembrava che le cose mi andassero bene: avevo un posto fisso, qualche speranza di carriera e un po’ di verdoni in tasca. Lei dirà che mi dovevo accontentare dello stipendio che mi passava l’agenzia, e non cercare di arrotondarlo passando le informazioni ai giornalisti. Ma ero ancora giovane, avevo voglia di godermi la vita, e con il salario regolare ci mangiavo e pagavo l’affitto, ma di sfizi me ne toglievo pochi. Fatto sta, che anche lì mi scoprono e mi cacciano fuori, perché ho violato il segreto professionale. In più, fanno passare la voce presso le altre agenzie concorrenti, e nessuno mi vuole più offrire un lavoro, neanche come guardia giurata ad un canile.

disneybig781Allora, mi sono messo in proprio. Non sto a raccontarle come sono riuscito a tirare avanti in questi anni, primo perché sarebbe lungo, secondo perché non la voglio scandalizzare troppo, terzo perché sarebbe penoso, e la storia che le racconterò sarà già abbastanza penosa da sola. Lei ha l’aria di una persona intelligente, e avrà capito che succede solo nei film, che un miliardario ingaggi un investigatore morto di fame perché gli ritrovi la figlia. Se qualcuno chiedeva i miei servizi professionali, c’erano due motivi: o aveva pochi soldi da spendere, o i servizi che mi chiedeva non erano del tutto legali. Un po’ col lavoro, un po’ facendo il canarino per i tabloid, riuscivo a guadagnarmi il pane, ma quanto al companatico, nisba, ed ormai non ero più un ragazzino, e dovevo pensare ad assicurarmi la vecchiaia. Un giorno, mi son detto: “Se entro un anno non mi capita la grande occasione, cambio stato e lavoro.” Purtroppo per me, mi è capitata la grande occasione.

Riassunto

Chi parla è Bob Intruder, un investigatore privato di San Francisco, disonesto e cialtrone. Incaricato da un marito geloso, il signor Cornelius, di sorvegliarne la moglie, ha scoperto una relazione fra la donna e “Ivan” un potente uomo d’affari d’origine russa, di cui il narratore non osa fare il vero nome. Col suo tipico disprezzo per l’etica professionale, ha allora tentato, prima di ricattare Ivan, e poi di vendere alcune foto compromettenti a un giornale scandalistico. La vendetta di Ivan non si fa attendere: la notte di Halloween, Bob viene rapito da due criminali mascherati, portato in una casa vuota e pestato brutalmente, finché non acconsente a consegnare tutte le prove della relazione di Ivan. Dopo aver raccontato la sua storia a uno scrittore, in cerca di materiale per un romanzo giallo, Intruder, temendo ulteriori rappresaglie da parte di Ivan, decide di lasciare la città.

Commento

Questo racconto era nato come una digressione in un romanzo incompiuto (Alice a San Francisco), ma funziona bene anche come pezzo unico. Il protagonista è chiaramente l’immagine in negativo degli investigatori eroici descritti dal cinema e dalla letteratura poliziesca, un antieroe nel senso completo della parola. Non è né onesto, né intelligente, né coraggioso ed in più ha la fastidiosa abitudine di atteggiarsi a vittima della società corrotta.

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