L’angelo Gabriele e il ragazzo di New Orleans

Incipit

trombe

Un giorno, dal profondo Sud si levò al cielo una preghiera.

Qualcuno dice che uscì dalle labbra di un pastore dell’Alabama, che da ragazzo era stato schiavo; altri dicono che a pronunciarla fu un facchino di New Orleans, prima di addormentarsi nel suo tugurio. In ogni caso, essa così diceva:

– Signore, noi siamo stanchi di essere disprezzati; siamo stufi di sapere che qualunque bianco, sia pure un barbone alcolizzato che vive d’espedienti, si considera più intelligente di noi solo grazie al colore della sua pelle. Quante volte ho ascoltato queste parole: “I negri non hanno mai prodotto un Dante, un Michelangelo od un Beethoven, e mai potranno farlo, perché la loro natura non glielo consente” e colui che parlava, senza neppure preoccuparsi di abbassare la voce per non farsi sentire da me, in genere non aveva un libro in casa, non era mai stato in un museo e, quanto alla musica, conosceva soltanto Dixie. Come potremmo imparare a scrivere poemi, se non ci lasciano neppure entrare nelle scuole per imparare l’abbiccì? Come potremmo diventare pittori, se i soldi che abbiamo in saccoccia bastano sì e no per mettere assieme il pranzo con la cena, e non certo per pagarsi tele e colori? Con le canzoni è diverso: nessuno di noi è mai stato al Conservatorio, però riusciamo a fare musica più bella di quella della banda comunale solo con qualche strumento vecchio e scordato; e quando non abbiamo neppure quello, riusciamo a farla lo stesso solo col fiato delle nostre gole. Ebbene, Signore, ti faccio una preghiera: fa che uno di noi diventi un’artista talmente superiore agli altri, nel suo genere, che nessuno, fra i bianchi, possa neanche sfiorarne la punta delle scarpe.

In cielo udirono la preghiera e l’arcangelo Gabriele scese in terra per esaudirla, portando sotto il braccio la tromba dell’Apocalisse.

La logica degli angeli è diversa da quella degli uomini. È inutile quindi chiedersi come mai Gabriele, invece di scendere nelle campagne dell’Alabama o del Missouri, dove c’erano tante persone dalla pelle nera, ma dall’anima candida e devota, abbia invece deciso di calare sulla peccaminosa New Orleans. Qualcuno sostiene che abbia indugiato per un momento sul quartiere francese, ma poi decise che, se davvero il grande artista avrebbe dovuto spuntare in mezzo al vizio e alla miseria, come un fiore spunta dal fango, tanto valeva fare le cose fino in fondo, e si diresse verso Storyville. storyvilleMai l’arcangelo aveva visto un quartiere così simile all’inferno, sia per la temperatura dell’ambiente che per il numero di peccatori; eppure, con la sua vista che scruta nei cuori, riuscì a distinguere, in mezzo a tante anime perdute in anticipo, che vivevano coi frutti della violenza e dei traffici più abietti, altre anime, che nonostante la povertà ed il contatto quotidiano con il male, nonostante gli errori che a volte commettevano, riuscivano a mantenere un minimo di onestà e di spirito gentile. E un’anima di questo genere Gabriele riuscì a trovarla anche nel luogo più squallido del quartiere, l’edificio che riuniva al suo interno i ragazzi che prima avevano imparato a usare il coltello e poi ad allacciarsi le scarpe, che quasi mai erano entrati in una scuola ma in compenso conoscevano a menadito le case di tolleranza: il carcere minorile.

Riassunto

L’angelo assume l’aspetto di una guardia del riformatorio e poi adocchia Louis, un ragazzo di colore, incarcerato per una marachella (ha sparato un colpo di pistola durante il carnevale). Poiché Louis mostra una grande passione per la musica, Gabriele gli presta per il tempo della sua vita, la tromba invisibile dell’Apocalisse. Il ragazzo pensa che si tratti di uno scherzo, ma quando, il giorno dopo, comincia a suonare nella banda dell’istituto, rivela uno straordinario talento di cui neanche lui stesso era consapevole. Sessant’anni dopo, mentre Louis, dopo una gloriosa carriera come jazzista, si Louis_Armstrong_angelsta serenamente spegnendosi in un letto d’ospedale, l’angelo torna a trovarlo, si fa restituire la tromba e lo accompagna nell’aldilà. A Louis che gli chiede se gli Stati Uniti avranno mai un presidente nero, Gabriele risponde di sì, ma aggiunge: “Neanche lui farà onore alla tua razza come lo hai fatto te, Satchmo”.

Commento

L’idea del racconto mi è venuta da una vignetta, pubblicata il giorno della morte di Armstrong, in un cherubino diceva a Gabriele: “Puoi andare in pensione, è arrivato Satchmo.” Il jazz era una delle grandi passioni di mio padre Aldo Cappelli ma, a differenza delle altre (i libri, la storia, il cinema di una volta) non è riuscito a trasmettermela; questo racconto gli è idealmente dedicato.

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