Barbadilla

Che Dio protegga Barbadilla

Che Dio protegga Barbadilla è stato il mio primo tentativo nella narrazione lunga, e per questo ne vanno scusate le ingenuità. E’ la storia di quattro italiani che si trovano in mezzo ad un colpo di stato su un’isoletta dei Caraibi e vi reagiscono ognuno a suo modo; poi, nella narrazione, ho finito per dover sviluppare anche alcuni personaggi barbadillani con i nostri quattro connazionali venivano in contatto. Dò, di seguito, gli incipit dei capitoli, corrispondenti ai giorni della settimana, collegati con risassunti.

Sabato La repubblica Dominicana, il modello di Barbadilla

L’ingegner Paolo Zanoni dell’Asfalti Bresciani vide apparire, dal finestrino dell’apparecchio, la torre dell’aeroporto di San Luca. Aveva già steso un programma di massima per la settimana che avrebbe passato sull’isola di Barbadilla: dedicare metà della giornata ai colloqui d’affari che erano il motivo ufficiale del viaggio, concedere qualche ora al turismo e al sonno e poi avrebbe passare il resto del tempo ad infrangere l’ultimo dei saggi consigli della guida.

L’ingegnere era una persona corpulenta e gioviale, stimato sul lavoro e felicemente sposato ma con un vizio: quando faceva un viaggio di lavoro all’estero si sentiva in obbligo di provare le prostitute locali, più per vanità che per libidine. Era già stato per una decina di volte nei Caraibi ed ogni volta la sua reputazione di maschio si era accresciuta all’interno della ditta. Se qualcuno gli avesse chiesto: “Ma lei trova bello che un uomo sposato e non più giovane approfitti dei viaggi di lavoro per soddisfare i propri istinti più bassi?” avrebbe risposto “Ci pensino i loro governi a non farle andare sul marciapiede; io vado con le ragazzine, ma mica sono un pedofilo od un finocchio; non ho mai trascurato il lavoro per il piacere” e avrebbe creduto di aver dato una risposta esauriente.

Del resto, che fosse scrupoloso sul lavoro era vero ; e infatti, dimenticate per il momento le donne, stava ripassando attentamente l’agenda con gli appuntamenti di lavoro : c’era una sfilza di nomi spagnoli, di militari ed imprenditori , e poi, cerchiato in rosso, un certo Roque, con una lunga annotazione : “Proprietario di una fabbrica di cementi (Roqueconcrete) ; molto influente e molto riservato. Di madrelingua italiana (Roque è uno pseudonimo); si ignora il suo vero nome, se sia nato in America o vi sia emigrato dall’Italia ; in rapporto d’affari con esponenti dell’esercito, si è spesso offerto come intermediario fra loro e le ditte italiane, senza mai comparire ufficialmente ; voci fantasiose lo vogliono in contatto con Cosa Nostra o fuggito dall’Italia perché membro di Ordine Nuovo”.

A tre sedili di distanza da Zanoni, anche Aristide Damiani, giornalista sportivo di belle speranze, consultava un’agenda ricca di nomi. Nel suo caso, non si trattava d’affaristi ma di calciatori sudamericani, in procinto di andare a giocare in Italia e che lui avrebbe dovuto intervistare per conto della “Gazzetta della Val Padana”. Non si trattava di stelle ma di nomi di medio calibro contattati da squadre di provincia. Damiani non aveva accettato l’incarico con entusiasmo. Avrebbe dovuto passare quindici giorni saltando da un clima all’altro dell’America latina, senza tempo per il turismo, trattando mezza giornata con un dirigente per ottenere un’intervista di mezz’ora; e i frutti di tanta fatica sarebbero stati una manciata di articoli di mezza pagina, destinati ad essere letti solo dai tifosi delle squadrette interessate. Ma, come Zanoni, Damiani era meticoloso sul lavoro e, mentre l’aereo atterrava, studiava meticolosamente i dati del primo calciatore sulla lista : “Rodrigo Hervas : libero, 29 anni. Gioca nell’Atletico San Luca ; è tenente dei paracadutisti (l’Atletico San Luca è considerato la squadra delle forze armate). Nell’Atletico S. Luca si è fatto notare nella coppa dei Caraibi (3. posto) e in una tournée negli USA ; nella nazionale, ha segnato il goal che ha bloccato la qualificazione di Cuba ai mondiali (clamoroso anche per i risvolti politici) . Particolarità: entra spesso in campo in divisa, che si toglie prima del fischio d’inizio. Interessa al Modena”

