Un immortale a Brugola

Il passaggio del fronte (Antefatto)

 Incipit

2guerr4236Settant’anni fa, nell’ultimo autunno di guerra, un mostruoso drago chiamato “il fronte” percorreva lentamente la Romagna. In certi paesi si fermava per settimane e non li lasciava prima di averli consumati fino alle fondamenta; in altri, passava di corsa, buttava giù qualche muro e poi correva a spargere distruzione da un’altra parte. Da settimane gli abitanti di Brugola si preparavano al suo passaggio e quando, una notte, sentirono una forte esplosione, si dissero: “Adesso ci siamo. Speriamo che duri poco e che i crucchi non facciano resistenza proprio qui.” Ma poi tornarono il silenzio e la tranquillità ed i buoni cittadini s’erano riaddormentati pensando “Dev’essere stato un aereo che ha sbagliato bersaglio ”.

Soltanto il parroco, fra i brugolesi, sapeva che cos’era successo in realtà. Mentre, come tutti in paese, dormiva con un occhio solo, i tedeschi avevano suonato alla sua porta. L’ufficiale che comandava la guarnigione (un tranquillo maggiore bavarese, non troppo malvisto dalla popolazione) gli aveva ordinato di vestirsi in fretta e di lasciare la canonica. Per un momento don Benedetto temette che i partigiani avessero fatto qualche sciocchezza dell’ultimo minuto e che i tedeschi volessero fare una rappresaglia. Invece no: il maggiore aveva ricevuto l’ordine di radere al suolo tutto ciò che poteva servire da osservatorio per il nemico e di ritirarsi, prima dell’alba, oltre il fiume. Obbedientissimo, il graduato aveva fatto sfondare la porta del campanile e vi aveva fatto collocare la dinamite; poi gli era venuto uno scrupolo ed aveva deciso di sgombrare la chiesa, nel caso che l’esplosione fosse stata più forte del previsto. Cinque minuti dopo, il parroco vide con i suoi occhi l’elegante campanile rinascimentale, ricordo della signoria sforzesca e gloria della cittadina, tremare come scossa da un gigante nascosto al suo interno, poi inclinarsi, spezzarsi in due ed infine sparire in una nuvola di polvere. Se il papa avesse visto con i suoi occhi la cupola di san Pietro rasa al suolo in un momento, non ne avrebbe sofferto di più.

 Riassunto

Il giorno dopo, il parroco don Benedetto si avventura in bicicletta sulla strada da Ravenna a Bologna, dove stanno avanzando gli eserciti alleati, ed informa un ufficiale canadese che Brugola è stata sgomberata dai tedeschi. Nel paesino viene allora inviato un piccolo distaccamento, comandato da un tenente franco-canadese aspirante scrittore, Darrieux, a cui è stato affidato l’incarico solo perché conosce il francese e l’italiano. Darrieux presidia Brugola per tre giorni, passati più che altro a leggere i libri della biblioteca comunale, poi il suo reparto viene sostituito; il piccolo episodio avrà però impreviste conseguenze nella vita del paesino romagnolo cinquant’anni più tardi.

I Ghiri si svegliano.

 Incipit

Il professor Filippo Marchetti, prima di uscire, si guardò allo specchio e controllò se il cappotto nuovo, che usava solo per le grandi occasioni, faceva la sua figura. Per un momento, immaginò che dietro lo specchio lo spiasse mademoiselle Dupont, l’affascinante lettrice di francese che aveva conosciuto all’istituto dove insegnava e che gli dicesse, con la sua deliziosa erre moscia: – Filippò, sai che vestito così fai tutta un’altva figuva?. – Si dette un colpo sul fianco, sopra il volume nascosto nella tasca interna ed invisibile dal di fuori e poi uscì da casa, dopo aver detto alla madre: – Mamma, questa sera torno tardi.

Come sempre la madre, trovò da ridire: – Dove vai con questa nebbia e questo freddo, sempre alla solita accademia?

– No, vado in una discoteca di Riccione a bere, drogarmi e rimorchiare ragazze. Dove vuoi che vada, se non all’Accademia dei Ghiri? È l’unico posto in questo paese dove ci sia un po’ di vita culturale.

