La principessa nella torre (conclusione)

Incipit

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Dalle memorie inedite del professor Robert Coote, comandante dell’ufficio PX2 del Secret Service. Il dattiloscritto è conservato negli archivi del Service in attesa del 2016, data per cui ne è stata autorizzata la pubblicazione.

 Nella primavera di quell’anno, uno strano messaggio arrivò al nostro ufficio di Berlino Ovest.

A portarlo fu un certo Hermann Punzel, un tranquillo uomo d’affari, che ne ignorava completamente il contenuto; anzi, ignorava anche che la società d’import export a cui la lettera era indirizzata era in realtà una copertura per le nostre attività di intelligence. La famiglia Punzel, come molte altre in Germania, era stata divisa in due dalla cortina di ferro, ma i due tronconi avevano mantenuto qualche contatto reciproco (il muro di Berlino non era stato ancora costruito).  Durante una visita a Berlino Est, il signor Punzel aveva incontrato una sua cugina, di nome Diane, la quale gli aveva chiesto di portare per conto suo un messaggio alla ditta (omissis). Hermann era riuscito a far passare la lettera sotto il naso delle guardie di frontiera, senza immaginare di stare trasportando, nella sua ventiquattr’ore, dell’autentica dinamite.

Il messaggio era scritto in codice; il nostro codice, badate bene, quello che avevamo usato fino a pochi mesi prima per le comunicazioni segrete. Una volta tolto il velo, apparve una lettera scritta in inglese perfetto:

Il mio nome è Diane Punzel e sono un’interprete e traduttrice. Questo è il mio compito ufficiale; in realtà, passo la maggior parte del mio tempo negli uffici della STASI, intenta a tradurre e decifrare i vostri messaggi. Non sono mai stata una comunista convinta, e, anche se lo fossi stata, l’atmosfera satura di sospetto e di paura che ho dovuto respirare per anni, assieme a milioni di altri tedeschi, mi avrebbe ugualmente nauseata. Molte persone che conosco sono fuggite dalla vostra parte e anch’io l’avrei già fatto da tempo, se fossi stata un’insegnante o una bibliotecaria. Purtroppo, la mia posizione di collaboratrice dei servizi segreti, accanto a qualche piccolo privilegio materiale, mi ha procurato anche una sorveglianza più stretta.

Riassunto

TTSS_C27_04008-lgLa giovane traduttrice-spia offre ai servizi segreti inglesi la propria disponibilità per una fuga in Occidente, approfittando del convegno al castello di Fernturn, a cui dovrà prendere parte in qualità di interprete presso la delegazione tedesco-orientale. Coote accetta l’offerta e, grazie alla sua attività di copertura come docente universitario, riesce a farsi invitare al congresso, accompagnato da due “interpreti” (in realtà agenti segreti). Una volta al castello, convince la Punzel a fingere di accettare la corte del professor Robinson, in modo da distrarre l’attenzione di Frau Van Eyck dalla progettata fuga e farle credere ad una banale avventura romantica. Il piano riesce perfettamente: mentre la Van Eyck, sul balcone della torre, affronta Robinson con la pistola spianata, la Punzel raggiunge Coote e riesce poi a lasciare il castello, nel bagagliaio della stessa macchina che porta l’incosciente Robinson all’ospedale. La fuggitiva raggiunge felicemente l’Inghilterra e lavora per tre anni al MI5; poi, però, decide di lasciare definitivamente il mondo dello spionaggio e, sotto la nuova identità canadese, fornitale da Coote, raggiunge Robinson a Cambridge e lo sposa.

Commento

Come si vede, è la stessa storia narrata da Robinson, ma da un punto di vista complementare. Se Robinson neanche sospetta l’esistenza dell’intrigo spionistico di cui è una pedina, Coote, a sua volta, non capisce quello che al lettore è evidente: che la Punzel ha accettato la corte di Robinson, non solo come diversivo ma anche perché era sinceramente innamorata dell’ingenuo professore. Si conclude, almeno per ora, la serie delle fiabe gialle, con un nuovo sottofilone (quello spionistico) e con la riscrittura di una nuova fiaba (quella di Rapunzel, come lascia facilmente intuire il nome dell’eroina).

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