Chi è Bete Noire? (conclusione di Isabelle e l’uomo dal viso bendato)

Incipit

Non fu facile, per Isabelle, organizzare la fuga così su due piedi; farsi concedere un mese di ferie dal datore di lavoroe, una volta a Caen, ottenere l’ospitalità dello zio Philippe, per sé, il padre e la sorella, senza spiegare nei dettagli cosa fosse successo s Parigi; eppure ci riuscì. Per una settimana, la famiglia Aulnoy sembrò aver ritrovato un po’ di pace: Agnés faceva il giro delle sue vecchie amiche, per vantare i suoi trionfi parigini, papà Aulnoy giocava a carte con Philippe (senza puntare denaro) e Isabelle si concesse qualche giornata al mare. Pure, Isabelle sentiva di essere seduta su un vulcano. Infatti, una mattina, mentre si preparava per la spiaggia, il proprietario del bazar la chiamò da Parigi, e già dalla sua voce lei capì che non si trattava di una semplice questione di lavoro.

– Signorina Isabelle – le disse l’uomo – forse mi faccio impressionare troppo, ma sono due giorni che ricevo delle Legatotelefonate anonime, a volte quasi minacciose, di gente che vuole sapere dove vi siete cacciata. Un’ora fa, poi, è arrivato in negozio un ragazzo orientale che mi ha lasciato un biglietto strano. Ve lo leggo: Dite a Isabelle che stasera, alle ore venti, dev’essere al Bistrot della rosa, altrimenti saranno guai seri per lei e per una certa persona.

Isabelle inventò una menzogna su due piedi (“È un cretino che insiste a farmi la corte, anche se io non ne voglio sapere”) e poi, senza dare spiegazioni, senza neanche fare la valigia, prese il primo treno per Parigi.

In quel messaggio, chiaro e conciso, c’erano tre parole enigmatiche che continuavano a ronzarle in testa: una certa persona. Chi era il bersaglio di quella minaccia: il padre, la sorella, Roquentin oppure (e qui, senza volerlo, Isabelle provò un brivido) Bete-Noire?

Riassunto

 

36 Quai des Orfevres

36 Quai des Orfevres

Al Bistrot della Rosa, Isabelle torva Bete-Noire legato e imbavagliato, imputato in una sorta di processo di malavita. L’uomo ha, infatti, saldato di tasca sua il debito del padre di Isabelle, ma così facendo ha mentito a Bob l’alsaziano, il suo capobanda, e si è esposto alla sua vendetta. Dopo aver confessato a Bete-Noire il suo amore, Isabelle lascia il bistrot, ignorando quale sarà la sorte finale del romantico gangster e temendo che egli dovrà pagare con la vita il suo atto di generosità. Pochi giorni dopo, Isabelle è convocata dalla polizia al Quai des Orfevres e apprende come stanno veramente le cose. Bete Noire era un poliziotto sotto copertura che si serviva della benda e di una cicatrice (dovuta in realtà a un semplice incidente stradale) per crearsi un’immagine da duro, mentre l’ispettore Roquentin , a cui Isabelle si era ingenuamente rivolta, era un corrotto che aveva tradito il suo collega infiltrato. Al processo, Isabelle rivede Bete-Noire, che ha ripreso la sua vera identità (ispettore Michel Breton) e il suo vero volto, con un’operazione di chirurgia plastica e, dopo qualche schermaglia, la ragazza accetta la proposta di matrimonio che il poliziotto le aveva fatto nei panni di fuorilegge.

Commento

bebDopo le versioni gialle di Biancaneve e Cenerentola, ecco una nuova fiaba (La bella e la bestia) , un nuovo filone del genere poliziesco (la storia di gangster) e un nuovo scenario, la Parigi di Simenon e dei malavitosi gentiluomini alla Jean Gabin. Rispetto alla fiaba, l’unico cambiamento nella trama è aver sostituito nel ruolo di cattivo, alle due perfide sorelle il polizotto corrotto, corteggiatore della sorella della protagonista.

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Isabelle e l’uomo dal viso bendato

Incipit

gangsterErano anni che Isabelle Aulnoy credeva di vedere la luce in fondo al tunnel, e sempre quella luce, appena apparsa, si faceva più fioca e lontana, fino a spegnersi.

