Come ai tempi di Lincoln

Lettera pubblicata sul forum Italians il 22 gennaio 2016.

Caro Severgnini, in questo anno di corsa alla Casa Bianca, vorrei fare qualche considerazione sulla politica in America. Ai tempi in cui l’Italia era il paese delle grandi contrapposizioni ideologiche, (comunisti e fascisti, clericali e mangiapreti) gli Stati Uniti erano il paese della politica pragmatica, dove i due partiti si riconoscevano in valori comuni, un repubblicano come Fiorello La Guardia poteva essere più a sinistra di molti democratici e, soprattutto, se il tuo partito presentava alle elezioni un candidato corrotto od inetto potevi votare per il suo avversario senza sentirti un traditore.

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Repubblicani e democratici di ieri

Negli ultimi tempi, (più o meno dalla presidenza Reagan) il virus della divisione fra guelfi e ghibellini, da noi sempre rigoglioso anche dopo la fine delle ideologie, sembra avere attecchito anche oltreoceano. L’America di oggi, a giudicare da film, telefilm e qualche navigazione Internet (devo premettere che non parlo per esperienza diretta) è un paese spaccato in due, come ai tempi di Lincoln, fra una destra populista e ed una sinistra radical chic, fra gli eredi del Far West

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e quelli di Woodstock,

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che, su qualunque questione (dall’aborto alla pena di morte, dalla politica estera all’economia) assumono posizioni inconciliabili. Fateci caso: nei telefilm, quando l’eroina (ovviamente sempre democratica) scopre di essersi innamorata di un repubblicano, la sua reazione è la stessa di una timorata ragazza italiana degli anni Cinquanta, quando trovava in tasca al fidanzato la tessera del PCI. Il sottoscritto, le cui opinioni politiche sono tutte una sfumatura, che continua a considerarsi cristiano e proprio per questo non vuole un’economia darwiniana, che non desidera nei supermercati gli spinelli, ma neanche i fucili di precisione, nell’America di oggi non saprebbe per chi votare neppure alle primarie.

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Repubblicani e democratici di oggi

Come al solito, riporto anche le lettere di commento ricevute (tutte provenienti da Oltreatlantico).

Caro Angelo,

vivo negli USA–precisamente in Texas–da un po’ di anni. Non sono cittadina americana e quindi non voto, ma ogni volta che ci sono le elezioni le seguo con grande interesse. Guardando in TV gli ultimi dibattiti tra i candidati dei due partiti, ho avuto l’impressione che ormai si parli pochissimo di programmi e moltissimo dell’immagine pubblica. In altre parole, questi aspiranti presidenti sembrano occupati a darsi addosso tra loro (“Tu non sei un vero americano”, “Quella si può permettere questo e quell’altro perché’ è newyorkese e ha i soldi”, “Tu quel tale giorno hai votato contro Obama”, ecc.) piuttosto che proporre dei programmi costruttivi e, soprattutto, fattibili. Se ti ricordi, la campagna del 2008 era cominciata allo stesso modo, poi scoppiò quella crisi che ha messo in ginocchio l’economia di questo paese per anni, e allora fu chiaro che né Obama né  McCain erano preparati per affrontarla. Obama vinse solo perché’ aveva carisma e sapeva far “sognare” più del suo avversario. 

L’americano spesso e volentieri è come l’italiano: ragiona per compartimenti stagni. Per esempio, per i repubblicani, l’attuale segretaria di stato è solo una vecchia radical-chic; non si pongono il problema se magari e’ più’ preparata di Trump e tutti gli altri a fare quel lavoro. Ma la gente comune se ne frega altamente e vota più con la pancia che col cervello. Non posso dire di più per email  ma parlo per cognizione di causa.

Una cosa però bisogna riconoscere: una volta che gli elettori hanno fatto una scelta, la parte sconfitta si zittisce e si mette a lavorare per vincere la volta successiva. In Italia, le sinistre ci hanno letteralmente sfondato le orecchie per 20 anni con la campagna anti-Berlusconi. Non che non fosse giusto sensibilizzare gli italiani su che mostro avevano eletto, per carità. Ma non si rendevano conto che forse dovevano cambiare strategia, visto che quello continuava a vincere comunque…

Un saluto

Federica Ciccottella

Cara Federica, grazie della tua gentile e interessante lettera.

