Donald Trump e il precedente Goldwater

Messaggio pubblicato sul forum Italians, in data 24 ottobre 2016.

Cari Italians, “quell’anno in America alle elezioni presidenziali di novembre, i Democratici presentarono una vecchia volpe della politica, i Repubblicani un demagogo di estrema destra. oggi-si-e-tenuto-il-secondo-dibattito-televisivo-tra-i-due-candidati-alla-presidenza-usa-hilary-clinton-e-donald-trump_911583La vecchia volpe non aveva il dono del carisma, e con le sue sole forze difficilmente avrebbe vinto; pure, uscì trionfatrice dalla lizza, grazie ai voti di molti Repubblicani, spaventati dalle sparate reazionarie di chi, teoricamente, doveva essere il loro candidato”. Non è per errore che ho usato il passato remoto. In effetti, il duello in corso fra Trump e la Clinton sta ricalcando punto per punto quello fra Goldwater e 282662Lyndon Johnson nel 1964. Quando Hillary, nel dibattito televisivo, ha detto che era pericoloso lasciare il pulsante dei missili nucleari in mano a Donald Trump, in realtà riprendeva le argomentazioni del famoso “spot della margherita”, realizzato dai Democratici cinquantadue anni fa. Naturalmente, poiché la storia non si ripete mai identica, c’è un importante differenza fra oggi ed allora, a parte il fatto che il candidato democratico porta la gonna. Goldwater, per quanto di destra, era comunque un uomo del sistema e non una imprevedibile mina vagante, come Trump.

E’ un precedente incoraggiante? Sì e no.284999 Lyndon Johnson, la cui memoria è stata eclissata da quelle dell’angelo Kennedy e del diavolo Nixon, fu in realtà un grande presidente… in politica interna. A lui si devono le leggi sui diritti civili che Kennedy aveva soltanto promesso, e quel poco di stato sociale che c’è negli USA. Però, in politica estera, gli si deve anche il peggior errore mai commesso da un inquilino della Casa Bianca. Come ammise lui stesso dopo aver lasciato la carica: “La grande società era la moglie che amavo, e l’ho perduta per colpa di quella puttana del Vietnam”.

 

Dopo la pubblicazione del post, ho ricevuto due e-mail di commento.

Tutto vero, ma il fatto che il Vietnam e’ oggi il migliore alleato degli states farebbe
il vecchio Johnson very happy….i pantaloni che sto portando sono fatti in
Vietnam.

Filippo Bosco

Gentile  Signore ,
a  parte  le  comuni  (innocue ? )smargiassate  alla  Mc Arthur  sulla  guerra  nucleare ,Barry  era  un  ebreo  liberale , sostenitore dei  diritti  gay , ecc.(ce lo vede Tramp,su questo terreno ?):insomma , uno che sarebbe piaciuto a certi  radicali  di destra  alla  Della Vedova ( che  “ovviamente” , benché  ex  fan  di  Bush, ora  tifa  per  Hillary ).
Il  vecchio Lyndon ? A modo  suo , fu  un  galantuomo : nel  1967 la guerra  era  arrivata  a costare  – si  stimò – 30 milioni  di  lire  italiane  dell’ epoca al minuto. In  risorse umane : 750.00 uomini + 1 coglione (Westmoreland)x 40000morti + la signora Jonhson . Cifra  solo  apparentemente spaventosa , perché, grazie all’ effetto –crescita prodotto  dalla guerra  stessa ,fu  equivalente  alla  metà  dell’ incremento (del solo incremento !) del PIL annuale USA …
Insomma , i suoi  potenti  supporters avevano  fatto la  scelta giusta ….e conveniente.
Naturalmente , il sottoscritto – da  persona  seria –  si augura  che  vinca  Hillary , ma  non  si nasconde la  preoccupazione  per ciò  che la  Lady rappresenta : Heritage Foundation e Wall Street Journal  con  gli  annessi  e connessi  del  TTIP , ecc.
Buona  serata.
Giorgio  Gragnaniello, Napoli.
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So anch’io che in seguito Goldwater ha dimostrato di essere molto meno reazionario dell’immagine che se ne aveva nel 1964; però, dovendo restare nei limiti di un post, mi sono concentrato sulle analogie fra lui e Trump, più che sulle differenze. Sull’agomento, si veda questo articolo in inglese. 
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Più interessante, in ogni modo, è questo post di risposta pubblicato, sempre su Italians, in data 26 ottobre.

Caro Beppe, ringrazio il signor Angelo Cappelli per lo spaccato serio sulla storia delle politiche sociali in America. E’ tradizione: i grandi presidenti democratici hanno dato agli Stati Uniti una grande riforma di welfare. Seguendo l’indirizzo dato da 100326_roosevelt_johnson_obama_ap_218John Kennedy, Lyndon Johnson fece approvare prima “Medicare” e subito dopo a sorpresa “Medicaid”, con un colpo di “jujitsu politico” (cito Paul Krugman). E ancora prima il presidente Roosevelt regalò al Paese il “Social Security Act”, entrambi grazie alla momentanea maggioranza democratica, Camera e Senato oppure solo una delle due. In questa tradizione si inserisce a pieno titolo il presidente Obama con la sua riforma della sanità: forte della maggioranza conquistata dal suo partito e persa l’anno seguente, è riuscito ad imporre una legge che i democratici hanno inseguito sempre, con forza e determinazione. Purtroppo l’opzione pubblica fortemente desiderata da Obama, in pratica il nostro Servizio Sanitario Nazionale, è stata abbandonata per vedere approvato almeno il corpus principale, che comprende il principio di inclusione. Queste sono politiche sociali che hanno bisogno di tempo per assestarsi e radicarsi pienamente. Oggi, nessun americano farebbe a meno di “Medicare” e “Medicaid, e meno che mai della “Social Security”, la nostra pensione di vecchiaia, pagata dai contributi di tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi che siano. Anche Roosevelt aveva immaginato l’introduzione della sanità pubblica come parte della “Social Security”. Tuttavia, per salvare la legge in sé dovette rinunciare, anche lui, ma per l’opposizione di membri influenti proprio del suo partito, tutti del Sud. Infatti, questo avrebbe significato curare in ospedali pubblici anche la popolazione di colore, e il rifiuto fu netto. Ecco che la portata storica della riforma di Obama si ingigantisce: il primo presidente nero degli Stati Uniti di America riesce, sia pure solo in parte, là dove nemmeno il grande F. D. Roosevelt aveva potuto arrivare. Grazie,

Emanuela Tognelli

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