Lezioni di seduzione

Non ho mai visto la saggezza onorata quanto la bellezza.

Incipit

 Altre cose, più o meno importanti, accaddero in quei mesi.

Fu in quel periodo che il dottor Martini cambiò atteggiamento verso i suoi danarosi vicini.

La villa di campagna, che Merloni, in precedenza, aveva usato più che altro per motivi di rappresentanza, o per tenervi le riunioni del Politburo, divenne la residenza non ufficiale di Fanny ed Edmondo. Merloni aveva concesso, finalmente, un posto al figliastro, ma non nel consiglio di amministrazione. “Se ha delle qualità, dovrà mostrarle sul campo; se vuole arrivare alla cima, che parta dal gradino più basso, come ho fatto io” aveva sentenziato il grande finanziere, per cui adesso il giovane padre di famiglia girava la provincia lombarda come promotore finanziario. Comprensibilmente, non si dannava l’anima per il lavoro.

Fanny, invece, passava il suo tempo nella villa, impegnata a far tirocinio per il mestiere più difficile del mondo. Il giorno in cui la piccola Aurora vomitò ed ebbe qualche linea di febbre, Fanny cadde nel panico. Come mamma era una neofita e non sapeva ancora, per esperienza diretta, che i bambini si ammalano più facilmente degli adulti, ma guariscono altrettanto in fretta. Mentre lei tentava febbrilmente di mettersi in contatto col suo pediatra di Milano, alla domestica slovena venne in mente che anche il vicino di casa era un medico.

Il dottore, chiamato per quella che, dalle parole ansiose di Fanny, aveva temuto trattarsi di una gastroenterite, diagnosticò una lieve indigestione, dovuta al passaggio troppo frettoloso al biberon e consigliò di ritornare per qualche tempo all’allattamento al seno. Mentre Fanny si profondeva in ringraziamenti, Martini non poteva fare a meno di una piccola stoccata maligna: – Dica a suo suocero che mi dispiace di aver dovuto percorrere il suo privatissimo viale con i pneumatici della mia macchina plebea.

Pochi giorni dopo, il dottore e la signora Martini ricevettero un invito a cena a villa Merloni.

Già durante la sua prima visita, il medico aveva cominciato a chiedersi se non fosse stato troppo severo verso i suoi vicini. Quella Fanny, per quanto vestita e truccata come una top model, quando la sua bambina aveva avuto la sua prima indisposizione, era andata in crisi, esattamente come le mamme di paese che lui riceveva nel suo ambulatorio; e la villa, che lui s’immaginava riempita di un lusso pacchiano, era in realtà arredata con eleganza e buon gusto.

La cena segnò la sua capitolazione.

 Riassunto

Il dottor Martini, che fino allora aveva mostrato disdegno per il suo ricco e potente vicino, è sedotto dai modi famigliari e dai favori di Merloni, tanto da investire i propri risparmi nei fondi d’investimento del Credito Cisalpino (anche qui, ho ripreso in parte un mio racconto precedente).

Intanto, si svolge un’altra forma di seduzione. La dottoressa Irina Dimenti (altra autocitazione), una psicologa avvenente e dai costumi spregiudicati, che ottenuto la fama più come personaggio mediatico che per meriti scientifici, tiene una conferenza (Il marketing come seduzione) ai dirigenti del Credito Cisalpino, esponendo la sua fatua filosofia di vita (Segui i tuoi istinti. Non farti intrappolare dalle regole della società. Basta che lo faccia con un minimo di prudenza e buon senso.) Fra gli ascoltatori, c’è anche Leonardo Pezzola, un dirigente di medio livello, frustrato nelle sue aspirazioni di carriera e anche lui coinvolto nei giochetti contabili della banca. Pezzola è molto impressionato dalle affermazioni di Irina, soprattutto dopo che riesce a strappare alla bella psicologa un’avventura di una notte. Questo fatto, di per sé banale, avrà gravi conseguenze.

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L’uomo di carta

Avevo sempre sospettato che tu fossi un impenitente bumburista, e ora ne sono sicuro. Ti rivelerò il significato di questa incomparabile espressione quando avrai avuto la gentilezza di spiegarmi perché sei Ernest in città e Jack in campagna.