Filippo sospirò, non per la madre ma per la sua situazione generale. Aveva sperato, quando si era laureato col massimo dei voti, di entrare nel giro dell’Università, ma non ci era riuscito; adesso insegnava italiano in un istituto tecnico, e dal lavoro ricavava più arrabbiature che non soddisfazioni. Aveva scritto un romanzo epico sull’avvento del fascismo, e non era riuscito a trovare un editore; aveva scritto poesie d’amore per ragazze che non l’avevano degnato di uno sguardo; aveva scritto versi satirici contro i vecchi bacucchi dell’Accademia dei Ghiri, che avevano il monopolio della vita intellettuale di Brugola, ed aveva finito per iscrivercisi anche lui. Ma forse, proprio quella vecchia accademia, fondata nel 1635 e che da allora sembrava essere rimasta in letargo come l’animale che le dava il nome, avrebbe potuto essere lo strumento per una rivincita sul destino cinico e baro.

 FilopatridiNuoviSoci8

Gli statuti dell’Accademia dei Ghiri, emanati all’atto della fondazione, prescrivevano che il presidente dell’Accademia, durante le riunioni, indossasse una toga color rosso porpora ed un cappello a due punte. Quasi tutti gli altri articoli dello statuto erano stati aboliti, modificati od erano caduti in disuso, nel corso dei secoli, ma quello era ancora in vigore. Se la carica di presidente fosse stata assegnata ad una persona anche soltanto di mezza età, pure quella norma, che obbligava l’Accademia a spese di sartoria non indifferenti, avrebbe seguito la sorte delle altre e le riunioni si sarebbero svolte sotto la guida di un individuo vestito, normalmente, con giacca e cravatta. Ma da venticinque anni quella carica era ricoperta dal maestro Minghini, che aveva passato da tempo l’età della pensione e per cui le tradizioni erano Vangelo, soprattutto quelle che avevano il vantaggio di camuffare la pancetta.

Riassunto

Cinquant’anni dopo, Brugola è un paese tranquillo e sonnolento, le cui poche attività culturali ruotano intorno all’Accademia dei Ghiri, presieduta dal settantenne maestro Minghini. Membri dell’Accademia sono il professor Zambelli , presidente della Pro Loco ed eterno rivale di Minghini, l’assessore alla cultura Alberto Orsi ed il giovane professore Filippo Marchetti. A una riunione dell’Accademia, mentre Minghini e Zambelli si combattono per sostenere i relativi progetti, Marchetti fa una proposta sorprendente: nominare cittadino onorario Paul Darrieux, il liberatore di Brugola, divenuto successivamente Accademico di Francia per la sua attività di critico e romanziere. La proposta viene accettata e subito Zambelli, Orsi e lo stesso Minghini, all’inizio contrario all’idea, si mobilitano per contattare l’anziano scrittore.

L’immortale esce dalla tomba.

 Incipit

I membri dell’Accademia di Francia sono esentati dal declinare le loro generalità; nel caso improbabile che vengano fermati dalla polizia, invece di tirare fuori la carta di identità, possono dire semplicemente: “Io sono un Immortale”. Non sono esentati, nonostante il loro titolo, dalla morte fisica, dalla vecchiaia e dal decadimento del corpo; non sono neppure esenti da quel tipo particolare di morte, riservata agli intellettuali, che consiste nell’essere dimenticati. Se non sei un genio del calibro di Victor Hugo, l’abito coi risvolti dorati non ti garantisce la vita presso i posteri più della toga rossa dell’Accademia Brugolese dei Ghiri; anzi, non te lo garantisce neppure verso i tuoi contemporanei, se vivi troppo a lungo.

