La caduta

Incipit

Nessuno può mai prevedere in anticipo dove e quando lo attaccherà il demone tentatore, e sotto quali vesti.

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Giuseppe Parini

Ad esempio, cosa può esserci di più austero di una lezione in un liceo sulle Odi di Parini? Il povero abate, così sfortunato in vita, è sfortunato anche nel programma scolastico di quarta, schiacciato com’è fra l’amabile Goldoni e i giganti del romanticismo, e in più così è difficile da fare apprezzare ai ragazzi, con quelle sue parole difficili e le pose da moralista. I professori stessi, in genere, non lo amano e lo sbrigano alla svelta: la vita, la trama de Il giorno, l’episodio della vergine cuccia, e poi si passa direttamente ad Alfieri, trattato in maniera altrettanto veloce.

Il professor Gregori aveva deciso, invece, che valesse la pena di soffermarsi un attimo sul vate di Bosisio, anche perché poteva servirgli come punto di partenza per un discorso, da proseguire in tutto il resto dell’anno, sul rapporto fra l’intellettuale e il potere. Dopo aver trattato Il giorno, quella sorta di commedia all’italiana in anticipo, amabile in superficie e crudele nel fondo, si era passati alla Caduta. Il poeta, dopo un incidente, è soccorso da un passante, che gli consiglia di farsi furbo. Non si diventa ricchi con la poesia e se lui, povero sciancato, vuole farsi la carrozza, è meglio che cerchi altre strade: gli intrallazzi politici o la letteratura di consumo. Ma Parini rifiuta sdegnato: per un poeta, meglio una dignitosa miseria piuttosto che prostituire la propria Musa.

– Allora – concluse il professore, – qual è il messaggio di questa poesia?

Prima silenzio assoluto, e poi uno dei ragazzi intervenne: – Che con le poesie non si fanno gli sghei. –

– Sì, d’accordo – rispose il professore, smorzando sul nascere la risata generale – ma il significato più profondo è un altro. L’intellettuale non deve fare come Ariosto, che per vivere scriveva versi in onore di un cardinale che in realtà disprezzava. Dev’essere un buon cittadino che opera per il bene della società: con la penna e soprattutto con l’esempio. Badate bene che quando io parlo d’esempio non intendo soltanto andare a morire sulle barricate; intendo anche quello che si dà nella vita di tutti giorni. “La decenza quotidiana”, come diceva Montale. Vi confesso che, quando penso a certi intellettuali dei nostri giorni, pronti a vendersi per una poltrona ad un talk show, rileggo questa poesia e ho l’impressione di risciacquarmi il cervello.

Riassunto

Nella classe del professor Gregori ci sono due allieve: una, la Boschetti, è la tipica ragazza terribile, che gioca a fare la maliarda ed è completamente indifferente ai valori della cultura; l’altra, la Provera, è una fanciulla gentile e beneducata, studiosa per amore dello studio e per questo la prediletta del professore. E’ proprio la timidina Provera, tuttavia, a mandare un bigliettino all’insegnante, chiedendogli di farla diventare donna. Il professor Gregori, che proprio quella mattina, a lezione, aveva teorizzato il dovere per gli intellettuali di esercitare la decenza quotidiana, è tentato di approfittare dell’occasione, confortandosi con gli esempi di Parini e Cardarelli, autori di poesie sugli amori senili. Presto, però, si riscuote e respinge la tentazione. Fortunatamente per lui, perché il bigliettino era stato in realtà scritto dalla Boschetti per fare uno scherzo crudele alla compagna di scuola secchiona.

Commento

Dei miei racconti, questo è l’unico ispirato alla mia esperienza come insegnante (sei anni come supplente e quattro anni come docente di ruolo; preciso però di non aver mai ricevuto bigliettini dalle mie alunne). Il titolo si riferisce sia all’omonima ode di Parini che il professore commenta in classe sia alla caduta morale di Gregori, dalla quale egli, però, come il poeta di Bosisio, si rialza.