Incipit

Alcuni bambini ricevono un libretto di risparmio già alla loro nascita. Vittorio Bianchi fu ancora più fortunato: ebbe un conto in banca (numero 21214) prima ancora di venire al mondo ed anzi doveva la propria evanescente esistenza proprio al conto numero 21214. A differenza dei normali esseri umani, non fu concepito e partorito in un letto, bensì in una sala riunioni; non ebbe un padre e una madre, ma cinque padrini presiedettero alla sua nascita, tutti membri dello stesso consiglio di amministrazione: il presidente Merloni, il vicepresidente Tambini e i consiglieri Monti, Artigiani e Sormani.

Vittorio fu indubbiamente un ragazzo precoce: appena nato, aveva già trent’anni, ed era in possesso di tutta la serie di documenti necessari per gestire un conto sul quale passano milioni di euro. Bisogna però precisare che, nel riempire quei documenti, Vittorio aveva commesso una piccola scorrettezza. Aveva preso in prestito, senza dir niente al loro legittimo proprietario, i necessari dati anagrafici (data e luogo di nascita, titolo di studio, e lo stesso nome) ad un altro Vittorio Bianchi, che dirigeva una piccola filiale della stessa società, e che sicuramente si sarebbe stupito nell’apprendere l’esistenza di un Doppelganger assai più ricco e potente di lui. Purtroppo, a Vittorio Bianchi (quello ricco) mancava un piccolo dettaglio per poter gestire adeguatamente i propri affari: un corpo. Non che la cosa creasse problemi quotidiani, in un’epoca in cui la maggior parte delle transazioni si fanno per via telematica; però, anche nell’età di Internet, ogni tanto era necessario che il proprietario del conto 21214 lasciasse il regno delle astrazioni per firmare dei documenti. In questi casi, erano i tre consiglieri Monti, Sormani e Artigiani, a turno, a prestare al loro protetto il corpo per recarsi nelle banche di Lugano o di Dublino e la mano per apporre l’autografo. Quando poi i versamenti effettuati da Vittorio si fecero più frequenti, ai tre consiglieri di amministrazione si affiancarono un pari numero di fidatissimi impiegati. Nessuno degli impiegati che ricevevano i documenti, a quanto si dice, fece molto caso al fatto che quel ricchissimo uomo d’affari italiano fosse, a primavera, biondo e robusto, e invece bruno e longilineo in autunno; e che la sua calligrafia avesse un’uguale tendenza a cambiare secondo le stagioni.

Non bisogna però farsi un’idea sbagliata di Vittorio Bianchi, e pensare che la sua esistenza si riducesse al lavoro e agli affari; al contrario, simile in questo ad uno spiritello burlone, ogni volta che veniva evocato non accettava di rientrare nel nulla senza prima essersi divertito. Accanto al conto 21214, ne possedeva un altro per le spese voluttuarie, il 21215, il cui bancomat riforniva con una certa regolarità le casse di negozi di lusso, ristoranti a cinque stelle, discoteche, case da gioco e saloni di massaggio.

Riassunto

Vittorio Bianchi è, in realtà, un personaggio virtuale; l’identità, presa a prestito da un ignaro direttore di filiale, che i dirigenti del Credito Cisalpino assumono a turno quando si recano all’estero per compiere le spregiudicate operazioni finanziarie con cui nascondere l’enorme deficit della banca. Uno di questi dirigenti, il giovane e rampante Giulio Monti, durante una trasferta a Londra ha un breve flirt con una ragazza italiana di nome Eva Manzoni. Costei è un po’ la sua controparte femminile: ambiziosa e cinica, si è trasferita nel Regno Unito per far carriera come donna d’affari, ma con scarso successo, tanto da essersi ridotta a lavorare come interprete.