Riassunto

Sono già entrati in scena due dei quattro protagonisti: Paolo Zanoni, e Aristide Damiani (l’avevo pensato come un giornalista cialtrone, sul modello di Maurizio Mosca; l’ho poi ingentilito, perchè di italiani cialtroni ce n’erano già due, e non volevo esagerare col nazionalismo). Nelle pagine successive, sono presentati altri personaggi della storia: Rocco Fiammetti (il Roque citato sull’agenda di Zanoni), un faccendiere italiano, rifugiatosi su Barbadilla per sfuggire la prigione per bancarotta, e che lì si è creato una nuova carriera come mediatore di affari, più o meno puliti, per conto del governo militare dell’isola; Roldan Cortada, mezzano e sfruttatore di donne, ma anche comunista convinto; Amedeo Rossini, un diplomatico italiano di idee democratiche, che riceve all’ambasciata Zanoni e Damiani, ricavandone un’impressione sgradevole.

Domenica

Incontrare Roque si rivelò più facile del previsto. Alla mattina Zanoni si recò al Circolo del Commercio Estero; i soci del circolo, per i quali l’arrivo di un europeo era un gradito diversivo alla noia, lo accolsero calorosamente. Dopo aver brindato alle fortune dell’autostrada Baia Carrada-Punta Guapa con bicchiere di tequila, cominciò a chiedere informazioni su Roque e ne ebbe anche troppe. Chi lo aveva conosciuto con occhiali e barbetta e chi coi baffoni e le lenti a contatto; chi lo considerava italiano e chi argentino, chi un tipo losco e chi un onesto imprenditore, chi un fanfarone e chi l’eminenza grigia del regime. Infine, una notizia utile: era socio del circolo anche se lo frequentava raramente; la direzione aveva il suo indirizzo e il numero di telefono, col divieto di farli conoscere, e chi aveva bisogno di incontrarlo spesso passava attraverso il telefono del club. Mentre Zanoni trattava col centralinista perché gli chiamasse la casa del faccendiere, un importatore di sigari inglese commentò nell’orecchio del vicino : “Questi italiani sono tutti mafiosi ; hanno sempre bisogno di un padrino. Certo, quel Roque gli farà risparmiare un po’ d’anticamera col ministro ma poi quale sarà il risultato finale? Pagherà il ministro e l’intermediario anziché il ministro soltanto”. Zanoni aveva già cominciato a pagare: un euro per la chiamata e cinque di mancia al telefonista. Dopo una lunga manfrina col sussiegoso segretario privato di Roque, ottenne l’oracolo: “Il signor Roque è disponibile ad incontrarla questo pomeriggio al club, in una saletta riservata.” Ottenuto l’appuntamento, tornò nel salone ad informarsi sui piaceri dell’isola da un giovane olandese che gli era sembrato il più allegro della compagnia.

– C’è niente per uno che voglia divertirsi la sera?

– Poca roba: i cinema danno solo film in spagnolo; c’è qualche locale di musica tipica, qualche night per turisti…santo-domingo

– Se ad uno piacciono le donne?

– C’è un locale, nell’Avenida Cortez: le ragazze fino ad una certa ora fanno i balletti, poi si tolgono il costume di scena.

– Solo questo? Se a qualcuno le donne di qui piacciono non solo per guardarle?

L’olandese aveva capito dove l’altro voleva andare a parare e se la cavò con una battuta: – Allora può fare come quel tizio pelato. Ne sposa una

Zanoni si congedò con un altro bicchiere di tequila e lasciò il circolo per una visita turistica alla città. Vide la cattedrale barocca, gli imponenti palazzi dell’età di Carrera, il monumento all’eroe nazionale Roldan Cortada (raffigurato mentre tendeva al cielo le mani: in una teneva una torcia e nell’altra un fucile). Su una cosa, parlando con Rossini, si era sbagliato. San Luca era piena di scritte murali : molti ritratti di Guevara e di un misterioso personaggio col naso adunco ; evviva ed insulti rivolti al defunto Carrera, a Rodrigo Diaz e a nomi ignoti, quali Lope Soarez e Lucanor ; un epigramma (“Dio non dà tutto a tutti ; a Hervas ha dato i piedi, ad altri il cervello”) ; e poi, sempre accompagnati da evviva ed insulti, una serie di sigle e di simboli strani (l’unico decifrabile era la falce e martello) ; infine, tutta una serie di dichiarazioni amorose e di disegni osceni, questi ultimi particolarmente numerosi sui muri del Moulin Rouge, il locale sull’Avenida Cortez di cui aveva parlato l’olandese.