Vai, vai piccola Katy

Incipit

piccolakatyFino a pochi mesi prima, la vita famigliare dell’ingegner Albertosi era stata delle più serene. I suoi colleghi, spesso alle prese con matrimoni allo sfascio, con le strane sigarette nelle tasche dei rampolli maschi o con le pillole anticoncezionali nel cassetto della prole muliebre, spesso gli dicevano, con un sospiro: – Beato te, che hai una brava moglie e dei figli responsabili.

Antonio, il figlio maggiore, aveva ormai superato l’adolescenza, e viveva fuori casa; faceva il secondo anno di ingegneria e passava da un esame col 30 ad uno col 28, con la decisione di un treno avviato verso la stazione intermedia della laurea e verso quella finale del posto nella stessa azienda in cui lavorava il padre. Non era però un secchione: gli piaceva divertirsi, passare le notti del fine settimana in discoteca fino all’alba e soprattutto fare la corte alle ragazze. Più di una volta, qualche amico o il padre di una compagna di scuola di Antonio aveva chiesto a Paolo, con l’aria di scherzare ma in realtà preoccupatissimo: – So che tuo figlio esce con mia figlia; gli puoi fare un discorsetto, per dirgli di comportarsi in modo responsabile? – e sempre Paolo aveva risposto, sorridendo: – Glielo faccio volentieri, ma comunque lui non mi darà retta lo stesso. Ormai i tempi sono cambiati e i ragazzi fanno quello che vogliono, senza dare retta a noi poveri genitori. – È sempre facile sorridere sull’evoluzione dei costumi, finché riguarda le figlie degli altri.

Caterina, secondo l’anagrafe e i genitori, o Katy, secondo le sue amiche del cuore e il suo diario, sebbene fosse in piena adolescenza, non sembrava dover creare preoccupazioni al riguardo. Era vero che passava interi pomeriggi a truccarsi per sembrare più grande, indossava senza complessi jeans a vita bassa e magliette che lasciavano scoperto l’ombelico, citava nel discorso gli organi sessuali con la disinvoltura di uno scaricatore di porto ed aveva per amiche le ragazze più disinibite della scuola. Però, a parte questo, era una brava ragazza, senza troppa voglia di bruciare le tappe, anche perché, per fortuna dei suoi genitori, non aveva ancora incontrato ragazzi del tipo di suo fratello. Da qualche tempo, usciva regolarmente con Martino, il figlio di un amico di famiglia, il tipo di ragazzo che tutti vorrebbero come genero: tranquillo, studioso, rispettoso delle persone appartenenti ad una generazione precedente, e, da quel che sembrava, non così interessato al sesso da voler fare subito esperimenti pratici. Aveva un solo difetto, almeno per la famiglia Albertosi, milanista dai tempi di Schiaffino: era un interista sfegatato e un paio di volte, discutendo di Calciopoli, lui, timido com’era, aveva alzato la voce con l’ingegnere, per poi subito ricomporsi e scusarsi.

Poi Katy aveva conosciuto Saverio.

Riassunto

Una sera, Katy e la sua amica Emma vengono portate da Samantha (la sorella maggiore di Emma, che teoricamente avrebbe dovuto sorvegliare le due ragazzine minorenni) al Karakiri, un locale trasgressivo, così chiamato per i suoi micidiali cocktail torcibudella; lì, Katy conosce21542480-ritratto-di-un-tipo-ribelle-ragazzo-in-giacca-di-pelle-classica-con-la-sigaretta-in-bocca-contro-sfo Saverio, un giovane meccanico che si guadagna la sua simpatia prima dando una dura lezione ad un bulletto che l’aveva importunata e poi riportandola a casa al posto di Samantha, troppo sbronza per guidare. I due ragazzi si mettono assieme, il che suscita le preoccupazioni dei signori Albertosi, visto che Saverio frequenta ambienti poco raccomandabili ed è anche stato al riformatorio; e visto, soprattutto, che Katy, non contenta di trascurare la scuola, spende tutti i suoi soldi, anche vendendo i suoi vestiti, per fare regali al suo amore. Il signor Albertosi e Saverio si incontrano in un bar malfamato e lì il ragazzo confessa candidamente di non amare Katy, di essersi messo assieme a lei solo per mungerla e di avere rispettato la sua verginità, non per cavalleria ma perché lo considerava il modo migliore per tenerla legata a sé; finalmente, poiché la sua unica vera passione sono i motori, acconsente a sparire dalla circolazione in cambio di un giro in autostrada sulla Porsche del signor Albertosi. Katy reagisce alla separazione dal suo amore prima con la rivolta, poi con la disperazione, e infine, con la volubilità tipica degli adolescenti, torna alla sua esistenza da ragazza borghese; finalmente, con grande soddisfazione dei genitori, si rimette col suo primo fidanzato, Martino. Quello che i signori Albertosi non sanno è che il buon Martino ha anche una seconda esistenza come stadihooligan interista; e che il ragazzo ha riconquistato Katy facendo a botte con un altro giovane, che l’aveva provocato prima corteggiando la fanciulla e poi proponendogli di brindare alla salute del Milan…

