L’albero sul pavimento

Incipit

abandoned-scotland-gartloch-insane-asylum-1Peter sbagliava nel dire che dopo tre giorni avremmo tutti rimpianto i nostri appartamentini d’Edimburgo; io, almeno, cominciai a rimpiangere il mio da subito. Edgar e Mathilda si diedero da fare, ma due ragazzi da soli non potevano rendere abitabile di punto in bianco una villa disabitata da mesi. Il generatore, in particolare, si dimostrò ancora più capriccioso del previsto. Ci vollero due ore prima di avviarlo, e fino ad allora, niente corrente per le stufette elettriche che avrebbero dovuto riscaldare le nostre stanze, né per il computer portatile sul quale intendevo proseguire il mio romanzo. Mentre Caleb e Peter cercavano di dare una mano ai due Brawardine, io e Lucy riempimmo il pomeriggio con la grande risorsa dei giorni di black-out: la radio a pile.

Una volta che il generatore uscì dal letargo, la situazione migliorò e non dovemmo fare una cena a lume di candela. Edgar fu un cameriere impeccabile; quanto a Mathilda, per quella sera si limitò a riscaldare dei piatti portati da casa e rimandammo il giudizio sulle sue qualità di cuoca al pranzo successivo, quando avrebbe avuto a disposizione una cucina pienamente funzionante.

Non vi tedierò con le nostre chiacchiere conviviali, che nulla contarono sul seguito della storia, e salterò subito al momento in cui, a piatti ormai sparecchiati, Lucy, che era stata di gran lunga la più taciturna di noi quattro, fece una delle sue osservazioni da bambina innocente: – Però mi stupisce che la sala da pranzo di una villa tanto grande sia così piccola. Voglio dire, per noi che siamo in quattro è grande ma quando facevano uno di quei banchetti di famiglia con decine di invitati, tutti dovevano stare strettini. Ho detto una sciocchezza, per caso? – aggiunse, rivolta a Peter.

– Al contrario, – rispose lui – avete fatto un’osservazione intelligente. Questo era il tinello, che serviva per i pasti in famiglia, ma per i pranzi e le cene ufficiali veniva utilizzato il salone che si trova dall’altra parte dell’atrio, dietro la porta col catenaccio. Lì non c’erano problemi di spazio, tant’è vero che, dopo la frutta, portavano via i tavoli e lo trasformavano in sala da ballo.

– Chissà quante storie romantiche sono cominciate durante quei balli – commentò Lucy, con l’espressione sognante. – Mi piacerebbe visitarlo.

Riassunto

2012aa08260Peter mostra ai suoi ospiti il vecchio salone da ballo di Holeycomb Manor, ormai spoglio ma dove restano, a testimoniare gli antichi fasti del clan, l’albero genealogico della famiglia, dipinto sul pavimento, e la galleria con i ritratti degli antenati. L’ultimo dei McShafton racconta le vicende dei suoi progenitori, soffermandosi sui due fratelli Alan ed Harry, che presero parte alla rivolta giacobita del 1745, perdendovi l’uno la vita e l’altro i beni di famiglia. Dei due figli di Harry, uno, il romantico Alan (straordinariamente simile al suo discendente Peter) morì combattendo contro i ribelli americani; l’altro, l’avaro Jacob, passò la vita tendando senza successo di ricostruire la ricchezza dei McShafton e, coi suoi discendenti, la famiglia si è ulteriormente impoverita. Dopo questo primo tuffo nel passato, tutti si sistemano nelle loro camere e passano la loro prima notte nell’antico maniero. (Per descrivere Holeycomb Manor, ho fatto ricorso ad un semplice trucco: ho preso la pianta della casa di mio nonno, dove ho vissuto fino a quattro anni, e l’ho dilatata fino a raggiungere le dimensioni di una dimora gentilizia).

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