Plutone

 plutone_aIncipit

Ormai è giorno fatto ed i dipendenti della XYZ che vivono fuori città sono già saliti sugli autobus dei pendolari, diretti al lavoro; la sede centrale dell’azienda è già aperta da un pezzo e le donne delle pulizie hanno già timbrato il cartellino d’ingresso. Carlo, che vive in centro, può ancora contare su un altro po’ di sonno, ma si tratta giusto di qualche minuto; poi, anche lui sarà strappato dal mondo dei sogni e dovrà affrontare il giorno.

Nonostante ciò, il suo subcosciente sembra deciso a fargli completare il giro dei pianeti del sistema solare, e ha voluto prolungare il suo sogno con una sosta su Plutone. A rigore, non era necessario, perché, come ha stabilito ufficialmente nel 2006 il congresso astronomico di Praga, Plutone non è un pianeta, ma solo il più grande della miriade di asteroidi che ruotano ai confini estremi del sistema solare. Non sappiamo se i plutoniani abbiano protestato per il declassamento, o siano stati contenti di non abitare più il nano dei pianeti ma il gigante degli asteroidi.

 Una volta che E. T. ebbe raggiunto la superficie di Plutone, posò delicatamente al suolo Carlo e poi rannicchiò il suo corpaccione sotto le enormi ali. Per quanto l’aspetto fisico dell’alieno non assomigliasse a nessuna specie animale esistente sotto il nostro cielo, il suo atteggiamento era inequivocabilmente quello di chi ha deciso di fare un riposino e Carlo, visto che di tornare immediatamente a casa non se ne parlava, decise di sfruttare la sosta per dare un’occhiata intorno.

Per prima cosa guardò il cielo sopra di lui, una larga parte del quale era occupata dalla massa oscura del satellite Caronte, tenebroso come il suo nome e più grande alla vista di quanto la Luna non sia mai apparsa agli occhi umani. Carlo sapeva, grazie al documentario, che, per una straordinaria coincidenza fra le velocità di rotazione dei due corpi celesti, dalla superficie di Plutone Caronte appariva sempre immobile nello stesso punto del cielo, di giorno e di notte; e che l’unico modo di sottrarsi alla sua immagine incombente, per i plutoniani, era cambiare emisfero.

Poi Carlo abbassò gli occhi sulla superficie del pianeta e scoprì, ad un centinaio di metri dal punto in cui l’extraterrestre era applutonato, una piccola costruzione. Il nostro eroe, per quanto ormai abituato ad incrociare qualcuno che lo aveva preceduto in ogni pianeta che visitasse, fu abbastanza incuriosito dalla scoperta da decidere di dare un’occhiata. Avrebbe potuto raggiungere la costruzione in un balzo, grazie alla bassa gravità, ma preferì muoversi a piedi e con circospezione, perché il terreno era umido di metano liquido (fenomeno raro ma non impossibile, che accade quando il pianeta-asteroide è particolarmente vicino al sole, e le coltri perenni di metano ghiacciato che lo ricoprono si sciolgono per il relativo rialzo di temperatura).

tumblr_kwr7ldZfmV1qaqaayo1_500Riassunto

Su Plutone Carlo trova un’agenzia di pompe funebri, gestita da Platone, il fratello del cavalier Giovanni. Mentre il beccamorti gli mostra il plastico delle esequie del cavaliere, che lui, previdentemente, ha preparato in anticipo, Carlo sente uno stano suono: è la sveglia, che pone fine al sonno ed al sogno e lo restituisce all’esistenza normale.

Commento

Ho seguito la tradizione secondo cui Plutone è l’ultimo dei pianeti, anche se il corpo celeste è stato declassato ad asteroide nel 2006, dal congresso astronomico di Praga, al quale ho partecipato. (Scherzo; in realtà, mi sono limitato a passare davanti al centro convegni mentre ero in vacanza nella città boema). Non mi piaceva chiudere la mia fantasia spaziale su una nota così lugubre, ma dovevo rispettare la mitologia, che fa di Plutone il dio dei morti e il fratello di Giove (per questo, l’ho anche fatto alludere ad un suo matrimonio con sua nipote).