Commento

Ho classificato questa storia fra i racconti romantici, anche se in effetti è una parodia antiromantica, e anche abbastanza cattiva, dei romanzetti sentimentali young adult con ragazzette sentimentali e ragazzi machi (il filone alla Tre metri sopra il cielo, per intenderci)¸ La differenza è che qui il punto di vista è quello dei genitori, poco entusiasti (come lo sarebbe qualunque genitore nella realtà) di avere una figlia innamorata di un ragazzo di strada. Tanto più che qui si tratta di un teppista vero e non, come di solito succede nei film, di un ragazzo borghese che attraversa una fase di ribellione. Poiché mi piace autocitarmi, ho fatto della piccola Katy (nome tratto da una canzone dei Pooh sulle ingenue ribellioni delle ragazzine) la sorella di Antonio Albertosi, il corteggiatore respinto di Marisa Zanoni.

 

L’età dell’intransigenza

Incipit

L’uomo medio, quando va in vacanza, cerca la compagnia di altri uomini medi come lui e finge di detestarla. Quando si trova sulla spiaggia della riviera romagnola, detesta il vicino con la radio troppo alta, il vù-cumprà invadente, i ragazzini che giocano a pallone ed invidia l’amico danaroso che può permettersi la tranquillità di un’isoletta esotica. L’anno dopo, va in vacanza al residence Pineta, dove di pace e solitudine ce n’è da vendere e cosa succede? Dopo cinque giorni al massimo, si annoia e comincia a fare di tutto per uscire dal cerchio incantato.

