Il collutorio (racconto proibizionista)

Incipit

CollutorioPer chi non ha la vocazione del padre di famiglia, fare il genitore divorziato non è malaccio. Almeno durante le feste, godi le gioie della paternità, senza sobbarcarti le sue responsabilità e tuo figlio ti considera il genitore buono, che fa i regali e dice sempre di sì, mentre tua moglie è quello cattivo, che rimprovera e impone divieti. Prima o poi, però, arriva il momento in cui bisogna fare il padre sul serio, diventare, almeno per una volta, una figura autorevole, e guai se in quelle occasioni si insiste a voler recitare la parte dell’amico.

 #######################

Fanny e Mario erano, come suol dirsi, una coppia felicemente divorziata. Erano riusciti ad organizzare la loro separazione molto meglio di quanto non avessero fatto col loro matrimonio, senza beghe finanziarie e senza battaglie sulla testa del figlio.

Il piccolo Cesare era stato affidato alla madre e Mario, sebbene finanziariamente non gli avesse mai fatto mancare nulla, era stato, per lui. più che un padre, uno zio, di quelli che adorano i nipotini quando li vanno a trovare e negli altri giorni quasi dimenticano la loro esistenza. Il ragazzo, in apparenza, non aveva sofferto per la rottura fra i genitori e per la mancanza di una figura paterna. Adesso, però, era arrivato all’adolescenza, per i figli, l’età dei brufoli e delle malinconie e, per i genitori, quella dei patemi d’animo.

Fanny non mancava mai un’occasione far pesare all’ex marito le sue distrazioni da genitore e per questo enfatizzava i piccoli problemi che Cesare incontrava crescendo. Qualche mese prima, aveva fatto una tragedia solo perché il ragazzo, come milioni di altri suoi coetanei in tutto il mondo durante il fenomeno Twilight, si era scoperto la passione per i libri di vampiri.

– Tu devi fare un discorsetto a tuo figlio, – disse la signora Fanny, durante il suo settimanale incontro con Mario, il suo ex marito.

– Cos’è, si è trovato finalmente la ragazzina e bisogna insegnargli le precauzioni? – chiese Mario, con un sorriso malizioso, che mostrava più orgoglio che preoccupazione.

a-new-study-might-have-found-one-of-the-only-long-term-physical-health-risks-linked-to-smoking-marijuanaRiassunto

La signora Fanny teme che il figlio abbia provato la marjuana, dopo avergli scoperto in camera del figlio, alcuni sigari fatti a mano e che non hanno l’aria di essere riempiti di tabacco (tanto più che il ragazzo ha cominciato a fare un uso massiccio di collutorio)  e incarica l’ex marito Mario di fare una ramanzina al pargolo. Mario, come ha sempre fatto, sfugge le proprie responsabilità di genitore e si comporta da padre moderno, spartendo gli spinelli con il figlio. Purtroppo per lui, i misteriosi sigari erano in realtà riempiti con una mistura di aglio e cipolla e il ragazzo doveva fumarli come rito d’iniziazione per entrare in club di cacciatori di vampiri (naturalmente, una semplice società segreta fra ragazzini). Mario si trova costretto anche lui a fare un uso intenso del collutorio per togliersi il sapore piccante dalla bocca, ma perlomeno perde il vizio del fumo.

Questo raccontino umoristico è stato pensato in polemica contro la propaganda, neanche tanto nascosta, che viene fatta dai mass-media a favore della marjuana (è, ad esempio, diventato difficile vedere un film italiano in cui, prima o poi, non si fumi uno spinello); la sua morale è che, al giorno d’oggi, per un ragazzo sarebbe più trasgressivo fumarsi dei puzzolenti ma innocui ortaggi da cucina che non le sostanze teoricamente proibite.

early47_1

Annunci

Dirotta su Cuba

Incipit

L’UOMO CHE CADE: Terzo piano: fin qui tutto bene.

Secondo piano: fin qui tutto bene.

Primo piano: fin qui tutto bene.

Piano terraaaahh… Crash

Vecchia barzelletta

 Freud paragonava le pulsioni inconsce a un disturbatore che vuole entrare a tutti i costi nella sala in cui si tiene una conferenza. Io preferisco paragonarli a un pirata dell’aria che, mentre stai facendo un tranquillo e noioso viaggio d’affari, dirotta il tuo aereo verso un’isola caraibica che, altrimenti, non avresti mai visitato.

varadea_beachNaturalmente, bisogna distinguere le pulsioni vitali da quelle distruttive e autodistruttive. Un dirottamento può sfociare in una settimana di vacanza all’Avana come nell’11 settembre.

