Le cinque giornate secondo Dario Argento

Caro Aldo [Cazzulo], mentre andava in stampa il suo ricordo delle Cinque giornate, in tv veniva trasmesso un film di Dario Argento (sic) sullo stesso argomento. Si tratta di una pellicola storicamente inattendibile e artisticamente brutta, da far rimpiangere i film dell’orrore del regista; eppure a suo modo è un film istruttivo, perché mostra quanto la denigrazione del Risorgimento fosse già avanti 45 anni fa. Sullo schermo, insorti e austriaci sono ugualmente feroci e sanguinari, e anzi le atrocità di parte italiana sono quelle più sottolineate; dei due patrioti più in evidenza, uno è un protofascista stupratore, che si fa chiamare «duce», l’altro un agente provocatore di Radetzky; l’insurrezione è vista come un «affare di signori» e i proletari che vi prendono parte, come degli stupidi che si fanno ammazzare per cose che non li riguardano; nel finale il protagonista Celentano grida da un palco «Ci hanno fregati tutti quanti». Il film, che anche per l’uso del turpiloquio potrebbe sembrare opera di un leghista dell’epoca Bossi, è stato invece sceneggiato da Nanni Balestrini, intellettuale marxista e sessantottino.

Angelo Cappelli

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La letteratura italiana secondo il professor Silvio Orlando

Lettera pubblicata sul Corriere della Sera, in data 10 dicembre 2017, nella rubrica Lo dico al Corriere, a cura di Aldo Cazzullo.

Caro Aldo,
purtroppo il disprezzo per la cultura e la tradizione nazionale ha radici più antiche dei ragazzini di oggi. Ricordo un film ormai vecchiotto, come «Il portaborse», in cui l’eroe positivo era un professore che si vantava di avere risparmiato Alfieri ai suoi studenti e sosteneva che tutta la letteratura italiana dell’Ottocento avrebbe dovuto essere erasa, a partire da Manzoni. Ovvio che poi, quando il professore faceva un’eccezione e cercava di interessare i suoi alunni a Leopardi, questi restassero indifferenti e si preoccupassero solo di ricevere in anticipo il titolo della prova di esame.
Angelo Cappelli

Riporto anche la bella risposta di Cazzullo

Caro Angelo,
«Il Portaborse» era un gran bel film, per certi versi profetico. Il discorso del professore interpretato da Silvio Orlando era paradossale — «mentre Manzoni passava la vita a riscrivere i Promessi Sposi, Balzac infilava un capolavoro dietro l’altro…» —, ma in qualche modo fa riflettere. Nella prima metà dell’800 abbiamo avuto due grandi poeti: Foscolo e Leopardi. Leopardi è di gran moda. Ispira film e libri noiosetti ma di grande successo.
Non è qui in discussione la sua grandezza (a mio modo di vedere, più come intellettuale e pensatore che come poeta: la sua lingua — «Ahi pentirommi e spesso. Ma sconsolato volgirommi indietro» — a volte è invecchiata più di quella di Dante, che lo precede di mezzo millennio. Ma qui siamo nel campo dell’opinione). Leopardi è vivo e apprezzato non solo perché la sua sofferenza parla a tutti gli uomini, ma anche perché il suo pessimismo sulla vita, sulla natura, sull’Italia si confà alla frustrazione che è il tono medio del nostro tempo. Solo che il pessimismo di Leopardi era cosmico, profondo, esistenziale; il nostro è spesso fatuo, capriccioso, indolente.
Non a caso è meno citato il Leopardi della Ginestra, che invece apre una speranza, se persino sul Vesuvio sterminatore crescono fiori. Foscolo invece non se lo fila nessuno. Appassionato, bello, focoso, amatore instancabile, fu grande poeta, grande uomo, grande personaggio; ma fu troppo innamorato dell’Italia per piacere agli italiani di oggi. «E l’ossa fremono amor di patria» scrisse di un altro grande dimenticato, appunto il Vittorio Alfieri che non piaceva al professore del «Portaborse». Non ci meritiamo scrittori così.

Naturalmente, visto che l’Italia è il paese delle tifoserie, nel giro di una settimana è apparsa sulla stessa rubrica una lettera di un lettore antifoscoliano e filoleopardiano, che proponeva di sostituire ai Promessi Sposi le Operette morali come lettura d’obbligo alle superiori.

Considerazioni sul doppiaggio

Messaggio pubblicato sul forum Italians il 14 aprile 2016

Cari Italians, vorrei fare alcune osservazioni riguardo alla questione del doppiaggio.