Riassunto

Zanoni si incontra con Fiammetti, che promette di combinargli un incontro col sotosegretario ai lavori pubblici; soddisfatto, l’impreditore passa la serata in un locale di spogliarelli, dove incontra Roldan Cortada, che gli offri i propri servizi di mezzano. Intanto, Damiani è riuscito anche lui ad ottenere per il giorno dopo l’intervista ad Hervas, passando attraverso le autorità militari (il calciatore è tenente dell’esercito, che lo sfrutta a scopi propagandistici); nell’attesa, va allo stadio a vedere come se la cava sul campo il nuovo acquisto del Modena.

Lunedì

Il giorno che doveva segnare la storia di Barbadilla iniziò come un lunedì qualunque. I giornali avevano in prima pagina le notizie sportive e la cronaca rosa, i locali notturni avevano messo su il cartello: “Riposo settimanale”, i disoccupati giravano per le strade alla ricerca di un lavoro, gli occupati ritornavano di malavoglia al loro posto lamentandosi per il caldo e parlando di politica (esclusi i molti che avevano deciso di loro iniziativa di prolungare il week-end), qualcuno si dava da fare nonostante il clima tropicale. Zanoni era fra questi. Di ritorno dal Moulin Rouge, aveva trovato all’albergo un messaggio di Roque: “Vada al ministero dei lavori pubblici, avenida Salazar 456, chieda di parlare al sottosegretario ai trasporti e dica che la mando io. Il sottosegretario è disponibile ma il ministro non ancora. Se le chiedono dei soldi, lunga promessa con l’attender corto”. Fiammetti, dopo averla studiata a scuola, non aveva più aperto la Divina Commedia e la citazione finale per lui era abbastanza enigmatica, ma ne capì il senso generale. Andò in taxi al ministero (un palazzone costruito sotto Carrera, dall’architettura discutibile ed incompiuto), fece il suo nome e quello di Roque all’usciere ed un quarto d’ora dopo era di fronte al sottosegretario. Questi si mostrò cordialissimo; ma sembrava che tutti i dubbi possibili sull’affare lo avessero colto durante la notte.

– Sa che alla costruzione dell’autostrada sono interessate anche ditte della Giamaica, delle Antille Olandesi, persino della Florida; e loro conoscono meglio la nostra geografia.

– Anche la nostra ditta ha lavorato spesso nel golfo del Messico; ha costruito strade ed autostrade ad Haiti, a Grenada, nello Yucatan.

– Poi, qui siamo molto nazionalisti e c’è chi non vede di buon occhio gli appalti a ditte straniere.

– La mia ditta è disponibile ad assumere ingegneri del luogo e a dare loro un’adeguata retribuzione. Inoltre, siamo pronti ad aprirci ad azionisti barbadillani e anche a fare investimenti nell’economia locale. – (Traduzione: – Siamo disposti a pagare qualche vostro raccomandato perché stia a guardare noi che lavoriamo, a vendere azioni ai vostri alti papaveri e poi a riscattarle al decuplo del loro valore. Se proprio non vi basta, siamo disposti anche a versare un bel po’ di euro nelle vostre banche).

Soddisfatto di queste promesse, il sottosegretario passò al lato professionale dell’affare: – Avete mai costruito un’autostrada in zone paludose? Sul tracciato dell’autostrada ci sono alcune montagne: preferite allungare il tracciato o fare delle gallerie? – Infine disse: – Scriverò al ministro che trovo la vostra offerta ottima sia finanziariamente sia professionalmente. Certo, dovremo poi confrontarla con le altre. Se vuole, le darò una copia firmata della mia relazione. In ogni caso, sarebbe bene che parlasse dell’affare anche con i direttori generali del ministero.- Dover trattare con gli alti burocrati fu la cosa più dura della giornata: erano chiaramente degli incompetenti raccomandati che consideravano le bustarelle una parte dello stipendio e lasciavano capire che avrebbero bloccato tutto se non avessero avuto il loro obolo; non conveniva inimicarseli ma neanche dar loro troppa corda, col rischio che alzassero le pretese. Zanoni si chiese se non avrebbe dovuto fare come quel suo collega che ogni anno scendeva in Africa con una valigia piena di Rolex; quando le trattative andavano per le lunghe, apriva la valigia e diceva: – Fra dieci minuti, o lei avrà l’orologio ed io avrò il contratto oppure lei si terrà il contratto ed io terrò l’orologio. – Ma qui non avrebbe funzionato: non si sarebbero accontentati di un Rolex.untitled