Irina Dimenti Divagazioni psicologiche

11-settembre-300x198 I generali romani, dopo avere attraversato un fiume, facevano tagliare il ponte, perché né loro né i loro uomini avessero la tentazione di ritirarsi. Il dottor Leonardo Pezzola, per tagliare i ponti col passato, usò un metodo meno drastico: scrisse due lettere.

La prima era rivolta all’amministratore delegato della ditta in cui lavorava ed era scritta in modo da contenere un’offesa per ogni riga.

Egregio dott. Coca Cola,

La ringrazio della stima mostrata nei miei confronti: lei, infatti, mi ha considerato abbastanza intelligente da mettere mano nei fondi neri della ditta; e abbastanza onesto da non volerne approfittare, accontentandomi del mio stipendio.

Sono spiacente di informarla che, nel secondo caso, lei mi ha sopravvalutato; dopo una vita di onesto lavoro, ho voluto togliermi la soddisfazione di fare una follia ed una birbonata. Ho detratto dalla nostra amministrazione parallela una somma consistente, e me la sono assegnata come bonus; non ne preciso l’entità, giusto per non togliere al mio successore il divertimento di calcolarla, ma sarà sufficiente per assicurarmi una serena esistenza al sole dei Caraibi.

Credo superfluo sconsigliarle un intervento delle forze dell’ordine; la nostra ditta ha troppi scheletri nell’armadio, e qualche finanziere o carabiniere zelante, indagando sul mio caso, potrebbe aprire il mobile sbagliato.

Le faccio solo una preghiera: lasci in pace mia moglie. Lei non sa nulla di questa faccenda, ed il nostro matrimonio è, all’atto pratico, finito da tempo.

Cordiali insulti

Dottor Leonardo Pezzola

Riassunto

Dietro il colpo di testa del protagonista c’è, come sempre, una donna: la dottoressa psicologa Irina Dimenti, una sorta di versione femminile di Francesco Alberoni , che ha tenuto alcune conferenza presso la ditta di Pezzola, in cui incitava gli ascoltatori a seguire i propri istinti creativi, senza farsi trattenere da scrupoli e paure. Pezzola ha seguito i consigli alla lettera: è diventato l’amante della dottoressa , ha sottratto una cifra consistente dai fondi neri della ditta e si prepara a partire verso i Caraibi con la sua donna, dopo aver scritto due messaggi (alla moglie e al suo superiore) che dovrebbero precludergli ogni possibilità di ritorno. Senonché rivoluzionare la propria esistenza si rivela più difficile del previsto: la Dimenti, spaventata dalle conseguenze di quello che aveva considerato semplice flirt senza impegno, si rifiuta di accompagnare l’amante nella fuga e anzi cerca inutilmente di fargli abbandonare il folle progetto. Pezzola decide allora di continuare la fuga da solo ma non va oltre l’aeroporto dove la sicurezza, insospettita dal suo strano comportamento, decide di perquisirlo , trovandogli la valigia piena di denaro e titoli. Il nostro eroe riesce perlomeno a salvare il proprio matrimonio , poiché, con un tipico atto mancato (in termini freudiani), aveva spedito all’indirizzo sbagliato la lettera con cui comunicava alla moglie l’intenzione di lasciarla.

Commento

In questo racconto, ho voluto indagare un comune fenomeno psicologico: come si possa provare il desiderio di rivoluzionare la propria esistenza, anche a costo di commettere un gesto autodistruttivo, lasciandosi contemporaneamente aperta un’uscita di sicurezza per ritornare indietro. Nella narrazione sono inserite delle citazioni (immaginarie) dai libri e gli articoli della dottoressa Dimenti, che mostrano come la presunta psicologa in realtà non sappia niente dei sentimenti e di quanto sia pericoloso giocarci.ACTRIZ~1

L’assistente di Babbo Natale

Incipit

Dal quaderno dei pensierini di Filippo

Nel mondo, ci sono le persone buone e le persone cattive.

Mio papà e mia mamma sono molto buoni.

Mia sorella è buona, anche se qualche volta mi rompe le scatole.

Babbo Natale è buono, perché fa i regali ai bambini che sono stati bravi.

Il bambino che abita davanti a me, e che si chiama Gilberto, invece, è cattivo, perché mi prende sempre in giro e mi fa i dispetti.

I più cattivi di tutti, però, sono i ladri, che vanno in giro per le case con la maschera e picchiano la gente che non vuole lasciarli rubare.

Mia mamma ha molta paura dei ladri e per questo si arrabbia con me se non chiudo la porta quando esco di casa.

Quella notte di sabato, nel suo letto, Filippo era molto eccitato: per la prima volta in vita sua, avrebbe dovuto dormire in casa senza la presenza d’adulti. I suoi genitori, per festeggiare l’anniversario di matrimonio, si erano concessi una serata danzante. Papà e mamma erano già usciti assieme la sera decine di volte, ma sempre affidando i pargoli ad un nonno o ad una baby-sitter; quella volta, invece, avevano deciso che Betty, la sorella maggiore di Filippo, era ormai cresciuta abbastanza da badare a se stessa ed al fratellino almeno per lo spazio di una sera.