Nel tunnel c’era entrata con la morte di sua madre. Una prova terribile, per una ragazza poco più che adolescente, ma Isabelle aveva retto al colpo; era perfino riuscita a diplomarsi brillantemente sei mesi dopo il lutto. Chi non l’aveva presa bene, era stato papà Aulnoy e il suo negozio di antiquariato, fino a poco prima il più fiorente di Caen, era andato bruscamente in rosso. Amici e parenti erano stati indulgenti nei suoi confronti. In fondo, quando uno si trova improvvisamente vedovo, con due figlie sulle spalle, è anche comprensibile che non abbia più la testa di un tempo per gli affari. Sarebbero stati ben più severi, se avessero saputo ciò che Isabelle aveva già scoperto da tempo: papà Aulnoy aveva trovato sui tavoli dei casinò una distrazione al suo dolore, efficace ma costosa.

Ci sarebbe stata forse qualche chance per la famiglia Aulnoy, se Isabelle avesse potuto scambiarsi d’età con la sorella maggiore, Agnés. Purtroppo, Agnés era un’adorabile scervellata, che, finché in casa c’erano abbastanza franchi da soddisfare i suoi capricci, non faceva caso alla voragine che si apriva sotto i piedi della famiglia; e Isabelle, che invece, grazie anche al suo diploma, si rendeva conto benissimo della situazione, era troppo giovane per esercitare qualche influenza sul padre.

Arrivò finalmente il giorno del redde rationem: il negozio fu venduto e babbo Aulnoy evitò l’onta del fallimento solo grazie all’intervento dei famigliari, che pagarono i suoi debiti. Fu già una fortuna per lui trovare quasi subito un posto come direttore di un bazar nel quartiere della Bastiglia, a Parigi, dove avrebbe continuato a vendere anticaglie, ma come dipendente. Per Isabelle, il trasferimento a Parigi fu un sollievo, perché nella Ville Lumiere, a differenza che nelle località balneari, sono presenti tutte le tentazioni, escluso il casinò.

Appena la famiglia Aulnoy si fu trasferita alla Bastiglia, perse un componente. Agnés, come tutte le ragazze carine di provincia, aveva sempre pensato che le sarebbe bastato mettere piede nella capitale per diventare la nuova Brigitte Bardot e, prima ancora che padre e sorella avessero finito di disfare i bagagli nel loro appartamento in affitto, lei era già andata a vivere nel quartiere latino, per tentare l’avventura. Naturalmente, BB non perse il sonno per la sua concorrenza, però Agnés, come indossatrice, riuscì a guadagnarsi da vivere senza pesare sulla famiglia, il che era già molto.

Riassunto

Parigi, inizio degli anni Sessanta. Isabelle Aulnoy, una ragazza normanna, vive assieme al padre, un commerciante che si è rovinato a causa del vizio del gioco. Papà Aulnoy, dopo il trasferimento nella capitale, sembra aver messo la testa a posto ma, una sera, entrato per caso in un locale malfamato di Pigalle, il Bistrot della rosa, che nasconde una bisca clandestina, ricade nel suo vizio e perde cinquemila franchi. Il giorno dopo, Isabelle, riceve la visita di un picchiatore, Bete Noire, che tiene il viso costantemente bendato per nascondere una cicatrice.bandaged-face-portrait Il gangster obbliga la ragazza, in cambio di una dilazione nel pagamento, a venirlo a trovare regolarmente al bistrot della Rosa. Non cerca però di abusare di Isabelle durante i loro incontri e anzi si mostra talmente galante verso la sua vittima che lei comincia a provare un’inconfessata simpatia verso il suo persecutore. Quando però la scadenza del debito si avvicina, Isabelle decide di chiedere l’intervento dell’ispettore Roquentin, un poliziotto che corteggia sua sorella, la fatua Agnès…

L’angelo Gabriele e il ragazzo di New Orleans

Incipit

trombe

Un giorno, dal profondo Sud si levò al cielo una preghiera.