Riassunto

Mentre Zanoni è impegnato nelle trattative col sottosegretario, Damiani raggiunge nella sua villa di campagna il calciatore Ardiles. L’intervista si svolge alla presenza del mentore del giovane, il capitano Alberti, e da essa appare chiaramente che Ardiles è un ragazzo ingenuo fino alla stupidità, infantilmente grato all’esercito che gli ha dato la gloria sportiva.  Fiammetti deve affrontare uno sciopero politico nella ditta che gli serve da copertura per i suoi traffici. Di sera, all’ambasciata italiana arriva la notizia di strani movimenti di mezzi sulle strade di Barbadilla: è l’esercito che ha scatenato un colpo di stato contro il presidente Diaz. Cortada conduce Zanoni nel quartiere del porto, per accompagnarlo al suo bordello: i due sono sorpresi dal coprifuoco e fermati dalla polizia. Cortada, spinto dalla sua passione politica, si lascia andare ad alcune frasi “sovversive” e viene arrestato assieme al suo nuovo amico italiano.

Martedì

In tutta la nazione, Damiani fu forse l’ultimo a capire che era successo qualcosa d’importante. Stanco per il lavoro fatto la sera prima, il giornalista dormì fino a tardi e, se percepì nel sonno il rumore dei carri armati che passavano sulla strada, diretti alla capitale, questo non fu sufficiente a svegliarlo. Quando scese per far colazione e pagare il conto, notò che il locandiere rivolgeva in continuazione uno sguardo preoccupato al televisore, che trasmetteva un innocuo programma musicale ; al momento del congedo il vecchietto gli fece un lungo sproloquio in spagnolo da cui capì solo che quel giorno era meglio non andare in città ; ma Damiani non gli diede peso: in fondo, doveva solo fare le valigie, pagare i conti e prendere il primo aereo per il Brasile.

Solo quando prese la strada infame del giorno prima e si rese conto che ora a rallentare la circolazione non erano più i trattori, ma i carri armati e i camion carichi di soldati, e non mezzi isolati ma colonne di un centinaio di metri, e collegò la presenza dei cingolati con la preoccupazione del locandiere e la misteriosa esercitazione che aveva richiamato in città Hervas e Alberti, Damiani si rese conto che a Barbadilla era scoppiata la guerra o la rivoluzione o qualcos’altro d’indefinibile ma in cui sicuramente non era piacevole trovarsi in mezzo; e sentì montare dentro di sé prima la preoccupazione poi l’ansia ed infine una paura viscerale che mai si sarebbe acquietata finché non fosse riuscito a lasciare quella maledetta isola.

Finché non raggiunse la città, le cose gli andarono bene : i carri armati si lasciavano sorpassare tranquillamente senza degnare la sua automobile di uno sguardo. Tentò più volte d’accendere la radio per capire cosa stava succedendo ma finì sempre per spegnerla : l’apparecchio trasmetteva solo musica.

Alle porte della città, incappò in un posto di blocco ma anche qui se la cavò in fretta : i militari si limitarono a guardare i suoi documenti e poi lo lasciarono passare, sorridenti ed amichevoli per chissà quale misterioso motivo. Attraversò in fretta un paio di quartieri residenziali che sarebbero sembrati spopolati, se non fosse stato per le pattuglie sparse qua e là ed i mezzi militari agli incroci con sopra un ufficiale che gridava ordini da un altoparlante. (Che cosa gridasse, Damiani non avrebbe saputo dirlo ; la paura aveva cancellato le sue scarse conoscenze di spagnolo.) Le pattuglie lo fermarono più volte ma lo fecero sempre ripartire subito, talvolta senza nemmeno il controllo dei documenti.