 sentiero_e_biciMeno di una settimana dopo la festa da ballo, il residence era diventato, in pratica, un dormitorio, dove gli ospiti passavano solo le ore che non potevano dedicare alla spiaggia od alla discoteca. Giuseppe aveva assunto un ritmo di vita metodico: verso mezzogiorno, prendeva su la bicicletta a nolo, portandosi dietro una borsa con il dischetto dell’articolo scritto la sera prima, raggiungeva l’Internet point e spediva il pezzo al giornale via e-mail; poi passava il resto della giornata girando fra i bar e i locali. Intorno alle 10, rientrava al residence, buttava giù un articolo sulle nuove tendenze della vita di spiaggia, basandosi sulle chiacchiere udite durante la giornata e senza metterci troppo impegno, lo salvava sul dischetto e poi andava a dormire. Gradoli, per qualche tempo, aveva passato i pomeriggi a scrivere il suo romanzo sul computer portatile; poi, in seguito alle insistenze di moglie e figlio, ed anche perché stava cominciando ad annoiarsi anche lui, cominciò a passare regolarmente le giornate sotto un ombrellone noleggiato. I fratelli Rodani avevano cominciato a passare le giornate e le nottate fuori dal residence già dai primi giorni, uscendo e rientrando (in genere tardissimo) sempre in coppia, come se fossero legati da una catena invisibile. I due dovevano essere molto attaccati fra di loro, anche se non lo dimostravano ed anzi, quando si trovavano al residence, sembravano fare di tutto per ignorarsi. I due pensionati, che non avevano più l’età per fare tutti i giorni quattro chilometri in bicicletta, passavano più tempo degli altri nelle loro camere, ma anche loro, quando le gambe glielo consentivano, lasciavano la pineta per il mare. Le uniche eccezioni alla regola erano le due ragazze del mistero. La signorina Irma continuava a trascorrere quasi tutto il suo tempo chiusa in camera; si era decisa a mangiare assieme ai compagni di villeggiatura, ma faceva in modo di stare in un tavolo a parte e di non fare conversazione con nessuno. L’inglese, invece, non stava nel residence e neppure noleggiava una bicicletta per andare in spiaggia; usciva dal residence alla mattina e rientrava di sera, senza dire a nessuno che cos’avesse fatto in tutta la giornata. Furono i Gradoli a scoprirlo. Giovanni aveva insistito per portarsi dietro la famiglia in un’escursione naturalistica nella pineta ed aveva finito per perdersi, con moglie e figlio, nel labirinto di sentieri, alberi ed acque. Aveva intravisto una costruzione in mezzo al verde e l’aveva raggiunta, con molta fatica, solo per scoprire che non si trattava del residence ma della cappelletta che sorgeva sul luogo dell’eremo di san Ghisolfo. Sul sagrato della chiesina, c’era miss Samantha, intenta, apparentemente, a fare dello yoga. La signorina aveva mostrato, molto cortesemente, ai tre escursionisti il modo di tornare alla base: bastava seguire i fili della luce e del telefono che collegavano il Pineta con il mondo, passando per la vecchia cappella sconsacrata. La Boschetti si dedicava con tutta sé stessa a farsi i fatti degli altri. Ogni volta che riusciva a beccare la signora Zanoni, la teneva sotto per un’ora con pettegolezzi e supposizioni riguardo ai compagni di villeggiatura, soprattutto la signorina Irma e l’amante che, un giorno o l’altro, l’avrebbe raggiunta. La povera signora Cristina ascoltava distrattamente, tutta presa dai suoi problemi famigliari. La figlia era in guerra con il padre, ed era qualcosa di più grave della solita ribellione da adolescenti.

 Riassunto

 daughter-dadMarisa, una ragazza onesta e di idee puritane, ha scoperto, per la malignità di un ragazzo, suo corteggiatore respinto, che il padre, durante un viaggio nell’isola di Barbadilla, è stato arrestato a causa delle sue attività di turista sessuale. Da allora, la fanciulla cova un sordo rancore nei confronti del padre e della madre, che ipocritamente fingono di ignorare l’episodio. Una sera, padre e figlia lasciano il residence, il primo per guardare la partita Inter-Bayern Monaco in un bar, la seconda per andare in discoteca con un’amica. Al bar, il signor Zanoni scopre la signorina Irma Rossi (il cui contegno riservato aveva già scatenato la curiosità degli ospiti del residence) assieme ad uno svizzero, in quello che, a prima vista, sembra un incontro amoroso. Zanoni non resiste alla tentazione di dare alla signorina alcuni consigli paterni, il che, naturalmente, suscita il sarcasmo di Marisa, nel frattempo sopraggiunta. Tornando al residence, padre e figlia sembrano essere sul punto di avere una spiegazione, ma l’anziano dongiovanni preferisce rifugiarsi nelle sue menzogne. Mentre la famiglia Zanoni interrompe le vacanze in anticipo, il piccolo Gradoli, con le sue doti deduttive, riesce ad accertare che la signorina Rossi non è, come pensano tutti gli altri, una donna in attesa dell’amante, ma una ragazza madre.

