La letteratura italiana secondo il professor Silvio Orlando

Lettera pubblicata sul Corriere della Sera, in data 10 dicembre 2017, nella rubrica Lo dico al Corriere, a cura di Aldo Cazzullo.

Caro Aldo,
purtroppo il disprezzo per la cultura e la tradizione nazionale ha radici più antiche dei ragazzini di oggi. Ricordo un film ormai vecchiotto, come «Il portaborse», in cui l’eroe positivo era un professore che si vantava di avere risparmiato Alfieri ai suoi studenti e sosteneva che tutta la letteratura italiana dell’Ottocento avrebbe dovuto essere erasa, a partire da Manzoni. Ovvio che poi, quando il professore faceva un’eccezione e cercava di interessare i suoi alunni a Leopardi, questi restassero indifferenti e si preoccupassero solo di ricevere in anticipo il titolo della prova di esame.
Angelo Cappelli

Riporto anche la bella risposta di Cazzullo

Caro Angelo,
«Il Portaborse» era un gran bel film, per certi versi profetico. Il discorso del professore interpretato da Silvio Orlando era paradossale — «mentre Manzoni passava la vita a riscrivere i Promessi Sposi, Balzac infilava un capolavoro dietro l’altro…» —, ma in qualche modo fa riflettere. Nella prima metà dell’800 abbiamo avuto due grandi poeti: Foscolo e Leopardi. Leopardi è di gran moda. Ispira film e libri noiosetti ma di grande successo.
Non è qui in discussione la sua grandezza (a mio modo di vedere, più come intellettuale e pensatore che come poeta: la sua lingua — «Ahi pentirommi e spesso. Ma sconsolato volgirommi indietro» — a volte è invecchiata più di quella di Dante, che lo precede di mezzo millennio. Ma qui siamo nel campo dell’opinione). Leopardi è vivo e apprezzato non solo perché la sua sofferenza parla a tutti gli uomini, ma anche perché il suo pessimismo sulla vita, sulla natura, sull’Italia si confà alla frustrazione che è il tono medio del nostro tempo. Solo che il pessimismo di Leopardi era cosmico, profondo, esistenziale; il nostro è spesso fatuo, capriccioso, indolente.
Non a caso è meno citato il Leopardi della Ginestra, che invece apre una speranza, se persino sul Vesuvio sterminatore crescono fiori. Foscolo invece non se lo fila nessuno. Appassionato, bello, focoso, amatore instancabile, fu grande poeta, grande uomo, grande personaggio; ma fu troppo innamorato dell’Italia per piacere agli italiani di oggi. «E l’ossa fremono amor di patria» scrisse di un altro grande dimenticato, appunto il Vittorio Alfieri che non piaceva al professore del «Portaborse». Non ci meritiamo scrittori così.

Naturalmente, visto che l’Italia è il paese delle tifoserie, nel giro di una settimana è apparsa sulla stessa rubrica una lettera di un lettore antifoscoliano e filoleopardiano, che proponeva di sostituire ai Promessi Sposi le Operette morali come lettura d’obbligo alle superiori.

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“I 50 libri che hanno cambiato il mondo” di Andrew Taylor

Messaggio pubblicato su Italians in data 16 ottobre 2017.

Cari Italians, a proposito di Brexit, segnalo che un paio di anni fa, presso Garzanti è uscito I cinquanta libri che hanno cambiato il mondo di Andrew Taylor, un giornalista della BBC. Mentre i saggi che compongono il volume in se stessi sono informati e piacevolmente divulgativi, la scelta dei libri è talmente anglocentrica da ricordare la famosa battuta “nebbia sulla Manica, il continente è isolato”. Su cinquanta libri scelti, venticinque sono in inglese, però poi la lingua di Shakespeare si assicura la maggioranza assoluta, perché Le Mille e una Notte sono messe sotto la data della versione di Burton (doppio scippo, ai danni degli arabi e del primo traduttore, il francese Galland). Riguardo ai testi scientifici o filosofici, le scelte di Taylor sono nel complesso equilibrate; quello che fa scandalosamente pendere la bilancia è la letteratura, dove poeti e romanzieri inglesi e americani hanno ben quindici titoli, il doppio di quelli del resto del mondo messi assieme. La Francia, che coi suoi grandi scrittori ha dominato il secondo millennio, deve accontentarsi di due piazzamenti; la Germania arriva a quattro, grazie ai pensatori; la Russia è a quota due titoli (uno dei quali sono gli imbarazzanti Protocolli dei savi di Sion). Noi italiani non ne usciamo troppo male, con tre piazzamenti (Machiavelli, Galileo e Primo Levi) ma c’è un’assenza che grida vendetta. Si può onestamente, in una graduatoria di questo genere, ignorare la Divina commedia? (Beninteso, se il maestro Dante è stato dimenticato, il discepolo Chaucer è stato compreso nella lista). È vero non si può giudicare la cultura di un popolo da un singolo libro, però è difficile, dalle scelte di Mr. Taylor, sottrarsi all’impressione che l’inglese medio si senta più vicino a uno scrittore dell’Arizona o dell’Uganda, piuttosto che a uno continentale, da cui lo separa una barriera più larga della Manica: la lingua. C’è da stupirsi, quindi, se questo atteggiamento si estende anche alla politica?

Per conoscere la lista completa, premere sull’immagine

I furbi ed i boy-scout

I furbi e i boy scout è stato un tentativo di emulare il romanzone ottocentesco, con personaggi che salgono di volta in volta in primo piano, buoni o cattivi ma tutti collegati fra di loro, oltre che dai legami famigliari, da una vicenda centrale (qui, il fallimento di una banca). Ho fatto molta fatica a scriverlo, anche perché non avevo nessuna esperienza riguardo all’alta finanza, e per rimpolparlo ho fatto sistematicamente ricorso a spunti tratti dai racconti precedenti; pure, non sono troppo scontento del risultato finale. I boy-scout del titolo non sono solo i seguaci di Baden Powell (anche se pure loro hanno una parte nel racconto) ma, più in generale, gli onesti e gli ingenui.

Essendo un romanzo ricco di personaggi, è doveroso farne un elenco preliminare.

I due boys scout

  • Arturo Rossi, cancelliere di tribunale
  • Valerio, amico di Arturo, avvocato e guida scout.

La famiglia Dorriti

  • Amelia Dorrti, accompagnatrice turistica
  • Padre di Amelia, pregiudicato, condannato per speculazioni edilizie
  • Fanny, sorella di Amelia e moglie di Edmondo Merloni

La famiglia Merloni

  • Ettore Merloni, presidente del Credito Cisalpino
  • Elisa, moglie di Merloni
  • Edmondo, playboy, figliastro di Merloni e marito di Fanny
  • Aurora, figlia di Edmondo e Fanny

Il Credito Cisalpino

  • Brunori
  • Niccolò Tavella
  • Giulio Monti, consigliere d’amministrazione
  • Eva Manzoni, interprete, amante di Giulio Monti
  • Leonardo Pezzola, funzionario.
  • Giovanna, sua moglie, insegnante e guida scout.
  • Antonio Zoli, avvocato della banca
  • Stefano Colombo, responsabile della sicurezza
  • Vittorio Bianchi, personaggio immaginario, nato da un furto d’identità.

La famiglia Monti

  • Elvira Monti, madre di Giulio
  • Renato Monti, cugino di Giulio
  • Margherita, sua moglie
  • Mario e Silvana, figli di Renato

Personaggi vari

  • I raminghi, complesso beat.
  • Fabio Martini, medico condotto
  • Irina Dimenti, psicologa
  • Marzetti, campione di nuoto
  • Fazzuoli, funzionario del tribunale
  • Onorevole Vinaccia, ex deputato
  • Marino Bernazza, giornalista scandalistico
  • Don Mario, sacerdote.

Il romanzo ha due epigrafi; una è tratta dalla Famiglia Antrobus di Thornton Wilder, l’altra una poesiola scritta da me e attribuita a un complesso immaginario.

Thornton Wilder

Ti accorgerai, tesoro,

che chi conta  davvero al mondo è una specie di società segreta,

 fatta di persone come me e come te,

che tutto questo lo hanno capito.

Il mondo è stato fatto per noi.

Se togli quelle due cose che sono il potere e il piacere, che cos’è la vita?

Noia e stupidità.

Thornton Wilder, La famiglia Antrobus

 

Me ne frego di un mucchio di verdoni.

Io non voglio una macchina veloce,

Non mi serve una moglie col visone,

Del motoscafo posso farne a meno.

Voglio due cose e poi sono contento:

La mia ragazza ed un mondo migliore.