Qualcuno dice che uscì dalle labbra di un pastore dell’Alabama, che da ragazzo era stato schiavo; altri dicono che a pronunciarla fu un facchino di New Orleans, prima di addormentarsi nel suo tugurio. In ogni caso, essa così diceva:

– Signore, noi siamo stanchi di essere disprezzati; siamo stufi di sapere che qualunque bianco, sia pure un barbone alcolizzato che vive d’espedienti, si considera più intelligente di noi solo grazie al colore della sua pelle. Quante volte ho ascoltato queste parole: “I negri non hanno mai prodotto un Dante, un Michelangelo od un Beethoven, e mai potranno farlo, perché la loro natura non glielo consente” e colui che parlava, senza neppure preoccuparsi di abbassare la voce per non farsi sentire da me, in genere non aveva un libro in casa, non era mai stato in un museo e, quanto alla musica, conosceva soltanto Dixie. Come potremmo imparare a scrivere poemi, se non ci lasciano neppure entrare nelle scuole per imparare l’abbiccì? Come potremmo diventare pittori, se i soldi che abbiamo in saccoccia bastano sì e no per mettere assieme il pranzo con la cena, e non certo per pagarsi tele e colori? Con le canzoni è diverso: nessuno di noi è mai stato al Conservatorio, però riusciamo a fare musica più bella di quella della banda comunale solo con qualche strumento vecchio e scordato; e quando non abbiamo neppure quello, riusciamo a farla lo stesso solo col fiato delle nostre gole. Ebbene, Signore, ti faccio una preghiera: fa che uno di noi diventi un’artista talmente superiore agli altri, nel suo genere, che nessuno, fra i bianchi, possa neanche sfiorarne la punta delle scarpe.

In cielo udirono la preghiera e l’arcangelo Gabriele scese in terra per esaudirla, portando sotto il braccio la tromba dell’Apocalisse.

La logica degli angeli è diversa da quella degli uomini. È inutile quindi chiedersi come mai Gabriele, invece di scendere nelle campagne dell’Alabama o del Missouri, dove c’erano tante persone dalla pelle nera, ma dall’anima candida e devota, abbia invece deciso di calare sulla peccaminosa New Orleans. Qualcuno sostiene che abbia indugiato per un momento sul quartiere francese, ma poi decise che, se davvero il grande artista avrebbe dovuto spuntare in mezzo al vizio e alla miseria, come un fiore spunta dal fango, tanto valeva fare le cose fino in fondo, e si diresse verso Storyville. storyvilleMai l’arcangelo aveva visto un quartiere così simile all’inferno, sia per la temperatura dell’ambiente che per il numero di peccatori; eppure, con la sua vista che scruta nei cuori, riuscì a distinguere, in mezzo a tante anime perdute in anticipo, che vivevano coi frutti della violenza e dei traffici più abietti, altre anime, che nonostante la povertà ed il contatto quotidiano con il male, nonostante gli errori che a volte commettevano, riuscivano a mantenere un minimo di onestà e di spirito gentile. E un’anima di questo genere Gabriele riuscì a trovarla anche nel luogo più squallido del quartiere, l’edificio che riuniva al suo interno i ragazzi che prima avevano imparato a usare il coltello e poi ad allacciarsi le scarpe, che quasi mai erano entrati in una scuola ma in compenso conoscevano a menadito le case di tolleranza: il carcere minorile.

Riassunto

L’angelo assume l’aspetto di una guardia del riformatorio e poi adocchia Louis, un ragazzo di colore, incarcerato per una marachella (ha sparato un colpo di pistola durante il carnevale). Poiché Louis mostra una grande passione per la musica, Gabriele gli presta per il tempo della sua vita, la tromba invisibile dell’Apocalisse. Il ragazzo pensa che si tratti di uno scherzo, ma quando, il giorno dopo, comincia a suonare nella banda dell’istituto, rivela uno straordinario talento di cui neanche lui stesso era consapevole. Sessant’anni dopo, mentre Louis, dopo una gloriosa carriera come jazzista, si Louis_Armstrong_angelsta serenamente spegnendosi in un letto d’ospedale, l’angelo torna a trovarlo, si fa restituire la tromba e lo accompagna nell’aldilà. A Louis che gli chiede se gli Stati Uniti avranno mai un presidente nero, Gabriele risponde di sì, ma aggiunge: “Neanche lui farà onore alla tua razza come lo hai fatto te, Satchmo”.