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Nettuno

Incipit

609px-NeptuneTeoricamente, nei sogni si dovrebbero provare solo sensazioni visive ed uditive, e gusto, tatto ed olfatto dovrebbero essere a riposo. Ma in quella fase del sogno, la sensazione più forte di Carlo era un’intollerabile puzza di metano ed ammoniaca, i gas che costituiscono la maggior parte della massa gassosa di Nettuno. L’odore era talmente pestilenziale che Carlo avrebbe infilato il naso in un tubo di scappamento per dargli un po’ di ristoro. Il nostro viaggiatore non si era trovato in una situazione così incomoda neppure durante la tempesta magnetica: era sdraiato su una nuvola calda e puzzolente, che gli straziava le narici, infradiciava gli abiti e scottava la schiena; era costretto a sbracciare disperatamente, senza avere la prospettiva di raggiungere un’isola od una nave soccorritrice, soltanto per restare a galla e non precipitare per milioni di chilometri, fino al nucleo solido del pianeta. E almeno quell’oceano di nubi fosse stato un mare tranquillo, come lo erano gli altri tre pianeti giganti; invece, era agitato da vortici e correnti, che obbligavano Carlo a fare uno sforzo supplementare per non essere rovesciato. L’unica consolazione era levare gli occhi verso l’alto e contemplare, fra una bracciata e l’altra, un cielo azzurro scuro, simile più ad una lastra di vetro colorato nel finestrone di un aeroporto che ai miti cieli azzurri che ci sono abituali, ma in cui facevano bella mostra di sé le otto lune di Nettuno, quattro sottili anelli e un firmamento di stelle, parte uguali e parte diverse da quelle che brillano nelle nostre notti.

Più di una volta lo spettacolo meraviglioso del cielo dette a Carlo la forza di non lasciarsi andare e continuare la sua nuotata, senza meta come la corsa di Ermes; altre volte respinse la tentazione della rinuncia, per non finire in mezzo a quelle nubi che già alla superficie erano così mefitiche da disgustare anche un naso come il suo, abituato all’inquinamento della metropoli. Quando però la stanchezza stava per averla vinta sulla forza di volontà, Carlo sentì una voce alle sue spalle urlare: – Comandante, c’è un uomo in mare.

Prima che Carlo avesse il tempo di chiedersi chi altri mai potesse navigare su Nettuno, che da vent’anni ormai era trascurato anche dalle sonde della NASA, gli arrivò alle orecchie prima un lieve suono, come se qualcosa fosse caduto sopra l’oceano di nubi, e poi una voce imperiosa: – Signore, le abbiamo gettato un salvagente legato ad una corda. Lei ci si aggrappi stretto e noi la tireremo a bordo.

Riassunto

Giambologna%20-%20Fontana%20di%20Nettuno%20(particolare,%20Bologna,%20Piazza%20Maggiore,%201563-1566)Carlo sale a bordo dello yacht del capitano Nereo Tridenti, fratello del cavalier Giovanni e azionista della XYZ; i due hanno una conversazione, dove il capitano confessa candidamente a Carlo le sue attività illegali (contrabbando e traffico di rifiuti tossici), svolte in parte per avidità e in parte per amore dell’avventura. Quando Carlo chiede aiuto per tornare a casa, il capitano lo affida al “signor E. T.”, un alieno proveniente da Alpha Centauri e che fa parte di una spedizione scientifica stabilitasi sul satellite Tritone. L’extraterrestre, volando, trasporta Carlo fino al pianeta Plutone.

Commento

Se ho fatto del capitano Nereo il fratello del cavalier Giovanni, nonché un trafficante di rifiuti tossici, non è stato perché volessi fare una satira del capitalismo. Semplicemente, ho collegato la mitologia (dove Nettuno è il dio del mare, ed il fratello di Giove) con un dato scientifico (Nettuno è, effettivamente, un pianeta-oceano, in perpetua tempesta, e composto essenzialmente da gas mefitici).

Urano

Il problema non è se siano autentici i sogni, ma se sia autentica la vita reale

Incipit

UranusandringsTorniamo per un momento sulla Terra, e più precisamente nella città dove il corpo di Carlo sta riposando. La notte è finita e gli astronomi dilettanti, anche quelli così fanatici da essere disposti a restare alzati fino all’alba, hanno lasciato i balconi delle loro case e rimesso a posto i telescopi artigianali. Le stelle ed i pianeti hanno lasciato il cielo, come attori alla fine di uno spettacolo e solo la soubrette Venere (in arte Lucifero), sempre generosa della sua bellezza, continua a mostrarsi sul palcoscenico.

