Un marito europeo (conclusione)

Incipit

La stanza segreta non era minuscola: vi si poteva stare in piedi e avrebbe potuto ospitare comodamente un letto. Tuttavia, era completamente priva di aperture, salvo che per la porta blindata e un piccolo finestrino sulla parte opposta, e Paola provò un senso di soffocamento e di claustrofobia solo a darvi una sbirciata. Pure, si fece forza e varcò la soglia aperta così fortunosamente. Dentro, non c’era traccia di lampadine, ma poiché era una bella giornata di primavera, dal finestrino arrivava abbastanza sole da potersi muovere senza inciampare. C’era tuttavia da rabbrividire, immaginando come doveva apparire quella cella di notte, alla luce tremolante di una lampada a pile. A prima vista, il luogo non nascondeva mogli incatenate o tesori da custodire gelosamente. Solo un paio di librerie, l’una di faccia all’altra, e nient’altro. Tuttavia, non c’erano neppure le ragnatele e lo strato di polvere tipici di un luogo abbandonato; Barbaresco doveva avere aperto di recente la sua caverna personale.

Paola si rimproverò di aver tradito la fiducia del suo fidanzato solo per vedere una stanzetta semivuota; pure, visto che ormai era lì, tanto valeva trasgredire fino in fondo e guardare cosa ci fosse su quegli scaffali.

C’erano Consuelo, Genevieve, Jane e Ingrid: non in persona naturalmente, ma in effige. A ognuna delle quattro donne era stato dedicato uno scaffale, a mo’ di altarino, col nome inciso sul legno e due fotografie incorniciate: un ritratto a mezzobusto e il fotocolor del loro matrimonio.

Mogli

Consuelo era una brunetta sensuale che, per sposarsi, si era messa un vestito scollato e quasi zingaresco. Genevieve aveva una bellezza minuta ed un’aria pensosa; era andata dal sindaco ocn un tailleur di Chanel. Jane, una stangona bionda, era la più giovane di tutte e, dopo aver pronunciato il sì, si era fatta ritrarre al braccio di un signore anziano, sicuramente il padre. Anche Ingrid era una bella bionda, ma del tipo più giunonico e con un’espressione del volto non proprio simpatica; a giudicare dalla foto, non aveva sorriso neppure nel suo giorno più bello. Quanto agli sposi, uno aveva i baffetti, un altro i baffoni, il terzo portava le basette e il quarto gli occhiali, ma in tutti e quattro i volti, già alla prima occhiata, Paola riconobbe gli stessi lineamenti: quelli di Barbaresco.

Riassunto

Paola fa la deduzione più logica (che il fidanzato le abbia nascosto di essersi già sposato quattro volte, e forse di esserlo ancora) e si ripromette di chiarire le cose con lui alla prima occasione. In realtà, Barbaresco ha fatto ben di peggio che mentire a lei. È un falsario e truffatore internazionale, che, sotto quattro diverse 4 mogliidentità, ha sedotto, sposato e derubato quattro donne ricchissime (un’attrice spagnola, la vedova di un industriale francese, la figlia di un lord inglese e una donna d’affari tedesca), senza neppure darsi la pena di divorziare; è poi tornato ricco al suo paese, ma ha saputo che l’Interpol è sulle sue tracce. Poiché Paola si rifiuta sia di fuggire con lui, sia di mantenere il segreto col fratello carabiniere, Barbaresco la chiude nella stanza segreta, promettendole che la farà liberare una volta che lui sarà al sicuro. Fortunatamente, la ragazza, dopo alcune ore di angoscia, viene liberata da suo fratello, che proprio in quel giorno aveva avuto l’incarico di arrestare il suo mancato cognato. Lieto fine: il criminale viene punito e l’eroina dimentica la sua brutta avventura sposando un bravo ragazzo.

Commento

barbablu1Era inevitabile che, nella serie delle fiabe gialle, ci fosse anche il prototipo di tutti i thriller con protagonista femminile: Barbablù. Come sempre, ho addolcito la crudeltà dell’originale: il mio Barbablù è un truffatore e non un pluriomicida, e l’eroina non rischia veramente la vita. Il che non toglie che la pagina in cui descrivo le sue ore di agonia nella stanza chiusa, tradita dall’uomo che ama e costretta a sperare, per la propria sopravvivenza. in un residuo di affetto da parte di lui, sia la più angosciante che abbia mai scritto.

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