immortalePaul Darrieux, da diversi anni, si sentiva come uno di quei volumi di consultazione che si trovano in tutte le biblioteche universitarie, che continuano a tenere occupato il loro posto sugli scaffali e vengono spolverati regolarmente, ma che vengono aperti solo una volta l’anno da qualche specialista. Negli ambienti accademici era considerato uno studioso importante ma ormai superato e i suoi libri, un po’ alla volta, erano spariti dai programmi d’esame dei suoi colleghi professori; riceveva ancora inviti ai convegni d’italianistica, ma ogni anno erano meno numerosi e venivano da indirizzi sempre più provinciali. Aveva pubblicato un libro di memorie che era stato comprato da pochissimi (anche se fra di loro c’era Mademoiselle Dupont) e, in quelle settimane, aveva patito un’altra delusione. Dopo mesi di trattative con Gallimard, la casa editrice aveva rinunciato a ripubblicare i suoi tre romanzi giovanili in edizione economica. La cosa bruciava parecchio a Darrieux, non solo perché dimostrava che le parole magiche “de l’Academie Francaise” sotto il nome dell’autore avevano perso la loro funzione di scongiuri infallibili contro le lettere di rifiuto degli editori, ma anche perché lui si era sempre stato convinto che il Darrieux immortale fosse il romanziere e non il professore. Il suo primo romanzo aveva avuto un buon successo ed era stato tradotto in tutte le lingue; gli altri avevano deluso la critica e il pubblico, e l’autore si era dedicato agli studi accademici, convinto però che il tempo gli avrebbe reso giustizia. In fondo, i veri immortali sono gli scrittori e non i professori; quale docente universitario, per quanto illustre, autorevole ed accademico, non darebbe via la sua fama in cambio di quella di Balzac? Ora, Darrieux doveva rassegnarsi all’idea che fra cento anni i suoi libri non si sarebbero trovati nelle edicole delle stazioni, ma avrebbero accumulato polvere nei fondi novecenteschi delle biblioteche più specializzate.

Riassunto

Minghini contatta Paul Darrieux inviandogli una cassa di libri con le pubblicazioni dell’Accademia dei Ghiri, Zambelli sfruttando le sue conoscenze all’Università di Bologna e Orsi attraverso l’associazione canadese dei reduci; tutti e tre gli chiedono di tornare a Brugola per ricevere la cittadinanza onoraria e la nomina a socio dell’Accademia locale.

Paul Darrieux è stato ormai dimenticato in patria come scrittore e vive ritirato nel suo appartamento parigino assieme al suo segretario; anziano e non del tutto padrone delle sue facoltà mentali, ricorda appena di essere stato a Brugola durante la guerra. Tuttavia, l’offerta sollecita la sua vanità e, con grande sorpresa del suo segretario, decide di tornare dopo cinquant’anni nel paesino romagnolo.

Il giorno memorabile

Incipit

Al mattino di una tiepida domenica d’aprile, una Maserati, il cui noleggio era stato pagato in parti uguali dal comune, dall’Accademia e dalla Pro Loco, partì da Brugola diretta a Ravenna. Anche i più benestanti fra i cittadini brugolesi avevano avuto poche occasioni in vita loro di vedere un mezzo di trasporto talmente sfarzoso, ed in altre circostanze ci si sarebbe chiesto se valeva la pena di spendere dei soldi in una macchina di lusso in cui potevano stare comodamente sei persone, per trasportarne una da Ravenna al paese; ma la persona da trasportare era un Immortale Accademico di Francia, ed aveva diritto ad un mezzo di trasporto alla sua altezza. Quando Darrieux aveva scritto che accettava gli onori offertigli e che sarebbe stato felice di prendere parte di persona alla cerimonia, la febbre che aveva già contagiato gli intellettuali si era estesa all’intera cittadina. Quasi nessuno fra i brugolesi sapeva chi fosse Darrieux e perché fosse stato nominato accademico di Francia; nessuno, fra le persone sopra i cinquant’anni che erano state testimoni del suo primo passaggio per la città, si ricordava qualcosa di lui, però quasi tutti avevano dato per scontato che, se il comune e l’accademia avevano deciso che era un personaggio degno di essere onorato, allora era giusto spendere quanti soldi ci volevano in suo onore.