Riassunto

Il golpe incontra un’imprevista reazione popolare e, alla sera di martedì, appare chiaramente destinato al fallimento. Damiani, a causa di un gagliardetto della squadra dell’esercito lasciato imprudentemente sul cruscotto dell’auto, viene aggredito da un gruppo di manifestanti; scampato fortunosamente al linciaggio, vorrebbe lasciare Barbadilla al più presto, ma il giornale lo obbliga a restare sul posto e ad improvvisarsi corrispondente di guerra. Mentre l’ambasciata prepara l’evacuazione dei cittadini italiani, Rossini riceve l’incarico di togliere dai guai Zanoni.santo-domingo Lo sfortunato uomo d’affari si trova ancora in carcere, perchè é stato preso di mira prima da alcuni poliziotti corrotti ricattatori e poi da un ufficiale golpista, che vorrebbe sfruttare il suo arresto a scopi politici. Rossini, sfruttando tutte le sue doti di diplomatico, riesce finalmente a farlo rilasciare. Fiammetti, che i suoi amici militari avevano tenuto all’oscuro di ciò che bolliva in pentola, capisce che sta perdendo la sua posizione di faccendiere, quando la sua fabbrica viene occupata dagli operai e la sua compagna lo abbandona.

Mercoledì

L’ambasciata italiana era situata in una zona residenziale per le classi alte poco fuori del centro di San Luca. In quelle ore, il quartiere era una sorta d’occhio del ciclone: da una parte, c’erano le piazze e le strade dove si affrontavano carri armati e manifestanti; dall’altra, c’era la zona industriale dove gli operai avevano occupato le fabbriche. Nessuno nel quartiere aveva sparato in onore di Lope Soares e nessuno aveva messo fuori una bandiera in onore del golpe: chi abita in un quartiere residenziale è sempre prudente. Davanti all’ambasciata si era fermata un’autoblinda per scoraggiare chi avesse voluto cercarvi asilo politico; a parte questo, tutto aveva l’aria tranquilla.

All’interno, invece, c’era una gran confusione. Quando si era calcolato il numero dei cittadini italiani a San Luca, non si era tenuto conto del fatto che molti si erano già fatti una famiglia in loco e si sarebbero portati dietro mogli e figli. Adesso, c’era una trentina di persone non previste da sistemare e nutrire nell’attesa dell’evacuazione, inclusa una dozzina di piccoli meticci tutt’altro che entusiasti all’idea di starsene buoni nell’austero ambiente dell’ambasciata fino all’arrivo degli elicotteri. I diplomatici, che ventiquattr’ore prima erano, nel complesso, soddisfatti di come stavano gestendo la situazione straordinaria, si sentivano disarmati di fronte alla necessità di procurarsi nuove scorte di cibo e organizzare una nursery. Quanto ai mariti, una metà se ne stava davanti ai televisori a seguire gli avvenimenti e si era subito divisa in tre fazioni: quelli che applaudivano i carri armati, quelli che li fischiavano per amore della democrazia e quelli che ugualmente li fischiavano, ma perché facevano il gioco dei sovversivi. L’altra metà se ne stava in una stanza a chiamare l’Italia col telefonino (i telefoni fissi avevano ormai smesso di funzionare); e di questa metà faceva parte Zanoni.

Al nostro uomo d’affari, una volta al sicuro, c’era voluto tutto il resto della giornata di martedì per smaltire la stanchezza, lo shock e i problemi intestinali; dopo aver capito, almeno in parte, cos’era successo all’isola e a lui personalmente, dopo essersi arrabbiato per il furto dei 300 euro (il giorno prima il sollievo era stato tale da non lasciare spazio agli altri sentimenti) si era preparato a dare una relazione degli avvenimenti sia alla ditta sia a sua moglie. Non aveva previsto quanto interesse avrebbe suscitato intorno a lui la semplice notizia che un italiano era stato arrestato per errore a Barbadilla e subito rilasciato.