Teoricamente, il dilemma se trasmettere i film in versione originale o no è un problema superato: non solo, infatti, col doppio audio e il televideo, è tecnicamente possibile scegliere la versione che si preferisce (italiana, inglese, sottotitolata) ma già da diversi anni le principali reti italiane (Rai, Mediaset e Sky) fanno ricorso a questa possibilità. Potrebbero certo fare di più (come fornire il televideo coi sottotitoli anche sul digitale terrestre); potrebbero, al limite, considerare la versione originale quella principale e la doppiata quella alternativa. Tuttavia, per non cadere nel luogo comune esterofilo degli italiani come unico popolo di doppiatori al mondo, bisogna riconoscere che anche le TV francesi (inclusa una rete culturale ed elitaria come ARTE) non vanno al di là del doppio audio e che i numerosissimi canali tedeschi, pubblici o privati che siano, non offrono neanche quello. Solo che la nostra televisione, se per sbaglio fa qualcosa di valido, se ne vergogna e non lo pubblicizza, mentre si mostra sempre premurosa quando si tratta di ricordare al pubblico il Festival di Sanremo o l’Isola dei Famosi.

Devo aggiungere che, a differenza di altri lettori del forum, non sono un sostenitore dei film esclusivamente in versione originale. È vero che il doppiaggio toglie qualcosa ai film e ha incoraggiato la pigrizia linguistica degli italiani, ma due meriti gli vanno riconosciuti. Ha consentito a persone come mia madre, che ha la licenza elementare e non conosce una parola d’inglese, di apprezzare i film di Billy Wilder ed Elia Kazan; e ha reso possibili quelle coproduzioni con cui il cinema italiano, nei suoi anni d’oro, ha arginato la concorrenza americana. Chi sarebbe andato a vedere un Gattopardo col principe che parla in americano e Tancredi che gli risponde in francese?

Presentazione standard2

Un bambino chiamato Adolphe

A chi vuol vedere un film per le feste, ma non ami i cinepanettoni, e non se la senta di affrontare le tre ore di durata dell’Hobbit, consiglierei di procurarsi il DVD di Cena tra amici, un film francese uscito qualche mese fa e passato inosservato. Io stesso me l’ero fatto sfuggire e l’ho recuperato grazie alla rassegna di film a carattere gastronomico che viene tenuta ogni anno a Forlimpopoli in onore di Pellegrino Artusi. (Non sto scherzando; addirittura, dopo la proiezione, viene fatta una degustazione dei piatti presentati nel film)

 E’ la storia di una riunione conviviale per decidere il nome di un nascituro, che degenera in un litigio di tutti contro tutti, dopo che il padre ha annunciato di voler chiamare il figlio Adolphe (dal romanzo  di Benjamin Constant. e nonostante l’omonimia con un ben diverso Adolf). E’ più teatro che cinema, ma comunque si tratta di ottimo teatro boulevardier, con attori bravi, anche se sconosciuti in Italia, e dialoghi esilaranti anche attraverso il filtro del doppiaggio. Soprattutto, è un film che infrange le regole del politicamente corretto senza essere volgare.

Quando mai, nelle più recenti produzioni americane o italiane ci è capitato di vedere:

1) un uomo d’affari, politicamente di destra, che, anziché essere un semianalfabeta, è in grado di citare Benjamin Constant e di tenere testa nelle discussioni politiche al cognato gauchista?

2)un personaggio sensibile, amante della cultura, rispettoso delle donne, appassionato di Visconti e, nonostante questo, eterosessuale?

3)una donna che fuma in gravidanza, senza essere portata ad esempio ma senza neppure essere criminalizzata? (E’ curioso come nel cinema d’oggi, mentre il tabacco è diventato un tabù, tollerato soltanto nelle ricostruzioni d’epoca, lo spinello sia considerato una simpatica trasgressione, praticata anche da ultracinquantenni, e lo spaccio di marijuana un mezzo come un altro per sbarcare il lunario).

Infine, è un esempio di come si possa fare satira sui difetti umani senza cadere nel qualunquismo alla Vanzina. I personaggi mostrano il peggio di sé, ma (a differenza di un film analogo, come Carnage di Polanski) non diventano dei mostri e lo spettatore è lieto di vederli, alla fine, tutti riconciliati di fronte alla nascita del bambino (che poi si rivelerà una bambina).

 Dopo aver pubblicato questo articolo sul forum Italians del Corriere della sera ho ricevuto diversi messaggi, che riporto in calce.

