Metà luglio

Incipit

SCENA PRIMA

Carlotta, Edoardo.

EDOARDO = Alora, ad queli impurtantessimi aferi s’à da ocupè e menager del residence ad Sen Diton?

CARLOTTA = Disè “e residence Sanditon”, cl’è è nom curet; almen sora e lavor, fasì la pirsona seria.

EDOARDO = Parchè, e mì at pè un lavor seri? Al quistioni impurtenti le trata toti Tumes, e me, ca duvreb esar e menager, a sò l’impighè adet a i riclem: riziv al lamintili di client e pù e diretor dezid quel cs’à da fè. Se, invizi, sò i cliint a cumpurters mel, toca a me fei la ramanzena, d’atcè luitar pensa : “E diretor l’è un tep simpetic, mo e zovan l’è un stronz”. Carlota, urmej a sò dò smeni ca lavurema insim. Sì unesta e arspondam. Con toti l’arspet par Tumes, l’itè, la pradga, ezetera ezetera, te’n crid ca sia l’ora ca lo me dega quelc cumpit ad rispunsabilitè?

CARLOTTA = (Esita prima di rispondere, ma poi opta per la sincerità) Ad solit, sa on nun è rispunsebil quend s’dvert, nun l’è gnaca quend lavora.

EDOARDO     = Capesch, t’al sì ligheda a e dit par quel cl’è suces iarsira a e zercul di piscadur.

CARLOTTA = Me a i aveva dicis ad nun parlè piò, si stè vò c’avì riapirt e discurs.

EDOARDO = Ta è rason, turnem al quistioni de lavor.

CARLOTTA = Incù, vù e duvì parlè cun Herr Krauss, pù, a i è cla ragazeda dla Zuvenna Belforte. Forsa, con la Belforte l’è mei ca j scora me, vest ca sò una dona.

EDOARDO = Schirz? Un menager treta i prublem ad persona, nun i delega a la sigriteria. Pr’ades, fà intrè e tugnin. (Esce Carlotta, entra Hermann, che si siede alla scrivania, di fronte ad Edoardo.)

celentano

Giovanna Belforte è una fan di un giovane cantante, un certo Adriano Celentano, e prevede ad uno scettico Edoardo, che fra cinquant’anni le sue canzoni e quelle di Elvis saranno dei classici.

Traduzione

Allora, di quali importantissimi affari deve occuparsi il manager del residence di San Diton? / Dite “il residence Sanditon, che è la forma corretta; almeno sul lavoro, fate la persona seria. / Perché, il mio ti sembra un lavoro serio? Tommaso tratta tutte le questioni importanti e io, che dovrei essere il manager, sono l’impiegato dell’ufficio reclami: ricevo le lamentele dei clienti e poi il direttore decide cosa bisogna fare. Se, invece, sono i clienti a comportarsi male, tocca a me fargli la ramanzina, così loro pensano: “Il direttore è un tipo simpatico, ma il giovane è uno stronzo”. Carlotta, ormai lavoriamo insieme da due settimane. Sii onesta e rispondimi. Con tutto il rispetto per Tommaso, l’età, la pratica, eccetera eccetera, non credi che sia ora che lui mi dia qualche compito di responsabilità? / Di solito, se uno non è responsabile quando si diverte, non lo è neanche quando lavora. / Capisco, te la sei legata al dito per quello che è successo ieri sera al circolo dei pescatori. / Io avevo deciso di non parlarne più, siete voi che avete riaperto il discorso. / D’accordo, torniamo alle questioni di lavoro. / Oggi, dovete parlare con il signor Krauss, poi c’è quella ragazzata di Giovanna Belforte. Forse, è meglio che io e la Belforte facciamo un discorsetto fra donne. / Scherzi? Un manager tratta i problemi di persona, non li delega alla segretaria. Per adesso, fai entrare il tedesco. (Esce Carlotta, entra Hermann, che si siede alla scrivania, di fronte ad Edoardo.)