 Commento

Il colloquio notturno fra Marisa e il padre, in cui la ragazza prima spera che il genitore riconosca le sue colpe, in modo da poterlo perdonare, e poi si rassegna a perdere ogni stima per la sua famiglia (Non so cosa farò da adulta: morirò vergine, diventerò lesbica, mi farò suora, tutto piuttosto che diventare una moglie come la mamma. E se avrò dei figli, farò di tutto perché non assomiglino al babbo) mi è venuto bene, almeno credo. Tuttavia, devo riconoscere che, in un romanzo dai toni prevalentemente ironici, questa scena, drammatica e quasi tragica, costituisce un po’ una stonatura, tant’è vero che, nel paragrafo successivo, ho dovuto affrettarmi a far partire dal residence la famiglia Zanoni, che era ormai, dal punto di vista narrativo, un limone ormai spremuto.

Il rap dello scout

Incipit

La menzogna è essenziale all’umanità
Marcel Proust

Non è vero che gli specchi non mentano; se li si guarda con la giusta disposizione d’animo, sono capaci anche loro di ingannarti ed adulare, e Stefano, quando dava un’ultima occhiata alla sua immagine riflessa, prima di partire per un campeggio, fino allora aveva visto un uomo maturo, “non grasso ma solo un po’ robusto” come avrebbe detto Obelix, tenuto in forma dalla vita all’aperto e reso autorevole dalla sua divisa di guida scout. Un’immagine sicuramente preferibile a quella dell’impiegato in giacca e cravatta, che appariva di solito su quella superficie lucida.

Quel giorno, tuttavia, lo specchio aveva optato per un’impietosa sincerità e Stefano vide sé stesso come appariva agli altri, quelli che non facevano parte dell’universo scoutistico: un bambino troppo cresciuto o un adulto che si divertiva a recitare la parte del bambino. Particolarmente sgradevole era la vista delle gambe, al di sotto dei pantaloncini corti: su cosce e polpacci si era accumulata tanta ciccia da farli sembrare dei prosciutti. Stefano si sentì deluso; quando, anni prima, aveva scelto di passare le ferie facendo da balia ai ragazzini, era stato spinto soprattutto dalla speranza di dimagrire facendo attività fisica.

Stefano sentì, in camera da letto, il rumore che faceva sua moglie quando si muoveva nel sonno, e questo gli fece ricordare un’altra delusione, più grave. Per anni Letizia aveva fatto delle ironie sulla doppia carriera del marito, che impediva a loro due di passare le vacanze nei posti frequentati dalle coppie normali. Sei mesi prima, aveva acconsentito ad accompagnare il marito alla festa di fine d’anno, forse per distrazione o perché non aveva capito che l’albergo di montagna dove avrebbero passato la notte le famiglie dei capi scout era in realtà poco più di una baita sperduta. Stefano ne era stato felice e adesso avrebbe voluto che sua moglie non avesse mai accettato quella proposta.

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La locandina di Moonrise Kingdom

Riassunto

Stefano e Valerio, due guide scout dal carattere opposto (il primo è un padre di famiglia che crede profondamente nell’ideale dell’associazione, il secondo un dongiovanni che considera la sua attività coi ragazzini un semplice hobby) devono guidare i loro reparti in una escursione nel Delta del Po. La spedizione si svolge in un’atmosfera tesa: uno degli scout, Sandrino, è depresso perché suo padre ha appena lasciato la famiglia e Stefano ha un comportamento aggressivo verso i suoi ragazzi e verso Valerio. Quando Valerio cerca di avere una spiegazione con lui, Stefano lo rimprovera di avergli baciato la moglie sei mesi prima. Quello che per Valerio era stato un puro gesto di galanteria, per Stefano era stata una tragedia, che aveva fatto emergere i problemi del suo matrimonio. I due finiscono per fare a botte sulla spiaggia e vengono sorpresi da Sandrino; per non perdere la faccia, saranno costretti a usare la loro parola di scout per mentire sfacciatamente.