Eva, nonostante Giulio le si sia presentato sotto l’identità di “Vittorio Bianchi”, riesce a seguirne le tracce fino in Italia e a scoprirne la vera identità, nonché a farsi una prima idea degli affari poco puliti del Credito Cisalpino. Giulio ed Eva si incontrano in un ristorante veneto e stringono un accordo, diventando complici negli affari e compagni di vita. Eva ottiene un posto al Credito Cisalpino come interprete; in più, comincia anche lei a svolgere operazioni finanziarie clandestine, usando come identità di copertura proprio quella dell’ignara Amelia Dorriti (di cui fra l’altro è stata collega a Londra). Si è costituita così, dopo quella Arturo-Amelia, la seconda coppia del romanzo: quella Giulio-Eva, belli, brillanti, intelligenti, ma anche mostruosamente cinici in tutto quello che non riguardi il loro rapporto reciproco.

Rivincite

Incipit

Al colloquio per un posto di correttore di bozze, il geometra accolse civilmente il ragazzo e gli strinse la mano. Poi, invece di fargli le domande prevedibili (studi, esperienze lavorative, condizioni della vista) lo sottopose a un esame a tutto campo, senza risparmiare i lati più personali della sua esistenza. Due cose in particolare lo colpirono sfavorevolmente.

– Senti qui sul tuo curricolo vedo che ti sei laureato in lettere e filosofia. Ora, credi davvero che la filosofia abbia mai cambiato la vita a nessuno? Quando andavo a scuola io, avevamo un proverbio: La filosofia è quella cosa che, ci sia o non ci sia, à la stessa cosa.

Che la laurea fosse stata ottenuta col 110 e lode era un dettaglio insignificante.

Il ragazzo avrebbe potuto spiegare che in realtà lui era laureato in storia. Invece, farfugliò una giustificazione dell’importanza della filosofia nelle scelte etiche di ciascuno. Il solito senso d’inferiorità dell’intellettuale di fronte all’uomo pratico.

– E vedo che non hai fatto il militare.

– Sì, sono stato riformato per la scoliosi.

A questo il ragazzo era del tutto impreparato. Aveva sempre sentito parlare della naja come di un anno perso, una disgrazia da evitare a tutti i costi, anche ricorrendo alle vie traverse- Da quel punto di vista, lui non aveva nulla da rimproverarsi. Era stato un esonero regolare, senza raccomandazioni di onorevoli o certificati medici compiacenti.

Conosceva il detto “chi non è buono per il re, non è buono per la regina”, ma era roba dei tempi di Lamarmora e Cialdini, già decrepita per la generazione del babbo. Era difficile credere che, alla fine del ventesimo secolo, esistesse ancora qualche fallocrate che considerava i riformati come persone inferiori. (Questo però il ragazzo lo pensò solo dopo).

– Cos’avrebbe fatto lei al mio posto?

– Io non ho mai avuto la scoliosi e comunque non avresti dovuto usarla per scansare il servizio militare. Io ho imparato molte cose in quell’anno.

Riassunto

Dopo due ore di colloquio, tutte tenute sullo stesso tono, il ragazzo non ottiene il posto. Lui e il padre, che l’ha accompagnato al colloquio, quando scoprono che l’imprenditore, in apparenza fallocrate e maschilista, è in realtà un notorio omosessuale, si vendicheranno facendo delle battute maligne sul suo conto.

Commento

Questo pezzo è un tentativo, non so quanto riuscito, di emulare la tecnica minimalista di Raymond Carver. Di tutti i miei racconti, è quello più autobiografico; anzi, a rigore, non è neppure un racconto, ma la trascrizione pressoché fedele di un colloquio di lavoro che ebbi da giovane. Il personaggio che ho chiamato “il geometra” (e che morì qualche anno più tardi) era proprio come l’ho descritto: un imprenditore omosessuale ma che, esteriormente, era l’esatto opposto del gay cinematografico, sensibile e amante della cultura. Il titolo può essere inteso in due modi: come la rivincita dell’uomo che si è fatto da sé su quelli che hanno studiato; o come la rivincita del ragazzo e del padre per l’umiliante colloquio di lavoro.

Il professor Cerruti e la critica femminista (conclusione)

Incipit

Era primavera, la stagione degli amori e delle follie, e l’anno scolastico, dopo la pausa delle vacanze di Pasqua, si avviava verso il termine, In 4. A, il programma d’italiano, sorvolato rapidamente il barocco e il cavalier Marino (l’unico autore che mette d’accordo studenti e manuali, perché non piace né agli uni né agli altri), era ormai approdato alla triade settecentesca: Goldoni, Parini e Alfieri. Fu allora che apparve, sulla pagina facebook di Jessica, il seguente post:

Hello, friend, como vas?

