Falco Rapace chiama, risponde Mata Hari

Ambientazione

Milano negli anni Settanta

Incipit

– Falco rapace chiama, passo.

– Risponde Zio Beppe. Non ti avevo mai sentito su questa frequenza. È da poco che sei entrato nella comunità? Passo.

– A dire il vero, sono sempre stato un fanatico della bassa frequenza ma, fino a tre mesi fa, avevo un apparecchio antidiluviano. Adesso che guadagno bene col mio lavoro, ho potuto farmi un baracchino e un’antenna come Dio comanda. Passo.

– Falco rapace, toglimi una curiosità. Abiti da solo od in un condominio? Passo.

– Ho un appartamento in affitto in un palazzone di periferia, perché? Passo.

– Perché io ho un sacco di problemi con i miei condomini, a causa del mio hobby. Dicono che quando metto in funzione il baracchino, loro non riescono più a prendere Tele Capodistria. Passo.

– Ti conviene fare come me: installare un’antenna esterna. Passo.

– Ti avverto che oggi non sono in vena di discussioni tecniche. Di cos’altro tu preferisci che parliamo: politica, calcio o donne? Passo.

– Di donne. Passo.

 ___

In un pomeriggio d’autunno degli anni ’70, due ragazzi guardavano il tetto dell’edificio, alto dieci piani, dove il padre di uno di loro lavorava come portiere. La sommità del palazzo non si distingueva dalle sommità di cento altri simili formicai, se non per un particolare: accanto al grande albero di ferro dell’antenna che riforniva di immagini televisive tutti gli inquilini, era spuntato un piccolo cespuglio metallico.

– La vedi quell’antenna là a sinistra? – diceva Peppino, il figlio del portiere, al suo amichetto Mario.

– La vedo, ma non mi sembra poi così grande – rispose Mario.

– Non è grande, però il signor Bianchi, quando l’ha installata, ha fatto diventare matto papà per una settimana – ribatté Peppino. – Ha fatto venire un antennista da fuori e poi non era contento lo stesso, e mio babbo ha dovuto salire al decimo piano a muovere dei fili per quattro giorni di seguito, perché il signor Bianchi diceva sempre che la ricezione era disturbata.

Trama

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La vera Mata Hari

I due ragazzi, di fronte alle eccentricità del signor Bianchi, arrivano alla conclusione che il misterioso inquilino sia un agente segreto (mentre in realtà è un semplice rappresentante di medicinali, radioamatore per hobby col nome di Falco Rapace). Il signor Bianchi riesce a fare amicizia con un’altra radioamatrice (“Mata Hari”) e ad avere con lei una breve avventura, con la condizione che nessuno dei due cercherà di scoprire la vera identità dell’altro. I due ragazzi si impadroniscono dell’agendina del signor Bianchi e, sempre convinti di avere a che fare con un agente segreto, telefonano ai numeri lì riportati, incluso quello di Mata Hari. La donna, offesa perchè il suo amante occasionale è venuto meno ai patti, rompe ogni rapporto con lui e a Falco Rapace non rimane che sfogarsi con Peppino, prima prendendolo a sberle e poi raccontandogli, quasi in lacrime la propria solitudine.

Commento

Per questo racconto ho usato la tecnica del montaggio alternato fra la storia di Falco Rapace (raccontata attraverso le sue conversazioni ad onde corte con Mata Hari ed un altro radioamatore, riportate senza commenti) e quella dei due ragazzi. Da una parte, un adulto, frustrato per il proprio fisico infelice, che quando riesce a imbastire un idilio se lo vede distruggere per una ragazzata; dall’altra , due preadolescenti, inconsapevolmente crudeli, che osservano l’assurdo mondo dei sentimenti senza capirlo.

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