Berlusconi, il proporzionale e la regola del catenaccio

Lettera pubblicata sul forum Italians il 9 giugno 2017.

Cari Italians, riprendendo le affermazioni del lettore Dino Librandi, (“Il proporzionale? Figlio del No al referendum“) vorrei ricordare che noi italiani abbiamo già avuto l’occasione di farla finita definitivamente col proporzionale, e l’abbiamo sprecata.

Nel 1999, Mario Segni promosse un referendum per abolire la quota proporzionale prevista dal Mattarellum e trasformare così la cosiddetta legge Minotauro in un maggioritario a tutti gli effetti. Il referendum non raggiunse il quorum per un soffio e, allora come lo scorso dicembre, a far pendere la bilancia fu l’atteggiamento di Berlusconi, che definì sprezzantemente la consultazione uno spreco di denaro. Lo stesso Berlusconi ci doveva poi ripristinare il proporzionale, prima col Porcellum e poi con la pasticciata legge elettorale che ci si accinge a varare. A questo punto, sorge spontanea una domanda: perché un politico di destra, decisionista e che ha dichiarato di rimpiangere quello che avrebbe potuto fare se avesse ottenuto il 51% dei voti, sostiene così energicamente un sistema che, per sua natura, crea dei governi deboli e fragili? È vero che, trattandosi di Mr. B., si rischia sempre di scambiare un umore di pancia per una raffinata manovra politica, ma provo ugualmente ad azzardare due risposte.

1) Col maggioritario, è più facile governare un paese ma più difficile governare un partito, e Berlusconi preferisce ottenere il 30% con un esercito di elettori e deputati fedelissimi piuttosto il 60% con un partito in cui convivono anime diverse e bisogna fare i conti con una possibile opposizione interna.

2) Colui che, stupidamente, la sinistra italiana ha dipinto per vent’anni come un potenziale dittatore, in realtà segue anche lui, come quasi tutti coloro che fanno politica in Italia, la regola del catenaccio. Non conta il governare ma il non lasciar governare gli altri ed è meglio rinunciare alle leggi che vorresti fare quando sei tu al governo piuttosto che subire una legge sgradita (come una antitrust) quando al governo ci sono i tuoi avversari.

Ho ricevuto questa lettera di risposta

Sig. Cappelli,

A mio parere tutto questo discutere di legge elettorale, come che fosse la
panacea dei mali italiani, mi sembra esagerato per questi motivi: 1)
cambiare la legge elettorale senza modificare l’impianto
costituzionale è un non sense. E le Costituzioni non si cambiano come ha
provato a fare Renzi, discuto il metodo e non i contenuti, ma in maniera
condivisa altrimenti si è punto e a capo; 2) mi sembra che in questa
legislatura circa 400 parlamentari abbiano cambiato casacca. Forse un
vincolo di mandato non sarebbe una violazione delle libertà costituzionali
o sbaglio?
La Germania che ha un sistema elettorale proporzionale con sbarramento al
4% è il paese più stabile in Europa con governi di tutti i colori anche
perché per farne cadere uno bisogna dimostrare di averne un altro che
abbia la fiducia del parlamento.
P.s. Mentre le scrivo escono i risultati finali delle elezioni inglesi, con
sistema uninominale maggioritario, e ahimè sarà difficile fare un governo.
La differenza è che in Inghilterra nessuno si sogna di dire che è colpa
della legge elettorale.

La saluto cordialmente
Daniele Vecchi

Faccio alcune contro-obiezioni:

  1. Sono trent’anni che in Italia si cerca di riformare la costituzione in maniera condivisa, e non si combina nulla. Temo proprio che i metodi di Renzi (come a suo tempo quelli di De Gaulle), pur discutibili in astratto, siano gli unici con cui si possa sperare di ottenere qualcosa.
  2. Il vincolo di mandato va contro il principio base della democrazia parlamentare: che i rappresentanti del popolo sono i deputati, come persone e non i partiti. E poi, non credo che cambiare casacca sia la cosa peggiore in assoluto che si possa rimproverare ad un politico. Ferruccio Parri cambiò partito cinque volte, e nessuno ha mai messo in dubbio la sua integrità; Razzi e Scilipoti, anche rimanendo fedeli al partito in cui sono stati eletti, sarebbero stati ugualmente dei cialtroni.
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