Der nudist

020517_1137_Dernudist1.jpgIncipit

– Spero di non vedere più la faccia di un crucco in vita mia – disse Tommaso ad Balden nel ’45, il giorno in cui tornò a Gatteo, dopo un anno e mezzo di prigionia in Germania.

Però, vedete com’è strana la vita. Quindici anni dopo che se n’erano andati sulle loro camionette, i Tedeschi erano tornati in massa sulla riviera adriatica, non più con la divisa scura dei conquistatori ma con la camicia chiara dei turisti; e quei romagnoli che erano stati così contenti di vederli partire, ora, divenuti ristoratori e affittacamere, li accoglievano a braccia aperte e se li contendevano.

Per questo, quando Hermann Kraus, architetto residente ad Amburgo, prenotò due settimane al Sanditon Hotel di Cesenatico, Tommaso ad Balden, che di quell’albergo-pensione era, adesso, direttore e comproprietario, non fu turbato minimamente dagli sgradevoli ricordi di guerra e si preparò ad accogliere Herr Krauss col riguardo dovuto ad ogni cliente che pagasse regolarmente la retta.

I primi giorni, in effetti, l’architetto si dimostrò un ospite tranquillo, come lo sono, in genere, gli scapoli di mezza età. Di giorno, prendeva il treno e andava a vedere i monumenti a Rimini o Ravenna; la sera, passava il suo tempo in camera a leggere o ad ascoltare la radio. Non aveva le cattive abitudini tipiche dei suoi connazionali in vacanza, quali riunirsi la sera in comitive di Tedeschi lurchi, che bevono litri di birra e cantano in coro con voce stentorea; o quelle, le volte in cui capita loro di parlare della guerra, di fare battute sugli italiani vigliacchi e voltagabbana, e poi stupirsi perché non sono bene accolte.

Poi venne un incantevole giormata estiva; una di quelle giornate, calde ma non afose, in cui il sole sembra dire al turista: “Non perdere tempo coi musei; vai sulle spiagge o nei boschi; che il mio calore baci il tuo corpo, e, come i tuoi antenati, prova l’abbraccio della natura.” Anche Hermann sentì il richiamo e decise che, per quel giorno, sarebbe andato sulla spiaggetta riservata dell’albergo a prendere il sole.

020517_1137_Dernudist2.jpgRiassunto

Hermann prende il sole nudo e si fa vedere da alcune giovani ospiti dell’albergo, suscitando un piccolo scandalo. Tommaso, come direttore dell’albergo, è costretto a cercare un compromesso fra l’ospite venuto dal Nord e gli altri villeggianti, finché Herman non acconsente a prendere il sole con gli slip. Tommaso sfoga la sua irritazione verso il nudista che gli procura tanti guai e verso i tedeschi in generale, dovuta alle sue esperienze come prigioniero di guerra, rivolgendo a Hermann pesantissimi insulti in dialetto romagnolo, che l’altro non è in grado di capire.

Commento

Ho riadattato in forma narrativa alcune scene farsesche de L’alberg ad san Diton, in vista di un concorso per un racconto umoristico (purtroppo, il mio pezzo non ricevette neppure una segnalazione). Rispetto alla commedia, ho aggiunto il tema del rancore dei romagnoli verso i tedeschi, dovuto agli amari ricordi del 1943-45. Una volta, a Forlimpopoli, il presidente della Pro Loco si lamentò: “C’erano dei turisti tedeschi che volevano visitare i camminamenti della rocca, e li hanno trovati pieni di escrementi di piccione!” Un consigliere, che era stato prigioniero in Germania durante la guerra, replicò: “Con quello che mi han fatto passare i tedeschi, sono contento che camminino nella m.. di piccione!”.

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Note in margine a un articolo di cronaca rosa

Incipit

Dalla cronaca mondana del Daily Mirror (articolo a firma del mio vecchio amico Jonathan Everton)

La favola di Cenerentola si è ripetuta domenica scorsa nella chiesa presbiteriana di Holeycomb, dove Peter McShafton, visconte e signore del luogo, ha sposato Lucy Deans, una semplice impiegata della Dick Tinto, ditta produttrice del famoso whisky.