Oggi vinsegno come fare x avere buoni voti senza studiare.

Cercate di farvi amici i prof., ma non fingete d’essere sekkioni 4okki xchè xquello bisogna esserci nati e la 1. volta che interrogano e voi fate il mafioso omertoso il prof. vi sgama. +ttosto fate mostra di buonavolontà. Fingete di prendere appunti, anche se invece disegnate le margheritine. Tenete a mente quelle 2 o 3 frasetteke il profe ripete sempre e infilatele anke voi in tutti i temi e tutte le interrogazioni. Al tema, scegliete sempre la traccia di letteratura e poi copiate via smartphone, ma non da Wikipedia, o almeno non paro paro, perkè i prof. si sono attrezzati e ci vanno anke loro a copiare le loro lezioni.

Se qlcuno fa lo stupido in classe, voi intervenite a spiegargli quanto sono belle e interessanti le lezioni del prof., e allora diventerete la sua cocca. Anzi, se avete una cara amica, disposta a fare figuraza, mettetevi d’accordo con lei e suggeritegli le battute. Lei si prenderà un cikketto, farà la pentita e poi voi 2 vi rifarete a 4okki alle spalle del prof.

Se poi voi siete una bella pupa, non vi occorrono sistemi particolari. Basta che facciate okkiolino, portate la mini-gonna anche dinverno e la maglietta scollata nei giorni dinterrogazione e siete a posto. Io ò applicato sti sistemi al mio prof. di italiano, e sono riuscita ad avere la media del 7 studiando il min. indispensabile. Quel poveraccio è kotto di me ed è sinceramente convinto ke me nimporti qualcosa delle maghe e delle donne guerriere .Invece, x me, bisognerebbe lasciare Ariosto e Tasso a prendere polve nelle biblioteke e leggere in classe Il trono di spade e le canzoni rap del mio amico Blasco.

Riassunto

Il post di Jessica ottiene grande successo su Facebook, e procura altrettanti grattacapi al professor Cerruti, che, oltre al fallimento dei suoi tentativi di insegnare il valore della cultura alla giovane edonista,  a causa delle frasi ambigue nell’ultimo paragrafo, rischia di essere accusato di molestie sessuali. Jessica è sospesa per tre giorni e trasferita in un’altra classe; solo alla fine dell’anno scolastico, su pressione della professoressa Garini, fa a Cerruti delle scuse vere e proprie. L’insegnante sfoga il suo malumore capovolgendo l’impostazione femminista del suo saggio sulle donne della letteratura italiana: così, la Mirandolina di Goldoni è descritta non come una donna emancipata ante litteram, ma come una cinica seduttrice.  

Alla fine, Jessica, ottenuto il diploma, torna alla sua frivola esistenza, mentre il professore, che ha imparato ad apprezzare le donne dalle virtù poco appariscenti, sposa la Garini e termina il suo saggio con l’esaltazione di Lucia Mondella

Commento

Il racconto, dove alla narrazione si alternano brani del saggio del professore, con l’improvviso passaggio dal femminismo alla misoginia, è la versione ridotta di un progetto che avevo vagamente accarezzato ma che richiedeva capacità letterarie ben superiori alle mie: un romanzo ambientato in una scuola che seguisse lo svolgimento del programma d’italiano, imitando via via lo stile di Dante, Boccaccio, Manzoni. Nello scriverlo, ho mescolato a qualche ricordo della mia esperienza come insegnante (ma ci tengo a precisare che, per mia fortuna, non ho mai incontrato un’alunna come Jessica Veronelli), la parodia della critica femminista, che oggi va per la maggiore, o perlomeno dei suoi eccessi. La morale è che “gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le brune”: che i personaggi femminili che appaiono seducenti nei libri o sullo schermo, lo sono molto meno nella vita reale, perlomeno come mogli, al contrario di quelle che sono tradizionalmente considerate donne insipide, come la Fanny Price della Austen o la Lucia di Manzoni.