Per qualcuno, è già cominciata la giornata di lavoro, ma la maggior parte delle persone è ancora a letto, e può contare su un’ora e mezzo di sonno profondo e di sogni, prima che la sveglia la richiami al mondo reale. Fra queste persone, c’è anche Carlo. Fino a questo momento, per quanto il suo cervello vagasse da un pianeta all’altro, trovandosi a volte in situazioni sgradevoli, il suo corpo ha riposato tranquillo, salvo che per una polluzione notturna in coincidenza con la sosta su Venere e l’incontro con Verena.

Adesso, invece, come accade durante gli incubi, l’agitazione di Carlo si è trasmessa dalla mente al corpo, che si agita e si rigira sotto le lenzuola, e alle sue labbra, che ripetono la frase su E. T., anche se nessuno è in grado di sentirla. Basterebbe pochissimo perché il velo del sogno si rompesse, Carlo si risvegliasse nel suo letto, anziché sul vascello spaziale di Nino, e, dopo un attimo di sollievo, imprecasse contro lo stupido incubo, che gli ha tolto un’ora abbondante di sonno. Ma il subcosciente di Carlo ha deciso di fargli visitare tutti i pianeti del sistema solare, uno per uno; pur di completare la visita organizzata ricorre alle scuse più incredibili e saccheggia tutti i precursori della fantascienza. Dopo aver preso in prestito da Ariosto l’ippogrifo, ha copiato da Luciano di Samostata l’idea della tempesta che trascina la nave fra i mondi celesti.

Chiudiamo la parentesi terrestre e torniamo nello spazio profondo, dove il sole è ridotto ad un puntolino che non si distingue dalle altre stelle.

Riassunto

titania2Il vascello su cui si trovano Carlo e Nino è trascinato, da una tempesta magnetica fino all’orbita di Urano, il più eccentrico dei pianeti. Non potendo atterrare sul pianeta, i due scendono su uno dei satelliti, Oberon, che, contro tutte le leggi scientifiche, risulta dotato di vegetazione e abitato. Lì, incontrano Oberdan. Costui era un giovane e promettente dirigente della XYZ, fino a quando non aveva cominciato a dare segni di schizofrenia, inventandosi l’esistenza di un fratello pittore, fino a quando, di ritorno da un viaggio di lavoro in Irlanda, non era impazzito completamente, dichiarando di aver sposato la regina dei folletti e cambiando il proprio nome in quello di Oberon, costringendo la ditta a ricoverarlo discretamente in una clinica svizzera. Oberon accoglie cortesemente i due ex colleghi e li informa che, sui satelliti di Urano, vive una folta comunità di ex manager o segretarie, tutti fuggiti dalla terra e dallo stress del lavoro. Dopo una conversazione decisamente surreale, Oberon offre a Carlo un pizzico di polverina della regina Mab, per consentirgli di tornare sulla terra, ma la magia non funziona e Carlo si trova trasportato sull’oceano di metano del pianeta Nettuno.

Commento

Per il pianeta Urano, a differenza che per quelli precedenti, non potevo appoggiarmi alla mitologia greca; visto che è un pianeta per molti versi anomalo (è inclinato di cento gradi ed è l’unico a ruotare in senso antiorario) e che i suoi satelliti sono stati chiamati coi nomi dei personaggi di Shakespeare, ho deciso di farne il pianeta della follia e della fantasia. Oberon/Oberdan trova, in un certo senso, una via di uscita dall’alienazione, opposta a quella di Nino: anziché svolge il proprio lavoro con dedizione, lo rifiuta completamente per fuggire nella fantasia. Raccontando le storie delle segretarie fuggite sulle lune di Urano, mi sono divertito a parodiare le tragedie shakespeariane, spostandole al giorno d’oggi e condensandole in quattro righe.