Adesso non esageriamo: anche se Peter aveva fatto un buon affare con la vendita della villa, non era diventato miliardario e Lucy non era una stracciona.

Il matrimonio è stato celebrato dal reverendo Roger Brawardine, la cui famiglia è da secoli in rapporti di amicizia con quella dei McShafton. Testimone dello sposo è stato sir Andrew Symson, suo compagno di studi a Cambridge e attualmente giudice al tribunale di Glasgow; testimone della sposa era James Bellknap, illusionista, più noto sotto il nome d’arte di Pachanga Lama.

Caleb sarebbe stato felice di accompagnare Lucy all’altare, ma lei ritenne di avere un maggior debito di gratitudine verso quello, dei suoi due maestri, che le aveva prestato una mano nel momento più difficile. Temevo che il reverendo Roger, che mi aveva dato l’impressione di essere abbastanza tradizionalista, muovesse delle obiezioni all’idea di far partecipare al rito colui che tecnicamente era un pagano, ma per fortuna si dimostrò più ecumenico del previsto. L’unica cosa su cui non volle transigere fu l’abbigliamento.

– Lei, signor Bellknap, – intimò – può anche girare per strada con la tunica rossa e le gambe nude; ma se vuole entrare nella mia chiesa, allora si vesta da cristiano.

– Perché, quello da lei descritto non era il tipico abbigliamento di Gesù Cristo? – replicò Pachanga Lama, ma poi acconsentì docilmente a indossare giacca, cravatta e pantaloni durante la cerimonia.


Riassunto

La cerimonia, cui assistono tutti i personaggi del romanzo, escluso Wandering Willie, si svolge felicemente; unico inconveniente, un attacco di panico prematrimoniale da parte della sposa, che però la narratrice riesce a farle superare agevolmente. Lieto fine generale: Peter e Lucy hanno una bambina, a cui mettono il nome di Clarissa; il matrimonio fra Tomassina e Caleb è rinsaldato, adesso che la moglie ha finito per condividere la fede del marito nella parapsicologia; e forse anche i fantasmi di Clarissa e sir Alec, nell’aldilà, potranno finalmente riunirsi.

Commento

Per l’ultimo capitolo, ho fatto ricorso al montaggio alternato: un articolo del giornalista Jonathan Everton (ripescato dal racconto Il vaso di terracotta), scritto nello stile rugiadoso della stampa femminile, e la narrazione di Tomassina, che nasconde con l’ironia la propria commozione. Il romanzo è finito; chi è interessato a leggerlo integralmente, lo può trovare, in un’artigianale traduzione inglese, a questo indirizzo.

Il poeta zoppo

Incipit

Per le ragioni dette in precedenza, non descriverò nei dettagli la procedura seguita da Lucy e da me per risvegliare la mia memoria ancestrale e salterò direttamente al risultato.

Nella mia fantasia romantica, avevo una mezza speranza di indossare gli abiti di una principessa o di una scrittrice durante la mia visione. Nient’affatto. Una volta che il Ventunesimo secolo fu scomparso intorno a me e la sensazione di vertigine fu passata, mi svegliai inginocchiata di fronte alla vasca di un lavatoio, intenta ad a885b7ced718a06c059dc292f3e55f4dasciugare il bucato. Il mio corpo era tutto dolorante, come se avessi lavato per ore. Per Tomasina McDougall sarebbe stato un tormento insopportabile, ma io (o meglio, la mia antenata lavandaia, di cui rivivevo i ricordi) non me ne preoccupavo e scherzavo allegramente con le mie compagne di tortura, perché ero abituata al lavoro o, più semplicemente, perché avevo vent’anni. La conversazione era in un arcaico dialetto scozzese, più aspro di quello usato da Robert Burns, e astruso per le mie orecchie. Capii, comunque, che essa ruotava intorno ad un certo avvocato, cliente del lavatoio, che aveva promesso di venirmi a trovare.