Commento

L’idea di scrivere un racconto ambientato fra i boy-scout mi è venuta dal film Moonrise Kingdom; trattandosi di una materia di cui non ho mai avuto esperienza, è probabile che nella storia abbia infilato chissà quante inesattezze. Il racconto si basa tutto sul rovesciamento dei ruoli: i due adulti si comportano in maniera più infantile di quelli a cui dovrebbero fare da guida, e Stefano, quello fra i due che più crede nell’ideale scoutistico, è quello che lo trasgredisce più gravemente, mentre il ragazzo Sandrino osserva perplesso le assurdità del mondo degli adulti. Il rap dello scout del titolo è una canzone immaginaria che, nel racconto, i ragazzi dei due reparti cantano insieme dopo essersi accampati

Venere con borsetta

Incipit

Non per vantarmi, ma come borsetta io sono un’opera d’arte. Il disegno scozzese che mi abbellisce la stoffa della sacca, e la mia tracolla, fatta d’anelli in ottone, sono stati ideati da uno stilista geniale come Roberti; e non mi hanno partorito le mani di un cinese sottopagato, ma quelle di una sarta con anni d’esperienza nell’artigianato di lusso. Qualcuno ha trovato da ridire sull’appariscente erre di metallo posta sopra il bottone di chiusura, ed ha accusato il mio creatore di aver scelto un modo troppo vistoso e pacchiano per firmare la sua creazione. Forse non avevano torto; ma si tratta, in ogni caso, di un piccolo difetto, che non guasta l’armonia dell’insieme.

Il mio destino era appartenere ad una donna di classe, che mi avrebbe sfoggiato nelle grandi occasioni, e per il resto del tempo mi avrebbe tenuto nel cassetto, ma pulendomi e curandomi come un gioiello prezioso; e, invece, ho dovuto passare di mano in mano e frequentare ambienti di cui neppure avrei dovuto conoscere l’esistenza. Non mi lamento però delle mie traversie, che sono servite a qualcosa: hanno portato il successo ad un’artista e fatto lasciare gli scaffali dei negozi a parecchie delle mie sorelle.

 Fui sfortunata già al momento dell’acquisto. La linea di cui facevo parte era stata pensata per una donna adulta ed elegante, ed io invece finii nelle mani di una ragazzina viziata. Non ne dirò il nome, come non dirò il nome di coloro che in seguito mi hanno avuto fra le mani, perché sono un oggetto di classe, obbligato a seguire le leggi della discrezione; la chiamerò semplicemente “la Principessa”.

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La borsetta racconta le sue traversie: “la Principessa” (la figlia di un industriale) si è disamorata quasi subito di lei, dopo averne letto una recensione negativa su una rivista di moda, e l’ha passata alla figlia dell’autista. Rubato durante una serata in discoteca, l’oggetto passa di mano in mano : dal ladro,  a un ricettatore, a una ragazza squillo che occasionalmente  posa per un pittore. Mentre sta posando per un quadro che la ritrae nuda con la borsetta a tracolla, la ragazza è costretta a lasciare l’Italia perché coinvolta in uno scandalo sessuale. Il dipinto viene esposto con grande successo, grazie alla curiosità morbosa del pubblico per la ragazza che vi è raffigurata, e procura un’insperata pubblicità all’artista.  Costui viene chiamato a ritrarre il padre della Principessa e ne conosce la figlia, che lo infastidisce con la sua curiosità verso la misteriosa “Venere con borsetta”. Il pittore, per togliersela di torno, le regala l’accessorio (rimasto nelle sue mani dopo l’improvvisa partenza della ragazza) , che torna così alla sua prima proprietaria. Poiché le borsette Roberti, in seguito al successo di scandalo del quadro, sono diventate di gran moda, la viziata ragazza accoglie il regalo con entusiasmo, non immaginando di averlo già posseduto e dato via sdegnosamente.

Commento

Usare la storia di un oggetto che passa di mano in mano per mostrare che il mondo si regge sulla vanità non è un’idea originalissima (si pensi al Ventaglio di Goldoni); però credo che sia una novità avere dato alla borsetta su cui si impernia la storia il ruolo dell’io narrante ed aver cercato perfino di darle una personalità (quella della Signorina Snob che acquista un po’ di saggezza grazie alle sue disavventure).  A scanso di equivoci, preciso che “il geniale stilista Roberti” è un personaggio puramente immaginario ed è quindi inutile cercare di procurarsi le sue creazioni.

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