Commento

L’idea del racconto mi è venuta da una vignetta, pubblicata il giorno della morte di Armstrong, in un cherubino diceva a Gabriele: “Puoi andare in pensione, è arrivato Satchmo.” Il jazz era una delle grandi passioni di mio padre Aldo Cappelli ma, a differenza delle altre (i libri, la storia, il cinema di una volta) non è riuscito a trasmettermela; questo racconto gli è idealmente dedicato.

Il ventaglio di lady Melinda (parte 2)

Incipit

theatre-royalPoco dopo, mentre il pubblico, stanco d’applausi, stava sciamando fuori del teatro, il locale sul retro del palcoscenico si era trasformato in un improvvisato tribunale. Il maggiore Lovat aveva la parte del giudce istruttore, due suoi uomini, l’ispettore e Jack il trovarobe facevano da testimoni e le due Stephens, mamma Kate e figlia Gwyneth, quest’ultima con il chimono ancora addosso, si trovavano su un ideale sedia degli imputati. Io e sir Peter costituivamo il pubblico. Veramente, l’udienza avrebbe dovuto essere a porte chiuse, ma per sir Peter non era mai difficile ottenere un favore dalle forze dell’ordine, con tutte le sue amicizie altolocate.

Non pensiate che il maggiore Lovat, solo perché aveva concesso a noi due uno strappo alla regola, non fosse un osso duro. Questa fu la sua presentazione, appena ci ebbe riuniti: – Io sono il maggiore Lovat, dell’M6. Ho fatto lo sbarco in Normandia, sono stato in missione a Berlino Est, mi sono infiltrato nell’IRA, e sono ancora vivo. Quindi, se qualcuno di voi commedianti pensa di fregarmi, sappia che non ci sono riusciti né Hitler, né Krusciov, né gli irlandesi. Io sono il responsabile della sicurezza di – e fece il nome del principe. – Questa sera ho dovuto, per dovere di ufficio, sorvegliare il dancing dove il ragazzo prendeva parte ad un ballo mascherato. Avrei dovuto ordinare ai miei due uomini di collocarsi all’interno della sala, senza perdere di vista un attimo il signorino. Non ho però voluto turbare l’atmosfera di festa più del necessario, e li ho piazzati in macchina davanti alla porta d’ingresso. Loro hanno così dovuto rinunciare a uno spettacolo affascinante: il signorino … che danzava assieme a una stupenda ragazza, col viso coperto da una mascherina e un costume identico a quello – e indicò il chimono di Gwyneth. – Hanno però visto quella stessa ragazza lasciare la sala in compagnia di un giovane, salire su una macchina e andarsene. Prima di sparire, però, la ragazza mascherata si è cambiata le scarpe e ha voluto lasciare un ricordino. Ned, apri il pacchetto.

Ned tirò fuori, da sotto la sua giacca, un pacchetto di carta da giornale, lo svolse e fece apparire una scarpetta rossa. La calzatura era di bell’aspetto ma, già ad un secondo sguardo, si rivelava rovinata senza rimedio, priva di un tacco e con tomaia e suola sul davanti staccate fra di loro come le due labbra di una bocca ridente.

– Vedete, questa è una di quelle scarpe che usate voi attori sul palcoscenico e che non si dovrebbero mai indossare camminando per strada, perché basta infilare una grata col tacco, e la scarpa è kaputt.

Riassunto

lady-with-a-fan.-bisLa ragazza mascherata, racconta Lovat, durante il ballo aveva rubato al suo cavaliere un agendina con alcuni numeri di telefono riservati, che è poi ricomparsa, durante la rappresentazione, in una tasca del costume di Gwyneth. Costei, però, nega di aver lasciato il teatro quella sera ed è, inoltre, ben più prosperosa della misteriosa ladra. Sir Peter spiega allora come sono andate le cose: Cindy, con l’aiuto del trovarobe e della zia Geraldine, è andata al ballo vestita da Gazza Ladra, ha ballato col principe, gli ha rubato l’agendina ed è poi tornata in teatro, in tempo perché la sorellastra potesse riavere il costume ed entrare in scena senza essersi accorta di niente. Cindy conferma la ricostruzione di sir Peter e confessa il motivo del furtarello: dimostrare, nella pratica, di saper interpretare una ladra meglio di Gwyneth. Lieto fine: Cindy ottiene la parte che ha dimostrato di meritare e, in più, un invito a cena da parte del figlio del primo ministro.