Riassunto

Mentre Zanoni  cerca di nascondere alla moglie le proprie avventure galanti durante i viaggi di lavoro, i golpisti, non potendo contare sullo sperato appoggio americnao, si ritirano nelle caserme; fra di loro cominciano ad esservi le prime defezioni.russia9 Damiani, per quanto terrorizzato, accompagna un giornalista americano in una visita sulle barricate dove i democratici affrontano i carri armati. Il calciatore Hervas, che in qualità di ufficiale ha preso parte al golpe e si è anche prestato a fare un discorso di propaganda in televisione, presidia una piazza coi suoi uomini, senza sapere come regolarsi in mancanza di ordini. Cortada, liberato dalla polizia, si unisce ai manifestanti. Fiammetti viene invitato al quartier generale dei golpisti; si reca all’appuntamento, nonostante tema che l’invito nasconda una trappola, e riceve invece un incarico di fiducia: esportare all’estero le ricchezze dei suoi vecchi complici.

Giovedì

Damiani si sentiva mortalmente esausto. Era abituato alla routine del cronista sportivo, che conosce già l’orario delle partite e sa quante ore di tempo ha a disposizione per buttare giù il pezzo. Adesso, prima che facesse in tempo a finire l’articolo, arrivava qualche altra notizia che lo obbligava a riscriverlo. La sera prima era appena rientrato all’albergo dalla sua passeggiata e subito i colleghi lo avevano accolto annunciando che la situazione era cambiata di nuovo. L’ambasciatore americano si era schierato contro i golpisti e fra i generali cominciavano ad esserci delle defezioni. Nel giro di un’ora, altra novità: l’esercito abbandonava le sue posizioni e si ritirava in caserma. Poi, tutta una serie di voci incontrollate diffuse dai radioamatori : si parlava di epici scontri sulle barricate e di linciaggi e devastazioni da parte della folla, si diceva che i ribelli si erano già arresi o che stavano preparando il contrattacco. Sulle televisioni non si poteva contare: quella di stato aveva ripreso la programmazione musicale ad oltranza e quella privata aveva cessato le trasmissioni.

I giornalisti, poco interessati a queste voci che per esperienza sapevano inattendibili, tentavano di tirare un primo bilancio sugli avvenimenti degli ultimi tre giorni. Su una cosa erano tutti più o meno d’accordo: se i ministri che dovevano essere arrestati erano riusciti a mettersi in salvo, se il sindaco Lucanor aveva trovato il coraggio di resistere ai carri armati, questo significava che avevano ricevuto una telefonata dall’ambasciatore americano. Sul ruolo del presidente Diaz le opinioni erano discordi: chi pensava che fosse consenziente con i golpisti, chi lo riteneva loro prigioniero.

Damiani aveva spedito un resoconto dei fatti salienti della giornata ed era andato a letto sfinito. La mattina dopo, quando scese nella hall, seppe due novità: ricominciavano ad uscire i quotidiani locali ed una troupe della CNN aveva raggiunto l’isola e fissato un appartamento all’hotel Central. Quindi, per avere le informazioni gli sarebbe bastato comprare tra o quattro giornali all’edicola e tenere sempre accesa la TV, senza più dover mendicare notizie ai suoi colleghi o dover fare una passeggiata in mezzo alle barricate. Sarebbe stato tutto il giorno in camera sua a riprendersi dalle emozioni dei giorni passati fino alla riapertura dell’aeroporto e poi sarebbe partito, lasciando all’albergo i panni del cronista di guerra.

Riassunto

bananasA Barbadilla, la situazione torna gradualmente alla normalità: il presidente, tenuto prigioniero dai golpisti, è liberato e lancia un messaggio televisivo alla nazione, ascoltato da tutti i personaggi del romanzo (idea presa da un vecchio romanzo americano di fantapolitica, Sette giorni a maggio).  Fiammetti, aiutato e sorvegliato dal maggiore Charro, un giovane militare fanaticamente fascista, mette in salvo il tesoro dei golpisti e parte della sua ricchezza personale; poi, approfittando della situazione ancora fluida, va alla sua villa per distruggere tutti i documenti compromettenti, fa un’ultima, nostalgica visita alla sua fabbrica ed infine si rifugia col denaro all’ambasciata venezuelana. Rossini e Zanoni tornano al commissarriato di polizia, dove il secondo era stato tenuto prigioniero, e riescono a farsi restituire trecento euro sottratti all’uomo d’affari dai poliziotti corrotti. A mezzanotte, gli ultimi golpisti irriducibili si arrendono.