Saturno

Incipit

saturno_aPoiché i sogni hanno il privilegio di poter ignorare logica e cronologia, Carlo non si stupì di aver cominciato il suo viaggio notturno nel sistema solare a piedi, di averlo proseguito in astronave e di percorrerne un ulteriore tratto su di un animale esistito solo nella fantasia dei poeti, né del fatto che il suo subcosciente, nella scelta dei mezzi di trasporto, fosse passato da Kubrick ad Ariosto, con un salto all’indietro di cinquecento anni, e neppure della velocità eccezionale dell’ippogrifo, in grado di percorrere quaranta minuti luce di distanza stellare in pochi secondi. Casomai, avrebbe trovato da ridire sulla scomoda posizione, rannicchiato all’interno di una cassa, con cui aveva dovuto percorrere i settecento milioni di chilometri fra l’orbita del re degli dei e quel del suo predecessore spodestato; ma il momento peggiore fu quando l’ippogrifo, che fino ad allora aveva trasportato il suo carico con un movimento regolare e silenzioso, si fermò di colpo e cominciò a svolazzare in qua ed in là, in alto ed in basso, come se avesse perduto il senso dell’orientamento, mentre la cassa sembrava essere diventata il bersaglio di una grandinata di colpi. Poi l’uccello sembrò posarsi da qualche parte, e contemporaneamente i colpi, senza cessare completamente, si fecero molto più sporadici.

Carlo si arrischiò a premere il pulsante di emergenza, che apriva il coperchio superiore della cassa, dette una sbirciata al di fuori e si levò in piedi, con la testa al di fuori del contenitore. Davanti a lui c’era quello che è considerato unanimemente lo spettacolo più meraviglioso che possa cadere sotto l’occhio umano: gli anelli di Saturno. E l’anonimo dipendente della XYZ li poteva vedere dall’interno, privilegio negato a Galileo, Huygens ed a tutti gli astronomi che si erano dovuti accontentare dell’osservazione telescopica.

 Esistono due teorie sulla composizione dei gioielli che abbelliscono Saturno: per alcuni, sono formati da frammenti di roccia, residui di satelliti od asteroidi andati in pezzi in antiche catastrofi; per altri, da un’infinità di pezzettini di ghiaccio, sfuggiti all’atmosfera di saturno, ma non al suo campo gravitazionale. Nessun astronomo ha mai preso in considerazione l’ipotesi che almeno uno degli anelli, quello più esterno, possa essere composto da tutte le cose che transitano per gli uffici di una ditta, per poi essere distrutte o messe in magazzino; eppure, nel magnifico panorama che si apriva davanti allo sguardo di Carlo, il primo piano era riservato a loro.

caec6df830ee2987a52b112c2afb18e8Riassunto

Carlo scopre con sorpresa che il più esterno degli anelli di Saturno è formato dal materiale dismesso della ditta in cui lavora: mobili, oggetti di cancelleria, macchine da scrivere, e soprattutto documenti, vecchissimi e senza interesse. A creare questo nuovo anello è stato Saturnino, detto Nino, l’archivista capo della XYZ, che nutre un amore geloso per le carte che deve custodire e per le testimonianze del passato; per questo, quando ha dovuto svuotare archivi e magazzini della ditta, ha preferito spargerne il contenuto intorno al sesto pianeta, anziché distruggerlo. A Carlo che gli chiede se non sia assurdo voler conservare dei documenti che oggi non interessano a nessuno, Nino risponde mostrandogli come, da una corrispondenza su un banalissimo caso di taccheggio nei magazzini della ditta, si possa ricavare tutto un romanzo. Il colloquio fra i due colleghi è interrotto da una tempesta magnetica, che sposta il vascello sull’orbita di Urano.

Commento

Essendo Saturno l’incarnazione del tempo, il capitolo è dedicato a quella sorta di tempo oggettivato che sono gli archivi di una grande ditta, dove convivono assieme tutte le epoche passate. Se i personaggi incontrati finora da Carlo sono, in modo diverso, in preda all’alienazione, Nino/Saturnino a trovato una via d’uscita nel “fai bene ciò che ti fanno fare” dei cistercensi, nello svolgere il proprio lavoro, anche se probabilmente inutile, con scrupolo ed amore. Non è forse un caso che il creatore di questo personaggio lavori nel settore delle biblioteche.