Il professor Cerruti e la critica femminista

Incipit

Pochi luoghi assomigliano alle sale d’aspetto delle stazioni o degli aereoporti quanto le aule docenti degli istituti superiori di provincia. Vi si incrociano persone di entrambi i sessi, di ogni priovenienza, di ogni temperamento, di ogni idea polticia, con solo una cosa in comune, l’essere docenti. Il professore terrone salito al Nord per fare punti in graduatoria saluta la lettrice inglese scesa al Sud per insegnare la lingua e fare un po’ di turismo gratis; il professore di filosofia, fra gli ultimi marxisti d’Italia, sbandiera orgogliosamente Il manifesto, mentre il professore laico di religione legge un periodico ciellino. E, come nelle sale di aspetto, ci sono gli estroversi, pronti ad attaccare discorso con uno sconosciuto che non rivedranno mai più in vita loro, e i timidi, che se ne stanno tranquilli in un angolo a leggere.

 

La professoressa Irene Garini era seduta, appunto, nell’angolo più tranquillo dell’aula docenti dell’ITC Tal dei Tali di Roccacannuccia, con in mano Mansfield Park in lingua originale. L’anno scolastico era appena cominciato, non c’erano ancora compiti da correggere o moduli burocratici da compilare, e lei poteva ancora permettersi di riempire le ore vuote con la lettura per diletto.

Durante le vacanze, Irene aveva accarezzato l’idea di far leggere alla classe quinta durante l’anno un romanzo di Jane Austen o qualche altro classico dell’Ottocento, ma già il suo primo contatto con gli studenti le aveva ricordato quanto quel proposito sarebbe stato utopistico; già avevano problemi con la grammatica italiana, figuriamoci con quella inglese. Già solo colmare le lacune che la classe si portava dietro dagli anni precedenti, sarebbe stato un lavoro impegnativo; farli arrivare tutti all’esame di maturità in grado di scrivere una breve e corretta lettera commerciale indirizzata a Londra, avrebbe significato vincere la maratona.

E poi, siamo sincere, quanti ragazzi in piena tempesta ormonale sono oggi in grado di apprezzare la storia di un amore pudico, inconfessato, eppure alla fine vittorioso? Nella preistoria, quando Irene era dall’altra parte della cattedra, le professoresse romantiche potevano almeno contare sul pubblico delle studentesse, ma adesso anche loro avevano adottato i valori della tribù maschile. Il professor Castelli, l’anziano insegnante d’italiano ,andato in pensione proprio quell’anno, le aveva detto: Non oserei più leggere in classe i racconti erotici di Boccaccio. Le nostre care fanciulle li troverebbero troppo poco osé.

Riassunto

La professoressa Garini, insegnante d’inglese, fa conoscenza con il suo nuovo collega d’italiano, il professor Cerruti, che, a causa di una cabala accademica, ha rinunciato a un posto di assistente universitario per insegnare alle superiori. Cerruti è impegnato nella stesura di una controstoria della letteratura italiana in chiave femminista (i cui brani vengono citati in alternanza al racconto vero e proprio), in cui capovolge le interpretazioni tradizionali date ai personaggi femminili; così, le donne del Boccaccio sono viste come personaggi più attuali di Beatrice,

Armida non è più una seduttrice ma la sostenitrice del “fate l’amore e non la guerra”, e così via. Poco dopo l’inizio dell’anno scolastico, la vita dell’istituto è sconvolta dall’arrivo come alunna di Jessica Veronelli, una ragazza che ha ottenuto una certa popolarità per aver partecipato a un reality show e che, non essendo riuscita a sfondare nel mondo dello spettacolo, sta tentando di terminare gli studi. Jessica diventa presto l’idolo di alunne e alunni, nonché il tormento dei professori, per il suo comportamento sprezzante e altezzoso verso la scuola e la cultura. L’unico insegnante che sembra vedere in lei delle qualità nascoste è proprio il raffinato intellettuale Gino Cerruti, tanto da far sospettare una sua infatuazione per l’allieva; ma anche per lui arriverà il momento della disillusione…

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