Il chiacchiericcio fu fermato dal rumore di un passo zoppicante che scendeva una scala di legno. Avvenne la stessa cosa che succederebbe oggi se, per caso, la signora Rowling facesse una capatina in una lavanderia di Edimburgo. Ogni lavorante, ed io per prima, lasciammo da parte giacche e camicie per circondare il nuovo venuto, un uomo anziano e calvo, ma ancora fisicamente vigoroso, nonostante il suo piede zoppicante. Non ebbi bisogno di chiedermi il suo nome, visto che io (Tomasina McDougall) passo sotto il suo monumento ogni volta che attraverso Princess Street.

Riassunto

Il nuovo venuto è Walter Scottwalterscott, di cui l’antenata di Tomasina è una fervida ammiratrice. Lo scrittore è compiaciuto nello scoprire che la giovane lavandaia ha imparato l’alfabeto per leggere le Waverley novels, pur non volendo ammettere di esserne l’autore, e promette di farle avere una copia del prossimo volume. Al risveglio, Tomasina ringrazia Lucy per averle fatto realizzare il sogno di ogni letterato scozzese: una chiacchierata con il suo maestro.

Commento

Sul finire del romanzo, ho voluto fare un piccolo, ma doveroso, omaggio al romanziere nazionale scozzese. Che Walter Scott facesse visita ad un’umile lavandaia è, naturalmente, una mia invenzione, ma, credo, non incoerente con la personalità dello scrittore, gentile d’animo e amante del popolo, sia pure in modo paternalista.

Il Titanic non aveva ammaccature

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“La sposa spaventata vedendo la vita aperta”. Questo dipinto di Frida Kahlo, visto in una esposizione a Bologna proprio questo venerdì, è, casualmente, la migliore illustrazione del tema del capitolo.

Incipit

Io e Caleb ripetemmo il rito del Capodanno alla mezzanotte del 31 dicembre, davanti alla televisione, in compagnia di Duncan, tutto eccitato perché, per la prima volta in vita sua, aveva il permesso di restare alzato fino a mezzanotte. A gennaio, mi ributtai sulla mia epopea, e riuscii a terminarla per la fine del mese; quindi feci un viaggio a Londra, per promuovere il romanzo precedente presso il pubblico inglese; infine, tornata in Scozia, dovetti dedicarmi alla correzione delle bozze ed alla scelta della copertina. Insomma, fra una cosa e l’altra, per un paio di mesi ebbi altro cui pensare che Holeycomb House. Poi, una sera, mentre eravamo soli, Caleb mi disse di aver incontrato Lucy.

– E come sta? – gli chiesi.

– Lei sta benissimo, e anche sua madre, dopo l’intervento, si è ripresa bene. Lord McShafton è stato ai patti: ha pagato tutte le spese per l’operazione, fino all’ultimo penny. – rispose mio marito. Poi, dopo una pausa, aggiunse: – Sai, quella cara ragazza mi ha messo in una situazione imbarazzante.

– Vale a dire?

– Le ho domandato se potevo rendere pubblici i risultati dei nostri esperimenti nella villa, e lei ha acconsentito, ma a patto di non fare il suo nome. Ho risposto di sì, sul momento, ma poi mi sono reso conto che, a queste condizioni, tanto vale tenere la mia relazione nel cassetto. Prova ad immaginare. Scrivo un articolo sulla mia rivista o faccio un intervento ad un congresso, in cui racconto che la signorina B. Z. può leggere nel passato a due secoli di distanza e che io stesso sono stato testimone oculare dei suoi exploit, e poi aggiungo che le mie affermazioni non possono essere controllate, perché ho giurato alla ragazza prodigio di non fare il suo nome. Chiunque penserebbe che mi sto inventando tutto e perderei la reputazione, come Uri Geller dopo che lo beccarono a truccare gli esperimenti.

– E quindi? – chiesi, un po’ ansiosa.

Per fortuna, Caleb non mi deluse: – E allora tengo tutto nel cassetto e lo renderò pubblico solo quando Lucy me ne concederà il permesso. È come se Einstein avesse messo nel cassetto la teoria della relatività, ma non importa. Uno studioso alla ricerca della verità deve porsi un solo limite: il rispetto delle persone.