La Maserati, tanto vuota quanto capiente, era seguita da un piccolo corteo di macchine stipate come scatole di sardine. La prima era l’auto del comune; il sindaco sedeva nel posto di fianco all’autista; sul sedile posteriore c’erano quattro assessori, tre dei quali erano schiacciati, non solo fisicamente, dalla corporatura robusta e dall’aria soddisfatta di sé di Alberto Orsi. L’assessore alla cultura aveva abbandonato il suo look alla Mario Capanna per un gessato blu e aveva stampato in faccia un sorriso orgoglioso. Se non fosse stato per lui, sembrava dire senza pronunciare una parola, l’accademico sarebbe rimasto a Parigi e l’anniversario della Liberazione sarebbe stato per Brugola una giornata come tante altre.

Riassunto

La cerimonia, a parte qualche ritardo e inconveniente, dovuti alla tarda età del festeggiato, si svolge felicemente. Darrieux prende parte ad un banchetto in un ristorante, rende omaggio al cimitero dei caduti di guerracimitero canadese canadesi, rivede, non senza emozione, le strade che ha percorso come ufficiale carrista e infine, arrivato a Brugola, sopporta stoicamente l’interminabile discorso con cui il maestro Minghini lo accoglie nell’accademia dei Ghiri. L’anziano insegnante viene però colto da un collasso, stroncato dall’emozione quando lo scrittore franco-canadese regala alla biblioteca dell’Accademia la sua opera omnnia.

La toga rossa

Incipit

Il maestro Minghini non morì, ed anzi riuscì a riprendersi abbastanza bene dall’infarto. Del resto, aveva dichiarato più volte che si sarebbe rifiutato di prendere il passaporto per l’ultimo viaggio, finché non avesse visto stampato l’ultimo volume della cronaca di Francesco da Brugola, il che equivaleva a voler morire ultracentenario. Forse, però, rimpianse di non aver concluso la propria esistenza di intellettuale di paese nel momento di massima gloria, dopo aver deliziato tutta Brugola e diversi forestieri, tra cui un accademico di Francia, con la sua oratoria. Quando, all’ospedale, i medici gli consentirono di leggere il giornale, ebbe la soddisfazione di vedere che, nelle cronache della memoranda giornata, il suo nome e la sua disavventura sanitaria occupavano altrettanto spazio di Darrieux e della cerimonia vera e propria. Se fosse morto nell’esercizio delle sue funzioni di Presidente dell’Accademia dei Ghiri, come Moliere era morto sulla scena, sarebbe riuscito ad avere il primo posto e a relegare Darrieux al secondo. In ogni caso, anche se vivo e relativamente vegeto, il maestro non era più in grado di spendersi nell’attività culturale come un tempo. E fu così che, dopo venticinque anni (la presidenza più lunga nella storia dell’Accademia dei Ghiri) diede le dimissioni dalla sua carica e si accontentò di seguire le attività accademiche come semplice socio.

(Il posto di Minghini, come presidente dell’accademia, viene preso, con grande delusione del professor Zambelli, dal giovane Marchetti, che si serve della sua carica per fare colpo su una affascinante collega)

Commento

Julien-Green-escrito-franco-americano_TINIMA20120619_0428_18

Julien Green

All’origine del racconto c’è un episodio di qualche anno fa, quando la città di Forlì deicise di offrire una casa all’Accademico di Francia Julien Green (i cui legami con la città di Forlì, a quanto pare, si limitavano ad una vecchia amicizia con Diego Fabbri) ; l’iniziativa non ebbe seguito poichè l’illustre scrittore, ormai centenario, morì prima di ricevere il dono. Ho trasferito la vicenda da Forlì a un paese immaginario della Bassa romagnola, e ho reso un po’ meno arbitraria l’iniziativa dei brugolesi, facendo dell”Accademico un franco-canadese che era stato in Romagna durante la guerra. Naturalmente, tutta la storia è solo una scusa per ironizzare sugli intellettuali di paese, sulle loro meschine rivalità e sulla loro tendenza ad ingigantire iniziative insignificanti. Il personaggio del maesto Minghini, in particolare (ottima persona, ma anche vanesio e oratore insopportabilmente prolisso) è la caricatura di una persona, oggi scomparsa, di cui non faccio il nome, ben riconoscibile dai forlimpopolesi.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: