Il poeta zoppo

Incipit

Per le ragioni dette in precedenza, non descriverò nei dettagli la procedura seguita da Lucy e da me per risvegliare la mia memoria ancestrale e salterò direttamente al risultato.

Nella mia fantasia romantica, avevo una mezza speranza di indossare gli abiti di una principessa o di una scrittrice durante la mia visione. Nient’affatto. Una volta che il Ventunesimo secolo fu scomparso intorno a me e la sensazione di vertigine fu passata, mi svegliai inginocchiata di fronte alla vasca di un lavatoio, intenta ad a885b7ced718a06c059dc292f3e55f4dasciugare il bucato. Il mio corpo era tutto dolorante, come se avessi lavato per ore. Per Tomasina McDougall sarebbe stato un tormento insopportabile, ma io (o meglio, la mia antenata lavandaia, di cui rivivevo i ricordi) non me ne preoccupavo e scherzavo allegramente con le mie compagne di tortura, perché ero abituata al lavoro o, più semplicemente, perché avevo vent’anni. La conversazione era in un arcaico dialetto scozzese, più aspro di quello usato da Robert Burns, e astruso per le mie orecchie. Capii, comunque, che essa ruotava intorno ad un certo avvocato, cliente del lavatoio, che aveva promesso di venirmi a trovare.

Il chiacchiericcio fu fermato dal rumore di un passo zoppicante che scendeva una scala di legno. Avvenne la stessa cosa che succederebbe oggi se, per caso, la signora Rowling facesse una capatina in una lavanderia di Edimburgo. Ogni lavorante, ed io per prima, lasciammo da parte giacche e camicie per circondare il nuovo venuto, un uomo anziano e calvo, ma ancora fisicamente vigoroso, nonostante il suo piede zoppicante. Non ebbi bisogno di chiedermi il suo nome, visto che io (Tomasina McDougall) passo sotto il suo monumento ogni volta che attraverso Princess Street.

Riassunto

Il nuovo venuto è Walter Scottwalterscott, di cui l’antenata di Tomasina è una fervida ammiratrice. Lo scrittore è compiaciuto nello scoprire che la giovane lavandaia ha imparato l’alfabeto per leggere le Waverley novels, pur non volendo ammettere di esserne l’autore, e promette di farle avere una copia del prossimo volume. Al risveglio, Tomasina ringrazia Lucy per averle fatto realizzare il sogno di ogni letterato scozzese: una chiacchierata con il suo maestro.

Commento

Sul finire del romanzo, ho voluto fare un piccolo, ma doveroso, omaggio al romanziere nazionale scozzese. Che Walter Scott facesse visita ad un’umile lavandaia è, naturalmente, una mia invenzione, ma, credo, non incoerente con la personalità dello scrittore, gentile d’animo e amante del popolo, sia pure in modo paternalista.

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Il ventunesimo secolo arriva a Holeycomb

Incipit

121916_1146_Ilventunesi1.jpgNon ho mai fatto letture pubbliche dei miei romanzi, a differenza di Dickens, ma, nel caso avvenisse, so già che mai uguaglierò il successo che ottenni quella domenica sera, leggendo alla nostra piccola comunità il diario di quel bigotto parroco di campagna.

(Forse sono troppo prevenuta nei confronti del buon Drummond, che, come testimoniava la targa nel cimitero, tenne scrupolosamente fede all’impegno preso con una ragazza che conosceva appena. Non tutti gli ecclesiastici possono essere come il frate Lorenzo di Shakespeare e neanche lui, in fondo, riuscì a fare molto per Giulietta e Romeo.)

Mathilda era già in lacrime quando lesi la sgrammaticata lettera di Tony Brawardine, e quando arrivai al finale tristissimo sembrava appena tornata dal funerale di entrambi i genitori. Suo fratello dimostrò maggiore controllo e, quando ebbi letto l’ultima riga, si rivolse a Lucy dicendole: – Se davvero la tua pro-pro-prozia ha sposato un Brawardine, allora significa che facciamo parte della stessa famiglia e dovrò chiamarti cugina.

– Siamo tutti cugini a questo mondo – intervenne Peter – visto che discendiamo tutti da Adamo ed Eva. – Poi, rivolto a Lucy: – Signorina, a nome della stirpe degli McShafton, vi faccio le mie scuse per l’indegno comportamento della mia famiglia verso la vostra antenata. La cosa grave è che sir Jakob non fu spinto neppure dall’orgoglio di casta, ma dall’avidità: lo so perché sono stato nella sua testa. Concordo col giudizio del suo antenato e collega – (e indicò Edgar). – Sir Jakob era un figlio di puttana. Neanche di sir Alan sono più tanto fiero. Se ha avuto il coraggio di morire in guerra, avrebbe dovuto avere anche quello di ribellarsi a suo fratello.

Più pomposo fu il commento di mio marito: – Mi è stato detto infinite volte che la parapsicologia non è una scienza, perché vi manca la verifica sperimentale. Ebbene, stasera la verifica sperimentale c’è stata. Le visioni di Lucy e di sir McShafton sono state confermate, parola per parola, da quel manoscritto bisecolare di cui nessuno di noi, fino a stamattina, sospettava minimamente l’esistenza.

Riassunto

La lettura del manoscritto riporta la serenità fra gli ospiti di Holeycomb Manor: Tomassina dimentica i malumori col marito, lo riaccoglie nel suo letto e si sente sempre più attratta dalla magica atmosfera che si è creata nel luogo; l’idilio fra Peter e Lucy appare in piena fioritura. L’incantesimo, purtroppo, dura solo una giornata. Lo infrange l’arrivo di Omar Bradley, l’acquirente americano del castello, e dei suoi operai, venuti a fare i rilevamenti in vista dei lavori di ristrutturazione. Mentre Peter, anche se poco entusiasta dei progetti di Bradley, che rischiano di snaturare la dimora dei suoi avi, si trattiene al castello per concludere l’affare, Tomassina, Caleb e 121916_1146_Ilventunesi3.jpgLucy tornano a Edimburgo, per passare il Capodanno in famiglia. Il loro soggiorno si conclude con un brindisi di capodanno, anticipato al pomeriggio del 30 dicembre, malinconico soprattutto per Lucy, che non ha fatto in tempo a concretizzare il suo flirt con Peter. Tuttavia, quello stesso giorno, Wandering Willie aveva predetto a Tomassina che l’amore fra Alec e Clarissa si sarebbe presto realizzato nei loro discendenti, come lui stesso aveva promesso a Margaret Ramsay due secoli prima; ma la narratrice, anche molto meno scettica in materia di paranormale rispetto al principio della storia, si rifiuta di credere che lo straccione zingaro sia in realtà il genius loci di Holeycomb.

Commento

Il personaggio di Omar Bradley, l’uomo d’affari yankee indifferente alla seduzione del fantastico e alle tradizioni scozzesi, salvo che per il loro aspetto pubblicitario, è stato ripreso da un altro racconto fiabesco d’ambientazione simile: L’alce numero 10.

Una storia d’amore senza lieto fine (seconda parte dei diari del reverendo Drummond)

4 luglio.

È arrivata una notizia incredibile. Sir Alan si è arruolato nelle Giubbe Rosse che attraverseranno l’Oceano Atlantico per combattere i ribelli americani. Ciò che mi stupisce non è la sua improvvisa decisione di lasciare gli studi di legge e intraprendere la carriera militare. È pur sempre l’ultimo virgulto di un clan di guerrieri e, personalmente, ho sempre pensato che l’uniforme gli si addicesse molto più della toga. Mi stupisce piuttosto che si sia arruolato sotto le insegne di un re che detesta, per combattere dei rivoluzionari verso i quali non si è mai preoccupato di nascondere le sue simpatie, anche a costo di scandalizzare i leali sudditi della Corona. Più volte mi ha detto che, in fondo, suo padre e suo zio volevano ciò che vogliono Mr. Franklin e Mr. Jefferson: vivere in pace sulla loro terra, senza inglesi fra i piedi.L’unica spiegazione possibile di un così radicale cambiamento è che, in seguito alla faccenda di Miss Clarissa, i suoi rapporti con il fratello, mai molto amorevoli, siano peggiorati al punto dafare qualunque cosa pur di mettere un oceano fra lui e sir Jacob.


14 luglio.

Trascrivo una lettera di Tony Brawardine, giuntami oggi.

Onorevole reverendo.
                Voi sapete che sir Alan s’è arruolato nelle Giubbe Rosse, nevvero? Ma forse mica sapete il perché, e adesso ve lo dico.

Andai a salutare Sir Alan, prima che partiva per l’America, e insieme siamo andati alla taverna a farci qualche birretta. Gli ho chiesto come mai, visto che gli Americani gli stanno simpatici, se ne va a fare la guerra contro di loro e lui m’ha risposto: – Jacob mi tiene per il collo. Mi ha detto che, o mi arruolo, oppure lui non mi paga più i debiti e spedisce dritto nel cuore del Midlothian (la prigione di Edimburgo) da debitore insolvente. Però non ce l’ho con lui. Io ci dovevo pensare, prima di firmare quelle cambiali.

Adesso, l’è vero che sir Alan aveva le mani bucate, ma finadesso Sir Jacob gli ha sempre tappato i buchi, magari col brontolo, e non capivo mica perché improvvisamente era diventato spilorcio, e proprio quando, dice la gente, sir Alan aveva messo la testa a posto.

Riassunto

Sir Alan spiega al suo ex servitore Edgar di aver accettato di arruolarsi nelle truppe inviate a combattere i rivoluzionari americani, ma che la sua vera intenzione è di stabilirsi oltreoceano, una volta finita la guerra, e di farsi lì raggiungere da Clarissa. La guerra, però, si rivela più lunga e sanguinosa del previsto, e anche sir Alan è fra le sue vittime. Clarissa si consuma nel dolore; quanto alle altre due sorelle Ramsay, Margaret fa un matrimonio di convenienza e Mary Ann sposa Edgar Brawardine.

Anni più tardi, il pastore riferisce di un suo incontro con Margaret, tornata ad Honeycomb per trattare la vendita del cottage di famiglia a sir Jacob. In quell’occasione, l’aristocratico le aveva proposto una forte somma in cambio delle lettere che il fratello aveva inviato a Clarissa. Come racconta lei stessa, scandalizzando il timorato pastore, Margaret era stata talmente indignata all’idea che il cinico visconte volesse togliere a sua sorella uno dei pochi conforti a lei rimasti, che, incontrando lo zingaro vagabondo Wandering Willie, di cui si raccontava che avesse dei poteri magici, gli aveva chiesto di maledire i McShafton. Lo zingaro si era rifiutato, ma aveva comunque promesso a Margaret che il nobile clan non avrebbe recuperato l’antica ricchezza, se non avesse prima riparato il torto fatto ai Ramsay (come in effetti è avvenuto).

Commento

Nella lettera di Edgar Brawardine, ho cercato di imitare lo stile sgrammaticato di un popolano con appena quel tanto di istruzione necessario per fare il servitore, impresa non da poco (è tanto facile fare una sgrammaticatura spontaneamente, quanto è difficile crearne una apposta). A un certo punto del colloquio fra Margaret e il reverendo Drummond, ho lasciato supporre un’inconfessata attrazione fra lei e sir Jacob, (una sorta di Orgoglio e pregiudizio, ma senza lieto fine e con protagonisti molto meno amabili) ma limitandomi ad accennare lo spunto, per ovvi motivi di equilibrio narrativo.

Clarissa la strega (prima parte dei diari del reverendo Drummond)

Incipit

17 giugno

Il fratello del Visconte McShafton ha annunciato una visita. Pur non essendo egli un membro della nostra congregazione, lo riceverò con piacere. Si dice che ad Edimburgo indulgesse nei piaceri e abbia contratto molti debiti; ma è giovane, e il tempo per emendarsi non gli manca. D’altra parte, tutti gli riconoscono un cuore buono e gentile. I servitori e i contadini dei McShafton lo considerano un padrone ragionevole e genroso, e molti di loro rimpiangono che il Visconte Jacob non abbia seguito l’esempio di Esaù, lasciando i diritti di primogenitura al fratello cadetto. Io ho una particolare ragione per voler fare la sua conoscenza. I nostri padri si conobbero al tempo della Grande Rivolta, pur essendo sui lati opposti della barricata.

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18 giugno

L’incontro con sir Alan ha preso una svolta imprevista.

Il giovane signore ebbe appena il tempo di togliersi mantello e cappello prima di dire, in tono quasi insolente, rivolto al ritratto di mio padre:

– Guarda chi c’è, il defunto signor Philip Drummond. Sapevate che fu lui a catturare mio padre, insieme con due ufficiali inglesi?

Non intendevo discutere con un ospite, oltretutto superiore a me di nascita, ma il rispetto filiale mi impose di rispondere: Milord, mio padre ed il vostro hanno combattuto entrambi per le loro idee. Oggi siamo tutti leali sudditi di re Giorgio ed è inutile rivangare il passato.

– Ma io non porto alcun rancore verso il signore nel quadro; casomai gli sono grato. Grazie a lui, mio padre non è stato fatto fuori assieme a mio zio e ha potuto mettermi al mondo. Piuttosto, ho una curiosità da togliermi. In famiglia, ci hanno sempre detto che il visconte Harry fu catturato durante un’audace ricognizione dietro le linee nemiche. Qual è la versione della vostra famiglia?

Non risposi. In verità, mio padre mi ha raccontato la storia decine di volte, come un esempio degli atti sconsiderati che derivano dalla lussuria; ma potevo onestamente dire a Sir Alan che suo padre non fu catturato sul campo dell’onore ma nel letto di una donna? Qual’era il peccato peggiore: la menzogna o la mancanza di rispetto verso un’illustre famiglia?

Riassunto

41731Qui la storia viene raccontata in prima persona dal reverendo Drummond; essendo egli un sacerdote caritatevole, ma prima di tutto un uomo del suo tempo, e anche per smorzare il sentimentalismo dell’episodio, mi sono divertito a mettergli in bocca dei commenti che alla narratrice (e al lettore moderno in genere) non possono che apparire fastidiosamente bigotti.

Sir Alan racconta al reverendo come, ballando assieme a Clarissa Ramsay, abbia rivissuto, in una visione, la cattura di suo padre, il visconte Harry, per opera del padre dello stesso Drummond (scoprendo, fra l’altro, che il visconte fu catturato non durante un’eroica missione di spionaggio, come voleva la tradizione famigliare, ma in seguito ad un’avventura galante con una servetta). Ciò significa che Clarissa aveva lo stesso potere paranormale (il vedere oltre) della sua pronipote Lucy.

Il reverendo va allora a visitare le sorelle Ramsay, ma la maggiore, Margaret, lo invita gentilmente a non portare ulteriore turbamento a Clarissa (che, per le sue doti, si è guadagnata il nomignolo di Clarissa la strega).  Nelle settimane successive, si sparge la voce che Tony Brawardine, il giovane maggiordomo di casa McShafton (e l’antenato del reverendo Brawardine e dei suoi nipoti) corteggi Mary Ann, la minore delle sorelle Ramsay. In realtà i due fanno  da intermediari fra Alan e Clarissa; quando sir Jakob scopre la tresca, licenzia Tony e fa il possibile per separare i due giovani innamorati.

OUTLANDER - Season 1 - Claire Randall (Caitriona Balfe) andn F Jamie Fraser (Sam Heugan) - Photo Credit: Nick Briggs/Sony

I diari del reverendo Drummond

0002231_539d728cd1ab19c5befc22e03b131ce4Incipit

Per rientrare nel ventunesimo secolo, non ci vuole molto: basta solo abbandonare una villa isolata, collegata al resto del mondo soltanto dalla radio, e fare un miglio di passeggiata fino al paese. Non che Holeycomb sia precisamente al centro del mondo: non c’è nemmeno il campo per usare i cellulari. Però almeno il telefono coi fili funziona, ci arrivano i giornali e in qualche casa (come quella del parroco) si può perfino consultare Internet.

Il 29 dicembre era l’ultima domenica dell’anno e, per l’occasione, il reverendo Brawardine ebbe la soddisfazione di avere quattro ascoltatori in più per la sua predica. A dire il vero, di noi quattro solo Lucy, forse, era venuta per motivi prevalentemente religiosi. Peter assisteva alla funzione per amicizia verso il suo vecchio compagno di giochi. Io dovevo ricompensare il reverendo di avermi concesso l’uso del suo computer e del telefono. Dopo quattro giorni, avevo potuto sentire la voce di mio figlio: Duncan stava bene e non aveva fretta di vederci tornare, perché gli amici a cui l’avevamo affidato gli facevano guardare quanta televisione voleva. (Questo è il primo dolore di un genitore: scoprire che i figli  possono vivere per una settimana senza di lui).

Quanto a Caleb, aveva un favore da chiedere al reverendo: lasciarmi consultare gli archivi della parrocchia. Mio marito aveva concesso il riposo del settimo giorno alla sua pupilla e vittima, ma non a sé stesso ed a sua moglie. Quella domenica, lui si sarebbe dedicato alla trascrizione ed al commento dei nastri registrati il giorno prima;  io, in qualità di esperta in ricerche storiche, avrei andare in canonica, alla ricerca di qualche documento che confermasse le visioni di Lucy. Non sarebbe stato un compito troppo impegnativo, e, soprattutto, sarebbe stato un diversivo dall’atmosfera della villa.

Riassunto

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