Note in margine a un articolo di cronaca rosa

Incipit

Dalla cronaca mondana del Daily Mirror (articolo a firma del mio vecchio amico Jonathan Everton)

La favola di Cenerentola si è ripetuta domenica scorsa nella chiesa presbiteriana di Holeycomb, dove Peter McShafton, visconte e signore del luogo, ha sposato Lucy Deans, una semplice impiegata della Dick Tinto, ditta produttrice del famoso whisky.

Adesso non esageriamo: anche se Peter aveva fatto un buon affare con la vendita della villa, non era diventato miliardario e Lucy non era una stracciona.

Il matrimonio è stato celebrato dal reverendo Roger Brawardine, la cui famiglia è da secoli in rapporti di amicizia con quella dei McShafton. Testimone dello sposo è stato sir Andrew Symson, suo compagno di studi a Cambridge e attualmente giudice al tribunale di Glasgow; testimone della sposa era James Bellknap, illusionista, più noto sotto il nome d’arte di Pachanga Lama.

Caleb sarebbe stato felice di accompagnare Lucy all’altare, ma lei ritenne di avere un maggior debito di gratitudine verso quello, dei suoi due maestri, che le aveva prestato una mano nel momento più difficile. Temevo che il reverendo Roger, che mi aveva dato l’impressione di essere abbastanza tradizionalista, muovesse delle obiezioni all’idea di far partecipare al rito colui che tecnicamente era un pagano, ma per fortuna si dimostrò più ecumenico del previsto. L’unica cosa su cui non volle transigere fu l’abbigliamento.

– Lei, signor Bellknap, – intimò – può anche girare per strada con la tunica rossa e le gambe nude; ma se vuole entrare nella mia chiesa, allora si vesta da cristiano.

– Perché, quello da lei descritto non era il tipico abbigliamento di Gesù Cristo? – replicò Pachanga Lama, ma poi acconsentì docilmente a indossare giacca, cravatta e pantaloni durante la cerimonia.


Riassunto

La cerimonia, cui assistono tutti i personaggi del romanzo, escluso Wandering Willie, si svolge felicemente; unico inconveniente, un attacco di panico prematrimoniale da parte della sposa, che però la narratrice riesce a farle superare agevolmente. Lieto fine generale: Peter e Lucy hanno una bambina, a cui mettono il nome di Clarissa; il matrimonio fra Tomassina e Caleb è rinsaldato, adesso che la moglie ha finito per condividere la fede del marito nella parapsicologia; e forse anche i fantasmi di Clarissa e sir Alec, nell’aldilà, potranno finalmente riunirsi.

Commento

Per l’ultimo capitolo, ho fatto ricorso al montaggio alternato: un articolo del giornalista Jonathan Everton (ripescato dal racconto Il vaso di terracotta), scritto nello stile rugiadoso della stampa femminile, e la narrazione di Tomassina, che nasconde con l’ironia la propria commozione. Il romanzo è finito; chi è interessato a leggerlo integralmente, lo può trovare, in un’artigianale traduzione inglese, a questo indirizzo.

Il poeta zoppo

Incipit

Per le ragioni dette in precedenza, non descriverò nei dettagli la procedura seguita da Lucy e da me per risvegliare la mia memoria ancestrale e salterò direttamente al risultato.

Nella mia fantasia romantica, avevo una mezza speranza di indossare gli abiti di una principessa o di una scrittrice durante la mia visione. Nient’affatto. Una volta che il Ventunesimo secolo fu scomparso intorno a me e la sensazione di vertigine fu passata, mi svegliai inginocchiata di fronte alla vasca di un lavatoio, intenta ad a885b7ced718a06c059dc292f3e55f4dasciugare il bucato. Il mio corpo era tutto dolorante, come se avessi lavato per ore. Per Tomasina McDougall sarebbe stato un tormento insopportabile, ma io (o meglio, la mia antenata lavandaia, di cui rivivevo i ricordi) non me ne preoccupavo e scherzavo allegramente con le mie compagne di tortura, perché ero abituata al lavoro o, più semplicemente, perché avevo vent’anni. La conversazione era in un arcaico dialetto scozzese, più aspro di quello usato da Robert Burns, e astruso per le mie orecchie. Capii, comunque, che essa ruotava intorno ad un certo avvocato, cliente del lavatoio, che aveva promesso di venirmi a trovare.

Il chiacchiericcio fu fermato dal rumore di un passo zoppicante che scendeva una scala di legno. Avvenne la stessa cosa che succederebbe oggi se, per caso, la signora Rowling facesse una capatina in una lavanderia di Edimburgo. Ogni lavorante, ed io per prima, lasciammo da parte giacche e camicie per circondare il nuovo venuto, un uomo anziano e calvo, ma ancora fisicamente vigoroso, nonostante il suo piede zoppicante. Non ebbi bisogno di chiedermi il suo nome, visto che io (Tomasina McDougall) passo sotto il suo monumento ogni volta che attraverso Princess Street.

Riassunto

Il nuovo venuto è Walter Scottwalterscott, di cui l’antenata di Tomasina è una fervida ammiratrice. Lo scrittore è compiaciuto nello scoprire che la giovane lavandaia ha imparato l’alfabeto per leggere le Waverley novels, pur non volendo ammettere di esserne l’autore, e promette di farle avere una copia del prossimo volume. Al risveglio, Tomasina ringrazia Lucy per averle fatto realizzare il sogno di ogni letterato scozzese: una chiacchierata con il suo maestro.

Commento

Sul finire del romanzo, ho voluto fare un piccolo, ma doveroso, omaggio al romanziere nazionale scozzese. Che Walter Scott facesse visita ad un’umile lavandaia è, naturalmente, una mia invenzione, ma, credo, non incoerente con la personalità dello scrittore, gentile d’animo e amante del popolo, sia pure in modo paternalista.