Giove

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Una sonda, anche se dotata dei sistemi di propulsione più potenti ed avveniristici inventati dall’ingegneria terrestre, impiegherebbe alcuni anni per andare da Marte a Giove; persino un raggio di luce ci metterebbe qualche minuto. Ma il tempo, nei sogni, è ancora più capriccioso che nelle teorie di Einstein, e l’astronave sopra cui si trovava Carlo riuscì a percorrere i cinquecento milioni di chilometri che separano i due pianeti in pochi secondi.

Carlo era preoccupato; più il sogno andava avanti e più diventava difficile il ritorno alle piccole gioie e sicurezze della vita sulla Terra. Invece, la guerra, l’avidità di danaro, la sessualità volgare, tutte le cose che Carlo si sarebbe volentieri lasciato alle spalle, erano riuscite, incarnate nei suoi colleghi, addirittura a precederlo nell’esplorazione del sistema solare.

 Carlo si era proposto di aspettare che l’astronave atterrasse sulla superficie di Giove, per farla tornare indietro. Naturalmente, da sveglio si sarebbe reso conto che era un’idea pazzesca: innanzi tutto, perché con le sue elementari conoscenze informatiche non sarebbe stato in grado di riprogrammare il sofisticato computer pilota; poi, perché Giove è un’enorme palla di gas, senza una superficie solida su cui si possa atterrare (o meglio, aggiovare). Per fortuna, il suo subcosciente aveva conservato qualche nozione di planetologia dal film di Dario, perché, all’improvviso, il computer di bordo si mise a dire, con la sua consueta voce impersonale: – Stiamo per entrare nell’orbita del pianeta Giove. Domani, la sonda raggiungerà il pianeta e svolgerà una serie di rilevamenti, prima di essere schiacciata dalla pressione atmosferica. Si avvisano i signori passeggeri umani che, se dovessero restare a bordo della sonda nelle prossime ore, la NASA non è in grado di garantire la loro sopravvivenza. Si consiglia di recarsi sul satellite Ganimede a bordo di una scialuppa di salvataggio.

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Mentre il computer manda l’astronave sulla superficie di Giove (e quindi verso l’autodistruzione) Carlo, a bordo di una navicella di salvataggio, raggiunge il satellite Ganimede. Anche qui trova una sua vecchia conoscenza: Gianni Medri, il segretario particolare del cavaliere del lavoro Giovanni Tridenti, presidente della ditta XYZ, dove lavora Carlo. Gianni gli spiega come il cavaliere, stanco dei litigi con la moglie e col consiglio di amministrazione, abbia acquistato i quattro satelliti medicei di Giove; su Ganimede ha fatto costruire un enorme palazzo, dove vive assieme al segretario, dirigendo i suoi affari via satellite; su Io, Callisto ed Europa ha piazzato le sue tre precedenti segretarie, nonché amanti (Iolanda, Callista ed Eura), da ognuna delle quali ha avuto un figlio. Gianni ha un fulmineo incontro col cavaliere, ormai chiaramente in preda al delirio di onnipotenza; poi Gianni Medri, dopo avergli raccontato la storia degli amori del suo principale, per il ritorno a casa lo fa salire, chiuso in una cassa, sull’Ippogrifo. L’animale ariostesco è utilizzato dalla ditta per il trasporto dei documenti, facendo la spola fra Ganimede, Titano (un satellite di Saturno) e la Terra; prima di tornare a casa, quindi, Gianni dovrà visitare l’orbita del pianeta con gli anelli.

Commenti

Essendo Giove il pianeta del potere, è stato naturale farne la residenza del presidente della ditta, un concentrato di tutte le patologie del potere: megalomania, dongiovannismo, perdita di contatto con la realtà, tendenza a farsi comandare dai favoriti, come l’ineffabile segretario Gianni Medri, alias Ganimede. (Le somiglianze con un altro cavaliere non sono intenzionali.) Le vicende amorose del cavaliere sono una trasposizione burlesca degli amori di Giove per Io, Callisto e Europa; il personaggio di Callista, la cacciatrice scozzese, è stato poi reimpiegato in un altro racconto, di carattere completamente diverso.

Immagine

Da sinistra a destra: Giove seduce Io (sotto forma di nube), Callisto (sotto forma di dea Diana), ed Europa (sotto forma di toro); statua di Ganimede.

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