E se non posso averli tutti e due,

Datemi la ragazza e sono a posto.

Le cose che contano (parole e musica dei Raminghi)

Il professor Cerruti e la critica femminista (conclusione)

Incipit

Era primavera, la stagione degli amori e delle follie, e l’anno scolastico, dopo la pausa delle vacanze di Pasqua, si avviava verso il termine, In 4. A, il programma d’italiano, sorvolato rapidamente il barocco e il cavalier Marino (l’unico autore che mette d’accordo studenti e manuali, perché non piace né agli uni né agli altri), era ormai approdato alla triade settecentesca: Goldoni, Parini e Alfieri. Fu allora che apparve, sulla pagina facebook di Jessica, il seguente post:

Hello, friend, como vas?

Oggi vinsegno come fare x avere buoni voti senza studiare.

Cercate di farvi amici i prof., ma non fingete d’essere sekkioni 4okki xchè xquello bisogna esserci nati e la 1. volta che interrogano e voi fate il mafioso omertoso il prof. vi sgama. +ttosto fate mostra di buonavolontà. Fingete di prendere appunti, anche se invece disegnate le margheritine. Tenete a mente quelle 2 o 3 frasetteke il profe ripete sempre e infilatele anke voi in tutti i temi e tutte le interrogazioni. Al tema, scegliete sempre la traccia di letteratura e poi copiate via smartphone, ma non da Wikipedia, o almeno non paro paro, perkè i prof. si sono attrezzati e ci vanno anke loro a copiare le loro lezioni.

Se qlcuno fa lo stupido in classe, voi intervenite a spiegargli quanto sono belle e interessanti le lezioni del prof., e allora diventerete la sua cocca. Anzi, se avete una cara amica, disposta a fare figuraza, mettetevi d’accordo con lei e suggeritegli le battute. Lei si prenderà un cikketto, farà la pentita e poi voi 2 vi rifarete a 4okki alle spalle del prof.

Se poi voi siete una bella pupa, non vi occorrono sistemi particolari. Basta che facciate okkiolino, portate la mini-gonna anche dinverno e la maglietta scollata nei giorni dinterrogazione e siete a posto. Io ò applicato sti sistemi al mio prof. di italiano, e sono riuscita ad avere la media del 7 studiando il min. indispensabile. Quel poveraccio è kotto di me ed è sinceramente convinto ke me nimporti qualcosa delle maghe e delle donne guerriere .Invece, x me, bisognerebbe lasciare Ariosto e Tasso a prendere polve nelle biblioteke e leggere in classe Il trono di spade e le canzoni rap del mio amico Blasco.

Riassunto

Il post di Jessica ottiene grande successo su Facebook, e procura altrettanti grattacapi al professor Cerruti, che, oltre al fallimento dei suoi tentativi di insegnare il valore della cultura alla giovane edonista,  a causa delle frasi ambigue nell’ultimo paragrafo, rischia di essere accusato di molestie sessuali. Jessica è sospesa per tre giorni e trasferita in un’altra classe; solo alla fine dell’anno scolastico, su pressione della professoressa Garini, fa a Cerruti delle scuse vere e proprie. L’insegnante sfoga il suo malumore capovolgendo l’impostazione femminista del suo saggio sulle donne della letteratura italiana: così, la Mirandolina di Goldoni è descritta non come una donna emancipata ante litteram, ma come una cinica seduttrice.  

Alla fine, Jessica, ottenuto il diploma, torna alla sua frivola esistenza, mentre il professore, che ha imparato ad apprezzare le donne dalle virtù poco appariscenti, sposa la Garini e termina il suo saggio con l’esaltazione di Lucia Mondella

Commento

Il racconto, dove alla narrazione si alternano brani del saggio del professore, con l’improvviso passaggio dal femminismo alla misoginia, è la versione ridotta di un progetto che avevo vagamente accarezzato ma che richiedeva capacità letterarie ben superiori alle mie: un romanzo ambientato in una scuola che seguisse lo svolgimento del programma d’italiano, imitando via via lo stile di Dante, Boccaccio, Manzoni. Nello scriverlo, ho mescolato a qualche ricordo della mia esperienza come insegnante (ma ci tengo a precisare che, per mia fortuna, non ho mai incontrato un’alunna come Jessica Veronelli), la parodia della critica femminista, che oggi va per la maggiore, o perlomeno dei suoi eccessi. La morale è che “gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le brune”: che i personaggi femminili che appaiono seducenti nei libri o sullo schermo, lo sono molto meno nella vita reale, perlomeno come mogli, al contrario di quelle che sono tradizionalmente considerate donne insipide, come la Fanny Price della Austen o la Lucia di Manzoni.