Riassunto

Dopo che Caleb ha rinunciato a rendere pubblici i risultati degli esperimenti ad Holeycomb, per riguardo alla privacy di Lucy, Tomassina riceve un messaggio da parte della ragazza, bisognosa di consiglio. Le due donne si incontrano in casa di Lucy e la veggente racconta all’amica la straordinaria novità. Recatasi nell’appartamento di Peter per fare alcune firme, ha accettato un bacio dall’ultimo 687474703a2f2f696d61676573362e66616e706f702e636f6d2f696d6167652f70686f746f732f33323430303030302f616c616464696e2d6b69737365732d616c616464696e2d33323434353735342d3530302d3530302e6a7067dei McShafton e ha avuto un’esperienza estatica, rivivendo tutti i baci e le proposte di matrimonio ricevute dalle sue antenate; al risveglio, Peter le ha formalmente chiesto la mano, ma lei non ha osato accettare subito. Lucy spiega all’amica di essersi sempre tenuta lontana dal matrimonio, perché temeva che le sue visioni le avrebbero impedito una normale vita coniugale, e racconta una sua esperienza sessuale giovanile, finita prima di cominciare perché i suoi poteri si manifestarono nel momento meno opportuno. Tomassina la convince ad accettare la proposta di Peter, rivelandole un segreto: anche lei, come tutte le donne, è stata terrorizzata dal sesso, dal matrimonio e dalla maternità, prima di provarli; tutti gli abitanti del pianeta Terra, nel loro intimo, hanno paura della vita. Lucy decide allora di sposare Peter, come in realtà ha sempre desiderato; in cambio dell’aiuto morale, Tomassina le chiede di poter provare anche lei un’esperienza paranormale.

Commento

Il titolo, volutamente enigmatico, significa che, come tutte le navi hanno delle ammaccature, a meno che non siano affondate già nel primo viaggio, così tutti gli esseri umani sono ammaccati dalla vita, ma non per questo rinunciano ad andare avanti.

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To marry or not to marry

Che Tomassina perorasse con tanto calore la causa del matrimonio presso Lucy era necessario per arrivare al lieto fine, ma non mi sembrava del tutto coerente con il carattere, scettico e poco sentimentale, del personaggio. Poi ho capito che in realtà la narratrice aveva un ottimo motivo per desiderare le nozze fra Lucy e Peter: la sua inconfessata gelosia per il particolare legame fra suo marito e la veggente.

Una data fissa all’anno in cui fare tutte le elezioni

Lettera pubblicata sul forum Italians del 16 dicembre 2016

 

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Cari Italians, ignoro come riuscirà la prossima legge elettorale. Quasi sicuramente, sarà un pasticcio in cui, invece di applicare i sistemi che oltralpe hanno dato prova di funzionare (collegio uninominale, doppio turno, sbarramento al cinque per cento) ci si ostinerà a voler conciliare l’inconciliabile: la stabilità e la presenza di un gran numero di partiti. Ci sarebbe però una riforma elettorale che, qualunque sistema si applichi, andrebbe fatta d’urgenza: stabilire una data fissa dell’anno in cui fare le elezioni, e farle tutte in una volta (politiche, europee, amministrative e referendum). Lo propose già a suo tempo quello sparagnino di Ugo La Malfa, ma oltre alle ovvie ragioni di economia e di turbamento dell’anno scolastico, ci sarebbero anche dei vantaggi squisitamente politici. Invece di vivere in una campagna elettorale permanente, ci si vivrebbe per solo metà dell’anno, e negli altri sei mesi si potrebbe pensare a governare. Si eviterebbero le indecenti battaglie fra partiti perchè le elezioni si svolgano sotto la congiunzione astrale considerata più favorevole (ne stiamo avendo degli esempi già in questo momento). E si eviterebbe l’uso improprio di amministrative, europee e referendum come surrogati delle elezioni politiche. Quanti farebbero una propaganda del tipo “Vota X per mandare a casa il governo”, magari in occasione delle elezioni comunali di Poggibonsi, sapendo che, in ogni caso, non si tornerà alle urne prima di un anno? Mi pare una proposta di buon senso, del resto applicata in America fin dal Settecento. Proprio per questo, temo che non verrà raccolta da nessun partito.

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