Filippo avrebbe dovuto dormire, dicevamo, ed in realtà lui era ben deciso a restare sveglio. Come tutti i bambini, invidiava agli adulti una cosa più di tutte: il diritto di restare alzati la sera quanto volevano, senza che nessuno li obbligasse a lasciare a metà il gioco od il film in televisione, dicendo: “Sei già stato alzato anche troppo; adesso lavati i denti e vai a letto, altrimenti domattina, a scuola, ti addormenti sul banco.” Filippo si sentiva dentro ancora abbastanza energia da restare in piedi fino al giorno dopo e non era convinto della regola secondo cui i bambini hanno bisogno di una razione di sonno più grande di quella riservata agli adulti, però obbediva senza proteste, perché è questo quello che devono fare i bambini.

Riassunto

Filippo, una volta che la sorella si è addormentata, si alza, va in giro per casa  e scopre un ladro in salotto, senza capire chi sia in realtà. Il ladro racconta di essere l’assistente di Babbo Natale, incaricato di portare i regali ai genitori buoni; poi cerca di sfruttare l’ingenuità del bambino per farsi dire dove sono i soldi. Finisce tuttavia per andare via senza portar via nulla, intenerito da Filippo che gli ricorda il figlio da cui è separato, e anzi lascia, come regalo per i suoi genitori, un portacenere rubato nell’appartamento accanto. (Le somiglianze con il film francese Un amico molto speciale sono puramente casuali, visto che ho scritto la storia diversi mesi prima che avessi anche solo notizia del film).

babbo-natale-ladro

L’osteria del lupo di mare

Incipit

torre-pretoria-Cesenatico-693x1024

Cesenatico nell’Ottocento

Gianni aveva dodici anni, quando suo padre pensò che era venuto il tempo di portarlo via da Bologna e fargli vedere il mare.

Prima di compatire il povero ragazzo, che in vita sua non aveva potuto permettersi neppure una gitarella in spiaggia, bisogna precisare che Gianni viveva a Bologna al tempo delle carrozze a cavalli, quando il viaggio all’Adriatico richiedeva almeno due giorni di polvere e scossoni e sulla Riviera Romagnola non c’erano alberghi e pensioni a centinaia, ma solo borghi di pescatori e qualche locanda poco frequentata.

Non esistevano neppure le fotografie ed i giornali illustrati, grazie ai quali i ragazzi della generazione successiva avrebbero potuto farsi un’idea sul seno di Nettuno senza averlo visto di persona. L’unica immagine che Gianni aveva del mare era una stampa appesa ai muri di casa, che rappresentava una strana città, simile al porto di Navile, ma su scala ben più grande, dove le navi a vela circolavano in mezzo alle chiese ed ai palazzi. Suo padre aveva spiegato a Gianni che lui una volta era stato in quella città, chiamata Venezia, più bella di Bologna, e forse di qualunque altra città nel mondo. Il padre, che aveva sentimenti patriottici, aveva aggiunto: – Pensa con rispetto a quella città; di tutte le repubbliche italiane, è stata l’ultima a piegare il capo sotto lo straniero. Tutti i paesi del mediterraneo temevano i pirati turchi, ma i pirati turchi temevano Venezia.

Naturalmente, Gianni non era proprio come quel bifolco dell’Odissea, che scambiò il remo di Ulisse per un ventilabro. Sapeva che il mare esisteva, per aver studiato a scuola qualche nozione di geografia, e le avventure dell’astuto Itacense e del pio Troiano, ma in vita sua aveva visto intorno a sé soltanto la terraferma, fino il giorno in cui il padre gli annunciò che quell’anno la famiglia non avrebbe villeggiato, come il solito, nel podere sulla collina, ma presso un vecchio amico del padre, parroco a Cesenatico.

Riassunto

Gianni, che in vita sua è sempre stato a Bologna, è estasiato dalla scoperta del mare; purtroppo, finisce per diventare lo zimbello dei pescatori che si riuniscono all’Osteria del Lupo di Mare e si divertono a raccontargli inverosimili avventure, a cui il ragazzo crede ciecamente. Il padre rimprovera Gianni per la sua ingenuità, e gli spiega che i pescatori di Cesenatico sono in realtà dei marinai d’acqua dolce e dei fanfaroni; allora, Paolone, il proprietario dell’osteria, consola il ragazzo raccontandogli un’avventura autentica.