Il professor Cerruti e la critica femminista

Incipit

Pochi luoghi assomigliano alle sale d’aspetto delle stazioni o degli aereoporti quanto le aule docenti degli istituti superiori di provincia. Vi si incrociano persone di entrambi i sessi, di ogni priovenienza, di ogni temperamento, di ogni idea polticia, con solo una cosa in comune, l’essere docenti. Il professore terrone salito al Nord per fare punti in graduatoria saluta la lettrice inglese scesa al Sud per insegnare la lingua e fare un po’ di turismo gratis; il professore di filosofia, fra gli ultimi marxisti d’Italia, sbandiera orgogliosamente Il manifesto, mentre il professore laico di religione legge un periodico ciellino. E, come nelle sale di aspetto, ci sono gli estroversi, pronti ad attaccare discorso con uno sconosciuto che non rivedranno mai più in vita loro, e i timidi, che se ne stanno tranquilli in un angolo a leggere.

 

La professoressa Irene Garini era seduta, appunto, nell’angolo più tranquillo dell’aula docenti dell’ITC Tal dei Tali di Roccacannuccia, con in mano Mansfield Park in lingua originale. L’anno scolastico era appena cominciato, non c’erano ancora compiti da correggere o moduli burocratici da compilare, e lei poteva ancora permettersi di riempire le ore vuote con la lettura per diletto.

Durante le vacanze, Irene aveva accarezzato l’idea di far leggere alla classe quinta durante l’anno un romanzo di Jane Austen o qualche altro classico dell’Ottocento, ma già il suo primo contatto con gli studenti le aveva ricordato quanto quel proposito sarebbe stato utopistico; già avevano problemi con la grammatica italiana, figuriamoci con quella inglese. Già solo colmare le lacune che la classe si portava dietro dagli anni precedenti, sarebbe stato un lavoro impegnativo; farli arrivare tutti all’esame di maturità in grado di scrivere una breve e corretta lettera commerciale indirizzata a Londra, avrebbe significato vincere la maratona.

E poi, siamo sincere, quanti ragazzi in piena tempesta ormonale sono oggi in grado di apprezzare la storia di un amore pudico, inconfessato, eppure alla fine vittorioso? Nella preistoria, quando Irene era dall’altra parte della cattedra, le professoresse romantiche potevano almeno contare sul pubblico delle studentesse, ma adesso anche loro avevano adottato i valori della tribù maschile. Il professor Castelli, l’anziano insegnante d’italiano ,andato in pensione proprio quell’anno, le aveva detto: Non oserei più leggere in classe i racconti erotici di Boccaccio. Le nostre care fanciulle li troverebbero troppo poco osé.

Riassunto

La professoressa Garini, insegnante d’inglese, fa conoscenza con il suo nuovo collega d’italiano, il professor Cerruti, che, a causa di una cabala accademica, ha rinunciato a un posto di assistente universitario per insegnare alle superiori. Cerruti è impegnato nella stesura di una controstoria della letteratura italiana in chiave femminista (i cui brani vengono citati in alternanza al racconto vero e proprio), in cui capovolge le interpretazioni tradizionali date ai personaggi femminili; così, le donne del Boccaccio sono viste come personaggi più attuali di Beatrice,

Armida non è più una seduttrice ma la sostenitrice del “fate l’amore e non la guerra”, e così via. Poco dopo l’inizio dell’anno scolastico, la vita dell’istituto è sconvolta dall’arrivo come alunna di Jessica Veronelli, una ragazza che ha ottenuto una certa popolarità per aver partecipato a un reality show e che, non essendo riuscita a sfondare nel mondo dello spettacolo, sta tentando di terminare gli studi. Jessica diventa presto l’idolo di alunne e alunni, nonché il tormento dei professori, per il suo comportamento sprezzante e altezzoso verso la scuola e la cultura. L’unico insegnante che sembra vedere in lei delle qualità nascoste è proprio il raffinato intellettuale Gino Cerruti, tanto da far sospettare una sua infatuazione per l’allieva; ma anche per lui arriverà il momento della disillusione…

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