 Riassunto

nudismoHermann ha creato scompiglio nel residence per la sua abitudine di prendere il sole in costume adamitico; dopo una lunga discussione, il tedesco acconsente a praticare il nudismo solo in una spiaggetta al riparo dagli scogli. Altro scompiglio lo ha creato Giovanna Belforte, che innamoratasi di un ragazzo del luogo, gli ha fatto credere di essere figlia di un ingegnere e scoppia in lacrime, da brava adolescente al suo primo amore, quando Edoardo le dice che il suo spasimante, scoperta la verità, ha deciso di lasciarla. L’attenzione poi ritorna sugli intrighi di Edoardo che, dopo essere stato respinto nuovamente da Carlotta, le rivela le sue vere intenzioni: ingelosire Berta, la figlia ed erede della marchesa, e convincerla a sposarlo anche contro la volontà della madre di lei. Poiché Carlotta rifiuta fermamente di stare al suo gioco, Edoardo rivolge le sue attenzioni a un’altra ospite del residence: Letizia, una studentessa universitaria che, per aver vissuto all’estero, si atteggia a ragazza moderna e spregiudicata. Di lei è innamorato anche il timido e ipocondriaco Arturo che, per attirare la sua attenzione, tenda perfino diimprovvisarsi sportivo.

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Giugno

FedericoIncipit

SCENA PRIMA

Carlotta.

CARLOTTA = (Quando si alza il sipario, è sola in ufficio e sta, apparentemente, rispondendo al telefono.) Pront? Que perla la segreteria de (momento d’esitazione) residence Sanditon (pronuncia perfettamente le due parole inglesi). S’a i è dal chembrì lebri? No, no, tot prinutè fen a setembar. Aspitè un mument, ca cuntrol. (Prende un’agenda). Donc, l’apartamint numar on a l’è ocupè da e maestar Fridric e da la Zulieta, e lujetar j i stà par tota l’instè, parchè, dop l’Oscar, i à diret ad un po’ ad pez. Apartamint dobaldini, Ercul Balden. Cuma, chi el? La lucumotiva umena, e campion de mond ad ciclesum. Sé, ad agost và via par fè al cursi, pirò a e so post e ven Modugno. E nomar tri, l’è l’apartamin presidenziel, e nu al duvem proprì tnì a dispusizion, parchè e Quirinel a l’à zà ciamè.

(Traduzione): Pronto? Qui parla la segretaria del residence Sanditon. Se ci sono camere libere? No, è tutto prenotato fino a settembre. Aspetti un momento che controllo. L’appartamento DOMENICO-MODUGNOnumero uno è occupato dal maestro Federico e Giulietta, che ci stanno tutta l’estate perché, dopo l’Oscar, hanno diritto a un po’ di pace. Appartamento due, Ercole Baldini? Come, chi è? La locomotiva umana, il campione del mondo di ciclismo. Sì, va via ad agosto per fare le corse, ma al suo posto viene Modugno. L’appartamento numero tre è quello presidenziale, e dobbiamo proprio tenerlo a disposizione, perché ha già chiamato il Quirinale.1gronchi12gr

 Riassunto

Come si sarà capito dai nomi citati, la commedia è ambientata sulla Riviera Romagnola, negli anni del boom. Chi fantastica di lavorare per un albergo frequentato dai più importanti VIP è Carlotta, una ragazza di campagna, semplice ma intraprendente, assunta come segretaria al Residence Sanditon, appena aperto in un paesino finora privo di stabilimenti turistici. Direttore e comproprietario dell’albergo è il signor Tommaso, buon uomo ma un po’ troppo ingenuo e ottimista per gli affari ; sua socia è la marchesa De Nani, che ha imposto come vicedirettore suo nipote Edoardo, un fatuo playboy di provincia.  Diana, la sorella di Tommaso, riesce, attraverso le sue amicizie, e pur combinando parecchi pasticci, a procurare al residence i primi clienti: tre fanciulle, ospiti di un collegio per le figlie dei lavoratori all’estero, e Arturo,  un giovane reso  ipocondriaco dalla madre possessiva. A questi si aggiunge Hermann, un turista tedesco. Arturo, che corteggia sua cugina Berta, figlia della marchesa, ma non disdegnerebbe  qualche avventura, fa delle avance a Carlotta, ma la ragazza resta fedele al suo fidanzato Nino.