Angelo_Emo_Capodilista

Ritratto di Angelo Emo

Paolone, quand’era ancora ragazzo, aveva accompagnato il padre in un viaggio di affari per mare a Venezia; purtroppo, la loro tartana era stata catturata e affondata da una nave di pirati tunisini, e i due cesenaticensi erano stati presi prigionieri. Per fortuna, poche ore dopo, la nave pirata era stata a sua volta catturata da un vascello veneziano, comandato da Angelo Emo, destinato poi a passare alla storia come l’ultimo grande ammiraglio nella storia della marina veneta. La madre, quando aveva appreso della disavventura, aveva fatto giurare a Paolone che non sarebbe mai più salito su una nave in vita sua e lui aveva mantenuto l’impegno, ma conservando sempre nella sua osteria il fez e la spada del comandante barbaresco, regali dell’ammiraglio Emo. La storia dell’oste, probabilmente, è anch’essa una fandonia, solo congegnata meglio di quelle dei pescatori, però è sufficiente perché il giovane Gianni ritrovi il gusto dei sogni e dell’avventura.

Fine di stagione al residence Pineta

Epilogofine stagione

Nel pomeriggio che seguì quella notte memorabile, molte nostre conoscenze furono impegnate nell’attività letteraria. Giovanni Gradoli aveva accolto il suggerimento della signorina Rossi riguardo al movente del delitto, che fra l’altro gli consentiva di giustificare una trama secondaria, inserita un po’ a forza per alludere a certe speculazioni del presidente della sua ditta. Adesso stava correggendo il romanzo per l’ennesima volta, sempre sotto la stretta sorveglianza del figlio. Celestini stava scrivendo il suo articolo di colore per il giornale, intitolato Fra albanesi fuggiaschi e miss sbronze. Michele Rodani stava scrivendo la sua dichiarazione giurata, in cui testimoniava di avere assistito ad un tentativo di corruzione da parte della Bayern Elekthauser. Da buon avvocato, non mentiva apertamente e non diceva esplicitamente che il dottor Ranieri era stato sempre fedele alla sua ditta ed aveva simulato di accettare le proposte dell’infido serpente svizzero solo per incastrarlo meglio, ma lo lasciava capire. Il dottor Ranieri stava invece dormendo, non sappiamo se del sonno tranquillo di chi ha riscattato la sua coscienza. Lui, la dichiarazione giurata in cui ammetteva di essersi stato pronto a vendere i segreti dell’azienda alla concorrenza in cambio di denaro e di esserne stato impedito solo dall’abilità professionale di Colombo, l’aveva già scritta due sere prima. Adesso, non era più padrone della sua vita e della sua carriera. Poteva solo sperare che fra dieci anni, se si fosse comportato bene e non avesse fatto nulla, ma proprio nulla che potesse danneggiare gli interessi della Beta, la fabbrica di elettrodomestici, che allora probabilmente sarebbe stata in mano a dirigenti ancora diversi e a cui nulla interessava di una faccenda ormai passata e che si era risolta nel vantaggio della ditta, lo avrebbe graziato e avrebbe distrutto quel documento. Colombo, nella sua stanza d’albergo, scriveva una dettagliata relazione, Otto faceva lo stesso nella sua camera ben più lussuosa e, nell’albergo più economico di tutti, il ragazzo che aveva passato una notte a sorvegliare inutilmente la porta di una discoteca, buttava giù anche lui la sua relazione. Irma (o Luisa) Rossi era occupatissima nel preparare le valigie, mentre gli alti ospiti del residence che non erano occupati a scrivere erano riuniti nella hall, dove Bovarelli presentava Marcel. Il nuovo capo cameriere, che parlava perfettamente italiano, fece un’ottima impressione a tutti. Solo Orefici, quando il senegalese disse: – Io sono musulmano. Rispetto i cristiani, ma voglio che anche i cristiani rispettino la mia fede – commentò sottovoce, rivolto alla signorina Boschetti: – Ci mancava anche l’agente di Bin Laden.

Riassunto

La stagione del residence Pineta si conclude senza altri eventi di rilievo. Irma Rossi abbandona il residence, con davanti a sé la prospettiva della disoccupazione, anche se Colombo (che ha sempre provato una certa compassione per la povera ragazza, più vittima che complice del suo superiore)le offre galantemente un posto da segretaria nella sua agenzia investigativa. Ranieri, oltre alla disgrazia professionale, deve anche affrontare la moglie, venuta apposta al residence, convinta di trovarlo in flagrante adulterio. Il romanzo si conclude, com’era iniziato, col giornalista Celestini, che, rientrando al suo giornale, si informa sugli sviluppi finali della guerra societaria all’interno della Beta Elettrodomestici, senza sospettare che la battaglia decisiva è stata combattuta proprio sotto il suo naso.

Voci precedenti più vecchie