Il ventaglio di lady Melinda (parte 2)

Incipit

theatre-royalPoco dopo, mentre il pubblico, stanco d’applausi, stava sciamando fuori del teatro, il locale sul retro del palcoscenico si era trasformato in un improvvisato tribunale. Il maggiore Lovat aveva la parte del giudce istruttore, due suoi uomini, l’ispettore e Jack il trovarobe facevano da testimoni e le due Stephens, mamma Kate e figlia Gwyneth, quest’ultima con il chimono ancora addosso, si trovavano su un ideale sedia degli imputati. Io e sir Peter costituivamo il pubblico. Veramente, l’udienza avrebbe dovuto essere a porte chiuse, ma per sir Peter non era mai difficile ottenere un favore dalle forze dell’ordine, con tutte le sue amicizie altolocate.

Non pensiate che il maggiore Lovat, solo perché aveva concesso a noi due uno strappo alla regola, non fosse un osso duro. Questa fu la sua presentazione, appena ci ebbe riuniti: – Io sono il maggiore Lovat, dell’M6. Ho fatto lo sbarco in Normandia, sono stato in missione a Berlino Est, mi sono infiltrato nell’IRA, e sono ancora vivo. Quindi, se qualcuno di voi commedianti pensa di fregarmi, sappia che non ci sono riusciti né Hitler, né Krusciov, né gli irlandesi. Io sono il responsabile della sicurezza di – e fece il nome del principe. – Questa sera ho dovuto, per dovere di ufficio, sorvegliare il dancing dove il ragazzo prendeva parte ad un ballo mascherato. Avrei dovuto ordinare ai miei due uomini di collocarsi all’interno della sala, senza perdere di vista un attimo il signorino. Non ho però voluto turbare l’atmosfera di festa più del necessario, e li ho piazzati in macchina davanti alla porta d’ingresso. Loro hanno così dovuto rinunciare a uno spettacolo affascinante: il signorino … che danzava assieme a una stupenda ragazza, col viso coperto da una mascherina e un costume identico a quello – e indicò il chimono di Gwyneth. – Hanno però visto quella stessa ragazza lasciare la sala in compagnia di un giovane, salire su una macchina e andarsene. Prima di sparire, però, la ragazza mascherata si è cambiata le scarpe e ha voluto lasciare un ricordino. Ned, apri il pacchetto.

Ned tirò fuori, da sotto la sua giacca, un pacchetto di carta da giornale, lo svolse e fece apparire una scarpetta rossa. La calzatura era di bell’aspetto ma, già ad un secondo sguardo, si rivelava rovinata senza rimedio, priva di un tacco e con tomaia e suola sul davanti staccate fra di loro come le due labbra di una bocca ridente.

– Vedete, questa è una di quelle scarpe che usate voi attori sul palcoscenico e che non si dovrebbero mai indossare camminando per strada, perché basta infilare una grata col tacco, e la scarpa è kaputt.

Riassunto

lady-with-a-fan.-bisLa ragazza mascherata, racconta Lovat, durante il ballo aveva rubato al suo cavaliere un agendina con alcuni numeri di telefono riservati, che è poi ricomparsa, durante la rappresentazione, in una tasca del costume di Gwyneth. Costei, però, nega di aver lasciato il teatro quella sera ed è, inoltre, ben più prosperosa della misteriosa ladra. Sir Peter spiega allora come sono andate le cose: Cindy, con l’aiuto del trovarobe e della zia Geraldine, è andata al ballo vestita da Gazza Ladra, ha ballato col principe, gli ha rubato l’agendina ed è poi tornata in teatro, in tempo perché la sorellastra potesse riavere il costume ed entrare in scena senza essersi accorta di niente. Cindy conferma la ricostruzione di sir Peter e confessa il motivo del furtarello: dimostrare, nella pratica, di saper interpretare una ladra meglio di Gwyneth. Lieto fine: Cindy ottiene la parte che ha dimostrato di meritare e, in più, un invito a cena da parte del figlio del primo ministro.

Commento

cenerentolaDopo Biancaneve, ecco una versione gialla di Cenerentola, miscelata con una buona dose di Eva contro Eva. Il racconto non è, a rigore, un giallo, visto che non vi viene commesso nessun delitto, però ha gli elementi tipici della detective story all’inglese (l’investigatore dilettante, il Watson narratore, il finale dove tutti i personaggi sono riuniti ad ascoltare la soluzione del caso). Rispetto alla fiaba, ho reso meno violento l’antagonismo fra Cenerentola e le sorelle (vittime anche loro dell’ambizione della madre) e non ho fatto sposare l’eroina col principe (mi è sembrato che vederla avviata a una brillante carriera fosse già un premio sufficiente, perché, come dice la zia Geraldine “il vero principe azzurro di un’attrice è il pubblico”).

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