Commento

cenerentolaDopo Biancaneve, ecco una versione gialla di Cenerentola, miscelata con una buona dose di Eva contro Eva. Il racconto non è, a rigore, un giallo, visto che non vi viene commesso nessun delitto, però ha gli elementi tipici della detective story all’inglese (l’investigatore dilettante, il Watson narratore, il finale dove tutti i personaggi sono riuniti ad ascoltare la soluzione del caso). Rispetto alla fiaba, ho reso meno violento l’antagonismo fra Cenerentola e le sorelle (vittime anche loro dell’ambizione della madre) e non ho fatto sposare l’eroina col principe (mi è sembrato che vederla avviata a una brillante carriera fosse già un premio sufficiente, perché, come dice la zia Geraldine “il vero principe azzurro di un’attrice è il pubblico”).

Il ventaglio di Lady Melinda

lady-with-a-fanIncipit

Quando sir Peter mi annunciò la sua intenzione di passare una settimana a Brighton, aggiunse, con la sua solita impeccabile cortesia verso gli inferiori: – Non si tratta di un viaggio di lavoro in senso stretto, e quindi voi non siete obbligato ad accompagnarmi, ma gradirei ugualmente la vostra compagnia. Naturalmente, tutte le spese d’alloggio saranno a carico mio.

Di regola, sentendosi offrire una settimana di vacanze pagate al mare, un segretario dovrebbe rispondere baciando la mano del principale. In tutti quegli anni passati al servizio di sir Peter, avevo però assimilato le maniere dell’illustre storico del teatro e la mia impeccabilmente formale risposta fu: – Non c’è problema. Io pure sentivo il bisogno di cambiare aria.

– Non si tratta di una villeggiatura. Devo assistere a una rappresentazione teatrale.

– A Brighton? Il Royal Theatre è chiuso e non mi risulta che là ci siano altri teatri di particolare importanza.

– Uno spettacolo con Geraldine Merrick al Walter Asher Theatre, secondo voi, giustifica il viaggio?

In effetti, veder recitare dal vivo colei che era considerata la miglior attrice brillante della sua generazione avrebbe giustificato ben più dell’oretta scarsa di treno che ci vuole per raggiungere le spiagge di Brighton partendo dalla Victoria Station. Negli ultimi tempi, lei aveva parecchio diradato gli impegni e mi stupiva che per il suo rientro avesse scelto un palcoscenico di provincia. Ma mi stupii ancora di più quando imparai che sir Peter l’aveva conosciuta personalmente, quando la trionfale carriera di lei era ancora agli inizi.

Riassunto

Sir Peter, famoso critico teatrale, accompagnato dal suo segretario (il narratore) si reca a Brighton per assistere a una commedia giallo-rosa, Il ventaglio di Lady Melinda, imperniata sulle imprese di una ladra gentildonna nella Londra edoardiana. Nella commedia dovrebbe esordire la giovane figlia del fondatore del teatro, Cindy Asher, a fianco di sua zia, la famosa attrice Geraldine Merrick; ma Kate, la matrigna di Cindy riesce, con i suoi intrighi, a far sì che entrambe la parti di attrice giovane della commedia vadano alle sue figlie di primo letto. Sir Peter, vecchio amico di famiglia degli Asher, cerca di consolare Cindy, che sembra accettare l’ingiustizia con filosofia. La sera della prima, si svolge a Brighton una festa in costume, ispirata alla commedia. Lì il narratore assiste a una scena singolare: una giovane donna, vestita e mascherata come la ladra della commedia, balla con l’ospite d’onore della serata, il figlio del primo ministro, e poi si allontana improvvisamente. Il narratore si reca poi al Walter Asher Theatre per assistere alla prima de Il ventaglio di Lady Melinda.60284_brighton-little-theatre-youth-group

Le due sorellastre di Cindy fanno una pessima figura come attrici, ma, grazie all’impegno di Geraldine e degli altri interpreti, la commedia ha ugualmente successo. Al calare del sipario, però, arriva in sala un ufficiale dei servizi segreti che convoca tutta la troupe per un’indagine…