L’alberg ad San Diton

Austen“L’alberg ad San Diton” è stato un esperimento un po’ azzardato: adattare un romanzo (incompiuto) di Jane Austen a commedia dialettale romagnola. Certo, a prima vista c’è un abisso  fra il mondo della scrittrice inglese, regolato da uno squisito galateo, e quello sanguigno e a volte volgare del teatro in vernacolo, ma qualche analogia c’è, ad esempio il ruolo della nobiltà. Può sembrare paradossale, vista la sua fama di  regione rossa, ma in Romagna l’aristocrazia terriera ha continuato ad essere la maggiore proprietaria della ricchezza fino a tempi recenti, e questo si è riflesso anche nel teatro dialettale. Uno dei personaggi ricorrenti delle nostre commedie è la contessa: una donna del popolo che ha sposato un aristocratico per interesse e che, nonostante i suoi modi affettati e la sua arroganza, tradisce ad ogni momento le sue origini plebee (non troppo diversa, come si vede, da certe terribili lady della Austen). Soprattutto, Sanditon, ambientato in una stazione balneare ai suoi esordi, presentava molte situazioni che si potevano trasferire, senza eccessive difficoltà, nella riviera romagnola  degli anni Sessanta, ai tempi del boom dell’industria turistica, che doveva rivoluzionare, nel bene e nel male, il “dolce paese” di Giovanni Pascoli.

Trasformare gli inglesi dell’originale in romagnoli non si è rivelato troppo difficile; e neppure immaginare un proseguimento e una conclusione alla vicenda che Jane Austen ebbe solo il tempo di accennare. (Il primo atto è una libera rielaborazione di ciò che rimane del romanzo; gli altri due sono pura invenzione). Piuttosto, una difficoltà tecnica me l’ha creata il gran numero di personaggi; sebbene Sanditon sia poco più di un abbozzo, pure i suoi tredici capitoli contengono molti più personaggi di quanti una compagnia amatoriale possa permettersi di mettere in scena.  Per alcuni personaggi, ho lasciato la possibilità agli attori di una doppia parte; per altri ho fatto  in modo che non apparissero  mai in scena, pur rendendomi conto degli inconvenienti di questo metodo .

Sanditon

Sanditon L’alberg ad San Diton
Thomas Parker Tommaso, proprietario e direttore del residence Sanditon
Diana Parker, sua sorella Diana, sorella di Tommaso, ospite del residence
Arthur Parker, nipote di Thomas Arturo, figlio di un’amica di Diana,             ospite del residence
Lady Denham, socia di Thomas La marchesa, comproprietaria                     del residence
Sir Edward Denham, nipote                libertino   di lady Denham Edoardo, nipote della marchesa e vicedirettore del residence
Charlotte Heywood,giovane ospite di Thomas Parker Carlotta, segretaria del residence
Le sorelle Beaufort Giovanna Belforte, ospite del residence
Miss Lambe, ereditiera Letizia, ospite del residence

 

Altri personaggi li ho eliminati o appena accennati (come la moglie e il fratello di Thomas), ma ne ho aggiunti due: Nino, il fidanzato di Carlotta, bravo ragazzo, anche se un po’ bietolone, a cui la protagonista resta però ostinatamente fedele, e Hermann, attempato turista tedesco, aggiunto perché non si può fare una commedia sulla Riviera Romagnola senza parlare dei turisti tedeschi.Anche questa mia opera è idealmente dedicata a mio padre Aldo Cappelli, che fu ai suoi tempi, il più originale e innovativo autore di commedie dialettali romagnole.Chi fosse interessato ai numerosi altri seguiti di Sanditon apparsi negli anni, può consultare questo link.