Non faccio fatica a credere a ciò che dici dei dibattiti televisivi in America; spero per te che non ti trovi mai a dover seguire quelli italiani, che sono ormai semplici gare a chi urla più forte e fanno rimpiangere le vecchie soporifere tribune politiche. Se in Italia vigesse il sistema americano, Berlusconi avrebbe governato e sgovernato, ma poi sarebbe andato in pensione e noi avremmo potuto girare pagina (ammesso che, come Bush, non avesse mandato i figli a completare la sua opera…)

Caro Cappelli,

grazie per la sua lettera di oggi. Finalmente un’altra voce fuori dal coro  degli Italians, tutti a bastonare i repubblicani brutti sporchi e cattivi (in parte vero) e mai una parola sui democratici che, su certi temi, hanno posizioni al cui confronto la Bonino è una beghina. Io vivo in USA da 8 anni (sono fuggito dall’Italia di Prodi nel 2007 per ritrovarmi nell’America di Obama nel 2008!). Lei vive in USA, o è solo un attento osservatore?

Un cordiale saluto da Upstate NY,

Andrea

Caro Andrea,

grazie per la tua lettera. In vita mia, non ho mai messo piede negli Stati Uniti e non sono mai andato più a occidente di Dublino; vedo però che anche gli Italians residenti in America sono, nel complesso, d’accordo con la mia impressione.

Caro Sig. Cappelli, io vivo in Usa, posso esserle più preciso. Il grande, grosso, grossissimo problema americani di oggi sono i5.000.000.000 di  messicani e qualche altro latino americano, che sono tutti indocumentati, molta brava gente ma anche molti delinquenti. Si nascondono in Chiese, presso amici. In California, in Texas e Florida è più’ facile nascondersi dato il clima molto più’ dolce che al nord. Hanno, da parte loro, molti avvocati che difendono la loro causa, gratis. Contrariamente a quanto si pensa, gli americani sono molto sensibili a queste cose. Malgrado siano indocumentati e quindi illegali, hanno diritto alle scuole, gli ospedali , a mense gratis e godono anche di tante altre cose, se lei avesse occasione di vedere ,donne e uomini sono molto grassi, direi 80% .
A novembre avremo le elezioni e si presenteranno due candidati, uno PRO _ INDOCUMENTATI, (farli tutti legali), l’ altro rispedirli a casa. Ecco la grande divisione attuale americana. Il Messico ha molto gioco in questo grosso problema, Messico, paese ricchissimo con una forte popolazione che muore letteralmente di fame, paese bellissimo, pericolosissimo e corruttissimo, quindi e` ben felice che questi
poveretti, che la maggior parte sono analfabeti , saltino in USA , rischiando vita, figli e l’incertezza di un paese nuovo , usanze nuove e non per ultimo una lingua nuova. In una minima proporzione, una cosa simile accade anche in Europa e, purtroppo non vedo all’orizzonte un po’ di sereno, ne qui ne la. Saluti e auguri. Giovanni Pedersoni.

Gentile signor Pedersoni,

grazie per la sua lettera. Come ex insegnante di italiano, devo segnalarle alcuni errori : “indocumentati” è parola che non esiste nei nostri vocabolari, non si dice “corruttissimo” ma “corrottissimo” e 5.000.000.000 mi sembra un numero eccessivo, visto che corrisponde a cinque miliardi, più o meno tutta la popolazione del pianeta Terra. Scusi la pignoleria.

Non sono così sofisticato : sia in Italia che in USA ho sempre cercato di votare per il programma di un candidato. A prescindere dal partito.

In questa tornata di elezioni USA, il vero problema per “noi indipendenti” è la impresentabilità dei maggiori candidati a ricoprire la carica di Presidente. Io non andrei ai tempi di Lincoln. Cerco di vivere il 2016

Buona giornata

Umberto Broggi