Venerdì

Se nei giorni del golpe la TV barbadillana aveva trasmesso in prevalenza musica folcloristica, adesso si è specializzata negli appelli alla calma. Non solo Diaz ma anche Lucanor e Lope Soares ed infine l’arcivescovo sono apparsi a più riprese sugli schermi per invitare la popolazione a mantenere i nervi saldi, a non abbandonarsi alla violenza e ad avere fiducia nelle future istituzioni democratiche. In cambio si sono fatte molte promesse: libere elezioni entro sei mesi e una severa punizione per i golpisti ed i profittatori di regime.

La folla ha dato retta agli appelli, ma solo in parte. Non ci sono stati linciaggi ma parecchi ufficiali dell’esercito sono stati percossi e messi alla gogna. Poiché i generali che hanno organizzato il golpe hanno tutti trovato rifugio in ambasciate d’altri paesi latino-americani, la gente si è sfogata sulle loro abitazioni, imbrattandole di scritte e rompendone i vetri. La furia distruttrice della gente si è però rivolta soprattutto contro le lapidi, le targhe ed i monumenti che ricordavano il defunto dittatore Carrera.

 A questo punto Damiani smise di battere sui tasti del computer portatile il suo articolo quotidiano (sostanzialmente un condensato tratto dalle prime pagine dei due quotidiani barbadillani). Gli era passata davanti agli occhi l’immagine del professor Rosas che sfogava i propri istinti dinamitardi su una statua di bronzo. Si era tolta questa soddisfazione o si era limitato a festeggiare stappando una bottiglia?

E a proposito degli ufficiali messi alla gogna, che fine aveva fatto Hervas? C’era la sua foto in uno dei giornali, accanto a quella d’Ardiles, l’unico civile fra i dirigenti dell’Atletico San Luca. (Damiani aveva potuto togliersi così la soddisfazione di vederne la faccia dopo due conversazioni telefoniche). Nell’articolo, Ardiles inveiva contro la politicizzazione dello sport citando come esempio l’intervento televisivo di Hervas; ma non si diceva che fine avesse fatto il giocatore. Damiani provò compassione per lui. Non solo i suoi sogni modenesi erano sfumati ma difficilmente avrebbe potuto giocare anche in patria.

Damiani scosse la testa, completò l’articolo e lo rilesse. Ridette un’occhiata anche all’intervista a Rossini, che avrebbe mandato al giornale assieme all’articolo sui fatti del giorno. Certo che la storia dell’elemento umano era una bella scocciatura. Ieri aveva passato tutto il pomeriggio all’ambasciata italiana, nell’attesa di poter intervistare Zanoni, e quando questi era rientrato da un misterioso giro in compagnia del consigliere, per poco non lo aveva sbranato.

Riassunto

Nell’ultimo capitolo, la narrazione si alterna a brani di giornali che commentano gli avvenimenti politici dell’isola. Zanoni, dopo la sua brutta avventura, vede anche sfumare la possibilità di concludere qualche affare, perchè i suoi contatti con Fiammetti lo hanno messo in cattiva luce. Damiani abbandona senza rimpianti i panni del corrispendente di guerra. Rossini, dopo aver festeggiato, la vittoria della democrazia assieme ad un professore socialista ed al figlio di questi, torna in Italia per una vacanza. Sul suo stesso aereo c’è Fiammetti, che lascia Barbadilla per gli Stati Uniti con una nuova identità, pronto ad altri intrallazzi e con l’unico rimpianto di non aver potuto dire addio alla sua amante. Cortada, che ha davanti a sè la prospettiva di un processo per detenzione di stupefacenti, cerca conforto tra le braccia di una prostituta del suo bordello. bananasA Hervas la partecipazione al colpo di stato costa la carriera di calciatore.

Morale

Come reagisce la gente di fronte ad un avvenimento storico, come una guerra o una rivoluzione? Ci sono i furbi, come Fiammetti, che se ne servono per i propri interessi particolari, i cinici, come Zanoni, che le attraversano pensando solo a farsi gli affari loro ; gli ingenui, come Hervas, che non ci capiscono niente e finiscono per farne le spese. Ci sono poi gli idealisti, che, per colpa loro o delle circostanze, sono costretti a venire a compromessi con la realtà. Nel romanzo ci sono un comunista (Cortada) a cui igli deali di sinistra non impediscono di svolgere un mestiere abietto; un fascista (Charro), odioso e fanatico ma sincero, che si presta a fare da complice agli squallidi affari dei suoi superiori; e un democratico (Rossini) che, per lavoro, deve togliere dai guai una persona che disprezza.

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