Il giorno più lungo sotto le mura di Troia

TroyBattleIncipit

Raccontare una sola giornata, di una guerra che ne contò più di tremila, mi ha richiesto tempo, fatica e viaggi, quasi quanto ne spesero gli Achei per espugnare le mura di Ilio. Ho raccolto e vagliato decine e decine di racconti; sono andato nei palazzi degli Achei e nei tuguri della Colchide dove hanno trovato rifugio i profughi dalla città distrutta dal fuoco; ho dovuto vincere la riluttanza di molti testimoni a risvegliare ricordi dolorosi (mentre in altri casi ho dovuto smorzare il loro entusiasmo, che li portava a vantarsi di imprese mai avvenute); ho varcato il Mar Ionio, diretto a quell’Italia che è stata scelta come luogo di riposo da molti reduci dell’una e dell’altra parte.

Molti di coloro che combatterono sulle rive dello Scamandro non sono oggi in grado di dare la loro versione dei fatti, e non mi riferisco solo a quelli (come il prode e gentile d’animo Ettore, o il piè veloce Achille) caduti in battaglia e bruciati su una pira con le loro armi. Purtroppo, quando ho iniziato il mio lavoro, molti dei capi achei che erano riusciti a scampare alla Parca abbastanza a lungo da vedere il giorno della vittoria, erano già caduti vittima di un destino beffardo: come il comandante Agamennone, ucciso dalla moglie, o Aiace Oileo, morto in un unaufragio, o l’astuto Ulisse, un testimone particolarmente prezioso, nonostante la sua fama di bugiardo, ma di cui al momento attuale non posso dire con certezza neppure se sia vivo o morto. (Voci non confermate vogliono che sia appena tornato nella sua Itaca, dopo un avventuroso viaggio.)

omero ciecoUna doverosa puntualizzazione: da qualche tempo circola una versione poetica della battaglia, che in diversi punti non coincide con la mia. Io non intendo scendere in polemica con il suo autore (trattandosi oltretutto di una persona gravemente inferma) ma devo sottolineare che non c’è parola, della mia ricostruzione che non sia basata sui fatti o su una testimonianza oculare.

Commento

Questa volta, ometto il riassunto del racconto, perché il suo contenuto è lo stesso dei canti dal ventesimo al ventiduesimo dell’Iliade: la battaglia fra Greci e Troiani sul fiume Scamandro, e i duelli di Achille prima con Enea e poi, quello decisivo, con Ettore. Lo stile non è però quello epico di Omero ma quello giornalistico di best-seller sulla seconda guerra mondiale, come Il giorno più lungo o Parigi brucia?, basati sul montaggio delle testimonianze orali; e il punto di vista non è quello degli eroi, ma quello di sei umili soldati, tre di parte greca e tre di parte troiana, ognuno dei quali ha un diverso atteggiamento di fronte alla guerra.

I tre greci sono:

  • Ipponatte, soldato di Argo e suddito di Diomede; ammiratore del suo re e molto critico verso la temerarietà e la ferocia di Achille;
  • Efialte, mirmidone, divenuto calzolaio dopo la guerra; suddito di Achille,carro di achille fedele al suo re, ma con inconfessate riserve per la sua brutalità;
  • Cretone, altro mirmidone, dopo la guerra comandante della guardia di palazzo a Pilo, che invece è un “Rambo”, militarista e spietato verso il nemico.

I tre troiani sono:

  •  Ippodemonte, cocchiere tracio, coraggioso e ligio al dovere, ma non temerario, e disincantato nei confronti della guerra;
  • Ichetone, Dardano, ha seguito Enea nelle sue peregrinazioni, finché non è approdato a Cuma, dove fa l’oste; fervente sostenitore della causa troiana;
  • Efisio, soldato licio, divenuto vasaio dopo la guerra; così spudoratamente vigliacco, e preoccupato solo di salvare la pelle, da risultare paradossalmente simpatico, come un Falstaff omerico; dopo aver assistito alla morte di Ettore, approfitta del caos per gettare le armi e disertare, facendosi passare per morto.

