La matassa

Incipit

Mentre una ragazza orgogliosa accompagnava una comitiva di turisti per i castelli e le cattedrali di Francia (sperando che i suoi assistiti non avessero letto i giornali italiani) e raccoglieva le forze per la battaglia che l’attendeva al ritorno, due paia di mani volenterose, come abbiam visto, si preparavano a fare del loro meglio per dipanare la matassa in cui lei era rimasta avvolta; ma altre mani, ben più esperte e spregiudicate, si erano già messe in moto perché quella matassa risultasse ancora più intricata.

L’avvocato Zoli, come tutte le persone anziane, rimpiangeva il buon tempo andato, nonostante le sue scomodità. Quando aveva cominciato a fare l’avvocato, e ad assistere clienti chiacchierati, tenere i contatti con un ricercato senza farsi scoprire dalla polizia era un’impresa avventurosa e perfino romantica. Nelle sua carriera professionale, l’episodio che ricordava con più soddisfazione era l’aver procurato ad un suo cliente latitante un’intervista in diretta alla televisione.

Adesso, nell’epoca della rete e dell’iperconnessione, le chiamate dal telefono di un bar, i messaggi registrati su nastro, i pizzini scambiati attraverso persone di (dubbia) fiducia erano diventate anticaglie del passato. Bastava mettersi davanti alla tastiera di un computer e collegarsi al server giusto per fare lunghe conversazioni con il tuo assistito, ben nascosto in qualche sicuro indirizzo a San Marino o in Papuasia, senza rischio di ntercettazioni. Non occorreva neanche essere un espero in informatica; bastava averne uno al proprio servizio. Vuoi mettere, però, la soddisfazione che si provava quando, ascoltando nella cornetta la voce del tuo cliente, sapevi di aver fregato la Giustizia?

Pure, è dovere di un avvocato farsi adepto delle nuove tecnologie, se questo può servirgli per difendere meglio gli interessi del suo cliente. Oltretutto, assumendo il patrocinio di Merloni, Zoli si era assunto forse il compito più difficile della sua carriera. Difendere un innocente è facile, ci riesce anche un avvocato d’ufficio; e neanche difendere un colpevole è difficile, se tutto ciò a cui si punta sono le giuste attenuanti. La vera prova del nove è fare assolvere un cliente sapendolo colpevole, ma neanche questo bastava a Merloni. Il bancarottiere in fuga non si accontentava di un’assoluzione dovuta al beneficio del dubbio o a un cavillo giuridico; voleva uscire dal processo candido come un agnello, in modo da poter tornare a sedere sulla vecchia poltrona appena uscito dal tribunale.

Riassunto

L’avvocato Zoli, una vecchia volpe disposta a tutto, non privo tuttavia di qualche soprassalto di moralità, si consulta sulla strategia da seguire dopo l’avviso di garanzia ad Amelia, prima, via Internet, con Merloni, poi, di persona, con Giulio ed Eva, nel lussuoso loft dove il primo sconta gli arresti domiciliari. La strategia che propone è la seguente: lui assumerà il patrocinio di Amelia e la scagionerà al processo, così da indebolire tutta l’inchiesta sul Credito Cisalpino, ma farà anche in modo che la ragazza non sia discolpata troppo presto, in modo da mantenere gli inquirenti su una falsa pista. Tutti quanti approvano l’idea, senza preoccuparsi per la tortura che la povera innocente dovrà sopportare per mesi. Al ritorno dal suo viaggio di lavoro, Amelia, appena rientrata dal suo viaggio di lavoro, è praticamente sequestrata da Colombo, portata nel villino della sorella e del cognato e lì si lascia convincere dall’insinuante avvocato Zoli a mettersi nelle sue mani.

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Quarto potere

Sii tu casta come il ghiaccio, pura come la neve, non sfuggirai alla calunnia.

Incipit

Erano anni che Bernazza utilizzava, per gli incontri con gli informatori, il ristorante veneto Zonin, lo stesso dove, più di un anno prima, Eva e Giulio avevano sancito il loro patto di amore e di affari, e i camerieri avevano imparato a stuzzicare le piccole vanità di quel cliente fisso.

– Ah, è lei signor Bernazza. Sa che ieri sera l’ho vista in televisione?

– Spero di esserle piaciuto.

– Sì, però forse dovrebbe controllarsi un po’ di più, se no c’è rischio che non la invitino più.

– Finché mi invitano, farò quello che mi viene meglio: parlare senza peli sulla lingua. Se vorranno censurarmi, mi resta sempre il mio giornale.

– Vuole ordinare, signor Bernazza?

– Non ancora, aspetto qualcuno che deve arrivare a momenti – rispose il giornalista.

– Compagnia femminile, per caso? – chiese, maliziosamente, il cameriere.

– Eh, mi piacerebbe; no, una cena di lavoro, quindi, dopo averci serviti, statevene a distanza di sicurezza, perché dobbiamo parlare di argomenti riservati. –

In realtà, Bernazza avrebbe potuto benissimo incontrarsi con i suoi informatori a casa, o alla sede del Fogliaccio, però quegli appuntamenti clandestini al ristorante, come si fosse trattato di una relazione adultera, soddisfacevano il suo gusto melodrammatico.

Pochi minuti dopo, entrò al ristorante la gola profonda, un tale corpulento, stempiato, con due baffoni scuri. Lo abbiamo già incontrato due capitoli fa; era quel cancelliere Fazzuoli che ebbe uno scambio di opinioni con Arturo, il giorno degli avvisi di garanzia.

– Allora, caro il mio cancelliere, hai qualche notizia in anteprima per il tuo amico giornalista? – chiese Bernazza, una volta che il cameriere ebbe servito due piatti di fegato alla veneziana.

– Il procuratore ha chiesto un’altra rogatoria ai cinesi, ma ci vorrà del tempo prima che venga accolta.

– Senti, io non ti offro la cena per notizie di ordinaria amministrazione, come rogatorie e simili. Io voglio uno scoop in anteprima. I traffici del Credito erano solo di valuta o anche di armi e di droga? C’è qualche politico coinvolto, a parte quel deficiente di Vinaccia? I segni del tempo ha pubblicato un’intervista a uno degli indagati; significa per caso che il Vaticano si sta muovendo per insabbiare tutto?

Riassunto

Il giornalista scandalista Bernazza s’incontra in un ristorante con un suo informatore (Fazzuoli, un cancelliere del tribunale) e gli chiede anticipazioni a proposito dell’inchiesta sul Credito Cisalpino. Il cancelliere, violando il segreto istruttorio, rivela a Bernazza i nomi dei titolari di tre conti bancari attraverso i quali passavano le operazioni illegali della banca; Vittorio Bianchi e Amelia Dorriti. (In realtà, come sa bene il lettore, i due sono completamente innocenti e le loro identità sono state usate a loro insaputa). Bernazza pubblica la notizia sul suo giornale, accompagnandola con feroci commenti, senza mancare di citare lo scandalo che anni prima ha travolto il padre di Amelia. La procura, in seguito allo scoop, deve rinunciare ad ogni prudenza ed emettere un avviso di garanzia contro Amelia. La riceve la notizia mentre è in Francia per lavoro; il buon Arturo si preoccupa di procurarle un avvocato e si rivolge al suo amico Valerio. (Come si vede, se finora nel romanzo si è denunciata la corruzione, adesso si comincia a mostrare l’altra faccia della medaglia: il moralismo, il sensazionalismo della stampa, il linciaggio morale degli innocenti).