Grazie mille del suggerimento. Ce l’ho in canna perche l’ho acquistato proprio durante le vacanze ma non ho ancora avuto tempo di vederlo…ora sono incuriosito piu che mai…l’avevo acquistato insieme ad altro analogo film francese,  PICCOLE BUGIE FRA AMICI di Guillaume Canet con vari attori bravissimi (i notissimi Dujardin, Cotillard e Cluzet ma con altri bravi comprimari). Una sorta di “grande freddo” in salsa francese, lungo, non troppo movimentato ma comunque molto avvincente. Glielo consiglio. Poi se avra’ modo di vederlo me ne dia un parere….sono appassionato di cinema.
Buona giornata.

La bellissima Judith El Zein, una delle interpreti del film

La bellissima Judith El Zein, una delle interpreti del film

Stefano Sala

Ottimo scritto. Bravo!

Augusto Orselli

Buon giorno.

 Il film è uscito a luglio 2012, ho avuto il piacere di vederlo in un cineforum, lo scorso novembre, tra l’altro in sostituzione del programmato e tanto decantato “Cesare deve morire” per il quale la produzione non aveva dato il permesso di proiezione.

Il giorno successivo ho acquistato il dvd e me lo sono già visto più volte, anche con l’audio originale e i sottotitoli, in quanto i colloqui sono molto veloci e molte battute sfuggono.

Condivido pienamente il suo giudizio ed è la prova della genialità di molti film francesi, compreso “Giù al nord” di cui in Italia sono stati capaci di fare solo imitazioni decisamente scadenti.

Cordiali saluti.

Giuseppe Lunghi

Caro Cappelli,
 
concordo sulla bellezza del film da te citato (ti do del tu come si usa fra Italians). Ho dovuto riflettere un momento per riconoscerlo nella tua lettera. Infatti io l’ho visto in originale a Bruxelles, dove vivo da 24 anni. Il titolo é “le prénom” (il nome) molto più pertinente alla trama del film. E’ uno di quei film che mi ha fatto ricredere sul cinema francese, attualmente molto in salute direi. Bravissimo Patrick Bruel (ottimo cantautore, fra l’altro). Nella tua lettera tu citi il doppiaggio, a quanto pare ben fatto. Meglio così. Personalmente sono diventato contro i doppiaggi, i film vanno visti tutti in originale, come si usa in Belgio. Il doppiaggio toglie sempre qualcosa, talvolta storpia completamente la pellicola. La visione in originale aiuterebbe molto i giovani a impratichirsi con le lingue straniere. Riconosco tuttavia che in Italia questo percorso incontrerebbe molte difficoltà, peccato.
 Nicola Falcioni

Gentilissimo sig. Angelo,
desidero ringraziarla per aver segnalato il film Cena tra amici. L’ho visto oggi con mio marito e, a entrambi, è piaciuto moltissimo. Raramente ho visto un film, nello stesso tempo, esilarante e serio; di una comicità travolgente che però non sconfina nella volgarità. Ironico e garbato anche nelle scene che sfiorano il dramma. Grazie!
Nadia Spadaro

Consigli per telespettatori cinefili

Paragonando la TV di oggi con quella di una volta,( anche soltanto con quella di quindici anni fa)la differenza che salta subito agli occhi è quanto siano scaduti d’importanza i film. Ai tempi del monopolio RAI, il film del lunedì sera, l’unico che venisse trasmesso, era il clou della settimana, molto più di quanto non lo fossero lo sceneggiato della domenica o il varietà del sabato. Anche quando dal monopolio si è passati alla stagione dei  cento fiori e delle TV locali, e poi a quella del duopolio, ed i film trasmessi in tv sono passati da uno alla settimana a diverse decine al giorno, la settima arte era riuscita, in qualche modo, a conservare la sua aura: lo spettatore medio, di regola, prima controllava  sulla guida dei programmi i film e, solo se non ne trovava di decenti, si adattava a guardare un altro tipo di programmi. Poi qualcosa è cambiato, le televisioni nazionali hanno cominciato a puntare sulle fiction e sui reality e quelle locali sui surrogati del “Processo del lunedì” ed anche il pubblico, a giudicare dagli indici di ascolto, sembra essersi disamorato dei film. I cinefili non avevano altra risorsa che abbonarsi alle tv a pagamento. Il recente passaggio alla TV digitale ha un po’ cambiato le cose: il numero di canali si è sestuplicato e per riempirli si è  dovuto fare ricorso alla vecchia risorsa dei film. Ci sembra giusto quindi segnalare ai telespettatori cinefili i canali a cui rivolgersi per vedere film di qualità variabile, ma che hanno comunque il merito di non essere strareplicati e di contenere spot pubblicitari in una quantità accettabile.