Un marito europeo (conclusione)

Incipit

La stanza segreta non era minuscola: vi si poteva stare in piedi e avrebbe potuto ospitare comodamente un letto. Tuttavia, era completamente priva di aperture, salvo che per la porta blindata e un piccolo finestrino sulla parte opposta, e Paola provò un senso di soffocamento e di claustrofobia solo a darvi una sbirciata. Pure, si fece forza e varcò la soglia aperta così fortunosamente. Dentro, non c’era traccia di lampadine, ma poiché era una bella giornata di primavera, dal finestrino arrivava abbastanza sole da potersi muovere senza inciampare. C’era tuttavia da rabbrividire, immaginando come doveva apparire quella cella di notte, alla luce tremolante di una lampada a pile. A prima vista, il luogo non nascondeva mogli incatenate o tesori da custodire gelosamente. Solo un paio di librerie, l’una di faccia all’altra, e nient’altro. Tuttavia, non c’erano neppure le ragnatele e lo strato di polvere tipici di un luogo abbandonato; Barbaresco doveva avere aperto di recente la sua caverna personale.

Paola si rimproverò di aver tradito la fiducia del suo fidanzato solo per vedere una stanzetta semivuota; pure, visto che ormai era lì, tanto valeva trasgredire fino in fondo e guardare cosa ci fosse su quegli scaffali.

C’erano Consuelo, Genevieve, Jane e Ingrid: non in persona naturalmente, ma in effige. A ognuna delle quattro donne era stato dedicato uno scaffale, a mo’ di altarino, col nome inciso sul legno e due fotografie incorniciate: un ritratto a mezzobusto e il fotocolor del loro matrimonio.

Mogli

Consuelo era una brunetta sensuale che, per sposarsi, si era messa un vestito scollato e quasi zingaresco. Genevieve aveva una bellezza minuta ed un’aria pensosa; era andata dal sindaco ocn un tailleur di Chanel. Jane, una stangona bionda, era la più giovane di tutte e, dopo aver pronunciato il sì, si era fatta ritrarre al braccio di un signore anziano, sicuramente il padre. Anche Ingrid era una bella bionda, ma del tipo più giunonico e con un’espressione del volto non proprio simpatica; a giudicare dalla foto, non aveva sorriso neppure nel suo giorno più bello. Quanto agli sposi, uno aveva i baffetti, un altro i baffoni, il terzo portava le basette e il quarto gli occhiali, ma in tutti e quattro i volti, già alla prima occhiata, Paola riconobbe gli stessi lineamenti: quelli di Barbaresco.

Riassunto

Paola fa la deduzione più logica (che il fidanzato le abbia nascosto di essersi già sposato quattro volte, e forse di esserlo ancora) e si ripromette di chiarire le cose con lui alla prima occasione. In realtà, Barbaresco ha fatto ben di peggio che mentire a lei. È un falsario e truffatore internazionale, che, sotto quattro diverse 4 mogliidentità, ha sedotto, sposato e derubato quattro donne ricchissime (un’attrice spagnola, la vedova di un industriale francese, la figlia di un lord inglese e una donna d’affari tedesca), senza neppure darsi la pena di divorziare; è poi tornato ricco al suo paese, ma ha saputo che l’Interpol è sulle sue tracce. Poiché Paola si rifiuta sia di fuggire con lui, sia di mantenere il segreto col fratello carabiniere, Barbaresco la chiude nella stanza segreta, promettendole che la farà liberare una volta che lui sarà al sicuro. Fortunatamente, la ragazza, dopo alcune ore di angoscia, viene liberata da suo fratello, che proprio in quel giorno aveva avuto l’incarico di arrestare il suo mancato cognato. Lieto fine: il criminale viene punito e l’eroina dimentica la sua brutta avventura sposando un bravo ragazzo.

Commento

barbablu1Era inevitabile che, nella serie delle fiabe gialle, ci fosse anche il prototipo di tutti i thriller con protagonista femminile: Barbablù. Come sempre, ho addolcito la crudeltà dell’originale: il mio Barbablù è un truffatore e non un pluriomicida, e l’eroina non rischia veramente la vita. Il che non toglie che la pagina in cui descrivo le sue ore di agonia nella stanza chiusa, tradita dall’uomo che ama e costretta a sperare, per la propria sopravvivenza. in un residuo di affetto da parte di lui, sia la più angosciante che abbia mai scritto.

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