RAI 4: canale rivolto ai giovani, si basa sui telefilm, ma trasmette anche un buon numero di film (gialli d’azione, film di fantascienza, dell’orrore, ecc.); nel suo genere, ha una programmazione di buon livello, anche se non la  consiglieremmo agli appassionati  di storie d’amore intimistiche.

RAI 5: il canale più intellettuale della RAI, trasmette un film d’autore ogni martedì (per agosto, è in programma una retrospettiva sul cinema francese) e altri lungometraggi documentari nel corso della settimana.

RAI MOVIE: trasmette film 24 ore su 24, sfruttando l’enorme magazzino della RAI, e potrebbe essere il canale il canale preferito dai cinefili, se non fosse per due inconvenienti:  1) come nelle TV locali degli anni 70, i film vengono apparentemente scelti e trasmessi a caso, senza un criterio coerente; mancano rassegne e programmi di approfondimento  ; 2) il livello medio della programmazione è abbassato dal numero esorbitante di film spazzatura italiani (spaghetti western, gialli con Thomas Millian, commedie erotiche, ecc.)

RAI STORIA :trasmette un film a carattere storico il venerdì sera

IRIS: è l’equivalente Mediaset di Rai Movie, anche se non limitato esclusivamente ai film; il livello medio della programmazione è persino migliore rispetto a quello del suo omologo pubblico, però si tratta in genere di film già trasmessi sulle reti tradizionali.

LA 5 : un canale per signore che, fra una replica di Amici e un telefilm  rosa  tedesco, infila anche qualche buon film romantico.

MEDIASET ITALIA 2: canale affine a Italia 1 e RAI 4, programma parecchi film d’azione, ma sempre ad orari scomodi (mai prima delle 21,30)

RAI GULP e BOING: canali per ragazzi, trasmettono un lungometraggio a settimana (in genere, d’animazione) che può interessare anche gli adulti (e che di sicuro è meno infantile di Veline).

LA 7 D: un film alla settimana, quasi sempre di autore.

CIELO: canale vetrina, che dovrebbe invogliare lo spettatore medio ad abbonarsi a Sky; quando è apparso, con una programmazione basata sui film e sulle serie televisive americane, faceva ben sperare, ma poi si è buttato sempre di più sui programmi di cucina, sui reality e su documentari d’interesse relativo.

GIALLO: già segnalata su queste pagine, oltre ai telefilm ha anche cominciato a trasmettere qualche buon film (ieri, Il mistero Von Bulow)

COMING SOON: all’inizio, trasmetteva solo prossimamente; poi, vi ha affiancato programmi di approfondimento (affidati purtroppo a ragazzi simpatici ma chiaramente improvvisati come critici); finalmente, è arrivato il turno dei film veri e propri, due o tre titoli al giorno, non di grande richiamo ma a volte interessanti.

CLASS TV: nata come TV di informazioni finanziarie, si è gradualmente trasformato in un discreto canale generalista; la sera, trasmette o sceneggiati RAI classici (come quelli di Pupi Avati) oppure film, di livello disuguale.

TV 2000: canale ufficiale della Chiesa italiana, ha però un programmazione abbastanza laica; trasmette un film d’autore italiano il martedì sera (di recente, Una giornata particolare, scelta un po’ sorprendente per una tv cattolica) e un film d’evasione il mercoledì.

7 GOLD: canale passato alla storia per aver ospitato Colpo grosso, negli ultimi anni si è buttato sempre più sui programmi di chiacchiera calcistica alla Biscardi; per fortuna d’estate, quando il calcio va in vacanza, tira fuori dal magazzino i vecchi film, in genere strareplicati ma con qualche sorpresa positiva (di recente, ha trasmesso una rarità per cinefili come la prima versione di È nata una stella)

TELESANTERNO: a suo tempo, è stata la tv locale romagnola più di successo, grazie soprattutto ad un magazzino di film ben fornito, prima di essere eclissata dal sorgere dell’astro berlusconiano. Merita di essere tenuta d’occhio, assieme alle altre TV del suo circuito (Telecentro, Canale 26, Emily, Teleadriatico, World market show) perché, accanto a molta spazzatura (spaghetti western o film per la tv americani di serie B) programma anche dei vecchi film in bianco e nero (a volte dei classici, a volte semplici curiosità da cineteca) che però non si vedono da nessun altra parte.

STUDIO 1 : tv lombarda, ma visibile anche da noi, specializzata in commedie all’italiana.

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